Il primo risotto non discorda mai.

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 22 gennaio 2008,08:34

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Intendiamoci, ho la cucina disseminata di libri di cucina, mia madre penso che abbia messo in casa mia prima “il cucchiaio d’argento” e poi gli elettrodomestici. Mi piace anche cucinare, ma quando sono sola, praticamente sempre, vivendo io da sola, non ho mai voglia di cucinare. A meno che non ci sia una causa scatenante, ovvero:

 

1-ho finalmente messo il sale in zucca e ho capito che chiamare “cena” mezzo barattolo di sottaceti mangiati direttamente dentro al vetro con la forchetta non è propriamente corretto,

 

2- sono talmente incavolata che sto già pensando “stasera non mangio” ma sono anche così intelligente da capire che così non risolvo niente e quindi mi autosuggerisco di preparare una cena degna di questo nome.

 

Orbene, visto che sono una persona capiente perché capisco, opto per cucinare. La cosa si complica se in cucina non hai praticamente nulla, se il frigorifero da due settimane fa l’eco e se arrivi a casa a un’ora tale in cui i supermercati sono già chiusi.

 

Grazie a mia sorella riesco a risolvere anche questo. Lei, conoscendomi bene, mi ha regalato IL LIBRO DI CUCINA PER ECCELLENZA. No, non è un blog pubblicitario questo. E’ che questo piccolo manuale mi sta tornando davvero utile. E questo Signor Francesco Gungui non finiro’ mai piu’ di ringraziarlo. O meglio, confesso che quando ho finito di leggere il libro ho pure pensato “questo è da sposare: scrive bene, quindi non ha problemi con l’italiano, mi fa sbellicare dal ridere perché per tutta la durata del libro ho praticamente continuato a mphfeggiare (mphf= tipico verso di quando si trattiene la risata) e soprattutto cucina (perché altrimenti non avrebbe scritto questo libro)” .

Tentata dal fatto che in fondo al libro c’era la sua mail confesso di aver fatto anche un pensierino e di vedermi proiettata il giorno del nostro matrimonio davanti ad amici e parenti a raccontare come l’avevo accalappiato via mail per via del suo libro etc etc etc.

Poi fortunatamente riesco a riprendere possesso del mio corpo e di quelle poche capacità mentali e allora tutto torna normale. Comunque alla fin fine sono riuscita a cucinare qualcosa di moderatamente commestibile anche se si trattava di cucinare per me da sola avendo a disposizione praticamente NULLA e infatti la ricetta è proprio RISOTTO AL NULLA. Ovvero: una sopravvivenza di riso scampato miracolosamente alla valanga di insalate di riso estive. Ok, l’autore indica una certa qualità di riso, io sinceramente uno ne ho in casa e quello ho usato. Mezza cipolla che nel frigorifero accanto alla mascherina refrigerante per gli occhi e al finto uovo-deodorante per il frigorifero (ennesima idea diabolica di mia madre) e alla crema per le tette, stava già scrivendo il testamento. Un bicchiere di vino bianco. Quello nel mio frigo non manca mai. Anche perché non si contano le volte che ho pensato, riponendo una bottiglia in frigorifero “lo conservo per il sugo” quando io in realtà campo di sughi pronti monodose. Misteri….un dado per il brodo. Di quelli potrei farci una nuova cascata del Niagara salata praticamente.

