nuvole rosa

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il giovedì, 31 maggio 2007,13:45

Chissà perché quando penso a una cosa felice mi viene in mente il termine “nuvole rosa”. Che l’abbia sentito in qualche canzone? L’unica che mi viene in mente è Nuvole rapide ma non c’entra fava. Eppure è un’immagine che mi perseguita. Come oggi, forse è un po’ l’associazione del sentirsi un po’ così, appunto, fra le nuvole, un po’ leggera e la tinta rosa che bene o male ho sempre associato ai momenti sereni. Non profondi e passionali come il rosso ma nemmeno cupi come il viola, il rosa è una cosa tranquilla. E’ una tinta da bimbe, da casa di bambole, da ballerina. E’ una cosa delicata, tutto l’opposto di me, terminator in gonnella (quelle tre volte l’anno che la metto) ragazza da jeans e camicia dal passo militare che cammina a testa alta e – come dicono i miei simpatici amici – tette avanti. Oggi piu’ che mai consapevole della propria forza. Una forza nuov..no, ricomincio che stavo scrivendo una cosa che mi fa vo-mi-ta-re. Una nuova forza (già meglio) che mi prende da dentro. La consapevolezza che quando voglio le cose le ottengo. Anzi no, come dissi una volta al mio piu’ caro amico in tenda suscitando le risa di tutte le tende circostanti “io se voglio una cosa me la prendo”. Io, tipicamente ingenua e mai maliziosa riesco sempre ad avere delle uscite terrificanti alle quali poi presa dall’imbarazzo non riesco a porre rimedio. Io che sembro davvero una donna tutta d’un pezzo, una che non deve chiedere mai mi ritrovo imbarazzatissima ad arrossire balbettando senza spere che pesci prendere. Un po’ per gioco e un po’ per sul serio sono diventata la compagna di avventure ideale per i miei compagni uomini, forse perchè non mi faccio mai prendere dal panico in determinate situazioni o forse perché alla fine un po’ maschiaccio io mi ci sono sempre sentita. Fatto sta che sono la compagna, anzi, il commilitone eppure questo mi da l’opportunità di allacciare amicizie che tante persone non riescono ad allacciare. Mi da l’opportunità di conoscere le persone sotto punti di vista che gli altri non conoscono. Perché le amicizie uomo-uomo o donna-donna sono ben diverse dalle amicizie uomo-donna che a loro volta sono anni luce piu’ avanti al rapporto uomo-donna in veste di coppia. L’amicizia uomo-donna è la cosa piu’ completa che ci possa essere. Fino a che, ovviamente, tutto non viene complicato da (solitamente lui) uno dei due che pensa di essersi innamorato. Non è quasi mai così (il quasi ci sta tutto). Solitamente non ti sei innamorato del/la tuo/a migliore amico/a, semplicemente ti senti solo e lui/lei è la cosa piu’ facile: è una persona fidata, la conosci, avete magari già dormito assieme piu’ e piu’ volte senza mai pensare ad altro se non “speriamo che non russi anche stanotte come un trombone”. Che poi a ben vedere in montagna queste cose sono naturali come il miele fatto dalle api, solo che la gente lì per lì (lì al quadrato?) rimane un po’ spiazzata. Invece poi una sera chissà perché vuoi la grappa, vuoi la depressione dietro l’angolo le cose cambiano. Ma da questo traguardo ci sono già passata e non ho intenzione di doppiare nessuno. Le cose invece si complicano se in questo ruolo non c’è il tuo migliore amico, ma una persona piuttosto nuova, amica anch’essa ma comunque di un’amicizia fresca. Se ci metti anche che della suddetta persona di un bel po’ di anni piu’ grande di te, hai anche particolarmente rispetto e stima se non (addirittura?) venerazione…beh, sicuramente parlare tre o quattro ore con codesta persona male non ti fa e nemmeno schifo. No, no. Anzi. Se poi ci metti che la stessa persona ti chiede un parere su una decisione importante, che reputa la tua opinione fondamentale per le scelte etc etc beh, allora è facile cadere come delle pere cotte. Ci vogliamo buttare su anche il fatto che bruttino non è, che fisicamente è molto atletico, che ti incanta con la parlantina e saresti disposta anche – si è vero – a passare sopra al fatto che abbia quei due incisivi che proprio non ti piaccio…beh, figlia mia, pera sei diventata, cotta nel vino e spruzzata di cannella.  Ah, ci butto pure gli occhi verdi, saran due etti che faccio? Lascio?

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (5)(popup) | commenti (5)

una è andata

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 30 maggio 2007,08:46

Beh, mica posso pretendere i miracoli, no? Una a confronto delle 50 che mi fumavo prima direi che ci puo' anche stare. La mattina è il momento piu' difficile. E' il momento in cui ne sento veramente il bisogno.  E se devo essere sincera è il momento piu' difficile per tutto. Mimangerei un bisonte se solo passasse davanti alla macchina e mi accenderei anche un mutuo. Mi tiene in piedi il pensiero che tra qualche giorno probabilmente ci sarà di nuovo l'esercitazione in battuta e allora (forse, spero) iniziero' a vedere i benefici dela mia scelta. Anche se ad essere sincera (e qui sto facendo un'opera di autoconvincimento mica da ridere!) ieri sera quando sono arrivata a casa ero pure convinta che al tatto la mia pelle fosse praticamente perfetta e che questo fosse merito dell'assenza totale di sigarette. Insomma, le sto cercando tutte, me le racconto e me le credo perchè alal fine non è che sia poi così convinta di aver fatto la scelta giusta a smettere di fumare.

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (11)(popup) | commenti (11)

...e allora!

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 29 maggio 2007,16:39

E io che credevo che i film sulla droga fossero tutte cazzate! Quando vedevo le scene di Christiana F, noi i ragazzi dello zoo di Berlino, o anche le scene di Trainspotting pensavo che fosse impossibile che stessero così male. In fondo, mi dicevo, basta resistere alla tentazione e si puliscono per sempre, e poi si sa che la droga fa male, come si fa a essere così imbecilli da farsi coinvolgere?

