Sono una troia in potenza
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Mica pizza e fichi, stasera ci vado piu' pesante. Ricordo che mio fratello mi regalo' una lavagnetta in metallo, di quelle con i pennarelli cancellabili nel lontano 1990. Avevo 13 anni. C'era su titti che diceva "do you think i'm sexy?"
A ME? Ero già un paracarro all'epoca...va beh, il fratello si era sforzato. In fondo è un uomo anche lui, non si puo' petendere poi molto. Oggi a distanza di 20 anni la domanda è sempre quella (fai merenda con girella?).
Noi donne siamo sexy quando NON PENSIAMO di esserlo. Quando siamo sponanee. Quando usciamo dal bagno con l'asciugamano in testa a mo' di turbante come solo noi sappiamo mettere, il trucco ancora sbavato perchè non ci siamo struccate bene sotto la doccia, e magari l'ascella che avrebbe bisogno di una visitina da parte di Mister Rasoio. Noi siamo così, dolcemente complicate sempre piu' emozionate e depilate.
Poi quando ci impegniamo facciamo delle ciofeche. A parte che la maggior parte dell'abbigliamento intimo da donna DEVE essere stata inventata da un uomo. Perchè l'80% della roba è SCOMODISSIMA. Una donna con l'anatomia da donna non l'avrebbe mai inventata.
Il reggiseno: questa tortura continua che siamo costrette a indossare ogni giorno. Quest'elastico che ti stringe, ti lascia le sgommate sulla schiena, ti fa venire i solchi sulle spalle che sembra la pistina con cui giocavo da bambina con mio fratello. Quella delle macchinine telecomandate che poi era una ciofeca perchè aveva un solo comando tipo peretta dell'abat-jour e se mettevi le macchine sfalsate quella che mettevi prima finva prima, non avevano la velocità. Avevano solo "go" e "stop". Ecco, quei due solchi dove le macchinine passavano facendo la scintilla con il contattino di rame io la sera me le ritrovo pari pari sulle spalle. Perchè il REGGI-seno (lo dice la parola stessa) dovrebbe REGGERE. Ma i tiranti a volte mollano un po' gli ormeggi. Mica sono di Eternit. No, è cotone, quando va bene microfibra. E siccomela forza di gravità esiste, ecco lì che una persona con una taglia giunonica ha dei seri problemi a usare un REGGI-seno. Diverso il discorso per chi ha la retromarcia di tette. Che allora puo' comprarsi una bella prima e imbottirlo con qualche calzino, qualche fazzoletto, una michetta con la mortazza che almeno se uno arriva lì trova qualcosa da mordere. Il push up poi, non ne parliamo. Ne ho misurato uno per sbaglio e pensavo di soffocare. Ma che cavolo fano i push up per le quinte, mi domando. Fatelo fino alla terza, una con la quinta ha già i suoi problemi, ci metti pure il carico da 90 poi per forza una si sente frustrata. A parte che se io mi metto quel coso, uno arriva mette le mani ad altezza tette, io mi tolgo il reggiseno e deve abbassare le mani di altri 20 centimetri per trovarmele di nuovo. Ma poi, che senso ha? Ok, mi vendo bene, mi aumento una taglia, ma prima o poi il pacco si scarta e che ci fanno gli uomini con due prugne secche? Cioè, se uno si compra i meloni è perchè vuole i meloni. Se uno si compra le prugne è perchè vuole le prugne. Questione di gusti, non si discute. Ma se uno si compra i meloni dentro ci trova le prunge UNO SI INCAZZA. E ha ragione!
L'eterno dilemma: SLIP O PERIZOMA. Io non ho ancora capito cosa preferiscano gli uomini. Anche perchè in tutta sincerità che io avessi indosso un completo di La Perla pagato un rene, o la mutanda sloggi con l'elastico slabbrato ela scritta cancellata le mie mutande arrivati a quel punto si volatilizzano. Così, come d'incanto. Io non riesco a portare altro che perizomi. Questione di abitudine. Sono comodi, non si vedono sotto nessun tipo di pantalone o gonna, sono semplici da lavare perchè uso quelli in microfibra non quelli in pizzo da tigre del ribaltabile. Se mi metto la mutanda, lo slip, la culotte dopo un po' una e solo una parte mi finisce in mezzo al sedere. E allora lì si che sono uccelli per diabetici perchè inizi a muoverti che sembra che hai una tarantola nelle mutande. E non ti dai pace fino a che non trovi un bagno per effettuare un'estrazione di tanga con la precisione di un chirurgo. Poi ci sono quelle che invece optano per il pratico: via la mutanda via il dilemma. Io non ce la farei mai, mi ritroverei la patatina findus nel giro di tre nano secondi. E dubito che la si possa mettere in forno 8 minuti.
Le calze: e qui i sottogruppi sono una marea. Lasciamo perdere il calzino bianco di cotone, o peggio di spugna che certe donne mettono per andare a letto con la vaselina cosmetica per ammorbidire i piedini (e io sono una di queste che saltuariamente fa questa cosa INGUARDABILE ma tanto utile. Il bello è che io sono il peggio del peggio perchè non sopporto niente a letto quindi faccio la Maya desuda ma con il calzino. Spero sempre che non mi vada a fuoco la casa o che non mi venga un infarto perchè se mi trovano così quelli del 118 preferisco essere già morta!) . Poi c'è chi invece va a letto con il calzettone di tre taglie piu' grandi perchè ha i piedi usciti dalla ghiacciaia e fortunatamente non faccio parte di questa categoria ma ne conosco. Sono quelle che solitamente mettono il pigiama DENTRO ai calzini. Se il loro lui ha uno slancio erotico diventa un'impresa titanica tirare via tutto quel popo' di roba e prima che lei sia spogliata si è fatta mattina e lui ha già la valigetta pronta per andare a lavorare.
Il gambaletto. Il gambaletto è l'antistupro per eccellenza, con chiunque se ne parli tirerà fuori questa definizione. Specialmente in quell'improbabile color carne. Negli ultimi anni hanno tentato di ingentilirlo con bordi in pizzo ma brutto è e brutto rimane. E' come mettere gli occhiali con la montatura di D&G a Slot dei Goonies e sperare di migliorarlo. Non c'è gara.
Poi c'è la squadra del collant. Il classico. Velato o coprente fa sempre la sua bella figura sottole gonne, ma ahimè non è così bello a vedersi. Soprattutto perchè il collant per chi non è proprio Charlise Theron ha questo difetto di arrivare ad altezza ascella solitamente e spuntare per quei buoni 20 centrimetri dalla vita della gonna o del pantalone. Oppure se lo si compra a vita bassa ti fa il rotolino sul fianco che ha su il cartello "panettone del 2005". Insomma, il collant è comodo ma non sexy.
Quindi una si convince che le autoreggenti siano "la mecca". E spende un patello di soldi per un paio di gambaletti alti (perchè altro non sono). E se hai una percentuale di grasso superiore al 12% allora stai certa che l'effetto sarà qello del cotechino pronto per natale. La banda di pizzo emostatica ti si tatuerà alla coscia e non se ne andrà per i prossimi 2 giorni, e se decidi di comprarle piu' lunghe per evitare l'effetto salsiccia nella piega sottoculo stai certa che quando le toglie il silicone i farà pure la ceretta.
Infine sogno erotico di tutti gli uomini da Malzia con la Laura Antonelli ancora splendente è il REGGICALZE. Questa cosa con i tiranti che penzolano giu' e già dovrebbero fornirla con il libretto delle istruzioni. Una si impegna, mette le calze (che almeno non ti si tatuano sulla coscia) e poi tenta di mettere i maledetti ganci. Io ci ho provato. Lo giuro. A parte dover prendere una giornata di ferie, al primo passo mi si è fiondato l'elastico che mi ha presa a centro schiena e sono andata in giro con il bollino rosso come la TV vietata ai bambini. Il tempo di andare dal bagno alla camera da letto (e non abito a Versaille) ed erano già in un cantuccio.
Insomma, noi spendiamo un sacco i soldi. Un perizoma di La Perla ci costa una rata del mutuo. Gli uomini comprano la mutanda Ragno o Cagi in pacchi da tre a 5 euro. Noi siamo sempre lì ad affannarci per sembrare carine. E non ci rendiamo conto che se uno ci sceglie è perchè gli piacciamo per quello che siamo. Voglio dire non è che mi comprano a scatola chiusa. Pigliano me, non è che spogliando spogliando come se fossi una Matrioska questo si aspetta di trovare la Canalis. Ha scelto me per quella che sono. Quindi perchè dobbiamo sempre essere così pretenziose con noi stesse? Siamo così. Dolcemente complicate.
No, fermi tutti che qui non si parla di me! Non mi fidanzo, state tranquilli, deve ancora nascere quello che leggeràma soprattutto COMPRENDERA' il famoso o famigerato bugiardino.
Il punto è uno: le donne sono convinte che...riformulo: LA MAGGIOR PARTE delle donne è convinta che sarà COMPLETA solo quando e se troverà l'uomo.
Sono nell'età critica. 30 anni ma vado per i 25. E intorno vedo le mie amiche che si affannano alla corsa dell'orologio biologico. A me sta cosa mi mette l'angoscia. A un certo punto una mattina si svegliano e nella lista della spesa mettono: pane, latte, marito e pupo (con la minuscola, non quello con la maiuscola anche se sta nel cestino anzichè nel carrello). Così. Si svegliano con quest'idea. E poco importa se il tipo è alto, basso, bello, brutto, riccio, calvo, ricco, pov...ricco o tanto ricco. Si convincono persino che da lontano somigli a Robbie Williams, non si rendono conto che da vicino somiglia a Mughini. No, non gliene frega niente. DEVONO sposarsi. DEVONO procreare. DEVONO comprare le tende (questa cosa delle tende io proprio non la capisco ma sembra che tutte abbiano un debole per le tende. io personalmente ho un debole per le scarpe che -come mi ha detto la psicologa - è dettato dal fatto che sia che io ingrassi sia che io dimagrisca mi andranno sempre bene. Effettivamente le tende seguono lo stesso principio). Quante volte ho sentito "ora si che mi sento completa" Ma perchè? Prima posteggiavi sui disabili? No, fatemi capire perchè io se ho vissuto per...ipotesi....15 anni almeno senza uomo (facciamo una media) ora mi devo reputare INCOMPLETA perchè SINGLE.
