Periodo un po’ così

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 31 ottobre 2007,18:08

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 Stex – struzzo mode- on

 

Inutile, ogni tanto qualche scivolone c’è ed è inutile che io mi sforzi di uscire da un bozzolo che mi tiene caldo, ritornano i fantasmi del passato, ritornano le ossessioni, le compulsioni, i ritmi frenetici, il controllo assoluto di tutti e tutto, le modalità non proprio da manuale nel condurre una vita e allora ci rintana un po’ in se’ stessi, per perdersi e ritrovarsi, per guardarsi in faccia e dirsi “ehi, guarda quanta strada hai fatto, non vorrai mollare  la presa proprio ora, no?” No, la risposta è no, non si molla mai. E allora ti riprendi la vita nelle mani e la mattina sembra un po’ meno nera, e magari ricominci a sorridere

 

Stex-struzzo mode-off

 

E allora, abbiamo detto che ci si rialza? Certo, un po’ come quando si vede una donna incinta sul tram che ci si alza e la si fa accomodare. Insomma, poco importa se la carta di credito ha fatto piu’ strisci del mio ginecologo o se la casa trabocca di vestiti nuovi e creme e cremine e profumi che tanto non usero’ mai, l’importante è che la mattina ci si svegli con il sorriso, anche se è presto, prestissimo. Si, perché la promessa è stata mantenuta, e il Novello Baldini ha avuto VERAMENTE il coraggio di farsi vivo alle ore 5.30 del mattino. Ma potevo io, innamorata di lui da millanta anni farmi trovare impreparata? No, e allora ci si sveglia non alle 5 per essere pronti, no no. Alle 4. Eh si, nemmeno io sapevo che esistesse quest’ora del mattino. L’avevo vista spessissimo a tarda notte, un po’ sfocata dal rhum, ma giuro che ignoravo esistesse nella mattinata. E la radio sveglia che a quell’ora non trasmette niente di interessante mi sveglia dal torpore delle mie golosissime 4 ore di sonno, 4 Siore e Siori!

Si perché la mattinata inizia con la colazione dei campioni: un’intera Bialetti colma di caffè versata nella mia tazza preferita, la Mug con il cane. E mentre tento di capire se sono viva o no inizio a pensare a come mi posso presentare. Eh si, perché si che si va a correre ma qui parliamo di Lui, mica pizza e fichi! Se mi presentassi con gli occhi gonfi come due canotti, quel colorito color sogliola surgelata e i capelli pettinati con i petardi, si trasformerebbe in men che non si dica in Abebe Bikila. No, così non và, ci vuole strategia. E così inizia il restauro di prima mattina.

Perchè voglio essere perfetta, così si inizia con le cremine perché la pelle va idratata, il correttore perchè ci sono quei brutti segnacci sulla faccia che il cuscino mi ha lasciato, un po’ di illuminante che qui le sigarette si fanno sentire, un po’ di fondotinta color naturale per uniformare l’incarnato, un velo di cipria per opacizzare, che poi togliero’ con il pennello perché convoglio che si veda. E gli occhi? La mia parte migliore sono gli occhi, tanto vale fare qualcosa per valorizzarli, e allora, quell’ombretto marrone steso bene bene che non si veda giusto per dare profondità allo sguardo, una passata di kajal io la metterei, pero’ effettivamente si vedrebbe che sono truccata. Soluzioni? Idea! Il Kajal beige che si vede e non si vede. E poi un paio di passate di mascara per fare gli occhi da cerbiatta. Insomma, ad occhio e croce una ventina di euro spalmati sulla faccia che non si devono vedere. Questa si che è coerenza. E poi l’acqua profumata che sembra che io sotto le ascelle per natura ho due Arbre Magique alla Vaniglia. E l’ultima passata di colluttorio che non sia mai che la Bagna Caùda di ieri si senta ancora.

Nota per i non Piemontesi: la Bagna Caùda è un tipico anticoncezionale del posto. Ehm, no, è un piatto tipico del posto, a base di aglio e acciughe, una cosina leggera leggera adatta proprio agli spuntini pre-corsa. Solitamente fa l’effetto che si vedeva nella pubblicità progresso di qualche anno fa contro l’Aids, quella con l’alone fuxia, solo che in questo caso l’alone potrebbe essere piu’ o meno verde, ecco.

