Alice

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il lunedì, 22 settembre 2008,21:10

Alice ha 26 anni.
Ci siamo conosciute al centro per i disturbi dell'alimentazione.
Io ero arrivata ed ero 4 volte il suo peso.
Lei era un pulcino bagnato infagottata in una felpa troppo grande con gli occhi spauriti che fissava il vuoto.
A me è venuto spontaneo avvicinarmi e tenderle la mano.
Forse l'ho stretta troppo forte, ora che ci ripenso.
Negli anni ci siamo continuamente scritte, continuamente sentite.
Un sms, una telefonata, una lettera, quelle vere scritte a mano.
Il pensierino a Natale che partiva nel pacchetto blu delle poste italiane.
Al centro ci incrociavamo qualche volta.
Un anno non c'era.
Ho temuto il peggio.
Quando una non torna al centro non sempre è una buona notizia.
Questa volta lo era.
Alice aveva preso peso, aveva di nuovo la fiducia che le era mancata.
Ero contenta di non vederla.
Anche se mi mancava.
Ma l'ho sentita serena nelle ultime telefonate.
Alice mi ha scritto stamattina un messaggio.
"è morto il mio migliore amico"
Ho pensato ore ed ore a cosa rispondere.
Troppo vuote le parole che comparivano sul display del cellulare.
Sono parole che non esistono.
Come dire "sono morto" nessuno lo dirà mai. Nessuno che è morto davvero potrà dirlo.
Le ho telefonato.
Poteva essere inopportuno ma l'ho fatto d'istinto.
Le ha fatto piacere.
Alice non ha pianto.
Non ha piu' lacrime oramai, mi ha detto.
"vorrei poter avere una pastiglia per dimenticare i ricordi brutti"
"mi metto all'opera e te laporto io domani stesso" le ho risposto d'istinto.
Poi ci siamo salutate e io ho continuato a guidare. E pensavo.
Pensavo alla pastiglia, a questa pillolina rosa da ingoiare che promette di cancellare tutti i ricordi brutti.
Poi ha cominciato a piovere. Proprio quello che ci voleva.
E a un tratto ho capito: se potessimo cancellare i ricordi brutti, che fine farebbero i ricordi belli?
Non sarebbero una cosa normale che nessuno riuscirebbe piu' ad apprezzare?
Non sarebbe uno spreco non avere il senso del dolore?
Se Alice non avesse passato cio' che ha passato quando era 37 chili, ora sarebbe lo stesso felice e orgogliosa di essere cio' che è adesso?
Alice tra qualche anno non si girerà indietro a guardarsi? Io credo di si, e vedrà i momenti passati con Manuel e sorriderà ancora ripensando a quelle piccole cose. Sarà un ricordo doloroso, ma sono certa che lei supererà anche questo.
Alice non si piegherà come non si è piegata nè spezzata negli anni. E dire che quel mucchietto d'ossa sembrava doversi rompere da un momento all'altro. Quel primo soggiorno insieme, l'ultimo giorno ci siamo abbracciate, avevo paura di romperla davvero.
Alice guardava i gatti in cortile e io le cantavo sempre *Alice guarda i gatti e i gatti guardano le alici*. E rideva. Quel sorriso tirato che solo lei ha.
Quel sorriso che anche Manuel ricorderà.
No, Alice. io la pastiglia per cancellare i brutti ricordi non la invento.

categoria:stex e i voli pindarici, stex e gli amici, stex e le sue regole
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Maremmamaiala