Ieri sera l’ho riguardato, ho rivisto Christiana F. e l’ho visto con occhi diversi. Occhi diversi perchè anche io nella mia quotidianità sono una piccola drogata. Una drogata legale se vogliamo, ma pur sempre drogata, una drogata da svariati mg di nicotina al giorno che ieri pomeriggio ha finalmente maturato l’idea “potrei persino smettere” e non si è detta “da domani” o “da lunedì” o “dal primo del mese”. No, bella convinta mi sono alzata da questa scrivania, sono andata in bagno a lavarmi i denti e non ho piu’ toccato una sigaretta. Il mio contatore ufficiale mi comunica in questo momento che non fumo da 1 giorno, 1 ora, 24 minuti e una manciata di secondi. Mi dice che NON ho fumato 42 sigarette, risparmiando così anche 7 euro e 20 evitando cosi di buttare nel cesso 3 ore e 31 minuti della mia vita. Peccato che una cosa così non ci sia anche per il cibo, o per il non cibo, o per il vomito o per tutte le cazzate che ho fatto. Fatto sta che ieri sera mentre ero lì con il film che scorreva davanti agli occhi, io nella mia piccola dipendenza mi sono ritrovata a pensare che non era così esagerato. Sentivo anche io (e sento) i dolori nelle ossa, nella pancia, nelle articolazioni, mi sembra di vivere in un mondo ovattato, ma spero sempre che sia vero che sarà così solo per le prime 72 ore, e stando al mio contatore me ne mancano “solo” 47 per passare indenne. Mi basta tenere duro ancora poco. Ieri sera guardavo il film e mi dicevo che ero come loro, questo mi ha tenuta lontano dalle sigarette fino all’ora della nanna. Cosa che è avvenuta molto tardi perchè mi sono dedicata la serata a manine e piedini con tanto di imbattibile Rouge Noire perchè avevo bisogno di sentirmi a posto. E infatti dopo aver guardato Christiana F per riprendermi mi sono fatta una “dose” di Jimmy Choo e Manolo Blanik con Il Diavolo veste Prada. Così rapita dalle immagini e intenta a far asciugare la seconda mano di smalto non potevo permettermi di sdraiarmi a letto. La sensazione strana di dolore è sparita prima di accoccolarmi tra le lenzuola, e si è ripresentata solo nel pomeriggio, qualche minuto fa. Anche se la mia collega sta fumando  il fumo passivo evidentemente non mi basta per farmi passare la sensazione di dolore e stordimento che provo. Sembra cretino, eppure sono così dipendente che mi guardo da fuori e mi vedo esattamente come quei drogati. E mi vergogno di me stessa. Esattamente sabato l’altro ha iniziato a balenarmi per la testa questa cosa di dare un taglio alle sigarette. Semplicemente non posso essere così dipendente. La stessa sensazione di stordimento la provo quando sono a dieta. Oddio, dieta, con me la parola dieta non esiste, per me esiste il mangio e il non –mangio. Non è difficile, in questo caso esiste il fumo e il non –fumo. Che non mi chiedano di ridurre perché non esiste. Così ieri sera mentre ero lì spaparanzata sul divano a guardare il soffitto mentre sventolavo le mani e i piedi per aria tipo una tartaruga che non riesce a rigirarsi piu’, pensa e ripensa inizio a considerarmi una drogata. Di cibo, di sigarette, di schopping, di tutto quello che posso essere e allora, visto che per il fumo ho voluto puntare sulla mia salute dovrei fare altrettanto per il cibo. Che senso ha pensare di smettere di fumare per respirare meglio e riuscire a prepararsi meglio tecnicamente se poi mi sfondo di schifezze e continuo a nascondermi in bagno?

Non vale!

PUGNO!

Nuovi obbiettivi, nuovi pensieri, nuove spinte, nuove motivazioni.

Se quindi mi risulta così difficile astenermi dal fumo che ho fumato “solo” per 15 anni, come posso pretendere di essere indenne dal cibo quando dipendo da esso da almeno il doppio degli anni? E’ innegabile che se sto vendo le crisi di astinenza da fumo dopo poco piu’ di 24 ore non posso pretendere di non averne da determinate categorie di cibi, quindi iniziero’ a vedere questa cosa con occhi sicuramente diversi. E per incominciare iniziero’ a non pretendere sempre trppo da me, ho tempo per riuscire nell’intento. Mancano ancora un sacco di giorni al mio obbiettivo finale e ci arrivero’ in salute.

Si cade, ma ci si rialza, non sono né la prima né l’ultima. Ma sono io e questo mi basta.

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (8)(popup) | commenti (8)

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 23 maggio 2007,12:18

Sono giorni che penso e ripenso sempre la stessa cosa. L’altra sera con LUI mi è anche uscita candida dalle labbra, come se fosse la cosa piu’ normale del mondo “i miei metodi erano quelli giusti, i dottori non capiscono un cazzo” Come a ribadire che sono io ad avere la verità, che con i loro insegnamenti io non andro’ mai da nessuna parte. E da lì il passo è stato breve, un po’ d’acqua e il bagno subito lì a portata di mano, sola in casa, chi vuoi che mi veda? Non lo saprà nessuno. E ieri, di nuovo LUI ci si incontra per strada, io vestita in nero dalla testa ai piedi con un paio di occhiali a mascherina neri come la pece a nascondere il gonfiore e le venuzze che sono saltate fuori, consapevole del male allo stomaco e all’esofago che mi porto dietro dalla sera precedente. Nello stomaco un turbine di acqua e caffè e rabbia e quella sensazione di aria che passa dall’esofago che nessuno ha mai capito che cosa volessi dire. Lo saluto, sorrido di quei sorrisi forzati che sembra che ci siano gli elastici dietro le orecchie a tirare su gli angoli della bocca, è come se mi vedessi in una smorfia in cui la bocca sorride e gli occhi no. Continuo a nascondere gli occhi con gli occhiali anche se il sole non è piu’ quello accecante del giorno. Lo capisce, lo capisco lontano un miglio che lo capisce. Mi chiede distrattamente cosa ci faccio in giro a quell’ora con gli occhiali da sole. Gli rispondo una delle mie tante balle raccontate negli anni, Dio mio che tecnica affinata ho oramai! Allergia, vento, congiuntivite, voglia di farsi gli affari propri guardando gli altri senza essere scoperta, le snocciolo oramai come una vecchina fa scorrere il rosario tra le dita. Automatici.