Le amiche sposate ti guardano come se avessi la peste. Poi in realtà rosicano perchè tu puoi andare al cinema da sola a vedere un film strappalacrime al quale loro marito non le porterà mai ma loro non possono lasciarlo a casa perchè "non è bello" (il gesto o il marito? ).
"Ora mi sento realizzata". Si vede che lavare le mutande sgommate del marito, raccattare i calzini Hyroshima, sacrificare metà del tuo armadio, della scarpiera e dover cucinare ogni sera è un modo per realizzarsi.
Oppure quelle ancora single ma ancora alla disperata ricerca dell'altra metà della mela (io come minimo devo cercare l'altra metà dell'anguria) affermano "quando lo incontrero' lo riconoscero' tra mille e allora saro' felice" con gli occhi a "kiss me licia" e il naso sempre un po' all'insu'.
Mi domando perchè la gente aspetta di essere felice anzichè assaporare cio' che ha fino a "succhiare il midollo della vita". Perchè rimangono lì ad aspettare un tram che si chiama desiderio. E se quel giorno c'è sciopero? Che fai? Rimani lì fino all'indomani? Sono diventata piu' pratica. Sono single e faccio la vita da single. Sono single per scelta di un altro. Ma mi adeguo e faccio cio' che posso fare per essere felice ORA QUI E ADESSO. Non come anni fa che mi ripetevo instancabilmente: "quando saro' magra allora SI CHE SARO' FELICE" B-A-L-L-E!!! Ero magra e mezza morta. Ero di una tristezza infinita. Non posso lasciare che la mia felicità dipenda dal peso, dai soldi, o da un uomo. Io voglio essere felice grassa o magra ricca o povera single o sposata. E se poi sono lì che aspetto il mio tram chiamato desiderio e magari temendo che non ne passino piu' salto sul primo tram chiamato serial killer? Che faccio? E' facile sbagliare tram al giorno d'oggi. Insomma, puo' capitare. Io sul tram voglio vedere la scritta bella luminosa, se no piuttosto vado a piedi. Ho due gambe per camminare e non saliro' sul primo tram solo perchè saro' stanca di aspettare. Mi fanno specie le amiche che "oramai ho l'età giusta". E' come volersi infilare un vestito che non è della propria taglia. Puo' essere di sartoria, bellissimo, all'ultima moda ma se non è della mia taglia faro' sempre la parte del cotechino fuori stagione. Per cosa poi? Per la festa? Per l'abito bianco? Conosco coppie che si sono separate prima che arrivasse l'album finito. Erano quelle del "finalmente mi sento completa" che poi iniziano a sentire scricchiolare il rapporto e allora decidono di fare un figlio perchè "quando saro' mamma allora si che saro' felice" E poi? I figli crescono e se ne vanno e ti ritrovi con quello che "era passato di lì' per caso" e se a 30anni ancora ancora avevi una vita sociale a farti stare in piedi a 60 è un po' piu' difficile. Le vedi che sono attaccate ai propri compagni come malati terminali alle flebo. Che se lui non c'è loro non muovono un dito, che senza di lui non vanno da nessuna parte. E poi? Se tutto finisce? Senza quella flebo come faranno? No, io preferisco essere così. Sicuramente cinica, sicuramente autoritaria, sicuramente troppo indipendente, ma non voglio che la mia felicità sia appesa a una flebo, a chi passerà per sbaglio, a un figlio che potrei non avere mai, ai chili in meno, ai soldi in piu'. Io voglio essere felice con questa Stefania che conosco. Quella che scrive alle due di notte sul blog e se anche fa rumore non deve chiedere scusa a nessuno, quella che spegne una sigaretta dopo l'altra e chi se ne frega se nuoce gravemente alla salute, quella che beve latte di soia freddo di frigo. Tutto il resto, casomai, se sarà, se accadrà sarà solo un valore aggiunto.
Alice ha 26 anni.
Ci siamo conosciute al centro per i disturbi dell'alimentazione.
Io ero arrivata ed ero 4 volte il suo peso.
Lei era un pulcino bagnato infagottata in una felpa troppo grande con gli occhi spauriti che fissava il vuoto.
A me è venuto spontaneo avvicinarmi e tenderle la mano.
Forse l'ho stretta troppo forte, ora che ci ripenso.
Negli anni ci siamo continuamente scritte, continuamente sentite.
Un sms, una telefonata, una lettera, quelle vere scritte a mano.
Il pensierino a Natale che partiva nel pacchetto blu delle poste italiane.
Al centro ci incrociavamo qualche volta.
Un anno non c'era.
Ho temuto il peggio.
Quando una non torna al centro non sempre è una buona notizia.
Questa volta lo era.
Alice aveva preso peso, aveva di nuovo la fiducia che le era mancata.
Ero contenta di non vederla.
Anche se mi mancava.
Ma l'ho sentita serena nelle ultime telefonate.
Alice mi ha scritto stamattina un messaggio.
"è morto il mio migliore amico"
Ho pensato ore ed ore a cosa rispondere.
Troppo vuote le parole che comparivano sul display del cellulare.
Sono parole che non esistono.
Come dire "sono morto" nessuno lo dirà mai. Nessuno che è morto davvero potrà dirlo.
Le ho telefonato.
Poteva essere inopportuno ma l'ho fatto d'istinto.
Le ha fatto piacere.
Alice non ha pianto.
Non ha piu' lacrime oramai, mi ha detto.
"vorrei poter avere una pastiglia per dimenticare i ricordi brutti"
"mi metto all'opera e te laporto io domani stesso" le ho risposto d'istinto.
Poi ci siamo salutate e io ho continuato a guidare. E pensavo.
Pensavo alla pastiglia, a questa pillolina rosa da ingoiare che promette di cancellare tutti i ricordi brutti.
Poi ha cominciato a piovere. Proprio quello che ci voleva.
E a un tratto ho capito: se potessimo cancellare i ricordi brutti, che fine farebbero i ricordi belli?
Non sarebbero una cosa normale che nessuno riuscirebbe piu' ad apprezzare?
Non sarebbe uno spreco non avere il senso del dolore?
Se Alice non avesse passato cio' che ha passato quando era 37 chili, ora sarebbe lo stesso felice e orgogliosa di essere cio' che è adesso?
Alice tra qualche anno non si girerà indietro a guardarsi? Io credo di si, e vedrà i momenti passati con Manuel e sorriderà ancora ripensando a quelle piccole cose. Sarà un ricordo doloroso, ma sono certa che lei supererà anche questo.
Alice non si piegherà come non si è piegata nè spezzata negli anni. E dire che quel mucchietto d'ossa sembrava doversi rompere da un momento all'altro. Quel primo soggiorno insieme, l'ultimo giorno ci siamo abbracciate, avevo paura di romperla davvero.
Alice guardava i gatti in cortile e io le cantavo sempre *Alice guarda i gatti e i gatti guardano le alici*. E rideva. Quel sorriso tirato che solo lei ha.
Quel sorriso che anche Manuel ricorderà.
No, Alice. io la pastiglia per cancellare i brutti ricordi non la invento.
Il bello di partire è anche tornare a casa propria. Lo diceva mio nonno, marinaio, mai conosciuto. Quello che voleva una nipotina femmina per insegnarle a pescare, fare i nodi, andare per funghi. Ma c'era già mio fratello, obbiettava mia madre. Troppo effemminato. E aveva ragione. Sarei stata la nipote perfetta di mio nonno. Quella che a funghi ci va e chiede agli altri "ma questo si mangia?" e che gli altri guardano con odio dovendo ammettere che ho appena trovato un porcino. Quella che va a pescare, ma solo in apnea perchè, poverine le esche.....mi fanno impressione....quella che...i nodi? Ce ne sono solo due: quelli che tengono e quelli che non tengono. Semplice. Poi la FINDUS mi ha rubato lo slogan e adesso eccola là in televisione. Comunque mio nonno aveva ragione: il bello è tornare a casa. Anche se abiti al quinto piano senza ascensore e sei partita con tre valigie di cui una vuota che a ritorno è immancabilmente piena. Anche se quando arrivi c'è l'alluvione e tu abiti in una strada non carrabile. Anche se appena entrata nel portone smette di piovere. Anche se è domenica e nel frigo c'è un solo fermento lattico sopravvissuto alla settimana di stenti. Anche se pure il riso è scaduto. Anche se hai lasciato un casino immane perchè sei partita come sempre in fretta e furia. Ma è bello aprire la porta di casa e vedere la cesta della biancheria in mezzo al salotto, il calzino spaiato che non trovavi per partire che penzola dall'oblo' della lavatrice, il dentifricio finito sul bancone del bagno e per fortuna c'è quello che avevi in viaggio, la crema ancora aperta che oramai è diventata marrone. Ti fa sentire a casa. La radiosveglia che lampeggia perchè nel frattempo deve essere mancata la corrente e che segna le 07:00 da almeno 4 minuti. E' bello. Ti senti finalmente a casa. Anche se con le valigie da disfare, anche con la roba da lavare e stirare. Sistemare le gonnelline di lino leggere leggere e i costumi da bagno, e le canotte sempre un po' troppo scollate. Anche se oggi è il primo giorno di autunno e finalmente non ci sono piu' scuse e si rientra nei maglioni, piano piano. Sempre piu' spessi e caldi, i cappotti, gli stivali, il trucco che non cola, i profumi vanigliosi, le calze di nylon, lo smalto rosso sulle mani, la tazza con il caffè bollente che sembra appena prelevato dall'Etna e invece è solo frutto della Napoletana, le creme profumate che non danno fastidio sulla pelle, i guanti fin dal mattino, i cappelli, le sciarpe avvolgenti, le felpe portate col cappuccio sulla testa e i piumoni nel letto nei quali avvogersi a bozzolo per rinascere solo la mattina. Il primo giorno d'autunno a me fa lo stesso effetto della primavera. Animale notturno da sempre, amo le giornate che si accorciano, stare alla finestra sorseggiando dalla mia tazza preferita il mio caffè guardando fuori il nulla, o magari quella pioggerellina leggera leggera che inizia facendo salire la nebbia. Mi piace passare le serate in casa a leggere un libro. Organizzare le serate al cinema solo per stare un po' al calduccio, e farsi gelare il naso che diventa rosso appena usciti. Cenare con il minestrone o prendere un cappuccino con un'amica al bar in un pomeriggio di shopping. Sono strana, lo so. Normale non rientra nel mio vocabolario, e non ci tengo nemmeno.