Ho la scorta di dadi da brodo. Io non so perché ho la mania del dado da brodo. E che non mi vengano a dire con che cosa è fatto che lo so da me che è pieno di schifezze, ma a me piace la minestrina di DADO. Che non mi si propini il brodo di carne che già mi tocca litigare con mia madre a Natale, tra poco è San Valentino e siamo ancora qui sugli stessi argomenti. E poi come dice giustamente il mio mito Geppi Cucciari nel suo libro “già ci hanno tolto il bambino della kinder, almeno preserviamo la donnina della knorr che prima o poi ci tolgono pure quella” Insomma, a me il brodo di dado piace. E poi quando mi vengono a dire “ma è pieno di glutammato”….che nervi! A parte che la gente che me lo dice, nove pasti su dieci li consuma al ristorante cinese e quindi dovrebbe solo stare zitta. Comunque, a parte questo a me il glutammato cosa vuoi che mi faccia? Ritenzione idrica mi rispondono. Al massimo posso solo migliorare…

Comunque, tornando al risotto. Alla fine ho fatto imbiondire la cipolla con un po’ di olio riuscendo a non farla bruciare perché presa dal terrore ho utilizzato il fornello del caffè a fiamma minima. Se avessi usato un fiammifero probabilmente avrei fatto prima. Ma quel che conta è il risultato. Ho misurato il riso con la formula magica di mia madre *due pugni a testa piu’ un pugno per la pentola*. Fortunatamente non mi sono messa a prendere a cazzotti la casseruola in acciaio 18/10 e l’ho capita alla prima. Ho messo a tostare il riso. Questo già è stato un passo avanti. Non aver confuso il fatto del “tostare” con il “metterlo nel tostapane” E un punto a mio favore... Ci ho schiaffato dentro due abbondanti bicchieri di fino bianco che hanno sfrigolato per tutta la cucina dandomi l’impressione di cucinare le vongole perché quando cucino le vongole uso il vino bianco. Ma si va beh, non c’entrava niente ma l’ho detto ugualmente. Dopodichè ho messo il dado direttamente nel riso e ho aggiunto acqua calda. Eh si perché se l’avessi messo nell’acqua avrei potuto sbagliare a salare, così invece mi sono autogestita il grado di sapidità. Insomma, alla fine due mestolate alla volta ho raggiunto una consistenza adeguata per arrivare alla mantecatura. Che io ho fatto solo con il parmigiano perchè in casa mia non c’è mai il burro.

Posso dire di aver cenato come si deve, e di aver imparato una cosa in piu’ e soprattutto che se tenessi in casa lo zafferano probabilmente avrei evitato di mangiare il Riso al Nulla. Comunque sia, io ora sinceramente parlando, non so se l’autore del libro è contento perché gli ho fatto pubblicità, o se mi arriverà una querela per aver spifferato una ricetta del libro o se mi sposerà davvero perché non si puo’ resistere a una donna esagerata come me, soprattutto se è pure una cuoca provetta. Che nel mio caso sta solo a significare che sono appassionata di montagna.

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Dario mi ha tenuta sveglia tutta la notte.

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il giovedì, 11 ottobre 2007,09:28

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Che dire?

Oggi è una di quelle mattine in cui mi sono svegliata con il sorriso.

E che sorriso!

Joker di Batman a confronto sembra appena tornato da un funerale.

Mica pizza e fichi.

E’ vero, sono un po’ stanca, la notte in bianco ad una cera età inizia a farsi sentire ma quando ne vale la pena….

Ecco perché hanno inventato le creme per il contorno occhi e le mascherine da far gelare in frigo che poi prendono l’odore di cipolla e di dado Knorr.

Insomma, Dario mi ha tenuta sveglia tutta la notte.

Sotto il piumone azzurro, quello caldo caldo e soffice soffice.

D'altronde, come resistere alla sua parlata napoletana?

Quella che mi fa scoppiare a ridere fino alle lacrime reclinando la test indietro per smuovere i capelli.

Quella che mi fa quasi arrivare alle lacrime, quella che mi fa sentire lo stomaco che sussulta.

Quello che mi lucida gli occhi di commozione.

Questo quasi quarantenne mi fa impazzire.

O come si definisce lui, il ventenne che sta festeggiando l’anniversario dei suoi vent’anni.

Questo ragazzo imprigionato in un corpo di uomo che mi racconta del suo rapporto con la fidanzata, oramai ex, un po’ turbolento, e l’analisi che ne è seguita.