Ma non lo inganno, non fa domande, mi guarda e fa la sua solita smorfia. Labbro contratto solo da un lato e con l’altra parte sorride. Non ho mai capito come facesse a dividersi la faccia in due. Gli occhi sono tristi pero’, si vede. Lo vedo anche attraverso le lenti nere che mi ricoprono. Non piu’ tristi dei miei pero’. Tristi e delusi dalla me stessa che ha questi momenti. Mi pizzica la guancia tra l’indice e il medio come ha sempre fatto. “Vieni, andiamo al bar, ci prendiamo qualcosa” Non rispondo nemmeno, caccio le mani in tasca e mi avvio molleggiante sulle nike rosa qualche passo avanti a lui. Pochi metri e siamo seduti a un tavolino. “Birra?” “No, grazie, un caffè e un’acqua frizzante” Lo sguardo che scruta si fa ancora piu’ penetrante, come se volesse passare quegli occhiali. Vuole vedermi in faccia e io non voglio farmi vedere. Si parla del piu’e del meno, si parla della tipa con la quale domenica era al bar a prendere l’aperitivo, si parla di viaggi imminenti, di libri letti e di film in edizione limitata. Si parla bene, la testa mia piano piano da china a contare i tovaglioli di carta si alza e lo guarda dritto negli occhi, le spalle da chine diventano piu’ dritte, le mani da raccolte in grembo si alzano sopra al tavolo, gesticolano, accendono un sigaro, giocano con la collana che mi ha regalato la mamma, mettono e tolgono l’orologio e si intrecciano a far scrocchiare tutte le nocche. La voce da flebile si alza di due toni, i denti sono di nuovo in mostra, bianchi, candidi, il sorriso finto diventa un sorriso vero, la testa reclinata all’indietro come a lanciare indietro la chioma che non c’è perché è raccolta in una crocchia tirata su con la matita rossa e blu. Il caffè è finto, ne ordino un altro. Il sole è calato e io senza rendermene conto tolgo l’occhiale a svelare il mio mistero. L’occhio rosso fa capolino. Vedo il suo sguardo sorpreso, sbigottito come a dire “ma di nuovo?”. Abbasso gli occhi a guardare di nuovo i tovaglioli sul tavolo, ringrazio la ragazza che mi porta il caffè e sorrido a lui come a dire “è tutto a posto, stai tranquillo, sto bene” anzi bèèèèèèène come lo dice sempre lui. La proposta di mangiare qualcosa assieme è praticamente automatica. Ma non accetto. Ho una cena con la famiglia. Che detto così sembra che ci debba essere anche il Padrino, in realtà siamo solo io mamma, papà, fratello, cognata e la mininipote. Siamo d’accordo da una settimana, non posso fare Bonolis. Non mi crede. Lo vedo che non mi crede. Gli propongo di accompagnarmi al ristorante per fargli vedere che sono tutti là che mi aspettano. Scendo dalla macchina e a stento riesco a mandarlo via. Mia madre che lo vuole a tavola, mio fratello che è tanto che non lo vede, la mininipote che – chissà perché- quando lo vede sembra un robottino con la carica che trilla tutta, lo adora. Entro al ristorante, ancora gli occhiali addosso ma so che la famiglia non farà domande. La mia nicchia sicura sa e non c’è bisogno di spiegazioni e questa è la parte piu’ bella della cena. Passano silenziose un paio di ore a scrutare i piatti che passano tra il vociare di mia madre che riempie la stanza, i sorrisi e le smorfie di mia nipote, gli sguardi che mi pecorrono da parte di mia cognata che so già che cosa sta pensando, ma l’unico mio pensiero in questo momento è la casa, una doccia calda, un letto nel quale crogiolarmi, non riesco a pensare ad altro. Penso solo che lui è l’unica persona che mi abbia mai capita. L’ho capito da come mi ha salutata, quella stretta di mano silenziosa sopra al cambio della macchina che diceva tutto diceva che lui era con me, che sapeva che per me era come andare al patibolo quella cena. Con quell’occhio che urlava “si, l’ho rifatto, e non rompetemi i coglioni che la vita è la mia e decido io cosa farne”. Esco da ristorante nel caldo afoso di ieri sera con quella brezza che nemmeno rinfresca ma ti imperla la fronte di sudore e cammino a testa bassa verso la macchina. Il telefono suona, un messaggio. Per un attimo penso (spero?) che sia lui, che mi dica “non ti lascio sola stasera” Poi ricaccio indietro quel pensiero. Lui non è mio e mai lo sarà e tra le altre cose mi rendo conto che anche il sentimento è cambiato. Pero’ è l’unico che mi sa capire così a fondo, l’unico che io conosca con il quale non servono tante parole. E invece non è lui, è un altro. Decido di chiamarlo una volta a casa, con calma. Saluto mamma e papà, do un bacio a mia nipote, saluto con la mano mio fratello e mia cognata, voglio evitare ogni contatto fisico che mi ricordi quanto sono satura di cibo oggi. Salgo in macchina e sento che non sto bene, mi fermo appena posso. La mia pancia si ribella, non puo’ sopportare tutto quel cibo in così poco tempo. Riprendo i miei ritmi, appena gli occhi non hanno piu’ lacrime da sgorgare mi siedo in macchina e respiro profondamente. Aggrappo la bottiglia dell’acqua sul sedile posteriore e bevo. Lavando quella sensazione di sporco che mi sento dentro. Decido di chiamare l’autore dell’essemmesse. Un po’ per dovere, un po’ per distrarmi. Attacco l’auricolare anche se sono ferma e non sto guidando, ma magari tra poco mi riprendo e decido di partire. Al secondo squillo c’è già la sua voce che risponde. “Ste, ma sei raffreddata?” (ma ti sembra che una a maggio con 30 gradi all’ombra possa essere raffreddata?) “Allora hai appena pianto! Hai una voce!” (ecco, il premio per la delicatezza quest’anno sappiamo già a chi consegnarlo) “Oddio, se proprio vogliamo è pure sexy, piu’ del solito, così cupa, un po’ scartavetrata” (ecco, scartavetrata come la mia gola in questo momento, che grida “datemi del ghiaccio” e cupa come gli occhi che ti farei se ti avessi qui davanti!). E’ solo perché il tipo schifo non mi fa che non lo mando a fare in culo direttamente, ma penso anche che se dall’altra parte del telefono ci fosse stato chi dico io avrebbe capito tutto dal mio “ciao” iniziale. Ma lui non fa piu’ parte della mia vita, purtroppo e per fortuna e sono felice che per i prossimi trenta minuti invece la testa mia piano piano da china si alza, le spalle da chine diventano piu’ dritte, gesticolano, accendono un sigaro, giocano con la collana che mi ha regalato la mamma, mettono e tolgono l’orologio e si intrecciano a far scrocchiare tutte le nocche. La voce da flebile si alza di due toni, i denti sono di nuovo in mostra, bianchi, candidi, il sorriso finto diventa un sorriso vero, la testa reclinata all’indietro come a lanciare indietro lr chioma che non c’è perché è raccolta in una crocchia tirata su con la matita rossa e blu.

