Assente giustificata

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 28 settembre 2007,16:44

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.....Vorrei poter scrivere che è tanto tempo che non aggiorno il blog perché ho vinto un viaggio intorno al mondo, oppure che Clooney si è innamorato di me e mi ha rapita per una settimana romantica sul lago di Como, o ancora che sono stata selezionata dalla Nasa ed ero intenta a seguire un corso di aggiornamento. Ma purtroppo non c’è niente di tutto questo. E’ un periodo pieno. Non ho un minuto libero e fatico persino a trovare il tempo per dormire. Per di più, visto che  me piace complicarmi la vita, sono stata impegnata a sistemare l’ennesimo caso umano. Certe volte mi convinco quasi che io viva per il blog. Nel senso che colleziono determinate occasioni per poterle scrivere. Perché io ho la caratteristica di mettermi a guardarmi. E non è un errore di digitazione stavolta. No no, mi siedo e mi guardo come se fossi a teatro. Certe volte sono esilarante.

Ora, il tizio in questione, ne avevamo già parlato, non mi ha mollata un attimo. Alla fine ho ceduto. Ho fatto un ultimo tentativo dicendogli “sono libera solo lunedì 24 settembre, dopo quella data la prima disponibile è il 14 dicembre” sperando che fosse un appuntamento abbastanza bislacco da farlo desistere.

Mi sbagliavo.

Evidentemente io avevo avuto l’idea ma il tizio è anche piu’ bislacco di me. Ho anche confidato nel fatto che il lunedì la maggior parte degli esercizi è chiusa per turno, peccato che abbia ribattuto dicendo che mi avrebbe invitata a cena da lui e avrebbe cucinato lui. Mumble mumble…..ho tirato fuori due o tre allergie, un virus contagioso e una celiachia. Giusto per metterlo in difficoltà. Niente da fare, si è ingegnato e ha fatto tutta roba che “potevo mangiare anche io” (dire che ero allergica a lui mi sembrava davvero scortese).

Ho fatto una telefonata alle 20.30 dicendo che avrei ritardato per questioni di lavoro. Il che è vero. Non nel senso che a quell’ora ero a lavorare, ma ero vestita ancora da ufficio, il che significava gonnellina frou foru bianca e nera, magliettina nera aderente, scarpa con il tacco, borsetta bon ton, una parvenza di trucco e i capelli legati in modo decisamente professionale. Insomma, volevo passare da casa a mettermi la tuta dell’adidas e le nike schifose. O comunque un abbigliamento piu’ comodo, e decisamente meno curato e sensuale. Insomma, mi precipito a casa, mi faccio una doccia di corsa, mi vesto con un paio di pantajazz, una  maglietta semplicissima, le scarpe da running, capelli bagnati, occhiali da vista, struccata. Cazzo, peggio di così non riesco a conciarmi. L’unica soluzione è una cicatrice sulla faccia forse ma non mi sembra il caso. Insomma, se mi vede così la smetterà di spaccare i maroni, no?

Arrivo fa lui del tipo “scusami tanto ma PROPRIO non ce l’ho fatta prima”.

Mi accoglie con un “come sei bella, così semplice!”. O è totalmente ottenebrato dalla mia bellezza (…leggasi: deve cambiare spacciatore) oppure è falso come i soldi del Monopoli.

Il tizio ha apparecchiato in giardino, tavolino da due, candele, tutto un sevizio che se va bene arriva dritto da Tiffany, Christal nel secchio e tutti i crismi possibili. Cazzarola, qui si aspettava Audrey Hepburn ed è arrivata Pippicalzelunghe (nemmeno. Sotto i pantajazz ho il calzino di cotone a coste, corto di quelli che ti lasciano il segno dell’elastico).

Mi attacco alla bottiglia dello Champagne per tentare di togliermi dall’imbarazzo. A parte che io sono piu’ il tipo da Lambrusco, Dolcetto, tutt’al piu’ da vino bianco come che so io...un Arneis, un Pigato e non certo da Champagne, poi a me lo champagne mi da subito alla testa (meglio, penso, così forse mi farà quest’effetto). Dicevo a parte questo, mi salta la mosca al naso quando tira fuori le fragole. A parte che non è stagione e le avrà comprate a carati, a me le fragole “nature” non mi piacciono. Per me le fragole significano solo una cosa: gelato alla vaniglia! Faccio buon viso a cattivo gioco e mi pappo pure le fragole mentre aspetto che sia pronta la cena. Si chiacchiera del piu’ e del meno abbastanza bene anche se io mi faccio abbastanza i cazzi miei rispondendo a svariati messaggi del Bandito sul cellulare. Parlo del mio amico Picchio e questo qui ad un tratto SI PERMETTE di dirmi se posso non nominarlo perché E’ GELOSO.

Alt.

Fermi tutti.

Pugno.

Qui urge Bugiardino.

Peccato non averlo appresso.

Devo ricordarmi di portarlo con me.

Lo guardo come piu’ o meno si guarderebbe un topo morto nel proprio piatto. Anzi no, peggio e gli dico subito che ha sbagliato candeggio con la sottoscritta.