E i suoi sogni di bambino che non risono realizzati. Ma in fondo: quanti di noi possono dire di aver fatto quello che sognavano da bambini?

Quanti sono diventati astronauti o prime ballerine o calciatori, o majorette.

Quanti?

E lui non è di certo diverso.

E’ qui che mi racconta fitto fitto la storia della sua vita, le aspettative che aveva in lei e quello che avrebbe voluto fare e di sua nipote e della sua famiglia.

E la notte scorre veloce fino a sprofondare nelle braccia di Morfeo.

Ma io non riesco a dormire.

Mi giro e mi rigiro nel letto ma non riesco a prendere sonno.

Scendo a chiudere una finestra.

Scendo in salotto a spegnere il dvd che non si sa perché è rimasto acceso.

Bevo un bicchiere di latte caldo.

E torno a letto, scalza, a rintanarmi sotto quel piumone.

E quando lo vedo lì sul cuscino.

Con quel suo pizzetto curato, quei capelli un po’ scompigliati che iniziano a diventare un po’ sale e pepe, quegli occhi azzurri che mi hanno stregata non resisto.

 

 

 

 

Riapro i libro e ricomincio a leggere.

Dario Cassini “E’ vent’anni che ho vent’anni” pagine 147.

14 euro spesi bene.

categoria:stex e i libri, stex e gli uomini
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Settembre andiamo è tempo di....