E così dopo aver passato la sera prima da Decatlon a scegliere la mise perfetta mi ritrovo con Pantajazz neri (si sa che il nero snellisce) di quelli con il accetti al ginocchio, maglietta nera,felpina nera da annodare dopo i primi tre minuti di corsa in vita che è double face. Non nel senso che si gira e ha un altro colore, semplicemente ha la doppia funzionalità della scusa del “sai, se ho freddo almeno ce l’ho” quando in realtà serve solo a nascondere –inutilmente aggiungerei – il culo grosso. Coda di cavallo d’ordinanza e già che ci siamo, esageriamo e facciamo i professionali, cardiofrequenzimetro al posto con fascia toracica (sia mai che la voglia vedere…. La fascia toracica, of course)

Eccomi pronta, ore 5.22.

Suona il cellulare

Gulp.

Ho un balzo al cuore

Ho la salivazione azzerata

Rispondo.

“Ste, mannaggia, piove, facciamo un altro giorno?”

 

Ma perché io non apro le finestre la mattina Santa Cleopatra?!?!?!?!?!

Come Volevasi Dimostrare.

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 12 ottobre 2007,08:28

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Cosa avevo detto, o meglio, scritto, a proposito delle probabilità di incontrare il Principe Azzurro?

Che poi a me l'azzurro non mi piace nemmeno tanto.

Facciamo il Principe Grigio che va un po' su tutto.

Pero' il grigio è un po' triste, facciamolo Grigio Perla, vah.

Anzi no, Grigio Pirla nel mio caso è molto più adeguato.

Riprendiamo: che cosa avevo detto a propo...va beh, insomma.

Come volevasi dimostrare.

Imbottigliata nel traffico cittadino, stavo già pregustandomi la seratina che mi volevo dedicare: bagno caldo con il bagnoschiuma che fa sembrare la vasca un'enorme meringa, telefono staccato, la minestra pronta in pentola che cuoce mentre mi *bagnoschiumo* tutta dalla testa ai piedi, magari uno scrub per coccolare un po' la pelle, sette etti di crema, un bel libro da leggere sul divano con addosso il pigiamino "dormi & gioca" con le ghette felpate che è l'anoressizzante del sesso peggio del gambaletto antistupro, ma è comodo. E poi a nanna presto. Un programma niente male.

Arrivo a casa e apro l'acqua della vasca per riempirla e mentre mi spoglio suona il telefono. Bene. L'ultima telefonata e poi mi posso dedicare totalmente alla serata.

E' il mio socio che mi ricorda che domani abbiamo una scadenza importante e non posso assolutamente dimenticare le ultime stampe. Sorrido tra me e me perchè, scaltra come una faina, sapendo di poterle dimenticare, due giorni fa le ho riposte nei cassetti della sua scrivania chiusi a chiave.

Così gli dico di stare tranquillo e mi appunto mentalmente di recuperare le chiavi della cassettiera se mai domani dovessi cambiare borsa. Non vorrei dimenticarle a casa.

Frugo nella borsa e non le trovo. Probabilmente le ho dimenticate nella giacca che avevo lunedì. Ricordo perfettamente di averli messi nella cassettiera lunedì. Rien. Nella giacca non ci sono. Torno alla borsa e controllo meglio tra il portafoglio, le chiavi di casa, i fazzoletti, i tampax, la scatolina con spazzolino e dentifricio, la borsetta dei trucchi, il cavo usb che non trovavo stamattina, la spina tedesca, le lampadine che devo comprare con lo stesso attacco che le ho già sbagliate due volte, la macchina fotografica, le posate di plastica nella confezione trasparente che mi sono rimaste in borsa dall'ultima volta che ho mangiato al Burger King, la lista della spesa, l'agenda e non so cos'altro ma delle chiavi non c'è traccia. Mi siedo sul divano e ricostruisco la settimana. Ricordo perfettamente che era lunedì.

Mumble mumble. Dove le avro' messe? Sicuramente avevo un'altra borsa. Apro tutte le borse in mio possesso, comprese quelle che non metto da sei stagioni ma delle chiavi non c'è traccia. Quella sera quando sono uscita dove sono andata? Direttamente a casa. Niente spesa, niente apertivo con le amiche, niente cene fuori. Ufficio-casa. Diretta. Senza passare dal via. Forse mi sono cadute in macchina.