Sembra capire (speriamo)

Inutile cincischiare, al momento del dolce, ci prova.

Il mio cellulare è muto.

Lo guardo insistentemente (il cellulare, non il caso umano) ma non fa cenni di vita.

Eppure avevo chiesto alla mia amica di chiamarmi a una determinata ora per avvisarmi che mi stava andando a fuoco la casa ma per ora non si è fatta sentire.

Nemmeno il mio amico finanziere con il quale mi ero messa d’accordo sta facendo irruzione facendo finta di arrestarmi.

Inutile, scruto il cielo e non vedo la presenza di elicotteri dei Carabinieri.

Niente di tutto quello cui avevo pensato.

Panico

Panico

Panico

Mi alzo dalla sedia per mettermi in movimento, almeno, penso, saro’ piu’ difficile da raggiungere e…oppporcapupazza! Mi ricordo solo adesso che mi sono alzata che il tipo è piu’ basso di me! Ora, io capisco che non possano essere tutti giocatori di pallacanestro. Pero’ io non ce la faccio, a me guardare un uomo (uomo?) dall’alto in basso mi fa impressione, mi sembra di baciare un bambino. All’inizio rido tra il finto imbarazzato e una paresi. Dopodichè inizio a buttare lì qualche scusa del tipo classico: sai è un periodo in cui non so cosa voglio dalla vita, non me la sento, per carità TU MI PIACI (….) ma davvero io in questo momento non posso. E poi guarda, da qualche tempo sto già frequentando un’altra persona, capisci che NON SAREBBE GIUSTO (….) nei suoi confronti. Poi, appareniamo A DUE MONDI COSI’ DIFFERENTI che proprio non mi ci vedo PERO’ SE VUOI POSSIAMO RIMANERE AMICI.

Ehi, nemmeno un uomo sarebbe stato capace di meglio, 15 anni di fregature mi hanno permesso di collezionare un libretto di scuse degno di nota (ricordarsi di mettere un post sulle scuse piu’ utilizzate e far collaborare nei commenti tutti i miei amici bloggers!)

Insomma, mezz’ora dopo sono sulla porta di casa con il classico “allora ci sentiamo” (scordatelo, sottospecie di bavosa!!!) finalmente libera di poter andare a casetta e dormire “a uomo di leonardo” spalmata dal una parte all’altra del letto.

Salgo in macchina giuliva e felice di aver finalmente cestinato il caso umano quando….DLIN DLON! Messaggio. Ok, chi cazzo sarà a quest’ora? LUI ISSO LUIMEDESIMO

Io non ci credo.

“lo so che fai la reticente perché non vuoi sprecare subito una storia, ma io non ti lascio andare così facilmente. Grazie della bellissima serata. Non vedo l’ora che ci sia un’altra occasione. P.S. sono ancora indeciso se ti preferisco in gonna, in tuta o…nuda.”

Maporcaccialamiseriazozzaimpestata!

Vi prego, svegliatemi da quest'incubo!

Datemi un pizzicotto!

Ma come glielo devo far capire a questo coso?

Datemi il numero di Bin Laden, iscrivetemi alla mailing list di Al qaeda.

Fate qualcosa Vi prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrego!

Sigh...sob...

Sono stata nominata.

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 14 settembre 2007,13:11

 

............E in piena regola da Grande Fratello (anche se io dovrei essere la Grande Sorella, o meglio la Sorella Grande) mi appresto ad entrare nel confessionale. Tutta “colpa” di Amelia. Se vi annoiate prendetevela con lei. In verità non so da che parte iniziare perché non credo che le mie curiosità siano tanto segrete. Ma riprovo. Devono essere otto (ma una volta non erano cinque? Boh…)

 

 

Numero uno: ho un ordine preciso nell’accendere e spegnere le luci di casa quando vado a dormire. Siccome quando sono in casa sembra di stare all’Enel e accendo tutto quello che trovo lasciandole spesso accese anche se non sono in quella stanza, prima di andare a dormire mi ritrovo a fare il giro di casa a spegnere tutto (perché odio dormire con qualche luce accesa, io devo dormire nel buio totale). Non riesco ad addormentarmi bene se non mi sono attenuta all’ordine di spegnimento degli interruttori cucina-salotto-bagno-accensione luce sopra al letto-spegnimento lampadario camera da letto. Se sbaglio l’ordine una volta sdraiata a letto sono capace di alzarmi, riaccendere tutto e spegnerlo nell’ordine giusto.

 

Numero due: tengo in un cantuccio dell’armadio i miei jeans taglia 60 Ora vesto una 48/50 e quando mi faccio prendere dalla depressione del “sono grassa-devo dimagrire-ho le forme di un budino” me li infilo e mi guardo e mi dico che sono stata brava e che non mi devo deprimere se mi manca ancora una taglia e mezza al peso forma.