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 12 settembre 2007,10:19

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.....Sagre. Qui da me a settembre si sprecano le sagre di paese. O meglio, dei paesi. Anche ad Agosto in verità qualcuna la si trova ma settembre è proprio il boom della sagra. Perché ci si aspetta che la gente rientri dalle ferie verso casa propria e allora ecco lì che le pro-loco iniziano con la sagra del tortello ripieno, la sagra del cinghiale, la sagra della salsiccia, la sagra del raviolo, la sagra della polenta. Tu le giri tutte e capisci che in ogni dove ci sono sempre le stesse cose da mangiare. Solo che una di queste diventa il fulcro della sagra. Per quel che mi riguarda bisognerebbe chiamarle tutte, dalla prima all’ultima La Sagra del Colesterolo (o come dicono alcuni del Polistirolo. Un po’ come quando si fanno le analisi del sangue e ti trovano I TRICICLI alti….). Passi un paio di ore (ma a volte anche tre o quattro) a gironzolare tra i banchetti, a schivare bambini lasciati allo stato brado che guizzano e ti passano in mezzo alle gambe e ti fanno lo sgambetto e ti tirano addosso la palla e urlano e piangono e vogliono lo zucchero filato e mamma comprami quello e io, tessera numero due del Club Erode mi aggiro tra i banchi alla ricerca di un bazooka, una fionda, una bomba a mano, un qualsiasi oggetto contundente.  Sembra che quest’anno non vadano di moda. No, non e trovo. Guardo i soliti banchetti dei bracciali improponibili fatti con qualsiasi cosa naturale, guardo i quadri (brrrrrrrrrrrrrr), le felpe con “fai scrivere sopra cio’ che vuoi” e subito penso quasi quasi ci faccio scrivere sopra all’altezza delle tette ‘alza lo sguardo’. Oppure, forse meglio "se stai leggendo questo, poi non dirmi che ho degli occhi stupendi". Mi metto alla ricerca di una frase ad effetto da farmi scrivere sulla felpa. Di quelle con il cappuccio. Io le adoro. Mumble…mumble…vago per i banchi pensando e tirando fuori millemila cose che mi vengono in mente ma nessuna è realmente cio’ che voglio. Tiro fuori per sicurezza il mio mini blocco per gli appunti che tengo in borsa e appunto (è un blocco appunti, quindi appunto. APPUNTO.) quello che mi passa per la testa. Non riesco quindi ad evitare un bambino che rincorre impazzito il suo pallone e mi carambola addosso e io resto ferma immobile tirando le labbra guardando il papà come a dire “eh, cosa ci vuole fare, sono bambini”. In realtà il mio non è un sorriso ma una paresi che sta a dire “comprare un guinzaglio a questa peste no?” E proseguo. E trovo lo stand dei libri. Questo l’ho letto, questo l’ho letto, questo l’ho già comprato, questo lo chiedo a mio fratello, questo lo deve aver già comprato papà, questo alla mamma non è piaciuto, questo mi fa schifo l’autore …questo…questo…questo. Alla fine trovo l’ultimo di Brizzi e lo infilo nel sacchetto dirigendomi alla cassa. Passo davanti al banco delle caramelle. Io adoVo la liquirizia inglese, quella ripiena. Potrei fare follie. Ne compro un sacchettino e vedo lo zucchero filato. Ogni volta che lo vedo mi domando come facevo – da piccina  a mangiarlo. E’ abominevolmente dolce, stucchevole. La mia amicane prende uno. Rosa. Ingrediente principale E122-E123. Mi sembra una cosa tipo Modello F24 e mi fa schifo al solo pensiero. Lei se lo gusta come se fosse l’ultimo pasto del condannato a morte. Andiamo oltre e ci ritroviamo al banco del legno intarsiato. E’ incredibile come la gente davanti ai banchi perda il lume della ragione ed esclami cose del tipo “ma è BELLISSIMO” per oggetti improponibili. Cose che non vorrei in casa nemmeno se me le regalassero. Mi scopro a prendere su qualche oggetto guardarlo e fare smorfie degne di Jim