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 11 marzo 2008,19:03

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Essere donna è un lavoro. Essere donna single è un lavoro a tempo pieno. Essere donna single e vivere da sola è un'utopia bella e buona. Esco dall'ufficio come i vampiri, solo di notte. Ho comprato gli elettrodomestici intelligenti che li programmo a inizio stagione e poi si fanno tutto da soli. Anche se il frigo non ha ancora imparato a farsi la spesa. Sono arrivata a casa e ho ritirato la lavatrice fatta stanotte, ho steso, ho messo su l'altra lavatrice, intanto ho piegato la roba ritirata stesa in precedenza. Mi sono struccata (perchè io valgo). Mi sono spogliata degli abiti dell'ufficio per mettermi su una mise che scapperebbe qualsiasi essere vivente nel raggio di due chilometri: pantaloni di otto taglie piu' grandi in un improponibile azzurro zebrato di blu (dovevo essere ubriaca quando sono entrata da Victoria Secrets), la maglia con i buchi del 1987 comprata a Disneyland che non la butto nemmeno se mi danno dei soldi. I capelli? Vogliamo parlare dei capelli? Sembro ucita dalla copertina di Let It Be. Sono almeno due settimane che non metto lo smalto perchè non ho il tempo a meno che non decida di dare l'effetto zebrato anche allo smalto addormentandomi e svegliandomi con le righe del cuscino sulle unghie e anche sulla faccia. Stasera ho pure smontato il sifone del lavandino perchè c'era caduto dentro il mio anello, che è la fede in acciaio di mio nonno. Mi faccio pure da idraulico. Ho passato la domenica uggiosa piovosa e fastidiosa a sistemare la dispensa appendendo tutto l'appendibile, ho tirato giu' l'intonaco perchè non riuscivo a mettere i chiodi come dicevo io e ho scomodato due o tre volte qualche padreterno perchè le scarpe non hanno tutte la stessa dimensione nelle scatole. In casa non c'è nulla che sia nemmeno lontanamente commestibile. Anche la zuppa scaduta è finita. E io tra un'ora dovrei essere pronta perchè mi passano a prendere per andare a vedere una proiezione interessante come guardare 8 ore filate di Zecchino d'oro ma alla quale andro' perchè c'è LUI e non sia mai che me lo perda. Visto che il protoz...ehm...la fidanzata non c'è! E ovviamente ho appena guardato l'armadio tristemente esclamando "non ho nulla da mettermi!" quando l'altro giorno Luisa Beccaria mi ha chiesto di restituirle un po' di cose perchè le mancavano. Nel frattempo dovrei: fare la doccia, dare ai capelli una forma che non sia quella del mocio vileda, darmi losmalto (so già che lo daro' per ultimo con il cappotto già indosso così lo posso far asciugare fuori dal finestrino dell'auto), truccarmi, vestirmi (annotare mentalmente che prima dovro' trovare qualcosa di decente da mettere e non rotolarmi nell'armadio con il vinavil addosso) e trovare qualcosa di commestibile che non sia grissini con maionese. Anche perchè è stata la mia cena di ieri e ho finito pure quelli. Lo dico e lo prometto a me stessa, se ritorno a quando avevo 18 anni e quel sant'uomo di Gianluca mi chiede di nuovo di sposarlo stavolta lo faccio! Almeno sarei stata a casa a non fare una pippa dal mattino alla sera.

Settembre andiamo è tempo di....

