Do you think i'm sexy?

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 01 ottobre 2008,22:41

Mica pizza e fichi, stasera ci vado piu' pesante. Ricordo che mio fratello mi regalo' una lavagnetta in metallo, di quelle con i pennarelli cancellabili nel lontano 1990. Avevo 13 anni. C'era su titti che diceva "do you think i'm sexy?"

A ME? Ero già un paracarro all'epoca...va beh, il fratello si era sforzato. In fondo è un uomo anche lui, non si puo' petendere poi molto. Oggi a distanza di 20 anni la domanda è sempre quella (fai merenda con girella?).

Noi donne siamo sexy quando NON PENSIAMO di esserlo. Quando siamo sponanee. Quando usciamo dal bagno con l'asciugamano in testa a mo' di turbante come solo noi sappiamo mettere, il trucco ancora sbavato perchè non ci siamo struccate bene sotto la doccia, e magari l'ascella che avrebbe bisogno di una visitina da parte di Mister Rasoio. Noi siamo così, dolcemente complicate sempre piu' emozionate e depilate.

Poi quando ci impegniamo facciamo delle ciofeche. A parte che la maggior parte dell'abbigliamento intimo da donna DEVE essere stata inventata da un uomo. Perchè l'80% della roba è SCOMODISSIMA. Una donna con l'anatomia da donna non l'avrebbe mai inventata.

Il reggiseno: questa tortura continua che siamo costrette a indossare ogni giorno. Quest'elastico che ti stringe, ti lascia le sgommate sulla schiena, ti fa venire i solchi sulle spalle che sembra la pistina con cui giocavo da bambina con mio fratello. Quella delle macchinine telecomandate che poi era una ciofeca perchè aveva un solo comando tipo peretta dell'abat-jour e se mettevi le macchine sfalsate quella che mettevi prima finva prima, non avevano la velocità. Avevano solo "go" e "stop". Ecco, quei due solchi dove le macchinine passavano facendo la scintilla con il contattino di rame io la sera me le ritrovo pari pari sulle spalle. Perchè il REGGI-seno (lo dice la parola stessa) dovrebbe REGGERE. Ma i tiranti a volte mollano un po' gli ormeggi. Mica sono di Eternit. No, è cotone, quando va bene microfibra. E siccomela forza di gravità esiste, ecco lì che una persona con una taglia giunonica ha dei seri problemi a usare un REGGI-seno. Diverso il discorso per chi ha la retromarcia di tette. Che allora puo' comprarsi una bella prima e imbottirlo con qualche calzino, qualche fazzoletto, una michetta con la mortazza che almeno se uno arriva lì trova qualcosa da mordere. Il push up poi, non ne parliamo. Ne ho misurato uno per sbaglio e pensavo di soffocare. Ma che cavolo fano i push up per le quinte, mi domando. Fatelo fino alla terza, una con la quinta ha già i suoi problemi, ci metti pure il carico da 90 poi per forza una si sente frustrata. A parte che se io mi metto quel coso, uno arriva mette le mani ad altezza tette, io mi tolgo il reggiseno e deve abbassare le mani di altri 20 centimetri per trovarmele di nuovo. Ma poi, che senso ha? Ok, mi vendo bene, mi aumento una taglia, ma prima o poi il pacco si scarta e che ci fanno gli uomini con due prugne secche? Cioè, se uno si compra i meloni è perchè vuole i meloni. Se uno si compra le prugne è perchè vuole le prugne. Questione di gusti, non si discute. Ma se uno si compra i meloni  dentro ci trova le prunge UNO SI INCAZZA. E ha ragione!

L'eterno dilemma: SLIP O PERIZOMA. Io non ho ancora capito cosa preferiscano gli uomini. Anche perchè in tutta sincerità che io avessi indosso un completo di La Perla pagato un rene, o la mutanda sloggi con l'elastico slabbrato ela scritta cancellata le mie mutande arrivati a quel punto si volatilizzano. Così, come d'incanto. Io non riesco a portare altro che perizomi. Questione di abitudine. Sono comodi, non si vedono sotto nessun tipo di pantalone o gonna, sono semplici da lavare perchè uso quelli in microfibra non quelli in pizzo da tigre del ribaltabile. Se mi metto la mutanda, lo slip, la culotte dopo un po' una e solo una parte mi finisce in mezzo al sedere. E allora lì si che sono uccelli per diabetici perchè inizi a muoverti che sembra che hai una tarantola nelle mutande. E non ti dai pace fino a che non trovi un bagno per effettuare un'estrazione di tanga con la precisione di un chirurgo. Poi ci sono quelle che invece optano per il pratico: via la mutanda via il dilemma. Io non ce la farei mai, mi ritroverei la patatina findus nel giro di tre nano secondi. E dubito che la si possa mettere in forno 8 minuti. 

Le calze: e qui i sottogruppi sono una marea. Lasciamo perdere il calzino bianco di cotone, o peggio di spugna che certe donne mettono per andare a letto con la vaselina cosmetica per ammorbidire i piedini (e io sono una di queste che saltuariamente fa questa cosa INGUARDABILE ma tanto utile. Il bello è che io sono il peggio del peggio perchè non sopporto niente a letto quindi faccio la Maya desuda ma con il calzino. Spero sempre che non mi vada a fuoco la casa o che non mi venga un infarto perchè se mi trovano così quelli del 118 preferisco essere già morta!) . Poi c'è chi invece va a letto con il calzettone di tre taglie piu' grandi perchè ha i piedi usciti dalla ghiacciaia e fortunatamente non faccio parte di questa categoria ma ne conosco. Sono quelle che solitamente mettono il pigiama DENTRO ai calzini. Se il loro lui ha uno slancio erotico diventa un'impresa titanica tirare via tutto quel popo' di roba e prima che lei sia spogliata si è fatta mattina e lui ha già la valigetta pronta per andare a lavorare.