Si, potrebbe essere. Mi infilo i pantaloni della tuta, le prime scarpe da tennis che trovo, senza le calze, così come sono, a piedi nudi, una felpa senza nemmeno mettermi la maglietta,  i capelli tirati su che sembro pettinata con i petardi; afferro le chiavi della macchina e quelle di casa e mi precipito per le scale. Corro verso la macchina e...sbonk!

Incontro LUI: Francesco. Sogno proibito di cinque anni di liceo di una ragazzina grassa, timida, con l'apparecchio ai denti per i primi tre anni e "fidanzata" con un Babbo (perchè già all'epoca ero speciallizzanda in uomini di Serie B) per tutta la durata del liceo.

Lui, non bello ma affascinante (avevo già buon gusto all'epoca) fidanzato con una fica stratosferica del liceo liceo linguistico a fianco e che, ovviamente, non si accorgeva nemmeno dell'esistenza del protozoo scrivente.

Lo incontro così: lui bello come il sole con un paio di jeans da stupro sul posto, la camicia da togliergli  morsi, quell'occhialino da vista senza montatura e un sorriso da strappamutande che è tutto un dire. Scende da un fuoristada che costa la metà di Del Piero. Io con la faccia sconvolta piu' di Materazzi dopo la testata di Zidane, vestita che sembro rotolata nell'armadio cosparsa di Vinavil e i capelli con la piega fatta da mocio vileda. Anzi no, mocio vileda sta meglio.

Si ferma e sorride come se avesse visto la Dama con l'ermellino di Leonardo. Io sembro l'Urlo di Munch. Trafelata nemmeno avessi or ora finito di scalare l'Everest a mani nude e portando una gerla di carbone sulle spalle (che non so che immagine sia, ma rende l'idea) gli dico (bugiarda, ma scaltra come una volpe!) che sono lì per fare la mia consueta corsetta serale e sto rientrando a casa. Ci si ferma a parlare del piu' e del meno. E Guendalina? Ah, vi siete lasciati? Ooooooooooooooh mi dispiace. Falsa come i soldi del monopoli. Eh, ma guarda succede. ANCHE IO NON STO PIU'CON FEDERICO, SAI?!?!?! Eh no, sai, le storie da adolescenti... Eh, ma cosa ci fai qui? Ah, ti sei trasferito da poco (per un attimo temo che l'ormone mi salti fuori dalle orbite ma evidentemente fingo bene e lui non sembra accorgersi di nulla). Eh no, io abito qui da cinque anni. NO NO NIENTE CONVIVENZA. IO STO DA SOLA! Ma certo che ci prendiamo qualcosa assieme, una sera di queste. No guarda non ho il cellulare con me, sai PER ANDARE A CORRERE non me lo porto appresso. Ma si certo, segnatelo. Chiamami, ci si prende un aperitivo una sera. Ah, vieni a correre anche tu? Ma ceeeerto, tutte le volte che vuoi. Ma si, piu' o meno sempre verso quest'ora, sai, tra l'ufficio e tutto il resto prima non ce la faccio. Come dici? Sarebbe meglio la mattina? Ma sai che non ci avevo mai pensato? (ma se a me non mi sveglia nemmeno una centrale nucrelare che esplode). Certo: rimaniamo d'accordo così. Ciao ciao.

Mi dirigo verso la macchina che non mi ricordo nemmeno che cacchio ero scesa a fare. Ah, si. Le chiavi. Apro la portiera dalla parte del passeggero ed eccole lì le bastarde: tra la portiera e il sedile. Brillano.

Poco male, torno a casa piu' leggera per aver ritrovato le chiavi che mettero' in borsa immediatamente e con il sorriso sul cuore per aver rivisto Francesco. Salgo le scale di casa con gli occhi a cuoricino mentre penso a lui sul muretto che fumava la pipa nell'intervallo (era troppo avanti! fumava la pipa!!!) e intanto pregusto il lieto concludersi della mia serata con il mio bagno e...no! MERDA! L'ACQUA! Ho lasciato l'acqua della vasca aperta. Faccio l'ultima rampa di scale salendo i gradini tre a tre e arrivo alla porta. Entro come l'uragano Jane e arrivo giusto in tempo per chiudere il rubinetto. Ancora due minuti e mi si sarebbe allagata la casa!