(questo a dimostrazione che so le prime tre lettere dell'alfabeto)
E per la precisione la C di COZZA.
Eh si, perché dopo una serie di uomini di serie B dei quali per ora sopravvive solo il Bandito, mi si è appioppata addosso LA COZZA.
Dicesi cozza: Mytilidae è una famiglia di molluschi bivalvi, l'unica dell'ordine Mytiloida, conosciuti comunemente come mitili o mitilidi. Talvolta con il nome di mitili vengono identificate le specie del solo genere Mytilus.
La parola mitile, usata comunemente, è invece errata in quanto il singolo esponente di quest'ordine va definito mitilo.
Questa è la definizione che ci fornisce uicchipedia.
Poi c’è la mia, che ovviamente non ha niente a che vedere con gustosissimi risotti ai frutti di mare.
La cozza è quell’uomo, o meglio, ragazzo che conosci una sera, ci scappa qualcosa perché tutto sommato non sembra male ma che devi ancora studiare. Ma lui, attaccandosi appunto come una cozza, ti tampina allo sfinimento.
Ora, la cozza in questione è un pivello che dimostrava piu’ anni di quelli dichiarati dalla carta d’identità. Di quelli che la prima sera parli un po’ di tutto e si salva, ma appena fai accenno a musica/film/libri che avevi letto da adolescente cade dal pero perché lui in quegli anni ci voleva tutto che non avesse ancora il pannolino addosso.
La cozza in questione è belloccia, occhi verdi, fisico atletico, abbastanza simpatico, assenza di stempiature e/o piazza in testa (questo doveva farmi drizzare le antenne)
MA
(e il MA è ENORME) è nato nel 1984.
Ora, io di 1984 conosco solo il libro di Orwell (Orbene, tradotto)
ORBENE, dicevamo: che ci sto a fare io con uno che non ha nemmeno visto Paolo Rossi ai Mondiali dell’82 e che considera “Corona” musica REVIVAL?
Sono io forse da revival?
Forse si, ma non è questo il punto. Dopo che ti cazzio una ventina di messaggi, non ti rispondo al telefono se non scocciata dicendoti che ok, è stata una bella serata ma è tutto finito lì, dopo che mi invento un viaggio chiamando duemilacinquecento persone che abitino lontane da me per poter avere la scusa di partire venerdì e tornare lunedì, dopo che mi dici che non passiamo abbastazna tempo insieme perché io non ne ho mai, dopo che i miei tre allenamenti settimanali sono diventatiimprovvisamente sei solo per avere la scusa di non doverti incontrare, mi sembra che il messaggio sia abbastazna chiaro, no?
E INVECE NO.
Invece bisogna scrivere a caratteri cubitali che NON C’E’ TRIPPA PER I GATTI! Perché LA COZZA mica si arrende! No, no. Passa sotto casa tua e tu lo individui già a
Telefona per sapere dove sei perché ha visto la tua macchina sotto casa e tu sei costretta a inventare una serie di cazzate del tipo “ho il gatto con il morbillo e l’ho portato dal veterinario a Porto Empedocle”
Insomma, la cozza non si scolla, non c’è niente da fare.
Lui è dolce poverino. Talmente dolce che mi fa venire il diabete via SMS. E poi, c’è una cosa che non tollero. Lui i messaggi li scrive in CODICEFISCALESE. Io odio i “ciao, cm v’?”-“cs fai sts?”-“c ved?”
Ma cazzarola, sei dotato di favella come la maggior parte dei comuni mortali abitanti questo pianeta, saprai una sottospecie di Italiano in modo tale da poter scrivere una frase di senso compiuto, no? E allora: USALO!
Insomma, sono destinata a vivere nell’ombra. Oramai non posso piu’ uscire di casa. Sono assediata. E io che in cuor mio sogno sempre di incontrare l’amore dei miei sogni sotto casa e invece c’è la cozza che fa da portiere, oramai. Forse perchè non gli ho consegnato le istruzioni per l'uso.
Pero’ ho saputo che alle Canarie è stata vietata la pesca delle cozze per 4 anni. E se mi trasferissi?
....non mi resta che il Mathusalem 7 anos...
Lui è l'uomo della mia vita e io di questo ne sono consapevole.
Lui non mi ha promesso niente perchè non vuole impegni.
Lui è partito per le filippine per lavoro 6 mesi fa ed è ritornato dopo 3 mesi.
E' ripartito e mi ha scritto una mail bellissima nella qualemi dice che si fermeràlì perchè ha trovato la donna della sua vita.
Non è normale sfondarsi di latte e nesquik?
...
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Essere donna è un lavoro. Essere donna single è un lavoro a tempo pieno. Essere donna single e vivere da sola è un'utopia bella e buona. Esco dall'ufficio come i vampiri, solo di notte. Ho comprato gli elettrodomestici intelligenti che li programmo a inizio stagione e poi si fanno tutto da soli. Anche se il frigo non ha ancora imparato a farsi la spesa. Sono arrivata a casa e ho ritirato la lavatrice fatta stanotte, ho steso, ho messo su l'altra lavatrice, intanto ho piegato la roba ritirata stesa in precedenza. Mi sono struccata (perchè io valgo). Mi sono spogliata degli abiti dell'ufficio per mettermi su una mise che scapperebbe qualsiasi essere vivente nel raggio di due chilometri: pantaloni di otto taglie piu' grandi in un improponibile azzurro zebrato di blu (dovevo essere ubriaca quando sono entrata da Victoria Secrets), la maglia con i buchi del 1987 comprata a Disneyland che non la butto nemmeno se mi danno dei soldi. I capelli? Vogliamo parlare dei capelli? Sembro ucita dalla copertina di Let It Be. Sono almeno due settimane che non metto lo smalto perchè non ho il tempo a meno che non decida di dare l'effetto zebrato anche allo smalto addormentandomi e svegliandomi con le righe del cuscino sulle unghie e anche sulla faccia. Stasera ho pure smontato il sifone del lavandino perchè c'era caduto dentro il mio anello, che è la fede in acciaio di mio nonno. Mi faccio pure da idraulico. Ho passato la domenica uggiosa piovosa e fastidiosa a sistemare la dispensa appendendo tutto l'appendibile, ho tirato giu' l'intonaco perchè non riuscivo a mettere i chiodi come dicevo io e ho scomodato due o tre volte qualche padreterno perchè le scarpe non hanno tutte la stessa dimensione nelle scatole. In casa non c'è nulla che sia nemmeno lontanamente commestibile. Anche la zuppa scaduta è finita. E io tra un'ora dovrei essere pronta perchè mi passano a prendere per andare a vedere una proiezione interessante come guardare 8 ore filate di Zecchino d'oro ma alla quale andro' perchè c'è LUI e non sia mai che me lo perda. Visto che il protoz...ehm...la fidanzata non c'è! E ovviamente ho appena guardato l'armadio tristemente esclamando "non ho nulla da mettermi!" quando l'altro giorno Luisa Beccaria mi ha chiesto di restituirle un po' di cose perchè le mancavano. Nel frattempo dovrei: fare la doccia, dare ai capelli una forma che non sia quella del mocio vileda, darmi losmalto (so già che lo daro' per ultimo con il cappotto già indosso così lo posso far asciugare fuori dal finestrino dell'auto), truccarmi, vestirmi (annotare mentalmente che prima dovro' trovare qualcosa di decente da mettere e non rotolarmi nell'armadio con il vinavil addosso) e trovare qualcosa di commestibile che non sia grissini con maionese. Anche perchè è stata la mia cena di ieri e ho finito pure quelli. Lo dico e lo prometto a me stessa, se ritorno a quando avevo 18 anni e quel sant'uomo di Gianluca mi chiede di nuovo di sposarlo stavolta lo faccio! Almeno sarei stata a casa a non fare una pippa dal mattino alla sera.
La zuppa di ceci pronta della knorr è commestibile anche a distanza di 8 mesi dalla scadenza.
Se domani sono viva lo posso confermare.
Le probabilità di rovesciarmelo addosso sono altissime, stasera ho il pigiama bianco.
Le possibilità che mi cada dal bracciolo del divano sono innumereveli, visto che mi ostino a scrivere sul computer mentre ho il piatto a 5 centimetri dal mio gomito sinistro.
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Da ieri sera mi ronza in testa questa frase. Non riesco a non pensarci, forse perchè chi me l'ha detta è il mio migliore amico. Una di quelle serate perfette davanti a una birra, facciamo due, meglio tre a chiacchierare su un muretto perche nei locali non si puo' piu' fumare. Quelle serate che anche se febbraio il cappotto è quasi di troppo, quelle serate liquide che scorrono proprio come la birra. E di punto in bianco lui ti fa la domanda che qualsiasi trentenne odia. No, non è che taglia porto, quella è la seconda domanda che una trentenne odia. La domanda in questione è "ma sentimentalmente come sei messa?" STRAGULP! La birra va inevitabilmente di traverso. E la mente viaggia indietro nel tempo come un film a ritroso e ti vedi tra ignoranti, bavose, casi umani, banditi, bastardi, pseudofidanzatichesipaganoilviaggioconlamanteconlatuacartadicredito, migliori amici che di punto in bianco si accorgono che c'è qualcosa di piu' ma che alla prima occasione ritrattano e vorresti girarti a guardarlo con un sorriso e poter rispondere "tutto benissssssssimo" ma la tua faccia si trasforma in un grosso punto interrogativo.
"E certo! Se tu fossi meno pretenziosa"
RIPOSSEDUTA a confronto sembra Mary Poppins! Gli sarei saltata alla giugulare. PRETENZIOSA IO???????????