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (6)(popup) | commenti (6)

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il giovedì, 17 maggio 2007,08:29

SVEGLIA E CAFFE'

BARBA E BIDET

PRESTO CHE PERDO IL TRAM

UACCIUUARIUARI

UACCIUUARIUARI

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (6)(popup) | commenti (6)

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 15 maggio 2007,08:49

Incredibilmente sveglia all’alba non so nemmeno io per quale strano motivo, doveva essere una di quelle giornate in cui hai voglia di spaccare il mondo. Invece dopo il primo caffè la radio si è accesa e mi ha propinato “strada facendo” di Baglioni. E la giornata no, non puo’ iniziare bene con Baglioni. Mi caccio sotto la doccia nel tentativo di svegliarmi del tutto e intanto scansiono mentalmente l’armadio alla ricerca di qualcosa da mettere. Inutile, non mi viene nessuna idea. Decidero’ direttamente davanti alle ante spalancate. Ma è inutile. Stamane proprio non gira. Pantaloni o gonna? No, niente gonna, ho troppi lividi sulle gambe, mi prenderebbero per la Pimpa. Vada per i pantaloni. Alla fine ne prendo un paio. No, troppo chiaro. L’altro, troppo pesante. L’altro ancora troppo leggero. Quando sento che sto per pronunciare la frase “non ho niente da mettermi” opto in extremis per un pinocchietto nero che va sempre bene, infischiandomene di cio’ che sosteneva Audrey che una donna di classe non indossa mai il nero prima di mezzogiorno. E per enfatizzare ancora di piu’ opto per un bel maglioncino, nero anch’esso così non devo cambiare la borsa che…ops…guardacaso è nera. Memore di quello che ho letto qualche sera fa su “Assolutamente Glam" che una donna non puo’ abbinare piu’ di tre pezzi dello stesso colore decido di infilare le mie nike rosa per staccare dal total balck. Serena di sentirmi a mio agio e avendo pur sempre un’ottima parvenza per l’ufficio scendo le scale saltellando baldanzosa e mi dirigo alla macchina fermandomi dal prestinaio a prendere il pane e salutando con un bel sorriso gaudioso il Dottor R che ne sta uscendo brandendo in mano una brioche piu’ grossa di me. Incredibile davvero nemmeno ne ho voglia. Prendo i miei panini integrali e saluto. Salgo in macchina buttandomi nel traffico cittadino del mattino con la radio che mi legge l’oroscopo “oggi passerete la giornata ad aspettare una telefonata che non arriverà” Pero’…che bell’inzio. Ma che mi frega? Io agli oroscopi credo solo quando vale la pena crederci. E poi io non sto aspettando nessuna telefonata. Al massimo posso aspettare quella del commercialista. In questo momento non ho nessuna aspettativa da nessuno. Quindi secondo me hanno sbagliato segno. Si sicuramente stavano leggendo qualcos’altro. Finalmente iniziano a trasmettere musica. Ma la radio oggi sembra avercela con me: Scialpi! Come si fa, dico io a trasmettere Scialpi nel 2007? Rimango allibita. Scendo al bar a prendere il mio consueto caffè doppio prima di fare gli ultimi metri che mi separano dall’ufficio e cammino specchiandomi nelle vetrine, come faccio sempre. In tutta sincerità stamattina non mi vedo niente male: niente trucco perché l’abbronzatura da sola basta, il total balck che secondo me fa sempre bene, e questa camminata rilassata da scarpa da ginnastica che non avevo da tempo. Si, mi sento decisamente a posto con me stessa e con il mondo, senza contare che oggi finalmente dovrebbe essere il grande giorno in cui (speriamo) mi arriva la mia ultima follia comprata su IBS. Maniaca di cinema da sempre, il mio film preferito ha una nuova edizione solo per i malati italiani. Il divudì già lo avevo ma mi sono detta che questa edizione speciale non potevo lasciarla là negli scaffali. DOVEVA essere mia. Sto parlando del piu’ grande film comico di tutti i tempi, ineguagliabile. Temendo che il mio dvd prima o poi ne sarebbe uscito liquefatto dal lettore ho pensato di comprarne un secondo (no, non è vero, volevo i gadget che ci sono nella confezione e questa è la scusa che mi sono creata per giustificare l’acquisto compulsivo di una cosa che altrimenti sarebbe stata inutile) Insomma: Frankenstein Jr ha una nuova versione cofanetto che contiene non solo il dvd del film, ma….nei contenuti speciali ci sono tutte le scene tagliate che nella versione precedente non c’erano, c’è il libro con le battute piu’ celebri dei film di Mel Brooks dal titolo “è bello essere Re” (e chi non sa da che film arrivi questa battuta faccia penitenza inginocchiandosi sui ceci!), e in piu’ contiene: un cappellino che non è il mio genere ma regalero’ sicuramente a mio fratello- anche se non so quale battuta del film ci sia scritta sopra. Un ombrello. Non che avessi la necessità di un ombrello ma…vogliamo mettere? Uscire sotto la pioggia con l’ombrello con su scritto “potrebbe essere peggio, potrebbe piovere” è un vero toccasana contro il malumore dettato dal tempo. Poi c’è una maglietta, anche qui non so quale battuta ci sia scritta sopra, mi auguro soltanto che – come mi ha fatto notare un mio amico ieri – non ci sia scritto “Mai visti due così” e poi c’è LEI: la mia preferita. La Mug. Che per molti puo’ non essere niente, ma io che adoro le mug e le colleziono da una vita non potevo farmi mancare questa, con la piu’ celebre battuta di tutti i tempi. Non la scrivo perché è SACRILEGO non saperla. Sarà un piacere bere il mio latte caldo con il miele e il rhum nelle serate cinema in solitaria che mi sparo puntualmente ogni martedì sera (e GUAI a chi citofona/telefona/manda piccioni viaggiatori). Sarà una goduria sorseggiare il caffè della mattina già con il sorriso stampato sulle labbra per merito di una piccolissima frase scritta sopra. Anzi, ad essere sincera sto già temendo per il giorno che accidentalmente si romperà. Perché oramai lo so, le tazze delle quali non mi importa nulla rimangono negli scaffali intonse per anni, le mie preferite invece prima o poi si sbeccano, o peggio, si disintegrano. Dovro’ comprare una campana di vetro. No, rischierei di rompere anche quella. Insmomma, è bastato un click per rendermi meno uggiosa questa giornata in cui minaccia pioggia.  Meglio così, se quando esco dall’ufficio pioverà potro’ già usare il mio ombrello. E saro’ l’unica a girare per la città con il sorriso stampato sulle labbra.

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (4)(popup) | commenti (4)

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 11 maggio 2007,08:27

“Fu allora che capii: il tunnel delle dipendenze non ha uscita. Quell’abisso che colmiamo a suon di digiuni, abuffate, gin tonic, benzodiazepina, tabacco, sedute di palestra, sesso, videopoker e polveri varie o semplicemente collezioni Kinder, è in continua fase di trasloco. Si sposta, slitta di posizione come la casella vuota dello slide puzzle ma non se ne va. Rimane lì dentro, affamato, a chiedere carburante. E l’alimentazione a base di digiuni, abuffate, gin tonic, benzodiazepina, tabacco, sedute di palestra, sesso, videopoker e polveri varie o semplicemente collezioni Kinder, non puo’ colmarlo.”