Il gambaletto. Il gambaletto è l'antistupro per eccellenza, con chiunque se ne parli tirerà fuori questa definizione. Specialmente in quell'improbabile color carne. Negli ultimi anni hanno tentato di ingentilirlo con bordi in pizzo ma brutto è e brutto rimane. E' come mettere gli occhiali con la montatura di D&G a Slot dei Goonies e sperare di migliorarlo. Non c'è gara.

Poi c'è la squadra del collant. Il classico. Velato o coprente fa sempre la sua bella figura sottole gonne, ma ahimè non è così bello a vedersi. Soprattutto perchè il collant per chi non è proprio Charlise Theron ha questo difetto di arrivare ad altezza ascella solitamente e spuntare per quei buoni 20 centrimetri dalla vita della gonna o del pantalone. Oppure se lo si compra a vita bassa ti fa il rotolino sul fianco che ha su il cartello "panettone del 2005". Insomma, il collant è comodo ma non sexy.

Quindi una si convince che le autoreggenti siano "la mecca". E spende un patello di soldi per un paio di gambaletti alti (perchè altro non sono). E se hai una percentuale di grasso superiore al 12% allora stai certa che l'effetto sarà qello del cotechino pronto per natale. La banda di pizzo emostatica ti si tatuerà alla coscia e non se ne andrà per i prossimi 2 giorni, e se decidi di comprarle piu' lunghe per evitare l'effetto salsiccia nella piega sottoculo stai certa che quando le toglie il silicone i farà pure la ceretta.

Infine sogno erotico di tutti gli uomini da Malzia con la Laura Antonelli ancora splendente è il REGGICALZE. Questa cosa con i tiranti che penzolano giu' e già dovrebbero fornirla con il libretto delle istruzioni. Una si impegna, mette le calze (che almeno non ti si tatuano sulla coscia) e poi tenta di mettere i maledetti ganci. Io ci ho provato. Lo giuro. A parte dover prendere una giornata di ferie, al primo passo mi si è fiondato l'elastico che mi ha presa a centro schiena e sono andata in giro con il bollino rosso come la TV vietata ai bambini. Il tempo di andare dal bagno alla camera da letto (e non abito a Versaille) ed erano già in un cantuccio.

Insomma, noi spendiamo un sacco i soldi. Un perizoma di La Perla ci costa una rata del mutuo. Gli uomini comprano la mutanda Ragno o Cagi in pacchi da tre a 5 euro. Noi siamo sempre lì ad affannarci per sembrare carine. E non ci rendiamo conto che se uno ci sceglie è perchè gli piacciamo per quello che siamo. Voglio dire non è che mi comprano a scatola chiusa. Pigliano me, non è che spogliando spogliando come se fossi una Matrioska questo si aspetta di trovare la Canalis. Ha scelto me per quella che sono. Quindi perchè dobbiamo sempre essere così pretenziose con noi stesse? Siamo così. Dolcemente complicate.

categoria:stex e i voli pindarici, stex e i vestiti
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Quando una nasce con.....

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 12 febbraio 2008,21:46

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...il vestito!  Eh si, perchè io le camicie le porto raramente, preferisco i vestiti, magari scivolati addosso, di quelli che accarezzano appena appena i fianchi, magari con un bel paio di stivali sotto che ti tirano su giusto quei 5 o 6 centimetri e ti slanciano. Non è un segreto che ami vestirmi di nero, è il colore piu’ chic, piu’ elegante e quello che snellisce quindi che nero sia. E stavolta mi è pure andata bene. Visto che la giornata in ufficio è stata pressoché una Waterloo, piu’ Water che Loo, ho deciso di andare a trovare la mia amica in negozio prima di arrivare a casa. E’ utile avere un’amica con un negozio di abbigliamento soprattutto se riesce ancora a venderti la roba in saldo. Inutile dire che una volta dentro mi è tornato il sorriso stile joker, che sembravo una bambina in un negozio di giocattoli, un gatto con il topo un...va beh, si è capito che non stavo piu’ in me dalla gioia. Ebbene, alla fine tra le millemila cose che ho avuto il coraggio di comprarmi è apparso anche *lui* un abitino – stranamente nero – a trapezio, con lo scollo a barchetta, le maniche a vela e un mezzomarinaio in omaggio. No, scherzo, il mezzomarinaio non c’era, pero’ lo scollo a barchetta e le maniche a vela si. Lo giuro. Lungo al ginocchio, con un micro orlo in raso nero che fa la differenza. Molto stile Audrey. Non è un segreto che sia il mio mito, seppur io sembro un po’ Audrey e un po’ Jakie Kennedy. INSIEME!

Comunque sia, visto che ho addosso i miei superstivali con tacco da 13 centimetri e mi sento molto giraffa, visto che supero sfioro quasi il metro e 85 centimetri (UNMETROEOTTANTACINQUE, che bel suono!), dico a Valentina che decido di tenermi il vestito. Anche solo per arrivare fino a casa, ho bisogno di sentirmi una stragnocca con i contro….gnocchi stasera.