Solo perchè mi piacerebbe avere un fidanzato che non si paghi i viaggi con l'amante con la mia carta di credito? E oltretutto - per rincarare la dose - sia così pirla da lasciare la SUA mail configurata sul MIO pc e arrivi A ME la conferma del viaggio?
Solo perchè se io dedico dopo la suddetta batosta di partire per le Canarie da sola mi chiami mentre sono spaparanzata al sole caldissimo il giorno dopo il suo compleanno per dirmi "ma non mi hai nemmeno fatto gli auguri"?
Solo perchè vorrei una persona che non mi dicesse "ok, ti ho costretta a mollare il tuo ex con il quale stavi di 5 anni, ma non ti ho mai promesso niente di serio"?
Solo perchè dopo che mi sono fatta un culo come una capanna per dimagrire e ho perso 60 chili (praticamente una sorella gemella) non ho voglia di sentirmi dire "e ma ora a letto ho paura di romperti"?
Solo perchè vorrei una persona che non parli solo in STAMPATELLO da quanto è ignorante?
Solo perchè adoro il teatro e il cinema e non voglio essere costretta ad andare sempre con la mia amica perchè "io stasera sono stanco"? Invece io passo 12 ore al giorno in casa a mettermi le dita nel naso secondo lui.
Solo perchè avrei voglia di una persona con la quale posso cenare a un orario decente senza aspettare che accompagni a casa la fidanzata per mangiare poi verso la mezzanotte?
Solo perchè se guardo un paio di scarpe di Miu Miu non ho voglia di sentirmi dire "ma se sono uguali a qualsiasi altra scarpa che costa un decimo"?
Solo perchè adoro l'uomo vestito classico e non uno che si rotola nell'armadio cosparso di vinavil?
Solo perchè ho paura della moglie che mi dia una coltellata alle spalle?
Solo perchè dopo 5 anni che siamo amici ad un tratto si è reso conto che per me provava qualcosa di piu' e io litigo con la sua ex nonchè la mia migliore amica e dopo tre giorni mi sento dire "ho scherzato, non ne sono mica tanto sicuro"?
Solo perchè mi piace essere tenuta a braccetto per il viale quando si cammina insieme e mi sento dire "scusa, ma hai dei problemi con i tacchi che ti appendi?"
Solo perchè se in una sera particolarmente focosa decido di aprire la porta con solo il cappotto addosso e sotto niente e mi dice "copriti che l'aria s'è messa fredda"?
Solo perchè se vado dal parrucchiere e mi faccio da bionda a mora non ho voglia di dover fare il balletto sotto il lampadario per poi sentirmi dire "hai cambiato qualcosa?"?
Solo perchè se appendo io un quadro in casa lui ha il diritto di dirmi che è messo storto e poi per metterlo dritto mi tira giu' l'intonaco con un buco tre metri per due?
Solo perchè mi sono permessa di arredare casa (MIA) senza chiedere parere e la volta dopo prima di compare una cassettiera lo chiedo mi sento dire "e a me che importa? ARRANGIATI"?
Solo perchè se una sera lo chiamo dicendo "Amore, sto portando papà all'ospedale, ha avuto un ictus" non ho voglia di sentirmi rispondere "va bene, chiamami quando hai finito"?
Solo perchè sa che sono vegetariana e per Natale mi regala la pelliccia?
Solo perchè quando ho capito che stavo sprofondandoe ho deciso dimia spontanea volontà per il ricovero al centro per i disturbi alimentari gli ho chiesto una mano confessando quello che ero mi ha liquidata dicendomi "hai bisogno di un uomo, è meglio che la finiamo qui"? E cos' era lui? Un protozoo?
Solo perchè quel giorno che gli ho detto "stai attento che con l'antibiotico la pillola non fa effetto" ha detto che era SICURISSIMO per poi telefonarmi tre giorni dopo e dire che non era poi così tanto sicuro?
IO SAREI PRETENZIOSA?
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Io adoVo il cinema, se c'è una cosa alla quale non posso rinunciare è un buon film, sono malata, fissata, insomma: tutto quello che finisce in "ata". Fortuna vuole che io abbia un'amica che sia fissata quanto me e si riesce ad andare al cinema un paio di volte la settimana. E' vero, magari abbiamo gusti un po' differenti, ma come ogni bona amicizia che si rispetti si fa a turno. una sera scelgo io e una sera sceglie lei. Democrazia perfetta, andiamo avanti da anni e non abbiamo mai avuto problemi di nessun genere. il bello poi sta nella/e birra/e post-cinema nella quale scatta il dibattito.
Ebbene questa sera toccava scegliere a lei. Ci si vede come sempre al posteggio piu' comodo e nel tragitto a piedi si sceglie il film. Lei vorrebbe andare a vedere "scusa ma ti chiamo amore" perchè ha letto il libro e le piacerebbe vedere come è stato portato sullo schermo. Dopo il primo svenimento, faccio buon viso a cattivo gioco e accetto. In fondo cosa mi costa? (7 euro in realtà) E' la mia piu' cara amica, e stasera la scelta tocca a lei, non mi resta che accettare. Se solo avessi un'accetta in macchina. Risposta negativa: non c'è.
Prendiamo i biglietti, io come di consuetudine vado a prendermi le otto bottiglie di acqua che solitamente mi porto appresso e per un attimo sono tentata di metterci dentro della grappa, giusto per movimentare la serata.
Entriamo in sala, e la prima cosa che mi salta agli occhi è che l'età media non supera i 14 anni. in fondo cosa mi potevo aspettare da Moccia? (Moccia, ci rendiamo conto? M O C C I A ! ! ! E' un nome che mi evoca roba che cola dal naso)
E già capisco che sono fuori target. E anche fuori moda. Eh si perchè qui la divisa d'ordinanza per entrare a vedere questo film è: pantalone a vita bassa con tanto di canala del culo in mondovisione, magliettina - possibilmente a righe orizzontali - corta di quelle che se me la metto io dopo tre nano secondi ho già il colpo della strega, cintura bianca con la fibbia di lato, capello piastrato (biondo o moro non fa differenza, ma il riccio a quanto ho capito io è totalmente OUT!) con doppia opzione: riga laterale e con ciuffo spatasciato sulla fronte - a discerezione si puo' anche ornare con una mollettina con stellina e/o hello kitty oppure con la frangetta. Scarpe basse ma che siano o all star o nike quelle che costano un rene (non ricordo il nome preciso). Tutto questo se sei una donna. Se sei un uomo la parola d'ordine è solo una: la mutanda che spunta dal pantalone. Ho visto pantaloni che sfidavano la forza di gravità, sotto le anche. Ho persino pensato che i ragazzi di oggi si facciano tutti di Viagra perchè sarebbe stato l'unico modo per tenere su quei benedetti jeans.
Comunque, inizia il film. Finalmente silenzio, penso. E INVECE NO. Ai titoli di testa, al momento in cui compare la dicitura Raul Bova ....tadan! Parte l'applauso! Oh mon dieu! Io non volevo credere alle mie orecchie! Mi giro dalla mia amica gardandola e lei "no, ti prego, non te ne andare". La storia non la racconto nemmeno perchè tanto bene o male tutti avere avuto la "fortuna" di sentirne parlare.
Ora io mi domando: quante probabilità ha una ragazzina di 16 anni di mettersi con uno di 37? E poi, diciamocelo, non è proprio uno qualunque. No, è Raul Bova. Ora, a parte il fatto che quando io avevo 16 anni mi si fosse mai avvicinato uno di 37 (ma quando mai!) come minimo avrei chiamato la polizia. Comunque, se anche fosse accaduto, molto piu' probabilmente sarebbe stato un incrocio tra Denny De Vito e Franchino di Fantozzi. Lei no, questa Niki incontra il Bova. E che fa? Mica fa il carpentiere! No, Roul Bova fa il pubblicitario. Ha una porche e una casa strafiga con tanto di tetto panoramico sul quale, ovviamente, trombano. Pardòn, fanno l'amore. Eh si, perchè la ragazzina di 16 anni sa perfettamente che cosa significhi questa parola. E da qui tutta l'escalation di situazioni imbarazzanti. Lui che la presenta ai suoi amici, ovviamente anche loro tutti sulla 40ina e che fanno gli amici? Mica gli dicono: stai all'occhio che con quella finisci in galera, ma che stai a fa' che hai l'età per sposarti. No, che gli dicono?
C'ha delle amiche?!?!?!?!?!?!?
Ora, da che il mondo è mondo a me ogni volta che mi hanno detto "sai tizio stasera ha detto che viene con un amico" a me sono capitati dei cessi mostruosi. Delle cose inguardabili, ma davvero che sembavano appena usciti da un'autopsia. Oppure magari bellocci, passabili, insomma materassabili ma con il quoziente intellettivo di un bidet. Di quelli talmente ignoranti che parlano in STAMPATELLO. O allegri come una lapide. E Niki? Eh no! Niki, figa da paura, che esce con Raul Bova che fa? Porta le amiche che farebbero impallidire la Shiffer a pensare a quando aveva LEI 16 anni. Che ovviamente, loro A 16 ANNI possono permettersi di fare quello che vogliono, tornare a casa agli orari che vogliono, stare fuori tutta la notte, girare in macchina. Io a 16 anni dovevo tornare a casa alle 19.30 spaccate. E se per caso che so io, il bus forava, scendevo dall'autobus, cercavo una cabina, chiamavo casa avvisavo e poi aspettavo l'altro e risalivo. Mica c'erano i cellulari! Loro no. Loro fanno il cazzo che vogliono. Con i titpi di 40 anni. Per altro, soffiandoli a noi 30enni.
Ce n'è una che si salva, una tranquilla, VERGINE (si, perchè lei è quella strana a 'sto giro) che conosce un ragazzo della sua età, si piacciono, di danno appuntamento al parco per correre. Insomma, una cosa normale. E che fa? Finisce sotto una macchina! Ma cazzarola! Ma fammi tirare sotto la pornodiva che ha fatto piu' pompini che compiti di matematica, non farmi finire all'ospedale la ragazzina a piombo.