 

Ecco, mettiamo una sera che rientri a casa sfatta dal lavoro, in cui ti prepari la cena, in cui decidi di volerti sdraiare a letto presto per esser riposata l’indomani, in cui decidi di leggere due righe di qualche libro di quelli – come amo definire io – da spegnere il cervello. Niente manuali tecnici da studiare che tanto per l’esame c’è ancora un sacco di tempo (illusa, fa presto ad arrivare), niente mattoni soporiferi, niente ultime uscite del tipo ma-tu-sei-l’unica-a-non-averlo-ancora-letto (ho detto no! Io mi rifiuto di leggere un libro che vendono anche all’autogrill, a fianco alle Vigorsol) e allora prendi su uno di quei libri “ da donne” Qualcosa di equivalente all’ormai inflazionato “I love shopping” e compagnia cantante, ma stavolta è italiano. E tu sei lì che già dalle prime pagine capisci che non ci siamo. Perchè la protagonista deve preparare il matrimonio al suo ex fidanzato. E già qui ti rendi conto che hai buttato nel cesso quattrordicieuroenovanta  ma decidi di andare avanti. Se non fosse che il suo ex si chiama come il tuo ex (il mio intendo dire, che qui faccio i nodi con la sintassi) . e fino qui ci puo’ anche stare, visto che il tuo ex non richiamava Asdrubapal, ma aveva uno dei nomi piu’diffusi sul pianeta terra. Non paga di cio’ tutti i tuoi ex hanno quel nome, al prossimo ti regalano un tostapane. Cromato. Che sta bene in cucina. Con il quale sicuramente brucerai pure i toast. Perché non sei una cuoca. Ma non tergiversiamo. Tu sei lì, nel tuo letto, con la tua bella maglietta taglia orca assassina a farti da pigiama, con il tuo chupa chups al caffè in bocca che leggi e ti arriva addosso questa frase. E ti fermi. Perché in qualche modo ti colpisce. E come l’album delle figurine Panini (ma esiste ancora? Quello con le foto dei calciatori a mezzo busto? Fatti tutti, finito mai nemmeno uno.) inizi a contare. Célo, célo MANCA! E ti rendi conto che di cazzate ne hai fatte nella vita. Orca se ne hai fatte. Anzi, a parte un paio che ti manca di quella lista, ne aggiungeresti pure un paio in piu’. Ma l’autrice ha avuto il buon gusto di non scriverle. Forse si vergognava troppo pure lei. O forse le sono sfuggite. O forse lei non le ha mai provate. E di punto in bianco senti che un po’ ti mancano, perché in fondo erano un po’ le tue sicurezze nella vita. Avere il controllo su tutto, primo di tutto su te stessa e il tuo corpo,dominarlo, sfruttarlo, schiaffeggiarlo per poterlo ammirare. E ora che non solo metti il sale nell’insalata, ma forse lo hai anche messo nella zucca ti rendi conto che fustigarti per apparire bella era un’emerita stronzata. E riapri vecchi quaderni e leggi e ti domandi se eri veramente tu quella che scriveva. Sai anche che sparso per la rete c’è ancora quel blog, quello in cui scrivevi rigorosamente ogni mattina il tuo peso e tutto (niente) quello che mangiavi, con i link delle tue “amiche” che ti davano manforte e con le quali facevi a gara a chi perdeva piu’ peso, a chi mangiava di meno, a chi resisteva di piu’. Non lo hai mai cancellato e ogni tanto torni a leggerlo. E se da una parte ti manca un po’ quel senso di controllo dall’altra ti serve a capire quanto fossi stupida. E torni a leggere anche i blog di quella cerchia di “amiche”. Alcune scrivono ancora e tenti di dissuaderle, altre non scrivono piu’ e non sai se come te hanno cambiato identità e hanno trovato il lume della ragione magari sono qui a fianco a te nella blogosfera che ridono e scherzano e finalmente escono per una pizza con gli amici come stai facendo tu, senza per questo doversi di nuovo nascondere in bagno, ma piu’ spesso pensi al peggio e ti domandi se da quel 25 luglio 2006 lei non ha piu’ scritto perché…no, non puo’ essere, non deve essere, lei sarà qui che ti legge e tu non lo sai nemmeno. Magari è tra quei commenti nascosta dal monitor e sta sorridendo adesso perché capisce che tu la stai cercando. E ti rendi conto che magari tante altre su quel blog non leggendo piu’ di te avranno pensato la stessa cosa e ti viene voglia di tornare, di scrivere un ultimo post dall’altra parte. Urlare SONO VIVA, STO BENE ma non lo fai perché non ti senti abbastanza forte ancora. E se riprendi i contatti con “loro”? Che ne sarà di te? No, non sei ancora abbastanza sicura per poter correre, stai ancora gattonando, hai bisogno di troppi angeli custodi ancora prima di poterti alzare da sola e camminare e poi correre, e saltare. Hai ancora troppe facciate da prendere a terra, per poi alzare di nuovo lo sguardo, asciugare una lacrima e ricominciare, come se nulla fosse successo. Hai ancora troppi tasti da pigiare su questa tastiera che ti tiene compagnia nelle serate così in cui la voglia di tornare indietro è così forte da cercare asilo nelle parole, scritte o lette che siano, ma che ti travolgono come un fiume in piena. Poi ti fermi un attimo, ti guardi allo specchio e ti parli,come se stessi parlando a un’amica, e ti dici che stai facendo la cosa giusta, che il cammino non sarà poi così faticoso come ti hanno voluto far sembrare, perché ne hai già fatta di strada, e adesso inizia la parte bella, quella in cui non devi piu’ arrampicare, spaccarti le unghie, fare uscire il sangue dalle nocche delle mani, ma inizi a vedere la cima, l’arrivo, e guardi quel panorama tinto di rosa dal tramonto che nessuno che abbia condotto una vita normale si puo’ godere quanto te. Perché tu quel panorama te lo sei conquistato, poco alla volta. Una mano nella fessura e l’altra su uno spuntone, un piede nella nicchia e uno piu’ in alto a spingere e tentare di sollevarti. E se anche scivola un appiglio, poco male, la corda tiene, la sicura c’è e si vola solo per pochi metri. Mentre cadi ti sembrano infiniti, ma chiudi gli occhi e tieni il respiro. Butti le braccia lungo il corpo affaticate dalla tensione, fai scricchiolarle dita e sei pronta a ripartire. Ritrovi il primo appiglio e l’altro spuntone e guardi di nuovo su verso la tua meta che non è poi così distante come ti poteva sembrare. E ricominci, ordinata: mano mano, piede piede. E poi, diciamocelo, la vera soddisfazione una volta arrivati lassù in cima, è avere la consapevolezza di averlo fatto con le proprie forze.