Mi specchio, mi guardo, mi rimiro, insomma, mi piaccio. Probabilmente sto guardando un altro specchio perché questa cosa è rara come i cani in chiesa. Prendo il mio beauty che ho sempre in borsa, do una sistemata al fard che durante la giornata lavorativa è rimasto sparso sulla cornetta del telefono, ritocco il kajal nero che è un po’ sbavato, una mezza passata di mascara e sono pronta per uscire a testa alta nella fresca serata. Mi guardo e quasi mi scoccia “sprecarmi” solo nel tragitto di casa. Ma ho voglia di casa mia, di un bagno caldo, di una tazza di latte e miele sul divano mentre leggo l’ultimo romanzo comprato. Ho voglia di coccole, di silenzio. Pago (perché va bene che è un’amica ma mica è fessa) e esco trionfante con i miei pacchettini in mano verso la mia macchina. Mi sento molto diva, molto chic in questa nuova mise. Faccio quattro passi e vedo lui.

STRAGULP! Sono tre mesi che non lo vedo e non lo sento, troppo presa dal lavoro per poter pensare anche a quella proposta di progetto che si era fatta, qualche messaggio sporadico di tanto in tanto qualche “sei viva? Non ti ho piu’ vista” sussurrato al telefono ma niente di piu’. E tu che avevi sempre pensato che non fosse altro che una piccola sbandata perché tanto sai che lui è impegnato e che quindi, per dirla alla francese, non c’è trippa pe’ i gatti, ti rendi conto d’improvviso che quelle guance rosse rosse non sono merito di nessun fard di Lancome. E che se non inventano all’istante un nuovo deodorante puzzerai come una capra morta da tre mesi sotto il sole della Sardegna perché stai sudando come non hai mai fatto nella vita. Hai le mani che sono due spugne e in bocca ti senti tutta la tuta dell’Adidas felpata al posto della lingua. Vedi i suoi occhi color del lago che ridono, ha quel sorriso da strappamutande che solo lui puo’ avere e tu dal tuo metro e ottantacinque per un attimo ti senti la sorella di Pisolo. La sorella PICCOLA di Pisolo. Ti avvicini sempre piu’ titubante e gli sorridi quasi sicura scansionando mentalmente tutti i sorrisi provati allo specchio negli ultimi 15 anni e scegliendo ovviamente il migliore, sperando di non avere tra i denti nessuna foglia di lattuga che faccia capolino nel momento meno consono. E lo saluti con una bella stretta di mano decisa, perché le strette di mano mollicce di quelle che sembra che ti dia fastidio toccarlo si sa, sono antipatiche. Ora, siccome lui schifo non mi fa perché dovrei io avere paura di toccargli la mano? Casomai il problema sarà fermarsi solo a quella. Problema risolto, arriva a passo svelto la fidanzata dietro di lui trotterellando con un puledro di Budjonny Russo ancora da sellare.

Alta che sta in piedi sotto un tavolino, con il capello giallo barbie e gli occhi azzurri sembra il mio negativo. Che detto così capello biondo/occhio azzurro potrebbe sembrare una strafica, ma è tutto sparso a caso come in un quadro di Picasso (Ora che qualcuno mi spieghi chi è “Ricasso” perché il correttore automatico di word non conosce Picasso ma conosce Ricasso, mo’ voglio sapere chi è!) . Ad occhio e croce peserà si e no 15 chili con le borse della spesa e il piumino ancora da strizzare. La guardo dall’alto in basso un po’ come quando si sta pensando di schiacciare uno scarafaggio, ma mi trattengo (a stento ma mi trattengo). Lui mi sorride e io mi sto sciogliendo come il Kajal mentre guardo Titanic nella scena finale (intendo dire quando la vecchietta lancia il diamante blu giu’ dalla barca, ma si puo’ essere così deficenti? Una piange per forza, solo la replica che ha indossato Celin Dion valeva 2,2 milioni di dollari! ESTICAZZI!). Si parla del progetto che avevamo lasciato in sospeso e gli prometto di richiamarlo con il computer alla mano e tutti dati pronti entro la serata, tempo di arrivare a casa. Mi dice che lui ha la serata libera e che la sua fidanzata invece sta andando da sua sorella, che se voglio andare a casa a prendere tutto già stasera possiamo lavorare alle bozze per poterci lavorare poi ognuno per conto proprio e tirare giu’ un calendario di incontri per terminare il tutto entro l’estate.

Guardo lei con gli occhi da Bambi come a chiederle “credi che sia il caso o hai qualcosa in contrario?” (sono falsa come i soldi del Monopoli certe volte)  e lei tutta sorridente mi risponde “ma certo, ottima idea, potreste approfittare della serata così anche lui non rimane solo”. Destino vuole che io il pc lo abbia in macchina. Optiamo per l’americano, dove possiamo mangiare un boccone anche lavorando al pc che nessuno si scandalizza e possiamo tirare giu’ la scaletta del lavoro.

