Il primo risotto non discorda mai.
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Intendiamoci, ho la cucina disseminata di libri di cucina, mia madre penso che abbia messo in casa mia prima “il cucchiaio d’argento” e poi gli elettrodomestici. Mi piace anche cucinare, ma quando sono sola, praticamente sempre, vivendo io da sola, non ho mai voglia di cucinare. A meno che non ci sia una causa scatenante, ovvero:
1-ho finalmente messo il sale in zucca e ho capito che chiamare “cena” mezzo barattolo di sottaceti mangiati direttamente dentro al vetro con la forchetta non è propriamente corretto,
2- sono talmente incavolata che sto già pensando “stasera non mangio” ma sono anche così intelligente da capire che così non risolvo niente e quindi mi autosuggerisco di preparare una cena degna di questo nome.
Orbene, visto che sono una persona capiente perché capisco, opto per cucinare. La cosa si complica se in cucina non hai praticamente nulla, se il frigorifero da due settimane fa l’eco e se arrivi a casa a un’ora tale in cui i supermercati sono già chiusi.
Grazie a mia sorella riesco a risolvere anche questo. Lei, conoscendomi bene, mi ha regalato IL LIBRO DI CUCINA PER ECCELLENZA. No, non è un blog pubblicitario questo. E’ che questo piccolo manuale mi sta tornando davvero utile. E questo Signor Francesco Gungui non finiro’ mai piu’ di ringraziarlo. O meglio, confesso che quando ho finito di leggere il libro ho pure pensato “questo è da sposare: scrive bene, quindi non ha problemi con l’italiano, mi fa sbellicare dal ridere perché per tutta la durata del libro ho praticamente continuato a mphfeggiare (mphf= tipico verso di quando si trattiene la risata) e soprattutto cucina (perché altrimenti non avrebbe scritto questo libro)” .
Tentata dal fatto che in fondo al libro c’era la sua mail confesso di aver fatto anche un pensierino e di vedermi proiettata il giorno del nostro matrimonio davanti ad amici e parenti a raccontare come l’avevo accalappiato via mail per via del suo libro etc etc etc.
Poi fortunatamente riesco a riprendere possesso del mio corpo e di quelle poche capacità mentali e allora tutto torna normale. Comunque alla fin fine sono riuscita a cucinare qualcosa di moderatamente commestibile anche se si trattava di cucinare per me da sola avendo a disposizione praticamente NULLA e infatti la ricetta è proprio RISOTTO AL NULLA. Ovvero: una sopravvivenza di riso scampato miracolosamente alla valanga di insalate di riso estive. Ok, l’autore indica una certa qualità di riso, io sinceramente uno ne ho in casa e quello ho usato. Mezza cipolla che nel frigorifero accanto alla mascherina refrigerante per gli occhi e al finto uovo-deodorante per il frigorifero (ennesima idea diabolica di mia madre) e alla crema per le tette, stava già scrivendo il testamento. Un bicchiere di vino bianco. Quello nel mio frigo non manca mai. Anche perché non si contano le volte che ho pensato, riponendo una bottiglia in frigorifero “lo conservo per il sugo” quando io in realtà campo di sughi pronti monodose. Misteri….un dado per il brodo. Di quelli potrei farci una nuova cascata del Niagara salata praticamente.
Ho la scorta di dadi da brodo. Io non so perché ho la mania del dado da brodo. E che non mi vengano a dire con che cosa è fatto che lo so da me che è pieno di schifezze, ma a me piace la minestrina di DADO. Che non mi si propini il brodo di carne che già mi tocca litigare con mia madre a Natale, tra poco è San Valentino e siamo ancora qui sugli stessi argomenti. E poi come dice giustamente il mio mito Geppi Cucciari nel suo libro “già ci hanno tolto il bambino della kinder, almeno preserviamo la donnina della knorr che prima o poi ci tolgono pure quella” Insomma, a me il brodo di dado piace. E poi quando mi vengono a dire “ma è pieno di glutammato”….che nervi! A parte che la gente che me lo dice, nove pasti su dieci li consuma al ristorante cinese e quindi dovrebbe solo stare zitta. Comunque, a parte questo a me il glutammato cosa vuoi che mi faccia? Ritenzione idrica mi rispondono. Al massimo posso solo migliorare…
Comunque, tornando al risotto. Alla fine ho fatto imbiondire la cipolla con un po’ di olio riuscendo a non farla bruciare perché presa dal terrore ho utilizzato il fornello del caffè a fiamma minima. Se avessi usato un fiammifero probabilmente avrei fatto prima. Ma quel che conta è il risultato. Ho misurato il riso con la formula magica di mia madre *due pugni a testa piu’ un pugno per la pentola*. Fortunatamente non mi sono messa a prendere a cazzotti la casseruola in acciaio 18/10 e l’ho capita alla prima. Ho messo a tostare il riso. Questo già è stato un passo avanti. Non aver confuso il fatto del “tostare” con il “metterlo nel tostapane” E un punto a mio favore... Ci ho schiaffato dentro due abbondanti bicchieri di fino bianco che hanno sfrigolato per tutta la cucina dandomi l’impressione di cucinare le vongole perché quando cucino le vongole uso il vino bianco. Ma si va beh, non c’entrava niente ma l’ho detto ugualmente. Dopodichè ho messo il dado direttamente nel riso e ho aggiunto acqua calda. Eh si perché se l’avessi messo nell’acqua avrei potuto sbagliare a salare, così invece mi sono autogestita il grado di sapidità. Insomma, alla fine due mestolate alla volta ho raggiunto una consistenza adeguata per arrivare alla mantecatura. Che io ho fatto solo con il parmigiano perchè in casa mia non c’è mai il burro.
Posso dire di aver cenato come si deve, e di aver imparato una cosa in piu’ e soprattutto che se tenessi in casa lo zafferano probabilmente avrei evitato di mangiare il Riso al Nulla. Comunque sia, io ora sinceramente parlando, non so se l’autore del libro è contento perché gli ho fatto pubblicità, o se mi arriverà una querela per aver spifferato una ricetta del libro o se mi sposerà davvero perché non si puo’ resistere a una donna esagerata come me, soprattutto se è pure una cuoca provetta. Che nel mio caso sta solo a significare che sono appassionata di montagna.
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