Carrey. Solitamente poi in queste situazioni arriva la classica donna che fa sentire ME una strafiga: alta che sta in piedi sotto un tavolino, larghezza di un trasporto eccezionale, gonna fiorata rubata ai divani che andavano negli anni 70 e parlata dialettale, che tenta di passare a gomitate e tu sei riuscita a farti incrinare una costola. Decidi che questo posto non fa per te e tenti – inutilmente – di convincere gli altri ad andarsene. Riesci finalmente ad arrivare a un banco dove leggi la parola che in questo momento piu’ di tutte è in grado di farti tornare il sorriso: BIRRA e ti scaraventi in coda assistendo nell’ordine a: coppia Lui/Lei con Lei che parla con amica di Lei e le sta dicendo che in vacanza Le hanno chiesto se Lui era suo figlio. Notare che la Lei in questione ha una marcata abbronzatura Maldiviana, un marcato trucco che andava di moda negli anni 80, un fisico invidiabile scolpito da dieta, palestra, massaggi, oli, creme, e forse – e dico solo forse – qualche ritocchino di Roy De Vita, il guardaroba di una velina comprendente tacco da 15 centimetri, pantalone leopardato e maglietta delle dimensioni di un francobollo. Il Lui in questione ha nell’ordine: mise da sfigato 20enne che vuole atteggiarsi a GRANDE, un’abbronzatura molto ma molto ma molto piu’ naturale della di Lei in questione, probabilmente muto o comunque con scarsa proprietà di linguaggio e si è limitato per tutto il tempo a fare cenni “si si” con la testa guardando adorante Lei e poi l’amica di Lei e qualche sorriso sporadico qua e là. Dietro di me invece c’è una felice famigliola alla quale probabilmente regalero’ una parabola per Natale: Lui e Lei, piu’ ragazzina tristissima di circa 15/16 anni che si vede lontano un miglio che si sta spaccando i maroni, bimbo ottenne o giu’ di lì scalmanato, bimba 4enne super giu’ che piange (ignoro il motivo) e passeggino con coppia di gemelli vestiti identici (oVVoVe!) che mi ha tartassato tutto il tempo le gambe (leggasi: dovrebbero mettere la linea gialla come in farmacia quando una mamma è armata di passeggino. Portero’ i segni di questo incontro vita natural durante sul retro dei miei polpacci). Finalmente arrivo a conquistare la cassa. Sudata, trafelata, incazzata come un’anguilla a Natale e ordino la mia birra. Conquisto il Sacro Graal e mi dirigo nuovamente verso la compagnia di amici che mi sta aspettando davanti al banco delle frittelle. Guardo il mio amico Picchio sorridendo perchè so già che ha capito tutto quello che mi è passato nel cerveletto in questi ultimi 3 minuti, non vedo quindi un bambino ottenne a ore undici con cane di notevoli dimensioni al guinzaglio per lui praticamente ingestibile. Che decide di farsi gli affari propri e non seguire quello che vorrebbe fargli fare il padroncino. Passa il cane alla mia destra e il bambino alla mia sinistra. Mi ritrovo legata come un cotechino con metà del prezioso nettare rovesciato sui pantaloni. Sulla mia testa credo che faccia capolino il fumetto di “€@£%$&”. Ho una grande voglia ritirare fuori dalla borsa un Opinel n. 12 e tagliare il guinzaglio (la cravatta messicana al bambino mi sembra leggerissimamente esagerato) ma non lo faccio. Per stavolta. Alla fine stremata mi dirigo verso la macchina in compagnia degli amici puzzando di fritto anche se non ho mangiato niente che fosse tale, assetata perché la mia birra ha fatto una fine ignobile, zoppicante grazie ai numerosi colpi che ho rimediato, irritata per la serata passata, stanca che mi sembra di aver scalato l’Everest in giornata. Spero almeno che i 18 euro spesi per il libro siano stati spesi bene. E pensare che ho amiche nel milanesotto che per dire che vanno a divertirsi mi dicono “stasera SAGRA”. Mah…