E Bova che fa? Bova VUOLE CONOSCERE I GENITORI DI LEI!!!!!!!!! Eh si, perchè la Niki che fa? Una mattina dopo che hanno materassato per bene lei se ne esce con "Scusa ma ti chiamo amore" Scusa ma ti chiamo AMORE? Scusa ma ti chiamo PEDOFILO! Hai 20 anni piu' di lei, potrebbe essere tua figlia tranquillamente e tu che fai? Vai a conoscere i genitori che sono 5 minuti piu' vecchi di te?
E lì mi sono arrivati tra capo e collo tutti i miei 30 anni. Chi è la madre di lei? CECILIA DAZZI. Ora,magari a molti questo nome non dirà nulla, ma per chi come me è cresciuta negli anni 80 prima a pane e "i ragazzi della terza C" e poi a pane e "i ragazzi del muretto" si ricorderà che lei interpetava Deborah.
Ora me la vedo lì che fa la parte della mamma. A me per poco non viene un coccolone. Sono proprio passata dall'altra parte della barricata.....Ebbene, se i piu' ricordano, la colonna sonora de "I ragazzi del muretto" era "Generazione di fenomeni" degli Stadio. Ma mi sa che adesso i fenomeni, sono altri. A me, per lo piu' sono sembrati fenomeni da baraccone.
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(Alè, la prossima settimana voglio vedere i contatti che mi spara shinistat con un titolo del genere…ed è solo l'inizio)
Non era questo che cantava Zucchero un po’ di anni fa? Ho fatto una ricerchina su google. Era il 1989. io avevo….mumble….12 anni. Ecco, io all’epoca sentivo ‘sta canzone e arrossivo. Ma proprio tanto, mi imbarazzava. Oggi, un po’ di anni dopo (ma non tanti eh?!?!?! SIA CHIARO!) in una serata tranquilla ovunque mi giri sento parlare di sesso e di certo non arrossisco piu’. Ameno che non mi stia provando l’ennesimo fard comprato, ma questo è un altro discorso. Comunque, ero sul blog del mio fratellino e leggo questo.
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Insomma, per essere chiari precisi e (CIR)concisi, facciamo due conti. Scriviamo i dati come alle medie…
Misura standard di un uomo (ho detto standard non i non plus ultra, per usare un francesismo, anche se è inglese): 16 cm
Colpi necessari per un orgasmo femminile: 30
Ora, qualcuna, alla vista di 30 colpi dirà ma Dio lo volesse trenta e basta… Mentre altre diranno boia dopo 30 colpi dormo già da un ora e un quarto… Mentre, voce comune di tutti i maschi, c’arrivassi a trenta colpi, dopo sette sbavo e mi fa già male la milza.
Quindi, togliendo 2 cm, per ovvia approssimazione (non vi posso dire sempre tutto) otteniamo:
14 x 30 = 420 cm
Visto che se moltiplichi il mascarpone con i pavesini, ottieni un tiramisù, il risultato è ovviamente in centimetri… Quindi ad orgasmo, mie care, vi prendete 420 cm del vecchio baffuto pennellone!!
Per il conto fatto in precedenza, se in un mese ci sono 20 orgasmi:
420 x 20 = 8400 cm
Il mese!!! Sempre per la solita regola del tiramisù, ecc ecc…
Dato che in un anno ci sono 12 mesi (se bisestile ce ne sono 13, ma solo per il calendario tusco - tracamano - cubano) l’equazione trigonometrica sarà:
8400 x 12 = 100800 cm
L’anno!!! Che in metri fa circa 1008, ovvero 1,08 chilometri!!! Mica male, no?
Ne conviene, stringendo perché mi sono dilungato al qVanto (si scrive tutto attaccato??) care mie fanciulle, non dite non vedo mai nessuno io, perché insomma 1,08 chilometri di baffuto da qualche parte devono pure entrare… Ma soprattutto non dite ho una vita vuota perché da qualche parte va pur messo!!!
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Ora, Frè, la matematica non è un’opinione e questo è un dato di fatto. E sono d’accordo sulle varie moltiplicazioni di cui parli perché come abbiamo detto sono calcoli scientifici. E sia chiaro che non parlo di lui, anche perché è mio fratello e sarebbe incestuoso, ma riconduco un attimo la cosa alla mia poca esperienza di donna.
Ma possibile che la maggior parte degli uomini pensi ancora solo ai centimetri e ai colpi dati? Va beh, passi per i centimetri perchè lo sappiamo tutte che quando diciamo "non è la dimensione che conta" un poco mentiamo. Non sarà importante fino a un certo punto ma sotto una certa misura allora tanto vale arrangiarsi da sole. E dai, inutile che facciate la faccia del tipo "ohibo', perdindirindina, ma che sconcezze" che se Dio non avesse voluto la masturbazione TRAKKETE ci avrebbe fatti tutti quanti con le braccia piu' corte! Ora parliamoci chiaro. E’ un clitoride, non è mica la sfinge. E che nessuna inizi a dire “eh, ma che modi, che discorsi” perché di Fiche di Cristallo ne ho conosciute per così. Di quelle che ti dicono “ah, io certe cose non le faccio” che poi sono quelle che arrivano vergini al matrimonio per una questione di culo. E che se riescono a sposarsi solo loro sanno quello che hanno dovuto ingoiare. Eh si, perché io saro’ sempre quella fuori dal coro, quella che si vive il sesso in maniera libertina e “da uomo” come spesso mi sono sentita dire. Ma mi domando io: esco con uno che mi piace (se non mi piace nemmeno ci esco) perché devo fare finta per almeno tre appuntamenti che non voglio finirci a letto se già quando mi ha chiesto il numero di telefono stavo pensando di strappargli le mutande di dosso? No, perché a me sta cosa dei teatrini e delle tattiche e di giocare a scacchi mica mi sta bene. Ok, è vero che gli uomini si fanno un’idea sbagliata di me, ma meglio saperlo prima che dopo. Voglio dire: io esco con questo qui che mi piace-quello di prima. E una sera ci vado a bere una birra insieme e sul portone di casa tanti cari saluti. E la volta dopo mi invita a ristorante e magari sbevazzo un po’ di piu’ (che se non si capisse dal blog a me il vino non dispiace affatto) e poi sotto casa a fare testina per non farsi baciare, e casomai un bacetto che si dai, poverino ha offerto pure lui (apro la parentesi: che poi non è che tanti offrono la cena come pegno? Lascio in sospeso la domanda, fatevela da soli e datevi una risposta, alla Marzullo). E la terza sera si opta per il cinema che già si è costretti a fare gomito-gomito quindi il contatto fisico c’è per forza, ma è la terza sera e mica posso dirgli di salire a casa mia che non sta bene. E poi la quarta sera alè, via libera, liberi tutti, finalmente sei lì e….ti ritrovi un lombrico che …niente…un piede…fermo immobile. Manco il soccorso ACI lo tira su. E io perché dovrei aver sprecato tre sere? Meglio saperlo subito. Via il dente via il dolore. Poi faccio pure in tempo ad affezionarmi e mica è facile insomma.
Oppure, di peggio, quello in tre sere ha già preso confidenza ed è di quelli che ti propone subito l’incontro a tre con la tua migliore amica. Poi, da notare che non è ma la loro migliore amica, ma sempre la nostra: Questa la devo ancora capire.
Ma c’è di peggio. C’è quello del “sei stata a letto con molti uomini?” e io quelli li scaraventerei dal settimo piano, senza nemmeno passare dal via a ritirare le ventimilalire (ma a proposito: ora hanno messo 20 euro nel monopoli nuovo?Eh, sono domande anche queste). Che, povero figlio dell’ignoranza con il q.i. di un parquet. Se ripensi bene la domanda non è che abbia molto senso. E ti spiego perchè:
1-potrei aver avuto un solo uomo in tutta la vita ma con il quale ho iniziato a fare sesso a 13 anni e che ha avuto l’opportunità di trombarmi tutte le sere. E questo, per i calcoli matematici di prima fanno circa 6200 amplessi mas meno.
2-potrei aver avuto un uomo per ogni sera diversa ma che per molteplici motivi l’amplesso non arrivava mai al dunque e qui non oso nemmeno fare il calcolo e probabilmente sarei già diventata lesbica. No, non sono quelli che ci vedono da lontano, quella è un’altra cosa.
3-potrei aver avuto un discreto numero di uomini medio dotati medio durevoli e qui la cosa a parer mio si complica ulteriormente perché come lo calcoliamo il medio?
Ora, devo forse mettermi io un conta colpi alla patata per riuscire a rispondere alla tua domanda? E soprattutto: da che cosa puoi dedurre se sono pochi o molti? Ma soprattutto, a questo punto, sono io un chilometro zero o un usato garantito?
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…
...il vestito!
Comunque sia, visto che ho addosso i miei superstivali con tacco da
Mi specchio, mi guardo, mi rimiro, insomma, mi piaccio. Probabilmente sto guardando un altro specchio perché questa cosa è rara come i cani in chiesa. Prendo il mio beauty che ho sempre in borsa, do una sistemata al fard che durante la giornata lavorativa è rimasto sparso sulla cornetta del telefono, ritocco il kajal nero che è un po’ sbavato, una mezza passata di mascara e sono pronta per uscire a testa alta nella fresca serata. Mi guardo e quasi mi scoccia “sprecarmi” solo nel tragitto di casa. Ma ho voglia di casa mia, di un bagno caldo, di una tazza di latte e miele sul divano mentre leggo l’ultimo romanzo comprato. Ho voglia di coccole, di silenzio. Pago (perché va bene che è un’amica ma mica è fessa) e esco trionfante con i miei pacchettini in mano verso la mia macchina. Mi sento molto diva, molto chic in questa nuova mise. Faccio quattro passi e vedo lui.