Ma possibile che proprio lui chieda a me una collaborazione? Ha già intorno *decinaia e decinaia* di cervelli eppure cerca me. Mi sento dire che come con me non riesce a lavorare con nessuno e che di me ci si puo’ fidare e che lui in questo momento ha bisogno di persone delle quali fidarsi. Un pompino all’ego di tutto rispetto come direbbe qualcunA di mia conoscenza. Mentre cammino verso l’americano con il pc in una mano e il braccio attorno al suo che mi ha gentilmente offerto per non farmi traballare sui tacchi lungo la discesa non posso fare altro che guardarlo con gli occhi a cuoricino e sperare che prima o poi lei incontri un mega multi miliardario e lo lasci per fare la bella vita (mica è necessario augurare il peggio alla gente sempre) così avrei finalmente il campo libero. Ed è già un miracolo che io stasera abbia avuto il lampo di genio di lasciarmi questo abitino che inutile negarlo mi sta veramente bene, e inutile negarlo l’ha notato anche lui.

La serata trascorre da un paio di Bud medie e discorsi, grafici, scalette, risate, chiacchiere stanche fino a che non resta davvero che tornare a casa che domani si lavora.

Cammino verso la macchina senza rendermi conto davvero di toccare terra, con quella leggerezza nel cuore tipica di quando si incontra una persona speciale, l’unica persona dopo Mr T che mi abbia fatto capire che il mio cuore non si era fermato e che sono ancora capace di emozioni. A volte tutto capita per sbaglio e io modestamente, a sbagliare, sono sempre stata brava.

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 06 febbraio 2008,15:25

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Per qualunque donna arriva prima o poi quel fatidico momento, quello che immaginiamo da tutta la vita e non abbiamo la minima idea di come reagiremo. IL PRIMO CAPELLO BIANCO. Ebbene si, superata la soglia dei trenta sta iniziando il decadimento totale del mio corpo,. Ho un vantaggio, peggio di come sono stata a 20 anni non è possibile, ergo non posso fare altro che migliorare, come il vino. Speriamo solo di non trasformarci in aceto….dalla regia di suggeriscono che peggio di così non è possibile. Grazie, anche io vi voglio bene. Ma ciancio alle bande, stamattina mi sono svegliata in piena tranquillità sonnacchiosa e desiderosa di rimanere a crogiolarmi nel pigiama per tutta la durata della colazione fino a che non mi sarei dedicata completamente a uno di quei bagni meravigliosi che mi ricordano bellezze antiche come Poppea o Cleopatra. E così, nel mio pigiama verde-fastidio e a piedi scalzi assaporando il tepore del parquet sono andata in bagno a lavarmi la faccia altrimenti per arrivare in cucina rischio di prendere tutti gli stipiti di casa. E considerate che vivo in un open-space. Di colpo mi sono resa conto che contrariamente a quanto pensassi OGGI NON E’ DOMENICA (a me questa frase ricorda immancabilmente una pubblicità in voga anni e anni fa, i primi surgelati della storia dei piatti pronti, i bambini sul pullman e il bimbo – che somigliava al bambino della Kinder modello vecchio – che dice “oggi mamma, mi fa le lasagne” e la bambina “lasagne? MA OGGI NON E’ DOMENICA”  poi va beh, c’era pure il babbo e il risotto alla pescatora, ma bene bene non me la ricordo. Era Findus? Boh, cerchero’ su you tube) Ma basta divagare, stavo dicendo: Di colpo mi sono resa conto che contrariamente a quanto pensassi OGGI NON E’ DOMENICA (e a me questa frase ricorda immancabilmente…ops…ho avuto un deja-vù!)

Mi avvicino al lavandino e mi lavo la faccia con l’acqua gelida sperando di svegliarmi, prendo il mio bell’asciugamanino giallo per asciugarmi e mi avvicino allo specchio per controllare che la mia faccia non sia sia incartapecorita del tutto nella notte, che non abbia subito le angherie di quei due o tre ettolitri di rhum che ieri io e mia sorella ci siamo fatte fuori e che tutto sommato possa essere ancora presentabile in questo mondo, e…ohibo’! Che vedo? LUI! E’ lì, con il suo ghigno beffardo che spunta dalla tempia destra e si incurva giu’ in un accenno di occhiolino. Come a dirti “eccomi qui, mi vedi? Ma si che mi vedi! Dai, non sono mica l’omino verde (*), mi vedi, vero?” Come negarlo? Se dico che non lo vedo mi dice che sta iniziao la presbiopia, se gli dico che lo vedo è come ammettere di essere già vecchia. Dentro e fuori. Che fare? Che dire? Ti vedo a metà? Ti vedo ma non ti vorrei vedere? Mumble mumble. Chiudo un occhio e lo guardo come quando si fa finta di non guardare ma si guarda. Solitamente questo capita agli uomini quando io h una scollatura piuttosto evidente o una gonna particolarmente corta. Io che ho piu’ cosce di un allevamento di polli a certe cose ci devo stare attenta. Comunque continuo a guardarlo di sottecchi, lui mi sida, ci guardiamo in cagnesco, io lo scruto con gli occhi a fessura, lui ride, lo vedo che ride e…..ta dan! Mascara nero e il gioco è fatto. Esco trionfante con il mio primo capello bianco ma nessuno è in grado di vederlo. Arrivo in ufficio e compongo il numero, Lui, il mio salvatore, il mio angelo custode. 

Esco dall'ufficio di corsa e arrivo da lui, il mio salvatore con le forbici in mano e soprattutto LA SPATOLA DEL COLORE.