stare bene

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 22 agosto 2007,09:40

Stanotte ho dormito dall’altra parte del letto. Quella che fino a poco tempo fa sostenevo essere la parte di Mr. T. Verso il calorifero. Io dormo dall’altra parte. Sempre. Cioè, di solito. Stamane mi sono svegliata “di là”. Che è l’unica definizione alternativa che ho trovato. Possibile che dopo quasi due anni continui ad indentificarla come “dove dormiva Mr. T”? No! Anche a Picchio le prime volte che si fermava a dormire da me dicevo “Tu dormi dalla parte di Mr. T” E si incazzava a morte. Con ragione. Ieri sera mi ha chiamata. Picchio. Non Mr. T. Alle 18.30 circa. Io avevo già cenato. Avevo fame. E se una ha fame, ha fame, eccheccazzo. A mezzogiorno avevo fatto un finto-pasto e a casa mi sarei mangiata un cinghiale in corsa, con pelo e zoccoli annessi. Picchio mi propone una pizza. Gli spiego la cosa. Guarda l’ora “ma non sono nemmeno le sette!” “Dillo al mio stomaco, pirla! Mica ho mangiato un orologio” Ok, passa a prendersi la pizza lui e se la porta da me. Si, la birra c’è rompicoglioni che non sei altro. Tranquillo. Si, è in frigo. Non è calda. Ecco. Io che mi ero già vista il film della mia serata: divano, pancia piena, tazzona di tea tiepido sulla mensola accanto al divano, la mia felpa di Sing Sing grigio topo, taglia orca assassina addosso e i calzini antiscivolo arancioni, il mio libercolo che mi fa ridere. Niente di tutto questo. Un’ora dopo Picchio sta salendo le scale verso casa mia. E io sono lì che lo aspetto sulla porta con le braccia conserte e rido già. Ha la barba incolta. Barba, che eufemismo! Ha 4 peli in croce nonostante l’età. E’ come i sedicenni, non gli cresce mica piu’ di tanto. Ha le chiazze. Mentre mangia la pizza, tutt’e due sul tappeto del salotto a gambe incrociate, lui con una Ceres tra le mani (che io odio per fortuna) e io con una Coca Cola Zero (che non so perché ma mi fa venire in mente sempre Muccino nella pubblicità della Vodafone) chiacchieriamo di cazzate. Mi offre ripetutamente la birra per farmi cadere in tentazione. Non cedo. Faccio il caffè. Non ho lo zucchero in casa. Io non lo uso. No, non ho nemmeno il latte. Senti ma se sei venuto a scroccare la cena dillo. Domani ti do le chiavi e vai al supermercato e ti compri quello che vuoi e rimpingui frigorifero e dispensa. No, non l’ho fatta nemmeno stasera la spesa. Non ne avevo voglia. Ho della roba in freezer. Ma come fai ad avere fame dopo una pizza 4 formaggi bianca + salame piccante? E pesi trenta chili con la merenda in tasca! Come sarebbe sto dimagrendo troppo? Non è vero. Si ho perso qualcosa. Qualcosa come 10 chili. In un mese e mezzo. No, non sto facendo la fame. Sto mangiando. Te lo giuro. No, niente dita in gola. Da quanto? Mumble mumble. Non lo so. Non li conto. Sicuramente piu’ di due mesi. Sicuro. Te lo giuro. Non ti direi mai una bugia. Ok, non piu’. Non ti direi piu’ una bugia. Il passato è passato. Perché se io saprebbe….se io sapressi…se io soppressi?!?!?!? Ridiamo. Cazzo! Il caffè! Allora per te niente? Ma come? Ma guarda che il caffè va preso così, nudo e crudo. O meglio nudo e cotto. Perché è caldo. L’acqua bolle, quindi è cotto, in qualche modo. No, non ho né zucchero né latte (arimo’!). Il latte mi fa acido in pancia, e lo zucchero non lo uso. Ah, ma ho dello zucchero di canna da qualche parte. No, quello non si fuma. Te lo giuro STO MAN-GIAN-DO! Come te lo devo dire? Vuoi qualcosa di scritto? Non ti fidi? Perché io mi fido, tu ti fidi e egli sifilide? Ok la pianto. Ci guardiamo un film? Italiano dai. No, non ho voglia del Signore degli anelli, che domani ci trovano qui spalmati sul tappeto in stato semicomatoso tipo Trainspotting nella scena della Madre Superiora. Bevo. Coca Cola Zero. Muccino. Silvio Muccino. Ma non prima maniera che non si capisce un cazzo e serve l’interprete. Piu’ in là. Quello con Verdone. No, non l’ultimo, quello prima. Il penultimo? Eh beh, se non è l’ultimo ma quello prima sarà il penultimo. Ok, vada per Manuale d’amore. Dovrei vedere anche il 2. Sono curiosa. Ok, metti su il dvd che io prendo il caffè. No, quella è la MIA tazza, lo sai che non