STRAGULP! Sono tre mesi che non lo vedo e non lo sento, troppo presa dal lavoro per poter pensare anche a quella proposta di progetto che si era fatta, qualche messaggio sporadico di tanto in tanto qualche “sei viva? Non ti ho piu’ vista” sussurrato al telefono ma niente di piu’. E tu che avevi sempre pensato che non fosse altro che una piccola sbandata perché tanto sai che lui è impegnato e che quindi, per dirla alla francese, non c’è trippa pe’ i gatti, ti rendi conto d’improvviso che quelle guance rosse rosse non sono merito di nessun fard di Lancome. E che se non inventano all’istante un nuovo deodorante puzzerai come una capra morta da tre mesi sotto il sole della Sardegna perché stai sudando come non hai mai fatto nella vita. Hai le mani che sono due spugne e in bocca ti senti tutta la tuta dell’Adidas felpata al posto della lingua. Vedi i suoi occhi color del lago che ridono, ha quel sorriso da strappamutande che solo lui puo’ avere e tu dal tuo metro e ottantacinque per un attimo ti senti la sorella di Pisolo. La sorella PICCOLA di Pisolo. Ti avvicini sempre piu’ titubante e gli sorridi quasi sicura scansionando mentalmente tutti i sorrisi provati allo specchio negli ultimi 15 anni e scegliendo ovviamente il migliore, sperando di non avere tra i denti nessuna foglia di lattuga che faccia capolino nel momento meno consono. E lo saluti con una bella stretta di mano decisa, perché le strette di mano mollicce di quelle che sembra che ti dia fastidio toccarlo si sa, sono antipatiche. Ora, siccome lui schifo non mi fa perché dovrei io avere paura di toccargli la mano? Casomai il problema sarà fermarsi solo a quella. Problema risolto, arriva a passo svelto la fidanzata dietro di lui trotterellando con un puledro di Budjonny Russo ancora da sellare.
Alta che sta in piedi sotto un tavolino, con il capello giallo barbie e gli occhi azzurri sembra il mio negativo. Che detto così capello biondo/occhio azzurro potrebbe sembrare una strafica, ma è tutto sparso a caso come in un quadro di Picasso (Ora che qualcuno mi spieghi chi è “Ricasso” perché il correttore automatico di word non conosce Picasso ma conosce Ricasso, mo’ voglio sapere chi è!) . Ad occhio e croce peserà si e no 15 chili con le borse della spesa e il piumino ancora da strizzare. La guardo dall’alto in basso un po’ come quando si sta pensando di schiacciare uno scarafaggio, ma mi trattengo (a stento ma mi trattengo). Lui mi sorride e io mi sto sciogliendo come il Kajal mentre guardo Titanic nella scena finale (intendo dire quando la vecchietta lancia il diamante blu giu’ dalla barca, ma si puo’ essere così deficenti? Una piange per forza, solo la replica che ha indossato Celin Dion valeva 2,2 milioni di dollari! ESTICAZZI!). Si parla del progetto che avevamo lasciato in sospeso e gli prometto di richiamarlo con il computer alla mano e tutti dati pronti entro la serata, tempo di arrivare a casa. Mi dice che lui ha la serata libera e che la sua fidanzata invece sta andando da sua sorella, che se voglio andare a casa a prendere tutto già stasera possiamo lavorare alle bozze per poterci lavorare poi ognuno per conto proprio e tirare giu’ un calendario di incontri per terminare il tutto entro l’estate.
Guardo lei con gli occhi da Bambi come a chiederle “credi che sia il caso o hai qualcosa in contrario?” (sono falsa come i soldi del Monopoli certe volte) e lei tutta sorridente mi risponde “ma certo, ottima idea, potreste approfittare della serata così anche lui non rimane solo”. Destino vuole che io il pc lo abbia in macchina. Optiamo per l’americano, dove possiamo mangiare un boccone anche lavorando al pc che nessuno si scandalizza e possiamo tirare giu’ la scaletta del lavoro.
Ma possibile che proprio lui chieda a me una collaborazione? Ha già intorno *decinaia e decinaia* di cervelli eppure cerca me. Mi sento dire che come con me non riesce a lavorare con nessuno e che di me ci si puo’ fidare e che lui in questo momento ha bisogno di persone delle quali fidarsi. Un pompino all’ego di tutto rispetto come direbbe qualcunA di mia conoscenza. Mentre cammino verso l’americano con il pc in una mano e il braccio attorno al suo che mi ha gentilmente offerto per non farmi traballare sui tacchi lungo la discesa non posso fare altro che guardarlo con gli occhi a cuoricino e sperare che prima o poi lei incontri un mega multi miliardario e lo lasci per fare la bella vita (mica è necessario augurare il peggio alla gente sempre) così avrei finalmente il campo libero. Ed è già un miracolo che io stasera abbia avuto il lampo di genio di lasciarmi questo abitino che inutile negarlo mi sta veramente bene, e inutile negarlo l’ha notato anche lui.
La serata trascorre da un paio di Bud medie e discorsi, grafici, scalette, risate, chiacchiere stanche fino a che non resta davvero che tornare a casa che domani si lavora.
Cammino verso la macchina senza rendermi conto davvero di toccare terra, con quella leggerezza nel cuore tipica di quando si incontra una persona speciale, l’unica persona dopo Mr T che mi abbia fatto capire che il mio cuore non si era fermato e che sono ancora capace di emozioni. A volte tutto capita per sbaglio e io modestamente, a sbagliare, sono sempre stata brava.
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Per qualunque donna arriva prima o poi quel fatidico momento, quello che immaginiamo da tutta la vita e non abbiamo la minima idea di come reagiremo. IL PRIMO CAPELLO BIANCO. Ebbene si, superata la soglia dei trenta sta iniziando il decadimento totale del mio corpo,. Ho un vantaggio, peggio di come sono stata a 20 anni non è possibile, ergo non posso fare altro che migliorare, come il vino. Speriamo solo di non trasformarci in aceto….dalla regia di suggeriscono che peggio di così non è possibile. Grazie, anche io vi voglio bene. Ma ciancio alle bande, stamattina mi sono svegliata in piena tranquillità sonnacchiosa e desiderosa di rimanere a crogiolarmi nel pigiama per tutta la durata della colazione fino a che non mi sarei dedicata completamente a uno di quei bagni meravigliosi che mi ricordano bellezze antiche come Poppea o Cleopatra. E così, nel mio pigiama verde-fastidio e a piedi scalzi assaporando il tepore del parquet sono andata in bagno a lavarmi la faccia altrimenti per arrivare in cucina rischio di prendere tutti gli stipiti di casa. E considerate che vivo in un open-space. Di colpo mi sono resa conto che contrariamente a quanto pensassi OGGI NON E’ DOMENICA (a me questa frase ricorda immancabilmente una pubblicità in voga anni e anni fa, i primi surgelati della storia dei piatti pronti, i bambini sul pullman e il bimbo – che somigliava al bambino della Kinder modello vecchio – che dice “oggi mamma, mi fa le lasagne” e la bambina “lasagne? MA OGGI NON E’ DOMENICA” poi va beh, c’era pure il babbo e il risotto alla pescatora, ma bene bene non me la ricordo. Era Findus? Boh, cerchero’ su you tube) Ma basta divagare, stavo dicendo: Di colpo mi sono resa conto che contrariamente a quanto pensassi OGGI NON E’ DOMENICA (e a me questa frase ricorda immancabilmente…ops…ho avuto un deja-vù!)
Mi avvicino al lavandino e mi lavo la faccia con l’acqua gelida sperando di svegliarmi, prendo il mio bell’asciugamanino giallo per asciugarmi e mi avvicino allo specchio per controllare che la mia faccia non sia sia incartapecorita del tutto nella notte, che non abbia subito le angherie di quei due o tre ettolitri di rhum che ieri io e mia sorella ci siamo fatte fuori e che tutto sommato possa essere ancora presentabile in questo mondo, e…ohibo’! Che vedo? LUI! E’ lì, con il suo ghigno beffardo che spunta dalla tempia destra e si incurva giu’ in un accenno di occhiolino. Come a dirti “eccomi qui, mi vedi? Ma si che mi vedi! Dai, non sono mica l’omino verde (*), mi vedi, vero?” Come negarlo? Se dico che non lo vedo mi dice che sta iniziao la presbiopia, se gli dico che lo vedo è come ammettere di essere già vecchia. Dentro e fuori. Che fare? Che dire? Ti vedo a metà? Ti vedo ma non ti vorrei vedere? Mumble mumble. Chiudo un occhio e lo guardo come quando si fa finta di non guardare ma si guarda. Solitamente questo capita agli uomini quando io h una scollatura piuttosto evidente o una gonna particolarmente corta. Io che ho piu’ cosce di un allevamento di polli a certe cose ci devo stare attenta. Comunque continuo a guardarlo di sottecchi, lui mi sida, ci guardiamo in cagnesco, io lo scruto con gli occhi a fessura, lui ride, lo vedo che ride e…..ta dan! Mascara nero e il gioco è fatto. Esco trionfante con il mio primo capello bianco ma nessuno è in grado di vederlo. Arrivo in ufficio e compongo il numero, Lui, il mio salvatore, il mio angelo custode.
Esco dall'ufficio di corsa e arrivo da lui, il mio salvatore con le forbici in mano e soprattutto LA SPATOLA DEL COLORE.
Gli sussurro in un orecchio di colpire QUEL BASTARDO con un colpo di sole così forte che non riuscirà piu' a rialzarsi. E cosìì come le quindicenni mi faccio tentare dai colpi di sole. Il taglio è perfetto. Ma il colore comunque non mi convince. Mi sento un po' finta, un po'con i capelli Barbie - style. Angelo mi dice che mi illumina il volto. Sarà anche vero, ma io proprio non mi ci vedo. Poco male, con la velocità con ci crescono i capelli a me tra 10 giorni tagliero' questi capelli giallo polenta che poco si intonano al mio vestitino nuovo blu. Occhieggiava dal negozio dicendomi "sono scontato del 60%" potevo io lasciarlo lì?
(*) Quella dell’omino verde non era una barzelletta di quando ero nana? Come diavolo faceva? Mumble, mumble….
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Intendiamoci, ho la cucina disseminata di libri di cucina, mia madre penso che abbia messo in casa mia prima “il cucchiaio d’argento” e poi gli elettrodomestici. Mi piace anche cucinare, ma quando sono sola, praticamente sempre, vivendo io da sola, non ho mai voglia di cucinare. A meno che non ci sia una causa scatenante, ovvero:
1-ho finalmente messo il sale in zucca e ho capito che chiamare “cena” mezzo barattolo di sottaceti mangiati direttamente dentro al vetro con la forchetta non è propriamente corretto,
2- sono talmente incavolata che sto già pensando “stasera non mangio” ma sono anche così intelligente da capire che così non risolvo niente e quindi mi autosuggerisco di preparare una cena degna di questo nome.