Gli sussurro in un orecchio di colpire QUEL BASTARDO con un colpo di sole così forte che non riuscirà piu' a rialzarsi. E cosìì come le quindicenni mi faccio tentare dai colpi di sole. Il taglio è perfetto. Ma il colore comunque non mi convince. Mi sento un po' finta, un po'con i capelli Barbie - style. Angelo mi dice che mi illumina il volto. Sarà anche vero, ma io proprio non mi ci vedo. Poco male, con la velocità con ci crescono i capelli a me tra 10 giorni tagliero' questi capelli giallo polenta che poco si intonano al mio vestitino nuovo blu. Occhieggiava dal negozio dicendomi "sono scontato del 60%" potevo io lasciarlo lì? 

 

 

 

 

(*) Quella dell’omino verde non era una barzelletta di quando ero nana? Come diavolo faceva? Mumble, mumble….

 

E.T.Telefono Casa

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 18 gennaio 2008,16:09

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..si, in questi giorni mi sento un po’ come lui. L’altro giorno ero in giro per saldi con un’amica. L’ennesimo raid, la mia carta di credito è uscita di sua sponte dal portafoglio e se ne è andata, mi ha fatto il gesto dell’ombrello e mi ha lasciata per sempre per un ginecologo. Ha detto che farà meno strisci. A parte questo, io dalla mia altezza da vikingo e dalla mia taglia orca assassina non è che potessi pretendere molto. Eppure ho fatto un discreto bottino. Ok, è vero, tante cose non valgono perché scarpe, borse, guanti e occhiali non fanno parte della categoria “tu non sei magra e non te li puoi mettere” ma confesso di aver comprato anche capi con i quali dovevo confrontarmi con l’odiato cartellino con tanto di numerillo che ti guarda dicendo “no, ti prego, non forzarmi! Non mi uccidere” In tutto questo gran bailamme la mia amica ha deciso di trascinarmi anche in quei negozi da supergiovane, tipo i Pinko e qualcos’altro (la memoria vacilla, i 30 sono passati e quindi ho tutte le giustificazioni del caso)

 

Girrachio, guardicchio, tucchigno tutta roba che non esiste in italiano insomma. E trovo ohibo’! Un gilet per mia nipote. Carino. Rosa. A quadrettini tipo kilt,. E’ un amore. Chiedo parere alla mia amica e mi rettifica che non è per bambini. … Mumble…come  sarebbe non è per bambini. C’è scritto 36 mesi. Mi fa notare che il 36 è la taglia.

 

La taglia?

 

Cioè, io il 36 l’ho preso sempre per o un numero di scarpe (che calzavo già in prima o seconda elementare, credo) o per i mesi di un bambino. Non immaginavo potesse esistere una gilet DA ADULTI taglia 36. Penso che qui abbiano le taglie francesi. E’ un 40, un po’ piccola come taglia ma esiste. La mia amica tenta inutilmente di farmi capire che quel 36 è una taglia per persone adulte e che esiste. Lo guardo. Me lo appoggio addosso, a me copre piu’ o meno una tetta. Forse nemmeno tutta ora che ripenso bene. Eppure è una taglia. Giuro, lo ignoravo. Ok, avevo sentito parlare di quelle donne rare come un vane verde che indossavano la 40, addirittura dei 38 (siamo sempre lì, di 40 manco la misura delle scarpe ho!) ma mai avrei pensato a una 36. Non che dica che chi porta la 36 sia un’alieno, ma sinceramente mi risultava difficile pensarlo,. Cioè, non mi era mai balenato nemmeno per l’anticamera del cervello.

 

E così ricomincio a gracchiare per negozi. Guardo un po’, qualcosa mi piace, qualcosa no, qualcosa provo mi va e compro (e striscioooooooooooooo) qualcosa mi fa schifo appena messo e non lo compro (of course)

 

Alla fine della giornata ho talmente tanti sacchetti in mano che posso evitare di fare i manubri per i prossimi due mesi. Risediamo al bar a prendere un caffè doppio (io) e una cioccolata calda con panna e granella di nocciole e crema al gianduia (lei) Queste sono le ingiustizie delal vita. Lei che mangia come uno scaricatore diporto e ha la taglia 0 e io che ingrasso a vedere la pubblicità della Lindor e ho la taglia orca assassina.

 

Prima di andare a recuperare la macchina scorgo in vetrina un cappottino che ha qualcosa di delizioso. Entro a testa alta e chiedo alla commessa “scusi, Ferrè veste solo le magre o ho qualche speranza anche io?” La commessa mi fa un sorriso a 425 denti . In realtà sorride alla mia carta di credito, non a me. Ma faccio finta di niente. Mi dice “vieni, che guardiamo” E già la amo pazzamente solo per non avermi guardata dall’alto in basso come fanno le commesse acidine degli altri negozi. Il cappotto in blu non c’è, ma c’è in marrone. Lo provo, ma capotti marroni ne ho già tre, sarebbe superfluo. Peccato, avrei lasciato volentieri la mia carta di credito in compagnia di quella signorina deliziosa. Peccato davvero.

 

Un po’ amareggiata esco dal negozio sempre stracarica di sacchetti e mi dirigo alla macchina. Ma posso io non notare da Cacharel un cappottino simile per taglio e colore a quello che volevo? Posso? No, direi di no. Varco la soglia del negozio e qui posso finalmente dichiarare a testa alta “mi dia una 46” sorridendo. E te credo! Taglie francesi, bisogna aggiungere 4 numeri …ma lo ignorano tutti quindi me la tiro….