 

Numero tre: sono “ortogonale”. Se sul tavolo ci sono due pacchetti di sigarette non riesco a resistere senza metterli uno affianco all’altro o uno sopra l’altro in modo che gli angoli combacino perfettamente. Lo stesso vale in presenza di cellulare + pacchetto di sigarette, per quanto sia comunque un risultato imperfetto. Per farmi impazzire bisogna far trovare accanto al pacchetto di sigarette un posacenere tondo (in casa mia non esistono, sono solo quadrati o rettangolari). Mi ingegnerò al punto di riuscire a formare un insieme che rispecchi il mio schema mentale di perfezione (quale sia ancora lo ignoro)

 

Numero quattro: devo avere l’accendino, rigorosamente Bic Grosso, in abbinamento al colore del pacchetto di sigarette. Non potrei mai avere un pacchetto di sigarette blu con un accendino arancione e viceversa. Di contro in borsa tengo sempre 3 o 4 accendini sparsi nel caso qualcuno rimanesse senza ed è mia cura appioppargli (si, anche in prestito) quello che meglio si abbina alle sigarette che fuma.

 

Numero cinque: non esco di casa senza almeno due paia di occhiali da sole, uno con lenti scure e uno con lenti piu’ chiare. In macchina ne ho sempre uno di riserva. Anche di sera devo avere con me gli occhiali, piuttosto li uso come cerchietto. Ed è l’articolo in assoluto in cui spendo di piu’

 

Numero sei: cambio il volume dell’autoradio solo ai multipli di 5, e non so il perché.

 

Numero sette: non uccidere. No, scusate, ho sbagliato. Ma di questi tempi è bene precisare. Dicevamo, numero sette…numero sette…ah, si, trovato! Scrivo solo con le penne nere. Odio le penne blu.

 

Numero otto: mangio la pizza partendo dall’esterno in perfetti cerchi concentrici lasciando il bordo che quando ho finito sembra il volante dell’automobile. Questo perché il centro solitamente ha la temperatura del magma (come diceva il vulcano piccolo, ”magma magma!!!!”) mentre all’esterno rimane meno calda.

 

Che fatica, ora mi tocca pure nominare un po’ di gente…mumble….non me ne vogliate, ma passo la palla a: Ladyhawhke73 (come potevi mancare?) Scheggia77, Sciarpi (eh si, ti tocca!) Celeno, Stre, Geggina, Alessiac, Razza75 e a tutti quelli che ne hanno voglia.

Settembre andiamo è tempo di....