Mi spoglio e riesco finalmente a immergermi nella vasca da bagno per il mio meritato relax. Pìrìpì! Messaggio. "Mi ha fatto un piacere immenso vederti di nuovo. Che ne dici domani mattina alle cinque e mezza di vedersi per una corsa? Dopo facciamo colazione assieme. Frà"

Maporcaccalamiserialadraeancheunpozozza! Io che credevo di essere uscita dal tunnel degli uomini di Serie B. Dopo il Bastardo, il Bandito, il Buliccio, il Babbo, la Bavosa...pure un novello Baldini di doveva capitare?!??!?!

categoria: , stex e gli uomini, stex e lo sport, stex e il lavoro
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Dario mi ha tenuta sveglia tutta la notte.

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il giovedì, 11 ottobre 2007,09:28

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Che dire?

Oggi è una di quelle mattine in cui mi sono svegliata con il sorriso.

E che sorriso!

Joker di Batman a confronto sembra appena tornato da un funerale.

Mica pizza e fichi.

E’ vero, sono un po’ stanca, la notte in bianco ad una cera età inizia a farsi sentire ma quando ne vale la pena….

Ecco perché hanno inventato le creme per il contorno occhi e le mascherine da far gelare in frigo che poi prendono l’odore di cipolla e di dado Knorr.

Insomma, Dario mi ha tenuta sveglia tutta la notte.

Sotto il piumone azzurro, quello caldo caldo e soffice soffice.

D'altronde, come resistere alla sua parlata napoletana?

Quella che mi fa scoppiare a ridere fino alle lacrime reclinando la test indietro per smuovere i capelli.

Quella che mi fa quasi arrivare alle lacrime, quella che mi fa sentire lo stomaco che sussulta.

Quello che mi lucida gli occhi di commozione.

Questo quasi quarantenne mi fa impazzire.

O come si definisce lui, il ventenne che sta festeggiando l’anniversario dei suoi vent’anni.

Questo ragazzo imprigionato in un corpo di uomo che mi racconta del suo rapporto con la fidanzata, oramai ex, un po’ turbolento, e l’analisi che ne è seguita.

E i suoi sogni di bambino che non risono realizzati. Ma in fondo: quanti di noi possono dire di aver fatto quello che sognavano da bambini?

Quanti sono diventati astronauti o prime ballerine o calciatori, o majorette.

Quanti?

E lui non è di certo diverso.

E’ qui che mi racconta fitto fitto la storia della sua vita, le aspettative che aveva in lei e quello che avrebbe voluto fare e di sua nipote e della sua famiglia.

E la notte scorre veloce fino a sprofondare nelle braccia di Morfeo.

Ma io non riesco a dormire.

Mi giro e mi rigiro nel letto ma non riesco a prendere sonno.

Scendo a chiudere una finestra.

Scendo in salotto a spegnere il dvd che non si sa perché è rimasto acceso.

Bevo un bicchiere di latte caldo.

E torno a letto, scalza, a rintanarmi sotto quel piumone.

E quando lo vedo lì sul cuscino.

Con quel suo pizzetto curato, quei capelli un po’ scompigliati che iniziano a diventare un po’ sale e pepe, quegli occhi azzurri che mi hanno stregata non resisto.

 

 

 

 

Riapro i libro e ricomincio a leggere.

Dario Cassini “E’ vent’anni che ho vent’anni” pagine 147.

14 euro spesi bene.

categoria:stex e i libri, stex e gli uomini
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Voglio il nome di quella stronza!

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 09 ottobre 2007,09:43

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Qui.

Adesso.

Subito

IMMEDIATAMENTE!

Si che oramai, facendo due conti a spanne sarà già morta,ma almeno voglio sapere chi devo maledire!

Voglio sapere chi cazzo è quella stronza che un giorno ha detto “mi depilo!”

Ma che cosa gli è saltato in mente, dico io!

Si perché da che il mondo è mondo io credo che il 90% delle donne combatta contro i peli!

Io mi reputo già fortunata. Almeno, già che mi hanno dato un culo grosso come una portaerei, una pelle a buccia d’arancia che fa invidia alle borse di Hermes, i capelli ad albero di natale e tutto quello che mi possono aver dato ALMENO in quello sono stati clementi e ne tengo giusto un po’ sulle gambe. E una manciata sparsa. Ma pochi pochi. Pero’ sempre da togliere sono!