Frullata

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il lunedì, 20 agosto 2007,11:01

Rientrare dalle ferie è sempre qualcosa di strano. Da un lato si vuole anche un po’ di normalità, dall’altro ci scoccia riprendere i ritmi, la sveglia che suona, il vicino di casa che rompe all’alba, i vestiti “da ufficio” che non ci si puo’ mica presentare in costume e pareo (ah no?) e la scarpa “decente” che l’infradito sarà pure comodo ma è inguardabile, e la spesa da fare e guarda che il frigorifero è vuoto e guarda che anche se ti vedi meglio forse qualche chilo lo hai pure preso, ma non è vero che sei piu’ tonica e si che lo sono, guarda qui che muscoli nelle gambe, ma ti sembrerà a te, ma no, guarda che sono tosta come un pezzo di marmo e guarda che domani devi riprendere per forza gli allenamenti sul tapiro e si che li riprendo ma solo due volte a settimana e no stasera non posso che devo finire di scrivere quel pezzo che lo devo consegnare a fine settimana, ma guarda che tutti sono utili ma nessuno è indispensabile, ma no ti sbagli io sono indispensabile e se non ci penso o gli altri mica ci pensano ECCHEPPALLE! FERMATI UN ATTIMO RIPRENDITI LA VITA IN MANO PER UN NANOSECONDO!

Andiamo CON OR-DI-NE HO DET-TO.

Urge visita al supermercato che stamattina quando ho aperto il frigorifero c’era uno yoghurt che si è impiccato, ha sofferto la solitudine. E la mattina inizia con una mug di caffè sorseggiata mentre tenti di infilare un sandalo bianco con il tacco prima di renderti conto che ti fa male la caviglia destra a tua insaputa, evidentemente due settimane di piedi scalzi e scarpe comode si fanno sentire. Via il sandalo e ben vengano gli stivali estivi con il tacco basso ma pur sempre eleganti che tanto fuori ha piovuto pure e allora il sandalo diventa persino ridicolo. Il vestito bianco e nero effetto optical non si trova. Non si sa dove sia finito, forse tenuto in ostaggio dalla tintoria che aprirà a fine mese. Poco male, si cambia programma. Ma qualcosa di comodo. Pantalone di lino largo largo e una maglia nera giusto perché il bikini non è indicato. Borsa a spalla e via, nella frescura del mattino dettata da questo temporale notturno del quale proprio non ti sei resa conto. E i buongiorno signora del bambino di tre anni che abita a piano due di questo condominio ti irrita. Dio quanto di irrita. Sorridi per convenienza ma chi ti conosce lo sa che non è un sorriso ma una paresi. Inforchi gli occhiali scuri dalla forma di televisore anni 70 e esci dal portone calcando i ciottoli della via diretta alla macchina. Che dio solo sa se riuscirai di nuovo a guidare nel traffico cittadino. E la sosta per il caffè? No, perché il solito bar è chiuso per ferie. Che bella pero’ la città quasi deserta ancora. Poche macchine, poche bici , pochi pedoni, ma tanti vigili come al solito e tu che nascondi il cellulare facendo finta di cambiare marcia per non farti togliere punti due dalla patente che non è proprio il caso. E urli all’interlocutore dall’altra parte. Solo il tuo amico Picchio puo’ chiamare a quell’ora indegna del mattino per mettersi d’accordo per il week end. Dell’8 dicembre pero’. E tu gli dici che a) sono le otto del mattino e non sei nemmeno sufficientemente viva per rispondere qualcosa di diverso da sgrunt b) l’8 dicembre non sai nemmeno se sarai ancora viva figurarsi dirgli si per un week end fuori porta che non sai nemmeno cosa mangerai stasera a cena. Fino a che implacabile il tuo ok, va bene, accetto, consideralo un si ti scappa. E ridete. E lo senti il suo sorriso dall’altra parte. Con gli occhi nocciola che gli brillano perché ha la certezza che tu ci sei. E sei piu’ viva e forte che mai. Nonostante questa vacanza separata che fa strano tra voi due. Ma che bello rivedersi dopo tutti questi giorni. Con le foto e i racconti e i “vorrei che ci fossi stato anche tu” detti quasi contemporaneamente davanti a una birra lui e a un’acqua tonica tu, che sai, il dottore mi ha vietato anche la birra con le pastiglie che sto prendendo e lo dici senza vergogna perché lui sa e capisce e non giudica e sorride anche se un po’ gli spiace che tu non sia piu’ la compagna di sbronze. Ma sei compagna in tutto il resto. E ogni tanto si insinua di nuovo il tarlo che vi suggerisce la gente. Del perché e del percome non state insieme voi due. E ogni tanto anche voi due ve lo domandate. Ma sapete che va bene così. Perchè tutto sarebbe un’altra cosa. Sarebbe un ricominciare da capo e nessuno dei due ha voglia di rovinare questo perfetto equilibrio sottile che c’è tra voi due. E di nuovo giu’ di risate fino a far male al pancia. E si torna a casa nella notte fresca del pre-temporale notturno che si scatenerà. Mano nella mano come due bambini. Il cich e ciach delle scarpe di gomma che risuona sull’asfalto e i silenzi così pieni che nessuno dei due si imbarazza. E salendo le scale di casa ti domandi che coaa vi siete detti e la risposta è ASSOLUTAMENTE NIENTE. Perché alla fine le serate con lui sono così. Si parla si parla e non si dice niente. Ma quella leggerezza nel cuore che senti è qualcosa di piu’ dell’amicizia pura e semplice. E’ qualcosa che va al di là di qualsiasi legame sia mai stato descritto. E non c’è niente di piu’ bello che sdraiarsi sul letto con la finestra aperta che fa entrare il rumore della pioggerellina inconsapevole che si scatenerà in un tornado notturno e sapere che al mondo lui c’è. Ed è lì. Per te. Sempre. E ricominciare la vita normale non è poi così grigio come puo’ sembrare se in questa normale vita c’è lui e la certezza che lui ti è mancato. E adesso, è di nuovo qui. Per te e con te.