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 12 settembre 2007,10:19

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.....Sagre. Qui da me a settembre si sprecano le sagre di paese. O meglio, dei paesi. Anche ad Agosto in verità qualcuna la si trova ma settembre è proprio il boom della sagra. Perché ci si aspetta che la gente rientri dalle ferie verso casa propria e allora ecco lì che le pro-loco iniziano con la sagra del tortello ripieno, la sagra del cinghiale, la sagra della salsiccia, la sagra del raviolo, la sagra della polenta. Tu le giri tutte e capisci che in ogni dove ci sono sempre le stesse cose da mangiare. Solo che una di queste diventa il fulcro della sagra. Per quel che mi riguarda bisognerebbe chiamarle tutte, dalla prima all’ultima La Sagra del Colesterolo (o come dicono alcuni del Polistirolo. Un po’ come quando si fanno le analisi del sangue e ti trovano I TRICICLI alti….). Passi un paio di ore (ma a volte anche tre o quattro) a gironzolare tra i banchetti, a schivare bambini lasciati allo stato brado che guizzano e ti passano in mezzo alle gambe e ti fanno lo sgambetto e ti tirano addosso la palla e urlano e piangono e vogliono lo zucchero filato e mamma comprami quello e io, tessera numero due del Club Erode mi aggiro tra i banchi alla ricerca di un bazooka, una fionda, una bomba a mano, un qualsiasi oggetto contundente.  Sembra che quest’anno non vadano di moda. No, non e trovo. Guardo i soliti banchetti dei bracciali improponibili fatti con qualsiasi cosa naturale, guardo i quadri (brrrrrrrrrrrrrr), le felpe con “fai scrivere sopra cio’ che vuoi” e subito penso quasi quasi ci faccio scrivere sopra all’altezza delle tette ‘alza lo sguardo’. Oppure, forse meglio "se stai leggendo questo, poi non dirmi che ho degli occhi stupendi". Mi metto alla ricerca di una frase ad effetto da farmi scrivere sulla felpa. Di quelle con il cappuccio. Io le adoro. Mumble…mumble…vago per i banchi pensando e tirando fuori millemila cose che mi vengono in mente ma nessuna è realmente cio’ che voglio. Tiro fuori per sicurezza il mio mini blocco per gli appunti che tengo in borsa e appunto (è un blocco appunti, quindi appunto. APPUNTO.) quello che mi passa per la testa. Non riesco quindi ad evitare un bambino che rincorre impazzito il suo pallone e mi carambola addosso e io resto ferma immobile tirando le labbra guardando il papà come a dire “eh, cosa ci vuole fare, sono bambini”. In realtà il mio non è un sorriso ma una paresi che sta a dire “comprare un guinzaglio a questa peste no?” E proseguo. E trovo lo stand dei libri. Questo l’ho letto, questo l’ho letto, questo l’ho già comprato, questo lo chiedo a mio fratello, questo lo deve aver già comprato papà, questo alla mamma non è piaciuto, questo mi fa schifo l’autore …questo…questo…questo. Alla fine trovo l’ultimo di Brizzi e lo infilo nel sacchetto dirigendomi alla cassa. Passo davanti al banco delle caramelle. Io adoVo la liquirizia inglese, quella ripiena. Potrei fare follie. Ne compro un sacchettino e vedo lo zucchero filato. Ogni volta che lo vedo mi domando come facevo – da piccina  a mangiarlo. E’ abominevolmente dolce, stucchevole. La mia amicane prende uno. Rosa. Ingrediente principale E122-E123. Mi sembra una cosa tipo Modello F24 e mi fa schifo al solo pensiero. Lei se lo gusta come se fosse l’ultimo pasto del condannato a morte. Andiamo oltre e ci ritroviamo al banco del legno intarsiato. E’ incredibile come la gente davanti ai banchi perda il lume della ragione ed esclami cose del tipo “ma è BELLISSIMO” per oggetti improponibili. Cose che non vorrei in casa nemmeno se me le regalassero. Mi scopro a prendere su qualche oggetto guardarlo e fare smorfie degne di Jim Carrey. Solitamente poi in queste situazioni arriva la classica donna che fa sentire ME una strafiga: alta che sta in piedi sotto un tavolino, larghezza di un trasporto eccezionale, gonna fiorata rubata ai divani che andavano negli anni 70 e parlata dialettale, che tenta di passare a gomitate e tu sei riuscita a farti incrinare una costola. Decidi che questo posto non fa per te e tenti – inutilmente – di convincere gli altri ad andarsene. Riesci finalmente ad arrivare a un banco dove leggi la parola che in questo momento piu’ di tutte è in grado di farti tornare il sorriso: BIRRA e ti scaraventi in coda assistendo nell’ordine a: coppia Lui/Lei con Lei che parla con amica di Lei e le sta dicendo che in vacanza Le hanno chiesto se Lui era suo figlio. Notare che la Lei in questione ha una marcata abbronzatura Maldiviana, un marcato trucco che andava di moda negli anni 80, un fisico invidiabile scolpito da dieta, palestra, massaggi, oli, creme, e forse – e dico solo forse – qualche ritocchino di Roy De Vita, il guardaroba di una velina comprendente tacco da 15 centimetri, pantalone leopardato e maglietta delle dimensioni di un francobollo. Il Lui in questione ha nell’ordine: mise da sfigato 20enne che vuole atteggiarsi a GRANDE, un’abbronzatura molto ma molto ma molto piu’ naturale della di Lei in questione, probabilmente muto o comunque con scarsa proprietà di linguaggio e si è limitato per tutto il tempo a fare cenni “si si” con la testa guardando adorante Lei e poi l’amica di Lei e qualche sorriso sporadico qua e là. Dietro di me invece c’è una felice famigliola alla quale probabilmente regalero’ una parabola per Natale: Lui e Lei, piu’ ragazzina tristissima di circa 15/16 anni che si vede lontano un miglio che si sta spaccando i maroni, bimbo ottenne o giu’ di lì scalmanato, bimba 4enne super giu’ che piange (ignoro il motivo) e passeggino con coppia di gemelli vestiti identici (oVVoVe!) che mi ha tartassato tutto il tempo le gambe (leggasi: dovrebbero mettere la linea gialla come in farmacia quando una mamma è armata di passeggino. Portero’ i segni di questo incontro vita natural durante sul retro dei miei polpacci). Finalmente arrivo a conquistare la cassa. Sudata, trafelata, incazzata come un’anguilla a Natale e ordino la mia birra. Conquisto il Sacro Graal e mi dirigo nuovamente verso la compagnia di amici che mi sta aspettando davanti al banco delle frittelle. Guardo il mio amico Picchio sorridendo perchè so già che ha capito tutto quello che mi è passato nel cerveletto in questi ultimi 3 minuti, non vedo quindi un bambino ottenne a ore undici con cane di notevoli dimensioni al guinzaglio per lui praticamente ingestibile. Che decide di farsi gli affari propri e non seguire quello che vorrebbe fargli fare il padroncino. Passa il cane alla mia destra e il bambino alla mia sinistra. Mi ritrovo legata come un cotechino con metà del prezioso nettare rovesciato sui pantaloni. Sulla mia testa credo che faccia capolino il fumetto di “€@£%$&”. Ho una grande voglia ritirare fuori dalla borsa un Opinel n. 12 e tagliare il guinzaglio (la cravatta messicana al bambino mi sembra leggerissimamente esagerato) ma non lo faccio. Per stavolta. Alla fine stremata mi dirigo verso la macchina in compagnia degli amici puzzando di fritto anche se non ho mangiato niente che fosse tale, assetata perché la mia birra ha fatto una fine ignobile, zoppicante grazie ai numerosi colpi che ho rimediato, irritata per la serata passata, stanca che mi sembra di aver scalato l’Everest in giornata. Spero almeno che i 18 euro spesi per il libro siano stati spesi bene. E pensare che ho amiche nel milanesotto che per dire che vanno a divertirsi mi dicono “stasera SAGRA”. Mah…