Ora, siccome non è che sto qui tutti il giorno a pettinare le bambole e devo lavorare, e fare la spesa, e pulire la casa e…e…e… non è che abbia proprio tutto quel tempo da dedicare alla mia estetista. E se vogliamo pignoleggiare mi scoccia pure pagarla!

Giusto perché gli uomini che leggono (e so che ci siete, non nascondetevi dietro a un dito) sappiano a che cosa andiamo incontro noi donne.

Perché va bene che ogni tanto vi freghiamo i rasoi e vi lamentate che poi non tagliano piu’ (ma è vera sta cosa? Perché io non ci credo) ma  prima o poi io lo faccio: il rasoio? Eh no, caro mio, provati la ceretta sulla faccia che poi ne riparliamo.

Giuro che lo faccio!!!

Al caso umano di sicuro. Accetto un altro invito a cena, mi fermo a dormire lì (senza dargliela ovviamente) e la mattina con gli occhioni da Bambi gli dico “Amore Mio! Perché non provi a farti la ceretta?” Voglio proprio vedere…

Si perché tu sei lì con il tuo bel barattolo, le tue belle istruzioni, piazzi la cera nel microonde con la potenza giusta, la temperatura giusta e…ovviamente…ti finisce sul piatto girevole del microonde. E passi, pulirai dopo. Tiri fuori sto barattolo di lava incandescente e inizi l’operazione di spatolamento. L’ultimo modello ha pure la spatola che ti scrive “NO” se la temperatura della cera è troppo alta (lo giuro, controllate se non ci credete!). Solo che è una spatola cretina. Si, perché non è che nel mentre che la cera si raffredda la scritta sparisce. No, rimane lì. E quindi anche quando la cera si è totalmente solidificata c’è sempre il “NO” che ti dice che non la puoi usare. Poi, al secondo tentativo te ne freghi perché pensi che la spatola sia difettosa e ti fai una bolla su un ginocchio per averci spalmato sopra il magma!

Passiamo oltre. Dopo aver bestemmiato in turco per la temperatura riesci ad arrivare a un calore accettabile per il tuo tipo di pelle e inizia a spatolarti dal ginocchio in giu’ di una melassa nauseabonda che quando viaggia dal barattolo alla tua gamba fa tutti i filini che ti si spatasciano sul parquet. (E la rumena che ti da una mano in casa è in ferie per un mese, per non complicare le cose.)

Finalmente riesci anche a destreggiarti e arriva il momento di appiccicare la striscia. La fai aderire bene e ti manca il fiato al primo strattone che ti vengono i lucciconi agli occhi come solo a Mila di "Mila e Shiro - due cuori nella pallavolo" potevano venire. Così al secondo tentativo, dopo che hai fatto aderire la striscia (inutile, non puoi andare in giro con una striscia si e una striscia no) prima di trovare il coraggio ti fumi 32 sigarette (giusto perchè hai deciso di smettere).

Piano piano ci prendi la mano e non si sa se le tue gambe sono già totalmente anestetizzate, se il rhum che ti stai scolando fa effetto o se invece stai migliorando nella tecnica, alla fine non ti rendi nemmeno conto del male, sei praticamente assuefatta.

Ma poi hai la brillante idea riprovare a farla all’inguine. E solo chi è donna e chi ha fatto una ceretta puo’ capire che cosa significhi questo. A confronto essere scuoiati ed essere messi nel sale sembra una passeggiata. La cosa cretina è che è ottobre e che al mare non ci sei andata nemmeno in agosto. Ora, a che cazzo ti serve fare la ceretta all’inguine? Si chiama convenzione sociale. Si perché i maschietti secondo me sono pure convinti che noi senza peli ci nasciamo. Non sospettano nemmeno le atroci torture alla quale ci sottoponiamo, oltretutto pagando fior fiori di quattrini per essere sempre perfette. Non raccontiamocela: essere donna è un lavoro. Dovrebbero passarci lo stipendio solo per quello. E invece a quello si va ad aggiungere la condizione di donna-lavoratrice, donna-casalinga, donna-moglie, donna-madre. 5 stipendi. Allora si che posso anche stare al gioco, ma per lo stipendio che percepisco io, NO!

A parte il fatto che se tu non ti fai la ceretta le probabilità di trovare l’uomo della tua vita aumentano esponenzialmente, perché si sa, peggio stai conciata piu’ probabilità hai di incontrare Gorge Clooney mentre ti trascini in tuta con il naso gocciolante verso la farmacia con gli occhi cisposi e l’acetone. Dicevamo, a parte questo devi fare in modo che tutto sembri casuale.