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (6)(popup) | commenti (6)

il grillo parlante

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 09 maggio 2007,16:50

E’ un’amica che ho conosciuto in rete, se non fosse per le foto digitali non saprei nemmeno che faccia si ritrova. Eppure per me è un Guru, anzi come ama definirsi lei è il mio Grillo Parlante. Quella che se sto per fare una cazzata mi viene da mandarle un SMS e già mi tuona nelle orecchie il suo “Stefania, SEI IDIOTA!” Quella che sa darmi le dritte giuste, quella che ci perdiamo sul messenger a riempire il carrello di IBS con tutti i consigli che si possono dare a se stessi, perché in certe cose siamo uguali, quella  che mi aggiorna sulle ultime tendenze di moda e si incazza perché ho già una cosa ma non so come si chiama, quella che legge Hesse e Elle dando loro la stessa importanza, quella che mi segue passetto passetto e se le dico che il prossimo mercoledì mi pesero’, mi dice “non ti aspettare i miracoli” ma ha già perso 16 chili e che mi ha passato la dieta di soppiatto, quella che mi manda i fax in ufficio con la prima facciata con su scritto “GIA’ SAI”, quella che se c’è da dirmene 4  me ne dice anche 8 e non fa sconti, quella che se non ne ha passate quanto me, ne ha passate sicuramente di piu’, quella che sa cosa voglio dire quando le dico “mi manca la malattia” ma non fa come tutti gli altri che ti guardano inebetiti e non sanno che cosa rispondere, perché lei lo sa che cosa vuol dire quando ti manca, eppure ha le palle per dirmi che la strada giusta c’è e ce l’ho a portata di mano, quella che quando ci telefoniamo, due ore sono poche, solo per i saluti iniziali, quella che se cerco un paio di Jimmy Choo smobilita il mondo per trovarmele, quella che se le parlo si sesso non mi reputa un zoccola come tutte le conoscenze femminili che ho, quella che parla schietto e non fa perifrasi, quella che ti dice due parole e ne capisci quattro, quella che come me è compulsiva, e se solo dovessimo fare un giro di shopping assieme, verrebbe direttamente il Signor Visa ad accompagnarci. Con l’autista. A spese sue. Quella che non va per il sottile come me, quella che adora Audrey Hepburn come me eppure siamo entrambe discendenti da una famiglia di vikighi, quella che ha un fratello stronzo come me, quella che detesta la cognata, come me, quella che a volte (ma solo a volte) mi dice “in questo modo risparmi” perché entrambe abbiamo le carte di credito sfondate, quella che se le chiedo una cosa dopo tre nano secondi ho i link a portata di click, quella che come ha cambiato 854621475 blog perché si annoia e ha voglia di cambiare, quella che è cambiata sul serio e nel modo corretto e per questo è mia musa ispiratrice, quella che tra poco le dirò “la seconda di giugno vado in Sardegna, urge costume, spara” e trovero’ (già lo so) 87 link diversi di marche che nella mia città non ci saranno mai, quella che abita a 390km dalla sottoscritta eppure sembra di averla sempre a fianco, quella che prima o poi mi strozza se non la pianto con le domande cretine, quella che spunta come un fungodal messneger di prima mattina per insultarmi del post che ho scritto. A volte la rete ti da l'opportunità di conoscere persone che mai nella vita altrimenti avresti incontrato. E non c'è che da esserne felici.

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (6)(popup) | commenti (6)

corazzata

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 08 maggio 2007,17:23

Refrattaria a ogni manifestazione d’affetto. E’ piu’ forte di me. Baci e abbracci mi danno fastidio. Figuriamoci poi se è una persona che odio profondamente quella che si avvicina per queste effusioni. Vado fuori dai gangheri! Lo so, esagero, perché sono plateale, mi divincolo, scappo, mi rimpicciolisco, magari urlo anche. Mi danno noia. Non ce la faccio. Bacini pubblico con il fidanzato? Giammai! Mano nella mano? Ma siamo matti? Non ne sono capace. Non sono nemmeno capace a far capire alle persone quanto bene gli voglio. Le persone che mi conoscono SANNO, mi dicono. Dovrebbe bastarmi ma non mi basta. Vorrei essere una di quelle che fa trasparire emozioni. Ma sembro sempre un rottweiler incazzato. L’unica volta che ho detto, anzi, scritto Ti Voglio Bene a mio papà è stato il 12 maggio 2004. Un mese dopo che lo abbiamo ricoverato per l’ictus. Non sono stata capace di dirgli niente. In ufficio con la mente annebbiata da mille pensieri e piu’, ho preso un blocco e ho iniziato a scrivere, fiumi di parole che sgorgavano come se fossero stati rinchiusi in una diga per anni. Otto pagine fitte, davanti e dietro che la sera gli ho fatto trovare in cucina. E al mio rientro a tarda notte lui era lì con le lacrime agli occhi. Un uomo che piange fa sempre un certo effetto. Se poi è tuo papà quest’uomo…beh…difficile spiegare cosa si prova. Eppure papà lo sa il bene che gli voglio, ma non riesco ad esprimermi. Anche le amiche piu’ fidate, quelle che da una vita fanno la strada insieme a me, hanno sentito quelle fantomatiche parole dalla mia bocca si e no due volte in tutta la loro vita. Eppure se c’è una che dentro si sente una cristalleria sono proprio io. Io che mi commuovo anche solo per una pubblicità ben riuscita, per una scena di un film, per una musica che mi ricorda qualcosa, un libro, un blog. Non sono una donna di marmo, eppure all’esterno sembro questo. Io sono ancora capace di arrossire per un complimento. E poi, io ai complimenti, non so mai come rispondere. Quasi sempre rispondo con una battuta. Che destabilizza sempre chi ti ha appena “complimentato”. Come se io non ci credessi. Togliamo il “come se”. Mi viene in mente una notte in tenda con il mio migliore amico, discorsi seri e inopportuni come al solito. Una delle tante notti. Se ne esce con un “sei bellissima” che non ci sta proprio un cazzo. La testa pesante di grappa al mirtillo mi fa ridere di questa sua frase. Non era un “PER ME tu sei bellissima” o un “SECONDO ME tu sei bellissima”  o “IO TI VEDO bellissima” No, il suo era un “sei bellissima” in senso assoluto. Come se lui avesse in bocca la verità. Ho riso a crepapelle, mi rotolavo nel sacco a pelo e le lacrime agli occhi. Mi ha fermata dal rotolamento serissimo dicendomi “tu non mi credi”. Io di lui mi fido ciecamente, ma questa proprio non doveva dirla. Non è che non creda alle sue parole, semplicemente HA TORTO. PUNTO. Senza ma ne se ne altre cose di contorno. Io non credo ai complimenti. E’ troppo facile fare i complimenti a una persona. (Come in "pretty woman": è piu' facile credere alle cattiverie). Credo di piu’ a uno sguardo sorpreso. Quella conversazione ha complicato le cose. Ha messo in crisi la nostra amicizia perché , diceva lui, io non mi fidavo delle sue parole. Eppure io di lui mi fido. Da quel giorno, anzi, da quella notte non siamo piu’ stati gli stessi. Colpa mia? Colpa sua? Forse un concorso di colpe involontario. Io troppo gelida e lui troppo caliente. Per poi ribaltarsi le sorti nel privato di ognuno di noi. Perché poi nel silenzio e nella solitudine della casa anche io so essere di burro e vaniglia. Eppure nel mondo esterno esco con la corazza. Come se un fulmine mi dovesse colpire da un momento all'altro. Timorosa che qualcosa possa andare storto. Per poi tirare fuori le unghie nei momenti sbagliati e vomitare veleno su chi in realtà mi vuole bene. Mi domando perchè non riesco a tirare fuori le parole al momento giusto. Eppure, una persona al mondo che mi ha capita c'è stata. E per il mio bene è sparita. E Dio solo sa il bene che mi ha fatto quello schiaffo morale di non vederlo piu'. Vorrei soltanto aver avuto l'occasione di potergli dire quello che pensavo, eppure in tanti anni (tanti, Oddio, una dozzina di stagioni alla fine) non ci sono mai riuscita. Lo ha capito, questo lo so, ma a volte non basta capire. E' come essere un professore di trigonometria, non basta capire e sapere le cose, bisogna sapere spiegare per essere un buon professore. Ma io nei sentimenti sarò sempre l'alunna indisciplinata, quella che sta attenta in classe anche se parla con la compagna di banco e che poi a casa non studia, quella che strappa sempre la sufficenza "ma se solo si applicasse di piu'..." che ha costellato i miei anni del liceo. Quello stesso liceo dove avevo incontrato lui senza sapere che fine avremmo fatto negli anni a venire. Perchè io questa corazza me la porto dietro da millemila anni e ancora nonostante la psicki non riesco a spogliarmene. E mi sento una matrioska che tenta inutilmente di aprirsi ma dentro c'è sempre la solita Stefania, sempre piu'piccola, sempre piu' debole, sempre meno sicura di quello che fa. E che non è ancora riuscita a dire in nessun modo Ti Voglio Bene a quelle persone importanti che hanno costellato la sua vita. E se domani morissi? Non lo saprebbero mai. Iniziero' a scrivere i miei messaggi in bottiglia per i miei affetti, altrimenti rimarranno in quello scrigno che mi porto dentro, in eterno.