Orbene, visto che sono una persona capiente perché capisco, opto per cucinare. La cosa si complica se in cucina non hai praticamente nulla, se il frigorifero da due settimane fa l’eco e se arrivi a casa a un’ora tale in cui i supermercati sono già chiusi.
Grazie a mia sorella riesco a risolvere anche questo. Lei, conoscendomi bene, mi ha regalato IL LIBRO DI CUCINA PER ECCELLENZA. No, non è un blog pubblicitario questo. E’ che questo piccolo manuale mi sta tornando davvero utile. E questo Signor Francesco Gungui non finiro’ mai piu’ di ringraziarlo. O meglio, confesso che quando ho finito di leggere il libro ho pure pensato “questo è da sposare: scrive bene, quindi non ha problemi con l’italiano, mi fa sbellicare dal ridere perché per tutta la durata del libro ho praticamente continuato a mphfeggiare (mphf= tipico verso di quando si trattiene la risata) e soprattutto cucina (perché altrimenti non avrebbe scritto questo libro)” .
Tentata dal fatto che in fondo al libro c’era la sua mail confesso di aver fatto anche un pensierino e di vedermi proiettata il giorno del nostro matrimonio davanti ad amici e parenti a raccontare come l’avevo accalappiato via mail per via del suo libro etc etc etc.
Poi fortunatamente riesco a riprendere possesso del mio corpo e di quelle poche capacità mentali e allora tutto torna normale. Comunque alla fin fine sono riuscita a cucinare qualcosa di moderatamente commestibile anche se si trattava di cucinare per me da sola avendo a disposizione praticamente NULLA e infatti la ricetta è proprio RISOTTO AL NULLA. Ovvero: una sopravvivenza di riso scampato miracolosamente alla valanga di insalate di riso estive. Ok, l’autore indica una certa qualità di riso, io sinceramente uno ne ho in casa e quello ho usato. Mezza cipolla che nel frigorifero accanto alla mascherina refrigerante per gli occhi e al finto uovo-deodorante per il frigorifero (ennesima idea diabolica di mia madre) e alla crema per le tette, stava già scrivendo il testamento. Un bicchiere di vino bianco. Quello nel mio frigo non manca mai. Anche perché non si contano le volte che ho pensato, riponendo una bottiglia in frigorifero “lo conservo per il sugo” quando io in realtà campo di sughi pronti monodose. Misteri….un dado per il brodo. Di quelli potrei farci una nuova cascata del Niagara salata praticamente.
Ho la scorta di dadi da brodo. Io non so perché ho la mania del dado da brodo. E che non mi vengano a dire con che cosa è fatto che lo so da me che è pieno di schifezze, ma a me piace la minestrina di DADO. Che non mi si propini il brodo di carne che già mi tocca litigare con mia madre a Natale, tra poco è San Valentino e siamo ancora qui sugli stessi argomenti. E poi come dice giustamente il mio mito Geppi Cucciari nel suo libro “già ci hanno tolto il bambino della kinder, almeno preserviamo la donnina della knorr che prima o poi ci tolgono pure quella” Insomma, a me il brodo di dado piace. E poi quando mi vengono a dire “ma è pieno di glutammato”….che nervi! A parte che la gente che me lo dice, nove pasti su dieci li consuma al ristorante cinese e quindi dovrebbe solo stare zitta. Comunque, a parte questo a me il glutammato cosa vuoi che mi faccia? Ritenzione idrica mi rispondono. Al massimo posso solo migliorare…
Comunque, tornando al risotto. Alla fine ho fatto imbiondire la cipolla con un po’ di olio riuscendo a non farla bruciare perché presa dal terrore ho utilizzato il fornello del caffè a fiamma minima. Se avessi usato un fiammifero probabilmente avrei fatto prima. Ma quel che conta è il risultato. Ho misurato il riso con la formula magica di mia madre *due pugni a testa piu’ un pugno per la pentola*. Fortunatamente non mi sono messa a prendere a cazzotti la casseruola in acciaio 18/10 e l’ho capita alla prima. Ho messo a tostare il riso. Questo già è stato un passo avanti. Non aver confuso il fatto del “tostare” con il “metterlo nel tostapane” E un punto a mio favore... Ci ho schiaffato dentro due abbondanti bicchieri di fino bianco che hanno sfrigolato per tutta la cucina dandomi l’impressione di cucinare le vongole perché quando cucino le vongole uso il vino bianco. Ma si va beh, non c’entrava niente ma l’ho detto ugualmente. Dopodichè ho messo il dado direttamente nel riso e ho aggiunto acqua calda. Eh si perché se l’avessi messo nell’acqua avrei potuto sbagliare a salare, così invece mi sono autogestita il grado di sapidità. Insomma, alla fine due mestolate alla volta ho raggiunto una consistenza adeguata per arrivare alla mantecatura. Che io ho fatto solo con il parmigiano perchè in casa mia non c’è mai il burro.
Posso dire di aver cenato come si deve, e di aver imparato una cosa in piu’ e soprattutto che se tenessi in casa lo zafferano probabilmente avrei evitato di mangiare il Riso al Nulla. Comunque sia, io ora sinceramente parlando, non so se l’autore del libro è contento perché gli ho fatto pubblicità, o se mi arriverà una querela per aver spifferato una ricetta del libro o se mi sposerà davvero perché non si puo’ resistere a una donna esagerata come me, soprattutto se è pure una cuoca provetta. Che nel mio caso sta solo a significare che sono appassionata di montagna.
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..si, in questi giorni mi sento un po’ come lui. L’altro giorno ero in giro per saldi con un’amica. L’ennesimo raid, la mia carta di credito è uscita di sua sponte dal portafoglio e se ne è andata, mi ha fatto il gesto dell’ombrello e mi ha lasciata per sempre per un ginecologo. Ha detto che farà meno strisci. A parte questo, io dalla mia altezza da vikingo e dalla mia taglia orca assassina non è che potessi pretendere molto. Eppure ho fatto un discreto bottino. Ok, è vero, tante cose non valgono perché scarpe, borse, guanti e occhiali non fanno parte della categoria “tu non sei magra e non te li puoi mettere” ma confesso di aver comprato anche capi con i quali dovevo confrontarmi con l’odiato cartellino con tanto di numerillo che ti guarda dicendo “no, ti prego, non forzarmi! Non mi uccidere” In tutto questo gran bailamme la mia amica ha deciso di trascinarmi anche in quei negozi da supergiovane, tipo i Pinko e qualcos’altro (la memoria vacilla, i 30 sono passati e quindi ho tutte le giustificazioni del caso)
Girrachio, guardicchio, tucchigno tutta roba che non esiste in italiano insomma. E trovo ohibo’! Un gilet per mia nipote. Carino. Rosa. A quadrettini tipo kilt,. E’ un amore. Chiedo parere alla mia amica e mi rettifica che non è per bambini. … Mumble…come sarebbe non è per bambini. C’è scritto 36 mesi. Mi fa notare che il 36 è la taglia.
La taglia?
Cioè, io il 36 l’ho preso sempre per o un numero di scarpe (che calzavo già in prima o seconda elementare, credo) o per i mesi di un bambino. Non immaginavo potesse esistere una gilet DA ADULTI taglia 36. Penso che qui abbiano le taglie francesi. E’ un 40, un po’ piccola come taglia ma esiste. La mia amica tenta inutilmente di farmi capire che quel 36 è una taglia per persone adulte e che esiste. Lo guardo. Me lo appoggio addosso, a me copre piu’ o meno una tetta. Forse nemmeno tutta ora che ripenso bene. Eppure è una taglia. Giuro, lo ignoravo. Ok, avevo sentito parlare di quelle donne rare come un vane verde che indossavano la 40, addirittura dei 38 (siamo sempre lì, di 40 manco la misura delle scarpe ho!) ma mai avrei pensato a una 36. Non che dica che chi porta la 36 sia un’alieno, ma sinceramente mi risultava difficile pensarlo,. Cioè, non mi era mai balenato nemmeno per l’anticamera del cervello.
E così ricomincio a gracchiare per negozi. Guardo un po’, qualcosa mi piace, qualcosa no, qualcosa provo mi va e compro (e striscioooooooooooooo) qualcosa mi fa schifo appena messo e non lo compro (of course)
Alla fine della giornata ho talmente tanti sacchetti in mano che posso evitare di fare i manubri per i prossimi due mesi. Risediamo al bar a prendere un caffè doppio (io) e una cioccolata calda con panna e granella di nocciole e crema al gianduia (lei) Queste sono le ingiustizie delal vita. Lei che mangia come uno scaricatore diporto e ha la taglia 0 e io che ingrasso a vedere la pubblicità della Lindor e ho la taglia orca assassina.
Prima di andare a recuperare la macchina scorgo in vetrina un cappottino che ha qualcosa di delizioso. Entro a testa alta e chiedo alla commessa “scusi, Ferrè veste solo le magre o ho qualche speranza anche io?” La commessa mi fa un sorriso a 425 denti . In realtà sorride alla mia carta di credito, non a me. Ma faccio finta di niente. Mi dice “vieni, che guardiamo” E già la amo pazzamente solo per non avermi guardata dall’alto in basso come fanno le commesse acidine degli altri negozi. Il cappotto in blu non c’è, ma c’è in marrone. Lo provo, ma capotti marroni ne ho già tre, sarebbe superfluo. Peccato, avrei lasciato volentieri la mia carta di credito in compagnia di quella signorina deliziosa. Peccato davvero.