la puoi nemmeno toccare. Come sarebbe non c’è “inizio film”? Pirla, hai messo il dvd “contenuti speciali". Quello non è il film. Sei un pasticcio ambulante. Ridiamo. Ci spalmiamo sul tappeto. Cosa l’ho comprato a fare il divano? Per poggiare la schiena, giusto. Che palle sta pioggia. Chiudi la finestra che non si sente il film. Si ma così fa caldo. Magari togliere quei 5 maglioni che hai addosso è il caso. Non credi? Cazzi tuoi. Muori di caldo allora. Ridiamo. Qualsiasi cazzata. Ridiamo. Io sto bene così. No, la felpa non me la tolgo. Si, con l’anacoluto! A me piacciono gli anacoluti. Mi hanno sempre ricordato il gufo della Spada nella Roccia, che si chiamava Anacleto ma è lo stesso. Anacleto. Bel nome. Quasi quasi compro un cane e lo chiamo Anacleto. No, meglio un gatto. Nero. No, quello nero se è maschio lo chiamo Cagliostro. Se è femmina Morgana. Ho già decido. A pelo lungo. Sul letto. Va beh, se non ci vuole stare ce lo piazzo io. Ce lo inchiodo. Come sarebbe non sono capace? Va beh ma il quadro venuto giu’ è un dettaglio. E poi mica faccio il quadraio di mestiere. Come nessuno fa il quadraio? Beh, all’inizio ci sarà stato qualcuno che per primo ha deciso di mettere su una parete un quadro, no? Beh, quello diventa automaticamente un quadraio. Da grande voglio fare il quadraio. Piu’ che altro ho fatto la quadrata. O la tonda. No, non è vero che sono dimagrita troppo. Ancora pochi chili e poi mi fermo. Me lo dice anche il Dottor C che sto facendo un buon lavoro. Domenica mangio pure i ravioli. Sbav. Sbav. Ravioli. Detto alla Homer Simpson. No, quello è O. J. Simpson, è un altro, ti sbagli. E’ un po’ diversa la cosa. Ma come? Ci sono già la Buy e Rubini? E il pezzo prima? Ce lo siamo perso? No, cazzarola. No dai, stai zitto che tra poco c’è la Littizzetto. Quella mi fa moritre. Quando le spacca il tergicristallo. Ma te la ricordi quella volta che abbiamo lavato i vetri con la birra? Che puzza terrificante in macchina! Si, ma era un porcaio quella macchina. Ma dai! Ma se mentre guidavi io tagliavo il salame! Che dementi che siamo. Si, è vero, ci siamo divertiti. E’ vero. Ma ora è di nuovo come prima. Si, lo so che vi siete mollati. No, non me lo hai detto tu, l’ho saputo da tua sorella. Ma no, dai non ne parliamo che non ne ho voglia. A meno che non ne abbia voglia tu. Ma si che ti abbraccio sciocco. Ma no che io e te si sarà sempre qui insieme.A quanto? 35 anni? Come Julia Roberts ne “il matrimonio del mio migliore amico”? E chi ci mettiamo a fare la parte di Ruper Everett? Quel fico paura! Si lo so che è gay ma fammi sognare almeno un minuto. Dammi solo un minuto un soffio di fiato, un attimo ancoraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. Stare insieme è finito abbiamo capito…ops…forse ho sbagliato canzone. Ahia! I pizzicotti a tua sorella! Stronzo! Va beh, ma non sei sportivo. A me mica mi facevo le coccole quando mi sono mollata con Mr. T. NON ERA UNO STRONZO! Beh, forse un po’. Ok, un po’ tanto stronzo. Ho capito. Ascolta. Facciamo così: discorsi vietati: Mr. T  e Vanessa. Non parliamone. Ok? Ok. Dai, che andiamo a nanna, sono stanca. Mi hai rotto il mio programma serale. No, non tre ballerini brasiliani. Era andare a nanna presto. Come sarebbe a dire che non ne sono capace? Il martedì è serata-nanna. Mangio presto e volo a letto prima delle nove. Va beh, che c’entra è solo perché ho problemi ad addormentarmi che poi chiudo la luce a mezzanotte passata. Come sei pignolo. Si, tu dormi dal calorifero. No, lo sai che quella è la mia parte del letto. Non Rompere. E’ sempre stata mia. Ok, te la cedo ma solo perché almeno hai la luce vicina. E non svegliarmi all’alba domattina. A che ora devi alzarti? Ehhhhhhhhhhhhhhhhhh?!?!?! Ma le sei non è un orario UMANO! Ok, basta che nn mi svegli. Bacio della buona notte. E non russare. Non sono io quella che russa. Ok, non mi sono mai sentita, ma dormo sempre da sola io che ne so? Ok, ti credo. No, non è il caso di registrare, grazie. Ok, bacio. Buonanotte. E svegliarsi la mattinaaaaaaaaaaaaaaa con la voglia di parlare…….solo con te…..e non è niente di specialeeeeeeeeeeeeeeeeeeee….ma questo mi fa stare beneeeeeeeeeeee.