il sorriso sul cuore

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 11 settembre 2007,08:48

Io lo chiamo il sorriso sul cuore. Quelle sere in cui vai a dormire stanca morta ma quando appoggi la testa sul cuscino ripensi alla giornata e sei soddisfatta di tutto quello che è successo, di tutto quello che hai detto, di tutto quello che hai fatto e ti rendi conti di averlo fatto solo per te. Solo per stare bene. E allora scansioni mentalmente la giornata, dalla mattina presto in cui ti sei svegliata con gli occhi stropicciati e la voglia di tornare alle tue lenzuola gialle ma anche se controvoglia ti sei trascinata in bagno a dare una parvenza semiumana a quella faccia decisamente troppo stropicciata dai bagordi della sera prima. E come ogni mattina ti riprometti che no, la prossima volta non ti farai di nuovo tre bicchieri di rhum che sono decisamente troppi. Soprattutto dopo una bottiglia e mezza di vino rosso, soprattutto dopo il rhum cooler dell’aperitivo, praticamente senza ginger-ale, per altro. Ma tanto sai che è una promessa da marinaio, presto fatta, presto dimenticata. E allora ciondoli fino al frigorifero in cucina per prendere i cucchiai che tieni dentro al porta uova per metterli sotto gli occhi e tentare di sgonfiare quelle borse che ti ritrovi, che non sono nemmeno firmate, ma il tentativo risulta nullo. Nemmeno trovando la valvola e aprendola riusciresti a sgonfiarli. Prendi distrattamente il succo di frutta ananas e cocco e ne versi un bicchiere mentre tiri giu’ una bustina di geffer sciolta direttamente sotto la lingua, e intanto accendi la macchina del caffè. E il telefono suona. “Si, sono sveglia, dieci minuti e sono pronta….no, davvero, te lo giuro, sono in piedi, sto facendo il caffè, ma sono praticamente pronta (sei ancora in mutande ma questo Picchio non lo deve sapere, lui è in macchina che sta arrivando, mica ha il videotelefono). No aspetta, come sarebbe sei qui sotto? Avevamo detto alle sei, e mancano ancora….GULP! Tre minuti…ok, Sali, rompipalle…si, ne faccio due….ah, guarda che non c’è né latte né zucchero…no, non avevo voglia di fare la spesa…senti…non sono nemmeno viva per discutere a quest’ora del mattino…ok, posteggia, io ti apro” Panico. Picchio è qui e tu sei in mutande, con una tazza in mano a forma di Will Coyote e una faccia che sembra uscita da un dipinto di Picasso. Ok, niente panico. Apri la porta  metti il gancio in modo che non si richiuda. E ti fiondi sotto la doccia. 5 piani di scale serviranno a qualcosa no? Si, servono se sei in bradipo, ma Picchio è praticamente l’allenatore di Carl Lewis. Arriva che hai appena dato lo shampoo sulla testa e sembri una meringa enorme ricoperta di panna. “SONO IN BAGNO, ARRIVO” urli. Esci alla velocità della luce con i capelli grondanti acqua, scalza e ti fiondi dentro a un paio di pantaloni bordeaux che potrebbero contenere te e un’altra persona. Cerchi una maglia nel cassetto che possa andare bene. Quella dell’Hard Rock Cafè di Barcellona puo’ andare. La infili e rimani impigliata con gli orecchini. Come sempre. Arriva in soccorso Picchio che ti libera dalla morsa della maglia non senza averti fatto il solletico mentre sei prigioniera dell’involontaria camicia di forza. Perdi tutte le forze e rischi di farti pipì addosso “dai sbrigati che siamo in ritardo” Lo guardi torvo e ti domandi “in ritardo per cosa? Siamo tu ed io oggi, mica abbiamo appuntamento con qualcuno” Ma non apri bocca perché non hai voglia di grugnire. Prendi le sigarette e dici “sono pronta”. Ti guarda e ride. Lo guardi con la faccia a punto interrogativo e non capisci. Forse non ti sei pettinata. Forse hai una riga verde sulla faccia. Forse hai un occhio nero e tu non lo sai, forse….”vieni scalza?” Ops…dettagli. Prendi un paio di All Star gialle e “guarda che con quelle sembri Pippo”. Fai una smorfia e le rimetti a posto. Allora prendi quelle Bordeaux e lo guardi con una faccia che sta già dicendo “prova a dire qualcosa su queste scarpe e te le tiro dietro, siamo in ritardo di due giorni non ho nessuna intenzione di cercare un altro paio”. Prendi lo zaino e scendete le scale di casa. Ti fermi accanto alla macchina di Picchio e lo guardi come a dire “allora? Non la apri?” Poi capisci che stai sbagliando macchina e allora fai finta di sistemarti i capelli specchiandoti nel finestrino, piu’ falsa di una banconota da sette euro. E vai avanti a testa bassa e molli lo zaino davanti al portellone e ti siedi al posto del passeggero e ti accendi la sigaretta aspettando che Picchio salti su e inizi a guidare. Verso le vostre montagne, verso la nostra giornatasolonostra verso…l’autogrill. Requisito essenziale per far iniziare bene la giornata è fermarsi all’autogrill. “Un caffè doppio, una spremuta d’arancia, un panino con caprino e crudo, una bottiglia di acqua grande e tre pacchetti di sigarette, grazie”. Picchio spalanca gli occhi come se avesse visto una scimmia dietro la cassa. Ti giri. Lo guardi e gli dici semplicemente “ho fame” e sorride. Mangi con calma, lentamente. Talmente lenta che un madonnaro è riuscito a farti il ritratto nel mentre. Lo guardi da dietro gli occhiali spessi tre metri e scuri scuri scuri scu…ok, si è capito. E sorseggi piano piano il caffè. Ti guarda. Ti guarda come fa sempre. E finita colazione balzate in piedi e andate verso la macchina. Prima una sigaretta pero’. Ci sta tutta. Fuori dall’autogrill. Ti fermi perché sei incapace di accendere la sigaretta camminando e nell’istante in cui ti fermi senti il suo abbraccio che ti imprigioni da dietro, con il naso appoggiato alla colonna vertebrale, come fa sempre. E non c’è niente di piu’ bello di quel gesto tra di voi che si ripete da anni. E sempre con sfumature diverse. Sempre pieno di significati che le parole non riuscirebbero ad esprimere. E lo sai che stavolta vuol dire che finalmente è bello vederti mangiare come una persona normale, che non si fa le paranoie davanti a un panino e non chiede piu’ il dietor nel caffè e non gira piu’ con il maglione intorno alla vita per nascondere il sedere ma sei una persona che è sicura di aver ritrovato quell’equilibrio o per lo meno una parvenza di esso. Guardi indietro e vedi gli anni passati e quasi ti vergogni di essere stata quella persona e non ti riconosci e vorresti tornare indietro, cancellare tutto con un colpo di spugna. Ma poi ti fermi e rifletti per un attimo e ti rendi conto che se così non fosse stato non avresti mai avuto la ricchezza di capire, di essere una persona diversa, con i suoi fantasmi che l’accompagnano e ti viene in mente John Nash. Anche se il paragone è un po’ azzardato. E guardi avanti e ti viene da ridere a pensare a Picchio che per anni si è battuto conto questi fantasmi e ora li vedi seduti sul sedile posteriore della macchina ma davanti ci siete tu e lui e lo prendi per mano, con quell’intreccio di dita che è solo vostro senza dire una parola perché sapete entrambe che cosa significano i vostri gesti. Quelle stesse dita che hanno scavato fino a ferirti dentro ora stringono la cosa piu’ preziosa che hai. E lo guardi di lato, spostando l’occhio senza girare la testa, perché non vuoi che se ne accorga. E ti senti serena, tranquilla, e appoggi la testa sul sedile facendoti cullare dal tepore della giornata, dalla sicurezza che lui è lì, accanto a te, da sempre e per sempre e quella leggerezza che hai sempre cercato ora la senti nel cuore.