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (9)(popup) | commenti (9)

ma perchè proprio venditti?

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 08 maggio 2007,13:28

"sgarette mai spente, sulla radio che parla, io che guido inseguendo le luci dell'alba"

mi gira in testa

e non c'e' verso di farla smettere

dove si ordina una lobotomia?

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (1)(popup) | commenti (1)

al momento non mi viene

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 08 maggio 2007,08:22

Combattuta nuovamente tra Gollum e Smeagle. Reduce dai festeggiamenti per il compleanno della mamma. Ma potevo non festeggiare? No, impossibile. Anche se avrei potuto evitare qualcosa. Ma non fa nulla, mi sono goduta la serata anche se ho litigato con mio fratello prima di uscire a cena. Tutto come nelle migliori tradizioni della nostra famiglia. I giorni importanti noi li passiamo litigando. Succede quasi sempre a Natale, succede ai compleanni importanti, pure Cresime e Comunioni siamo riusciti a santificare. Evidentemente è la nostra specialità. Il problema è che se litigo con mia madre dopo cinque minuti siamo tutt’e due giu’ a ridere e scherzare. Con mio fratello (Arterio di soprannome) è un dramma. Fa la sceneggiata del “me ne vado, mi avete rotto tutti i coglioni” e fa rimanere tutti di male, mamma e papà soprattutto. Io ho imparato a fregarmene, oramai dopo anni e anni da sorella minore ho individuato tutti i modi per vivere meglio. E mia cognata che gli va dietro come un cagnolino…Cazzi suoi! Io mi sono passata una bella giornata comunque e una bella serata e so che mamma e papà sono stati bene, e questo mi basta. Poi il resto, fa volume, come dice Pieraccioni. Fatto sta che pero’ stamattina ero combattuta. So che ho esagerato un po’ ieri e ancora non ho fatto colazione, e probabilmente non la faro’, anche perché non avverto proprio la sensazione della fame. E non è una mia pippa mentale del tipo “mi convinco di non avere fame” è proprio assenza totale. Due caffè sono stati sufficenti a svegliarmi, anche se stasera andro’ a letto con le galline (sempre che non facciano troppo rumore, altrimenti le sbatto fuori) sperando vivamente che le mie amiche non decidano di vedersi stasera per decidere le ferie. E’ vero, ho un gruppo di amiche stupende con le quali mi sento al sicuro e dalle quali non saro’ mai tradita, di questo ne sono certa. Ma certe volte per me hanno dei ritmi insostenibili. Sarà che mi ammazzo tra il lavoro, la casa, il gruppo, gli articoli, la biblioteca e già dormo poco, sarà che il mio fisico necessita di piu’ore di sonno di loro, sarà che sono piu’ mondane, ma io davvero , stasera ho bisogno di andare a dormire presto. Non tanto perché ho sonno adesso, quanto perché so già il tipo di settimana che mi spetta e ho già fatto tutti i miei calcoli. Ieri sera arrivata a casa mentre sistemavo la lavatrice ho guardato l’ultima puntata di Sex and the City, commuovendomi come non facevo da tempo per Samantha, quella che – ahimè – quando ho fatto il test è risultata essere il mio alter ego (e io che vorrei somigliare a Miranda! Fisicamente e caratterialmente!). Ma soprattutto mi sono resa conto, nella scena finale, quando tutt’e quattro passeggiano per le strade di New York quanto sono fortunata ad avere una cerchia così di amiche. Sempre presenti, anche se ultimamente tra gli impegni e tutto il resto non ci si vede piu’ di tanto. Alla fine non discostiamo molto dalle 4 di Sex and the city. Ma penso che ogni gruppo di amiche sia piu’o meno così. Con i propri pregi e i propri difetti. E mi gongolo quando mi sento dire da amicizie novelle che “ci invidiano” che “siamo fortunate”. Ma se siamo così non è forse metro nostro? Non è forse perché in tanti anni non ci siamo mai tirate indietro a nulla e perché magari ci siamo urlate qualche volta in faccia di tutto? Io credo di si, quindi la nostra non è FORTUNA la nostra è BRAVURA. Bravura per averne superato tante, anche le piu’ bestiali, noi siamo sempre qui. Per l’una o per l’altra, come i moschettieri, unaper tutte e tutte per una. Anche se poi tutti gli altri impegni mi distolgono da quello che è il nostro rapporto, anche se mi rendo conto che io ogni tanto sparisco. Io ho bisogno della mia vita, dei miei spazi, dei miei silenzi assordanti, soprattutto in periodi come questi in cui mi sono fidanzata con me stessa e sto tentando di riprendere la mia vita in mano. Ho bisogno di sapere che loro ci sono senza che ci siano, con la loro presenza che a volte mi sembra ingombrante. Ho bisogno di una serata sul divano, a non fare niente, magari con il pc a scrivere cose. Perché io scrivo COSE. Cosa scrivi? Cose. Quante volte me la sono sentita fare questa domanda e io ho sempre risposto così. E nessuno mai ha capito. No, una persona che l'ha capito c’è stata. Perché anche lui scriveva COSE ha sempre detto. E ha sempre voluto sapere anche la mia opinione. Mai data! Perché? Perché quelle COSE non hanno bisogno di opinioni. Le emozioni non le esprimi a parole, le emozioni si comunicano con gli sguardi tutt’al piu’ o con un impercettibile brivido lungo la schiena o con la pelle d’oca sul braccio o con una lacrima appesa che fa capolino tentando di non far sciogliere il trucco. Non puoi rendere l’emozione con le parole. E’ come svelare un segreto. E come tentare dispiegare ad un cieco che cosa è vedere un tramonto. E’ come spiegare a un sordo la risata di un bambino. Non puoi. Semplicemente ci sono cose che non si possono spiegare (“per tutto il resto c’è Mastercard” la risparmio perché mi rovina la scia emotiva del momento). E io spesso manco di parole per esprimermi. Anzi, soprattutto se sono emozioni vere, belle o brutte non so mai quali parole scegliere. Come se fossi davanti a un armadio pieno di vestiti in gradazione di colore e esclamare di punto in bianco “non ho nulla da mettere” (cosa che succede puntualmente ogni volta che devo uscire e so che non è vero! ) Ecco, io sono continuamente così. Non mi vengono le parole. Parlo tanto ma non dico niente di concludente, invidio chi ha il dono di trasmettere cio’ che pensa con semplicità. Io, sia che debba dire a una persona quanto la stimi, sia che la debba mandare a fare in culo ci giro intorno un giorno intero, quando va bene. A meno che non sia ubriaca fradicia, al che è tutto piu’ facile. Chissà perché la dose di alcool mi fa diventare buonista. Anzi no, REALISTA. Che se uno mi sta sul culo DIO MIO quanto è facile dirglielo con otto bicchieri di rhum in corpo! Vivere in botta sarebbe il mio massimo, non avrei problemi di relazionarmi con nessuno. Ma siccome non è possibile allora scrivo. COSE. Quelle cose che stanno su tovaglioli di carta, pagine di quaderno, post it, blocchetti di ogni forma e colore, file di word, bolg, agende, frizzi e lazzi. Magari con a fianco la lista della spesa (ricordarsi di comprare il pane se no domani Irene mi spacca la faccia!) o l’appunto scarabocchiato di un libro da comprare (cos’era? Farà bel tempo? ) e non riconoscere nemmeno la propria scrittura. E diventare scema per interpretare quelle aste scritte in fretta, in su e in giu’ troppoattaccateperpoteresserericonosciuteleunedallealtre. Io che avrei sempre voluto una scrittura rotonda e bambinesca. Non mi rimane che adattarmi all’era informatica e scegliere un carattere che somigli alla scrittura che avrei sempre voluto. E magari per una buona volta evitare di saltare di palo in frasca e concludere un discorso.