Bene e male, ottimo e pessimo, vero e falso

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 01 agosto 2007,15:16

O forse…non so…

In realtà non so nemmeno io

Per sommi capi

Perché i pensieri sono così tanti che non saprei da quale iniziare.

Il dottor C è andato in ferie, e io non so se mi sento orfana o l’amante abbandonata.

E’ contento (bene)

Ho perso 3 chili (ottimo)

Dichiarati

In realtà ne ho persi 7 (pessimo)

In 15 giorni (pessissimo)

E non gliel’ho detto (esiste qualcosa di piu’ pessimo del pessissimo?)

Io mi vedo bene (piu’ o meno)

E sto anche bene (piu’ o meno)

Mangio (vero)

Non sempre (vero anche questo)

Ma mangio

In realtà due cene le ho saltate perché ero stanca (falso)

Volevo andare a letto presto per saltare la cena (vero)

Ma ora non lo faccio piu’ (vero)

Tra due gironi parto per le ferie (bene o male?)

Devo ancora soltanto pensare a che cosa portarmi via

Me stessa, sicuramente e lo spazzolino

Il resto, fa volume.

Sono diventata maniaca della pulizia e dell’ordine

Della persona e della casa

Non esco di casa struccata (bene e male)

Non esco di casa senza il tacco (boh…)

Sto pensando a raparmi a zero i capelli

Il caldo soffoca

Non mi mangio piu’ le unghie (bene)

Sono schiava dello smalto (male)

La mamma mi aspetta a cena (bene)

Sono 5 giorni che non mi vede (male)

Mi vedrà decisamente troppo dimagrita (pessimo)

Non l’ho fatto apposta (vero e falso)

Mi riprendero’ in montagna (vero)

Mi mancano 8 chili al peso forma (bene)

Ne vorrei 15 in meno (male)

Mi accontentero’ di 10 (il medio giusto tra bene e male)

In montagna mangero’ sano (bene)

E tutti i giorni (bene)

Magari tre volte al giorno (bene)

Parto con Roberto (bene)

Dividiamo la tenda (bene)

Roberto russa (male)

La gente inizia già a sparlare (male)

Come ha sempre fatto (male)

Come era successo con il mio migliore amico Picchio (pessimo)

Verrà su anche lui (bene)

Dorme da solo (male)

Parte dopo pochi giorni (pessimo)

Ieri ci siamo visti (bene)

Gli ho parlato del tizio (bene)

L’ho rivisto la settimana scorsa (bene)

Non mi chiama da tre giorni (pessimo)

Picchio è sincero (bene)

Picchio mi vuole bene (bene)

Picchio mi dice che io sono troppo. (male)

Troppo intelligente

Troppo prosperosa

Troppo simpatica

Troppo dolce

Troppo lunatica

Troppa testa e troppe tette

(pessimo, pessimo, pessimo, pessimo)

Se lo sapevo nascevo Paris Hilton ma non mi risulta che sia stata convocata a Stoccolma….Lo dice come se fossero difetti. Mumble mumble…gli uomini sono strani. L’anno scorso mi ha dichiarato di essere innamorato di me e adesso di punto in bianco tutta sta roba dice che è TROPPO. Che spavento gli uomini (la mattina è probabile) che io li metto con le spalle al muro perché non trovano un argomento sul quale sentirsi superiori (ok, se uno magari mi parlasse ogni tanto di un fuoricampo baseball magari non avrei nulla da ribattere, ma evidentemente sono tutti piatti e prevedibili che parlano di calcio, corde, tennis o rafting o arrampicata o insomma, tutti argomenti che mastico quotidianamente assieme alle carote pre-pasto) Ergo, appena mi inquadrano scappano a gambe levate. Al matrimonio della mia migliore amica – dice lui – ero la piu’ elegante e a tono. Ho classe nel vestire (e dio solo sa che cosa intenda lui, ma non ero uscita dalla Maison Chanel, almeno credo) Ho carattere. Mi sono emozionata proprio quando non centrava nulla e quando nessuno se lo aspettava. Il trucco ha retto fino a sera (lui forse non conosce gli spray che rendono il trucco tatuato? Boh, no, forse no). Insomma, tutto quello che a me sembrava un pregio è un difetto. E’ riuscito persino a  dire “non puzzi mai”, sembri uscita da una rivista. Mo’ sta a vedere che devo stare tre o quattro giorni senza lavarmi perchè questo qui mi richiami…mah…gli uomini…gente strana…il mio amico piu’ di tutti. Ma per fortuna che c’è Riccardo che da solo gioca a biliardo..no, questo non c’entra nulla. Ma per fortuna (e stavolta sul serio) c’è la mia famiglia che mi dice “parti, vai, estraniati dal mondo e divertiti, non pensare al cibo né alla cura, goditi le ferie e non ti preoccupare, quando torni siamo qui” Ah, se non ci fossero loro! E l’ufficio incombe, e non riusciro’ a finire prima dipartire e mi toccherà di posticipare di un paio di gironi e evo ancora pensare allo zaino, a cosa portarmi, le medicine da comprare, il gatto da sistemare, la macchina fotografica da riparare e dio solo sa se riuscro’ a fare tutto. E intanto i pensieri si affollano e quando mi metto qui davanti al foglio bianco mi blocco e faccio dei casini e salto di palo in frasca senza sapere dove andare a parare. Ma sono viva. Incasinata ma viva. Serena? Forse un po’, quel peso, inutile nasconderlo, mi fa stare bene, e saliro’ lassu’ sulle mie montagne, con meno fiatone e piu’ gioia di vivere negli occhi e tornero’ giu’ sicuramente brillante, sicuramente meno mocio vileda che questi giorni ultimi. Non rileggo,. Inutile, cancellerei tutto. Chiudo per ferie e chissà se riapriro’ dopo ferragosto….