hai 30 anni....

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 07 settembre 2007,10:22

Hai 30 anni, quando ti sposi?

Hai 30 anni, non ti sposare e goditi la libertà

Hai 30 anni, quando ti decidi a fare un figlio?

Hai 30 anni, beata te! Guarda me che ho già due marmocchi e nemmeno il tempo per il parrucchiere

Hai 30 anni e un buon lavoro, goditelo.

Hai 30 anni e già lavori? Come mai non studi?

Hai 30 anni, hai tutta la vita davanti per fare cio’ che vuoi

Hai 30 anni, viaggia che se non lo fai adesso quando lo fai?

Hai 30 anni, cavalca l’onda che ai viaggi ci penserai quando sarai in pensione

Hai 30 anni, ma quand’è che metti la testa a posto?

Hai 30 anni, in jeans non dovresti piu’ metterli

Hai 30 anni, se non ti metti i jeans adesso quando lo fai? A 70 saresti ridicola.

Hai 30 anni, e una bella pelle, non darti nulla in faccia

Hai 30 anni, dovresti iniziare con l’antirughe se no poi te ne penti.

Hai 30 anni dovresti prendere una macchina piu’ seria

Hai 30 anni, se non vai in giro con il cabrio adesso quando lo fai?

Hai 30 anni, non puoi mica continuare ad andare in giro in motorino

Hai 30 anni, belli pero’ i viaggi in moto e tenda

Hai 30 anni forse dovresti andare in qualche resort, altro che campeggio.

Hai 30 anni, e hai già una casa? Beh, sono scelte

Hai 30 anni e vivi in affitto? Beh sono scelte ma sono soldi buttati

Hai 30 anni, se non pensi alla salute adesso poi te ne penti.

Hai 30 anni, se non ti ubrachi/droghi/mangi schifezze adesso quando lo fai?

Hai 30 anni, tagliati quei capelli

Hai 30 anni, se non porti i tagli spettinati adesso quando lo fai?