Spiegometro: siccome le suddette possibilità aumentano quando hai i peli con i quali puoi comodamente fare le treccine alla Gullit, hai un occhio con un orzaiolo che potrebbe passare inosservato solo se sdrammatizzato con qualcosa di piu’ grande, per esempio l’Australia, hai tutti i vestiti in tintoria e l’unica cosa che ti resta a disposizione è una tuta in triacetato fuxia e gialla e un paio di nike che gli Stati Uniti continuano a spacciare per armi chimiche (fatta eccezione per le patofole a fomra di Lupo Alberto che per' non sono indicate per uscire di casa), se vuoi incontrare l’uomo dei tuoi sogni e fai tutto questo le possibilità aumentano in modo vertiginoso. Di contro, se le possibilità di incontrarlo sono alle stelle, con questa mise le possibilità di farlo somigliare ad Abebe Bikila sono ancora piu’ numerose. Quindi il trucco c’è ma non si vede è la porta per il successo.

Ovvero: fare finta di essere trascurata. In realtà ti sei fatta una doccia di 5 ore, hai passato 2 esfolianti diversi e un guanto di crine, hai lavato i capelli con tre shampoo differenti, hai fatto una maschera ai capelli ma poi li hai ricoperti di gel per dargli quell’aspetto che solo un settimana di influenza sa dare alla chioma, hai fatto una manicure e una pedicure perfetti ma senza dare niente che non sia lo smalto trasparente perché “non è che io stia qui tutto il giorno a non fare niente, non me ne frega niente di essere curata nei particolari”, indossi una tuta perché non te ne frega niente della moda. In realtà la tuta suddetta è l’unico modello tirato fuori da D & G e ti sei venduta un rene per acquistarla. Metti il marsupio che “le borse? Ah, sono un feticcio, mica ho bisogno di una borsa IO per sentirmi una donna” Solo che il marsupio in questione è costato come tre rate del mutuo. Ha sopra una H sospetta… metti un paio di scarpe da ginnastica a caso (leggasi: la nike mi ha chiamata personalmente per sapere e preferivo l’azzurro cielo o il tinta glicine) ed esci da casa come se fossi appena reduce da 8 giorni di ospedale con quell’aria un po’ sbattuta ma con un fondotinta che è preciso preciso uguale al tuo incarnato, un velo di ombretto marrone che scalda i tuoi toni ma senza sembrare truccata, quel velo di kajal all’interno della rima palpebrale, non vogliamo metterci anche due passate abbondanti di mascara già che ci siamo? Ma sì, mettiamole, e sei pronta a fare finta di essere così già la mattina quando ti svegli. Quando in realtà la mattina tutto questo è sparpagliato a caso. Magari pezzo per pezzo hai pure qualche lato buono ma è tutto un po’ a casaccio. Un po’ come dire, non so, ecco: Vomito di Picasso piu’ o meno.

Pero’ con questo tu sei strasicura che troverai l’uomo della tua vita. E questo ovviamente, non accade. Lo stesso vale per la ceretta. Se una donna media ha bisogno di una ceretta piu’ o meno ogni due mesi sei matematicamente certa che al 50esimo giorno dall’ultima tortura subìta ti arriverà la telefonata proprio di quel tipo che ti piace da anni, l’unico a non essere caso umano, e che la tua estetista è alle Bahamas a sperperare i quattrini che TU le hai lasciato. Nel caso tu sia la fortunata che riesce a trovare l’estetista e che per di piu’ le da anche l’appuntamento in tempo utile, i puntini rossi post-depilazione saranno la colonna sonora di tutta la serata e tu non vedrai l’ora di essere a casa tua togliere quei collant e infilarti nella vasca da bagno colma di ghiaccio e non sentirai una parola di quello che ti dirà a cena il tuo interlocutore. E sarai destinata a combattere contro pruriti e peli incarniti da qui alla prossima ceretta, per poi ricominciare a spatolare e strisciare e strappare e urlare così, vita natural durante. E tutto questo per colpa di una stronza che un giorno ha detto “mi depilo”. Non bastava pagare con il sangue - in comode rate mensili - il casino che ha fatto Eva per una mela? No?!?!?!

categoria:stex e i voli pindarici, stex e i cosmetici
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