Un po’ amareggiata esco dal negozio sempre stracarica di sacchetti e mi dirigo alla macchina. Ma posso io non notare da Cacharel un cappottino simile per taglio e colore a quello che volevo? Posso? No, direi di no. Varco la soglia del negozio e qui posso finalmente dichiarare a testa alta “mi dia una
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Eh già, anche una allergica alle feste come me si arrende all’evidenza. C’è poco da fare, non si riesce a fare finta di nulla con Natale. Anche perché se uno ci prova, comunque sia tutto gli ricorda che Natale si avvicina. Io, che vorrei già fosse il 7 gennaio, mi ritrovo ad uscire di casa e il buongiorno mi viene dato dalla facciona di un babbo natale di plasticaccia orrenda appeso alla porta della mia vicina di casa con tanto di ghirlanda a fargli da contorno. Forse pungitopo, ma non mi sono soffermata abbastanza per capirlo. E poi, è sempre mattina, quindi ho la giustificazione Signora Maestra.
Scendo dal Prestinaio a prendere la solita michetta integrale per fare colazione e vengo trattenuta dal pungitopo all’ingresso che mi tira i fili del maglione (e sospetto che qualcuno che non aveva idee per il regalo sia arrivato a l punto di architettare tutto questo per potermi regalare un maglione identico a quello che porto in questo preciso momento, ma io lo frego e lo rimaglio, tiè!). Il Prestinaio, che già non è un bel vedersi di prima mattina, gira con in testa un’orribile cappello da babbo natale con…no…non ci credo…non ci posso credere….le stelline che lampeggiano, manco lavorasse all’ANAS. Faccio finta di niente e mi dirigo al lavoro.
Lungo la strada luci ancora accese (è mattina presto, è buio) ovunque, tra l’altro alcune belline, altre veramente pacchiane. Io poi queste luminarie proprio le detesto è piu’ forte di me. Adesso poi, negli ultimi anni è scoppiata questa mania dei babbi natali appesi ovunque. E piu’ sono originali piu’ la gente ci sballa. Ci sono quelli che si arrampicano dai balconi, quelli attaccati alle corde che scendono dal davanzale, quelli attaccati alla corda per il collo perché secondo me il marito non lo sopportava piu’, quelli in mutande che stanno fuori dalla porta-finestra a prendere del freddo…ora che ripenso, secondo me quello era l’amante della Sora Cesira, ma lasciamo perdere cheè Natale anche per lui.
Mia madre, come ogni anno, ha esordito con “ah, quest’anno non faccio niente da mangiare, che poi tanto avanza sempre un sacco di roba e io e tuo padre dobbiamo mangiare avanzi fino a Pasqua”. Ovviamente ha iniziato con il suo “faccio solo…” elencando le pietanze. Ha iniziato il 28 novembre e ancora deve finire, e non siamo arrivati nemmeno ai secondi .
A parte che OGNI ANNO, da tradizione, mia madre mi propina sotto il naso il brodo di carne che io annuso già quando apro il portone del palazzo (manco dalla porta, no no!) e che a me fa schifo (non si dice “mi fa schifo” si dice “non mi piace”. No, non è vero ma mi fa proprio vomitare! E nessuno mai che lo capisca) e così, riprendo il discorso, ogni anno mi propina ‘sta brodaglia con quell’odore nauseabondo sotto il naso e io ogni anno lo allontano dalla mia vista e dal mio olfatto dicendo “io non lo mangio” e ogni anno (come se mia madre avesse vissuto per 25 anni in casa con un’estranea!) mi chiede “ma come mai non lo mangi? Ma nemmeno poco poco poco? Eddai che ci ho messo tutto il pomeriggio a farlo” Scatenando in me l’ansia da non essere la figlia perfetta che rifiuta il cibo cucinato amorevolmente dalla mamma. E come se non bastasse rincara la dose “E’ Natale, pensa a quanta gente non ha tutto questo” scatenando in me dei sensi di colpa grossi come il Titanic prima della colata a picco. Insomma, ogni anno le scene si ripetono, piu’ o meno come le sequenze di Natale in Casa Cupiello, che dopo la lite per il brodo io e la mamma ogni anno ci guardiamo in videocassetta ridendo come matte, pur sapendo che papà s’incazza perché non capisce un’accidenti di quello che dicono.
Ah, le mamme se non ci fossero…non esisterebbe l’esaurimento nervoso e gli psichiatri non servirebbero a una cippalippa.
Poi ogni tanto ha i colpi di genio e mi telefona a qualsiasi ora per comunicarmi qualsiasi cazzata le venga in mente. Poco importa se io sono in riunione e sto tentando di dare una svolta alla mia carriera. Dovrà pur sapere immantinentemente quale è la circonferenza toracica della figlia che lei è così impegnata a sceglierle la giacca ma è anche così indecisa tra una L e una XL (sono problemi questi, mica il buco dell’ozono!) che non vorrai mica non avere il pacchetto sotto l’albero. Che poi guarda, è un modello così carino che nemmeno te lo immagini (notare: io e mia madre siamo il girono e la notte, il buio e la luce,il sole e la luna, Dr. Jekill e Mr. Magoo, insomma, i gusti di mia madre sono diametralmente opposti ai miei, quindi già TREMO all’idea del “modello così carino” Comunque, alla fine le butto lì una cifra a caso, tipo lunghezza dell’equatore e la sistemo per i prossimi due giorni.
E questo non è che l’inizio. Eh si, perché alla mia età (circa 20 anni, e sottolineo il CIRCA) si ha oramai una rete sociale piuttosto fitta. E allora da qui le tanto temute cene di Natale.. La cena con i colleghi, la cena con le amiche amiche amiche (che non è una ripetizione ma sono quelle storiche), la cena con i compagni del tennis, la cena con gli amici dell’arrampicata, la cena che ti ha invitato l’amico del cugino del cognato di tuo fratello perché c’è il fratello di quello là non so se te e lo ricordi che vorrebbe vederti (no non me lo ricordo ma ho il frigo vuoto e va bene anche questa cena) . Insomma, da Santo Stefano alla Befana è un fiorire di Citrosodina e Geffer. Per forza.
E poi secondo me in questo periodo dovrebbero abolire il ritiro punti patente perché uno è fisiologico che si impaperi di Spumanti e Champagne. Iniziero’ a girare in bici così butto giu’ anche il torrone di troppo.
La solitudine è solo un accrescitivo
Se stai bene stai benissimo
Ma se stai male stai malissimo
Inutile, ogni tanto qualche scivolone c’è ed è inutile che io mi sforzi di uscire da un bozzolo che mi tiene caldo, ritornano i fantasmi del passato, ritornano le ossessioni, le compulsioni, i ritmi frenetici, il controllo assoluto di tutti e tutto, le modalità non proprio da manuale nel condurre una vita e allora ci rintana un po’ in se’ stessi, per perdersi e ritrovarsi, per guardarsi in faccia e dirsi “ehi, guarda quanta strada hai fatto, non vorrai mollare la presa proprio ora, no?” No, la risposta è no, non si molla mai. E allora ti riprendi la vita nelle mani e la mattina sembra un po’ meno nera, e magari ricominci a sorridere
Stex-struzzo mode-off
E allora, abbiamo detto che ci si rialza? Certo, un po’ come quando si vede una donna incinta sul tram che ci si alza e la si fa accomodare. Insomma, poco importa se la carta di credito ha fatto piu’ strisci del mio ginecologo o se la casa trabocca di vestiti nuovi e creme e cremine e profumi che tanto non usero’ mai, l’importante è che la mattina ci si svegli con il sorriso, anche se è presto, prestissimo. Si, perché la promessa è stata mantenuta, e il Novello Baldini ha avuto VERAMENTE il coraggio di farsi vivo alle ore 5.30 del mattino. Ma potevo io, innamorata di lui da millanta anni farmi trovare impreparata? No, e allora ci si sveglia non alle 5 per essere pronti, no no. Alle 4. Eh si, nemmeno io sapevo che esistesse quest’ora del mattino. L’avevo vista spessissimo a tarda notte, un po’ sfocata dal rhum, ma giuro che ignoravo esistesse nella mattinata. E la radio sveglia che a quell’ora non trasmette niente di interessante mi sveglia dal torpore delle mie golosissime 4 ore di sonno, 4 Siore e Siori!
Si perché la mattinata inizia con la colazione dei campioni: un’intera Bialetti colma di caffè versata nella mia tazza preferita,
Perchè voglio essere perfetta, così si inizia con le cremine perché la pelle va idratata, il correttore perchè ci sono quei brutti segnacci sulla faccia che il cuscino mi ha lasciato, un po’ di illuminante che qui le sigarette si fanno sentire, un po’ di fondotinta color naturale per uniformare l’incarnato, un velo di cipria per opacizzare, che poi togliero’ con il pennello perché convoglio che si veda. E gli occhi? La mia parte migliore sono gli occhi, tanto vale fare qualcosa per valorizzarli, e allora, quell’ombretto marrone steso bene bene che non si veda giusto per dare profondità allo sguardo, una passata di kajal io la metterei, pero’ effettivamente si vedrebbe che sono truccata. Soluzioni? Idea! Il Kajal beige che si vede e non si vede. E poi un paio di passate di mascara per fare gli occhi da cerbiatta. Insomma, ad occhio e croce una ventina di euro spalmati sulla faccia che non si devono vedere. Questa si che è coerenza. E poi l’acqua profumata che sembra che io sotto le ascelle per natura ho due Arbre Magique alla Vaniglia. E l’ultima passata di colluttorio che non sia mai che
Nota per i non Piemontesi:
E così dopo aver passato la sera prima da Decatlon a scegliere la mise perfetta mi ritrovo con Pantajazz neri (si sa che il nero snellisce) di quelli con il accetti al ginocchio, maglietta nera,felpina nera da annodare dopo i primi tre minuti di corsa in vita che è double face. Non nel senso che si gira e ha un altro colore, semplicemente ha la doppia funzionalità della scusa del “sai, se ho freddo almeno ce l’ho” quando in realtà serve solo a nascondere –inutilmente aggiungerei – il culo grosso. Coda di cavallo d’ordinanza e già che ci siamo, esageriamo e facciamo i professionali, cardiofrequenzimetro al posto con fascia toracica (sia mai che la voglia vedere…. La fascia toracica, of course)
Eccomi pronta, ore 5.22.
Suona il cellulare
Gulp.
Ho un balzo al cuore
Ho la salivazione azzerata
Rispondo.
“Ste, mannaggia, piove, facciamo un altro giorno?”
Ma perché io non apro le finestre la mattina Santa Cleopatra?!?!?!?!?!