 

Io vorrei sapere che cazzo vuole la gente dai 30enni. Che poi io tra le altre cose di anni per la cronaca ne ho ancora 29 e vado per i 25.

categoria:stex e i voli pindarici
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INSTABILE

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 05 settembre 2007,10:42

     Questa definizione mi calza a pennello. Negli ultimi giorni ho cambiato trentaduemilacinquecentosettantaqattro template e non me ne va bene uno. Questo somiglia molto a quello che vorrei. Il Natale nn c'entra una fava, quindi APPELLO (figlio di APPOLLO :o)): chi sapesse spiegarmi con terminologie adatte a un bambino di due anni come sostituire il cappello da Santa Claus con un bel bicchiere di vino rosso è pregato di dirmelo. INOLTRE: chi sapesse mettere le due colonne (quella del testo a sinistra e quelle descrittive a destra) P I U' L A R G H E - tanto per intenderci come QUESTO - è pregato di dirlo come prima. Se non ci riesco continuero' a vagare nella rete alla ricerca del template che ho già in testa ma che io - fava come sono con il PICCI' - non sono in grado di fare. GRAZIE.

categoria:stex e il blog
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SIBBBBBBBBBBBBBBBBBBBB (...SOB...SOB...)

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 05 settembre 2007,07:54

 

Che poi starebbe per Specializzata In Bastardi, Banditi, Bulicci, Babbi.

Questa in breve la me medesima, io stessa, la sottoscritta, mettetelo come volete. Che io sia una donna fuori dal comune si è già detto, e non mi va ripetere l’ovvio. Il punto è che stanotte mentre ero nel mio lettino che non riuscivo a prendere sonno nemmeno dandomi una martellata sulla testa, nemmeno bevendo un whiskey doppio, nemmeno contando le pecore ero lì che fissavo il soffitto nero (che in realtà è bianco, ma al buio sembra nero) e il rosso della sigaretta che sfrigola (si, fumo in camera, vivo da sola e nessuno mi puo’ spaccare i maroni per questo) e pensavo agli ultimi anni passati in falsa singletudine. Falsa perché comunque qualche pezzo di animale che mi gravitava intorno c’era sempre. Singletudine perché comunque mi reputavo libera come l’aria. Almeno psicologicamente parlando. E piu’ o meno ho collezionato una serie di B, anzi, una serie di uomini di Serie B che corrispondo alle categorie sopraelencate.

 

Il Bastardo: tutte noi ne abbiamo avuto uno. Quello che ci ha rapito il cuore e che proprio “non c’è trippa pe’ i gatti” quello che non sarà mai nostro ma se ci chiama non riusciamo proprio proprio a dire di no, come alla Tinsemmal con le verdurine (che io detesto per altro, puzza di cadavere quelle roba). Quello che se ci pensiamo razionalmente siamo capaci di dire “io con uno così? MAIIIIIIIIIII” Che se lo frequenta la nostra migliore amica la mettiamo in guardia e tentiamo in tutti i modi di dissuaderla da questa pseudo-relazione. Se invece siamo noi le interessate, allora nei momenti di lucidità pensiamo “ah no, stavolta on mi frega, stavolta se mi chiama gli dico che non ci sono e che esco con le amiche. Anzi no, gli dico vagamente che ho già un impegno così magari pensa pure che si tratti di un altro uomo, così magari si ingelosisce un po’. Anzi, faccio di meglio, mi metto alla ricerca di un vero appuntamento così se ci becchiamo in giro mi vede con uno. Poco importa se è mio cugino, lui non lo sa e non lo deve sapere” Salvo poi quando suona il telefono ed è Il Bastardo, mandare raffiche di sms a mezza compagnia per fare Bonolis e tirare un pacco clamoroso o scusarsi con il cugino di 5° grado accusando un mal di testa o la nausea. E poter finalmente richiamare Il Bastardo e chiedere “Allora? A che ora ci vediamo?”. Mandando a puttane tutti i nostri propositi di Bella e Irraggiungibile. Che non sono né l’una né l’altra. Io. Ha la capacita di trasformarti i un uomo e far confluire il sangue che solitamente ti arriva al cervello direttamente nelle mutande. Ti ha praticamente lobotomizzata e tu non lo sai. Ecco, io di tipi piu’ o meno così non ne ho avuti molti, ma quelli che ci sono stati hanno lasciato il segno non diro’ “io con uno così mai piu’” perché so che appena lo dico ne spunta un altro. Piu’ Bastardo del precedente.

 

Quello appena spuntato non è proprio Bastardo. E’ piu’ Bandito. Perché il Bandito è piu’ subdolo del Bastardo. Perchè oltre a tutte le caratteristiche del Bastardo ha in piu’ la cosa di tenerti sulle spine facendoti credere che _forse_ tutto questo puo’ sfociare in una relazione. E’ quello che ti manda l’sms della buona notte. In realtà lavora alla Tim o alla Omitel ma tu lo ignori, e ha 72 schede con cui manda gli sms a tutte quelle che ha conosciuto. La sua rubrica del telefono non è divisa in gruppi come la tua che prevede: lavoro, famiglia, LE AMICHE, amici palestra, amici mare, amici montagna e cose così. La sua è divisa in: maschi, femmine trombate, femmine trombabili, femmine intrombabili. La sera si mette lì tranquillo tranquillo sul divano di casa e manda l’sms di rito. E tu, povera cretina, pensi subito “ma che carino. Mi manda anche l’sms della buonanotte, sembrava tanto uno stronzo. Forse la prima imperessione era sbagliata”. E anche se tutto sommato a te l’sms della buona notte ti da un po’ effetto Activia pensi che comunque sia una persona gentile, sembra quasi un essere umano. E dire che la prima volta ti era sembrato un filibustiere. Non sembrava. E’. Ma tu lo ignori. Viene a casa tua anche solo per guardare un film e inizia pensare che sia diverso dagli altri uomini che vogliono solo trombarti. In realtà viene lì per riempire la serata fino alla mezzanotte o giu’ di lì, orario in cui ha appuntamento con qualcuna che gliela dà.