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (4)(popup) | commenti (4)

l'illuminazione vien bloggando

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 04 maggio 2007,16:45

Non sono certa di aver fatto la scelta giusta a migrare dal mio vecchio blog di excite a splinder, ogni tanto mi viene voglia di tornare di là, ma poi lo guardo e mi dico che è proprio brutto! Inguardabile. E allora ripenso che splinder sia meglio, soprattutto mi incazzo quando di là non riesco nemmeno a pubblicare il link diretto a questo blog e allora la voglia di splinder è ancora piu' forte. Poi mi incazzo anche di qua perchè è lento come una lumaca, ma in fondo, io che mi sono sempre definita bradipo, dovrei adattarmi abbastanza. Ultimo non ultimo ho pensato che se voglio essere una nuova me stessa è anche giusto cambiare e rischiare ogni tanto, quindi bene venga un nuovo blog con nuove impaginazioni, nuovi pensieri, probabilmente nuove seghe mentali (quando mai non ne ho avute?)

E allora che si volti pagina per sul serio una buona volta per tutte ho troncato definitivamente con mister figlio diputtana, le dita in gola sono oramai sporadici episodi dei quali non mi vergono nemmeno piu'. In tutta sincerità non so se reputare un bene o un male il fatto di non vergognarmene piu'. Da un lato mi dico che puo' succedere anche aimigliori (quindi, figuriamoci a me se non puo' capitare!) e allora non me ne vrgongo. Dall'altra mi sembra la scusa del tipo "che male c'è in fondo? E' solo la mia vita" Come al solito questo tempo mi mette in testa una scia di cazzate non da ridere. Se poi ci mettiamo l'aggravante del lavoro, sei progetti, della spesa da fare e tutto il resto penso di avere una buona scusante.

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (7)(popup) | commenti (7)

trasferita

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 04 maggio 2007,09:56

Approdo nuovamente su splinder oggi. Fino a ieri stavo qui. Non che non mi piacesse, ma ultimamente erano cambiate troppe cose e io con la mia mania di "tutto deve essere perfetto" già il fatto che il testo non risultasse "giustificato" mi ci sentivo un po' stretta. E poi io devo scrivere L A R G O. Ieri poi chiacchierando con Irene sul messenger mi ha fatto venire una grande voglia di cambiamento. Prima o poi quella donna mi dovrà dare un rimborso. Una volta mi fa venire la voglia delle camicie di raso, quell dopo della nuova LV, adesso - va beh, questo è gratis - ma comunque mi ha fatta cambiare. (Visto che leggi, e lo so che leggi - con quel meraviglioso anacoluto - sentiti almeno un po' in colpa!). E visto che ultimamente ho deciso che devo cambiare, che devo essere una persona migliore, tanto valeva, in questo giorno di pioggia (Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso....) prendere la palla al balzo e sgattaiolare di qua. E poi diciamocelo, questo templates è veramente da sturbo. E poi, ancora, sono FIERERRIMA di me, stamattina non mi sono pesata anche se la tentazone era tanta, ieri sera mi sono goduta la cena da mia cognata con mia nipote che rideva di quelle risate cristalline che solo lei sa fare, che basta che la guardi e inizia a tirare la testa dentro le spalle perchè soffe il solletico. Con quegli otto denti che le spuntano dalla bocca che mi fanno tenerezza e la mania di intingere il suo ciuccio dentro al caffè della zia. Insomma, questo maggio forse è il primo vero in cui mi sento parte della Primavera, quella con la P maiuscola, quella dei fiori gialli e dell'odore di erba tagliata, quella che ti dice "manca poco al costume da bagno e le infradito" , quella che ti fa bere tanta acqua non perchè sei a dieta ma perchè ti da quella sensazione piacevolmente liquida di frescezza che scende per la gola, quella che quando apri le finestre la mattina senti già la pelle un po' appicicaticcia ma tutto sommato fastidio non dà. Quella primavera io quest'anno la sento mia.

categoria:
Le voci della coscienza dicono: commenti (7)(popup) | commenti (7)