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 12 settembre 2007,10:19

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.....Sagre. Qui da me a settembre si sprecano le sagre di paese. O meglio, dei paesi. Anche ad Agosto in verità qualcuna la si trova ma settembre è proprio il boom della sagra. Perché ci si aspetta che la gente rientri dalle ferie verso casa propria e allora ecco lì che le pro-loco iniziano con la sagra del tortello ripieno, la sagra del cinghiale, la sagra della salsiccia, la sagra del raviolo, la sagra della polenta. Tu le giri tutte e capisci che in ogni dove ci sono sempre le stesse cose da mangiare. Solo che una di queste diventa il fulcro della sagra. Per quel che mi riguarda bisognerebbe chiamarle tutte, dalla prima all’ultima La Sagra del Colesterolo (o come dicono alcuni del Polistirolo. Un po’ come quando si fanno le analisi del sangue e ti trovano I TRICICLI alti….). Passi un paio di ore (ma a volte anche tre o quattro) a gironzolare tra i banchetti, a schivare bambini lasciati allo stato brado che guizzano e ti passano in mezzo alle gambe e ti fanno lo sgambetto e ti tirano addosso la palla e urlano e piangono e vogliono lo zucchero filato e mamma comprami quello e io, tessera numero due del Club Erode mi aggiro tra i banchi alla ricerca di un bazooka, una fionda, una bomba a mano, un qualsiasi oggetto contundente.  Sembra che quest’anno non vadano di moda. No, non e trovo. Guardo i soliti banchetti dei bracciali improponibili fatti con qualsiasi cosa naturale, guardo i quadri (brrrrrrrrrrrrrr), le felpe con “fai scrivere sopra cio’ che vuoi” e subito penso quasi quasi ci faccio scrivere sopra all’altezza delle tette ‘alza lo sguardo’. Oppure, forse meglio "se stai leggendo questo, poi non dirmi che ho degli occhi stupendi". Mi metto alla ricerca di una frase ad effetto da farmi scrivere sulla felpa. Di quelle con il cappuccio. Io le adoro. Mumble…mumble…vago per i banchi pensando e tirando fuori millemila cose che mi vengono in mente ma nessuna è realmente cio’ che voglio. Tiro fuori per sicurezza il mio mini blocco per gli appunti che tengo in borsa e appunto (è un blocco appunti, quindi appunto. APPUNTO.) quello che mi passa per la testa. Non riesco quindi ad evitare un bambino che rincorre impazzito il suo pallone e mi carambola addosso e io resto ferma immobile tirando le labbra guardando il papà come a dire “eh, cosa ci vuole fare, sono bambini”. In realtà il mio non è un sorriso ma una paresi che sta a dire “comprare un guinzaglio a questa peste no?” E proseguo. E trovo lo stand dei libri. Questo l’ho letto, questo l’ho letto, questo l’ho già comprato, questo lo chiedo a mio fratello, questo lo deve aver già comprato papà, questo alla mamma non è piaciuto, questo mi fa schifo l’autore …questo…questo…questo. Alla fine trovo l’ultimo di Brizzi e lo infilo nel sacchetto dirigendomi alla cassa. Passo davanti al banco delle caramelle. Io adoVo la liquirizia inglese, quella ripiena. Potrei fare follie. Ne compro un sacchettino e vedo lo zucchero filato. Ogni volta che lo vedo mi domando come facevo – da piccina  a mangiarlo. E’ abominevolmente dolce, stucchevole. La mia amicane prende uno. Rosa. Ingrediente principale E122-E123. Mi sembra una cosa tipo Modello F24 e mi fa schifo al solo pensiero. Lei se lo gusta come se fosse l’ultimo pasto del condannato a morte. Andiamo oltre e ci ritroviamo al banco del legno intarsiato. E’ incredibile come la gente davanti ai banchi perda il lume della ragione ed esclami cose del tipo “ma è BELLISSIMO” per oggetti improponibili. Cose che non vorrei in casa nemmeno se me le regalassero. Mi scopro a prendere su qualche oggetto guardarlo e fare smorfie degne di Jim Carrey. Solitamente poi in queste situazioni arriva la classica donna che fa sentire ME una strafiga: alta che sta in piedi sotto un tavolino, larghezza di un trasporto eccezionale, gonna fiorata rubata ai divani che andavano negli anni 70 e parlata dialettale, che tenta di passare a gomitate e tu sei riuscita a farti incrinare una costola. Decidi che questo posto non fa per te e tenti – inutilmente – di convincere gli altri ad andarsene. Riesci finalmente ad arrivare a un banco dove leggi la parola che in questo momento piu’ di tutte è in grado di farti tornare il sorriso: BIRRA e ti scaraventi in coda assistendo nell’ordine a: coppia Lui/Lei con Lei che parla con amica di Lei e le sta dicendo che in vacanza Le hanno chiesto se Lui era suo figlio. Notare che la Lei in questione ha una marcata abbronzatura Maldiviana, un marcato trucco che andava di moda negli anni 80, un fisico invidiabile scolpito da dieta, palestra, massaggi, oli, creme, e forse – e dico solo forse – qualche ritocchino di Roy De Vita, il guardaroba di una velina comprendente tacco da 15 centimetri, pantalone leopardato e maglietta delle dimensioni di un francobollo. Il Lui in questione ha nell’ordine: mise da sfigato 20enne che vuole atteggiarsi a GRANDE, un’abbronzatura molto ma molto ma molto piu’ naturale della di Lei in questione, probabilmente muto o comunque con scarsa proprietà di linguaggio e si è limitato per tutto il tempo a fare cenni “si si” con la testa guardando adorante Lei e poi l’amica di Lei e qualche sorriso sporadico qua e là. Dietro di me invece c’è una felice famigliola alla quale probabilmente regalero’ una parabola per Natale: Lui e Lei, piu’ ragazzina tristissima di circa 15/16 anni che si vede lontano un miglio che si sta spaccando i maroni, bimbo ottenne o giu’ di lì scalmanato, bimba 4enne super giu’ che piange (ignoro il motivo) e passeggino con coppia di gemelli vestiti identici (oVVoVe!) che mi ha tartassato tutto il tempo le gambe (leggasi: dovrebbero mettere la linea gialla come in farmacia quando una mamma è armata di passeggino. Portero’ i segni di questo incontro vita natural durante sul retro dei miei polpacci). Finalmente arrivo a conquistare la cassa. Sudata, trafelata, incazzata come un’anguilla a Natale e ordino la mia birra. Conquisto il Sacro Graal e mi dirigo nuovamente verso la compagnia di amici che mi sta aspettando davanti al banco delle frittelle. Guardo il mio amico Picchio sorridendo perchè so già che ha capito tutto quello che mi è passato nel cerveletto in questi ultimi 3 minuti, non vedo quindi un bambino ottenne a ore undici con cane di notevoli dimensioni al guinzaglio per lui praticamente ingestibile. Che decide di farsi gli affari propri e non seguire quello che vorrebbe fargli fare il padroncino. Passa il cane alla mia destra e il bambino alla mia sinistra. Mi ritrovo legata come un cotechino con metà del prezioso nettare rovesciato sui pantaloni. Sulla mia testa credo che faccia capolino il fumetto di “€@£%$&”. Ho una grande voglia ritirare fuori dalla borsa un Opinel n. 12 e tagliare il guinzaglio (la cravatta messicana al bambino mi sembra leggerissimamente esagerato) ma non lo faccio. Per stavolta. Alla fine stremata mi dirigo verso la macchina in compagnia degli amici puzzando di fritto anche se non ho mangiato niente che fosse tale, assetata perché la mia birra ha fatto una fine ignobile, zoppicante grazie ai numerosi colpi che ho rimediato, irritata per la serata passata, stanca che mi sembra di aver scalato l’Everest in giornata. Spero almeno che i 18 euro spesi per il libro siano stati spesi bene. E pensare che ho amiche nel milanesotto che per dire che vanno a divertirsi mi dicono “stasera SAGRA”. Mah…