 

Il Buliccio. Nella vita ne ho incontrati due. O pseudo tali. Uno è diventato un mio carissimo amico perché VERAMENTE Buliccio. Nel senso di omosessuale. Ci siamo conosciuti al corso di fotografia. Inutile dire che con la bellezza virile dell’uomo e le peculiarità femminili di una donna incarna, ancora oggi, l’uomo perfetto. Uno di quelli che quando arrivi al corso spettinata, trafelata, appena scesa dall’autobus iper-affollato, senza l’ombra di trucco è comunque in gradi di dirti “ma sai che con i capelli tirati su a quella maniera non stai affatto male? Dovresti portarli di piu’” uno al quale chiedi un consiglio su un vestito e non ti risponde guardando la televisione “si si va benissimo” ma è in grado di dirti “ma tesoro mio, quelle scarpe non centrano proprio niente. Non potresti mettere il sandalo gioiello che hai comprato lo scorso anno?” Insomma, uno che si ricorda che tu hai un paio di sandali gioiello (uno? Va beh, sorvoliamo) che starebbero d’incanto con quel vestito (tu intanto te le sei dimenticate in fondo alla scarpiera perché alla fine anche se compri scarpe della madonna la tua scelta è inesorabilmente orientata tu: texani, anfibi, sneakers) Pero’ sono cose che fanno piacere. Uno che non devi trascinare a teatro, è lui che ti chiama e ti dice cosa c’è in programma e ti propone la serata. Insomma, l’uomo perfetto. Solo che ha questo piccolo particolare che dopo che tu te ne sei perdutamente innamorata ti dice che ha conosciuto una persona al corso di fotografia al quale sarebbe interessato. Tu inizi a fantasticare ed avere gli occhi a cuoricino fino a che non ti dice che la persona in questione si chiama Andrea. Poco male, hai conquistato un amico prezioso, ma tant’è…un po’ ti girano. L’altro tipo di Buliccio invece è così solo per definizione. Semplicemente perché sembrerebbe interessante a prima vista e magari ti invita pure fuori a cena o per un cinema o per un aperitivo, ma al dunque il ragazzo si ritrae e ti lascia sul portone di casa con il bacio sulla guancia. La prima sera pensi che sia rispettoso. La seconda sera pensi che sia uno che ci vuole andare piano. La terza sera pensi che sia un timido. Al quarto bacio sulla guancia pensi che sia uno che ci vuole andare molto cauto. La quinta sera chiami il Bastardo perché se il Buliccio ti da un altro bacio sulla guancia potresti comprare un bazooka su e-bay (e non ci sono, ci ho guardato, non ci sono!)

 

Il Babbo è sicuramente il piu’ gettonato. Se c’è un Babbo nel raggio di 5 chilometri sono sicura che si azzecca alla sottoscritta. Non è la stessa cosa del caso umano. No, il Babbo forse è peggio del caso umano. Solitamente sulla carta funziona. Solitamente non è brutto, non è sfigato, si interessa di un sacco di cose magari che interessano pure te, è serio e lavoratore, ha una media cultura. E’ curioso e magari non è nemmeno scarso a letto. Pero’, ha sempre un pero’ che lo contraddistingue. Nella vita vera è Babbo. E non c’è altra definizione. Non riesco proprio a trovarne altra. E’ uno che lo vedi e pensi: *Babbo*. Ecco, quelli sono solitamente quelli che mi si appiccicano e non mi si schiodano piu’,, che anche se li mandi a stendere non capiscono. Il Babbo è una persona semplice. Mai usare giri di parole con lui che non funzionerebbero. Ho provato millemila tecniche. Del tipo: no, in questo secolo guarda, non ho nemmeno una serata libera. No, non mi puoi baciare, ho l’herpes. Contagiosissima. No, scusa, davvero stasera non posso, mi mancano ancora 2451658 pezzi per finire il mio puzzle. Niente, non funziona. Il Babbo torna sempre. Bisogna agire per vie direttissime e a volte nemmeno quelle funzionano. Inutile qualsiasi : guarda che non c’è trippa pe’ i gatti. No guarda scusa ma non mi interessi. In questo momento non ho voglia di niente e nessuno. Scusami, ma se vuoi possiamo rimanere amici. Anche queste gli lasciano comunque il barlume della speranza e il Babbo è convinto di poter tornare alla carica periodicamente a rifare la proposta, sperando che la tua idea cambi. E non cambia invece.

 

Certi animali non si estingueranno mai. E io in questi anni mi sento un po’ come se fossi Piero Angela e Licia Colo’ messi insieme.

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