ritratto di famiglia

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 20 luglio 2007,12:41

Serata d’estate, passeggiata sul lungomare come non accadeva da anni. Le luci dei lampioni, e noi tre. Papà ci tiene abbracciate tutt’e due, una da una parte, una dall’altra. Camminiamo nella calura estiva della città. Le scarpe non fanno rumore, c’è solo il rumore dei nostri discorsi e il cick-ciack di un sacchetto che brandisco nella mano destra. E’ il mio regalo dell’estate, è il mio regalo ai primi progressi a un mostro che sembra sempre piu' lontano e un premo a continuare a tenerlo distante.  Mamma e papà stasera hanno portato la figlioletta in giro, dopo cena, un po’ come quando ero bambina che mi si comprava il gelato e io immancabilmente tornavo a casa sporca, la macchia sulla pancia e magari qualche ginocchio sbucciato perché cadevo sempre sul ghiaino. Dicevano che inciampavo nelle formiche. E ancora sono così, soltanto magari un metro piu’ alta di allora, ma piu’ o meno non sono cambiata poi molto.

Non ho piu’ il vestitino giallo a punto smock e le bebè bianche con la calzina con pizzo, al suo posto ora c’è un abitino leggero leggero, bianco e nero, proprio come piace a me, in pieno stile Audrey La Divina Audrey, e un sandalino dal tacco in legno, ma sono pur sempre io. Non ci sono piu’ i codini, c’è una lunga chioma fluente nera fresca di parrucchiere, ma sono pur sempre io. E quel sacchetto prezioso che stringo nella mano per paura che mi scivoli. Quel regalo che vuol dire “Bimba nostra, noi siamo qui. Per te. Sempre” Perché i genitori sono gli unici amici che avrai per il resto della tua vita. Perchè se anneghi sono loro che riprendono per un braccio. Perché se gridi aiuto, sono gli unici in grado di sentirti. Il resto della gente, è sordo.

E così questa sera che la città ha deciso di rimanere sveglia fino a tardi, con i negozi aperti fino a notte, con le giornate calde che ti impediscono di dormire, io sono tornata bambina e i miei genitori mi hanno presa per mano e mi hanno portata in quel negozio che “si, dai che ti è sempre piaciuto”.

E siamo entrati. Io e mamma, e papà dietro a controllare le sue donne. E la mamma che parte e va verso uno manichino che è perfetto. E’ proprio quell’abito che io ho sempre sognato. E’ quello stesso vestito che Julia Roberts indossava in Pretty Woman all’ippodromo. E’ perfetto. E’ marrone, lungo fino al ginocchio, qualche piccolo pois sul panna. Una cintura in vita. E uno scaldacuore marrone che è una favola. Non ci entrero’ mai, penso, i pois diventeranno Saturno con tutti gli anelli sopra di me.

“Provalo”

La voce di mia mamma mi sveglia da quel torpore in cui sono scivolata.

La guardo come se mi stesse passando un iguana. Non fiato e entro nel camerino. Questi maledetti camerini. Sono sempre troppo piccoli, con quella luce che ti fa sembrare un visitor, la lingua biforcuta solitamente ce la mettono le commesse. Io odio i camerini. Lo provo, entra, si chiude, faccio un respiro ed esco dal camerino. Scalza. Come piace camminare a me. Mi specchio e quello che vedo è qualcosa che non c’è. E’ una ragazza, ben vestita, con un abito che ha sempre desiderato e che le sta d’incanto. La ragazza si avvia verso l’espositore delle scarpe. Scova uno zoccolo in legno, con un piccolo plateau e un tacco da 12 centimetri, e un fascione sopra le dita testa di moro. Li prende, li calza, si alza di quei 12 centimetri e cammina con la camminata da giraffa che è tipica di sua madre. Quella camminata senza rumori, con il passo fluido e deciso, la falcata lunga, la testa alta e lo sguardo all’orizzonte. Proprio come quando sua madre calcava le passerelle. E fa la strada a ritroso ma non è la stessa ragazza dell’andata. E’ sicura in quel metro e ottantacinque di fierezza. E’ orgogliosa di se in quei pois che fino a ieri era convinta si potesse permette solo Julia Roberts. E mentre cammina verso il camerino si rende conto di essere fiera e grata di avere due genitori che fin da piccola l’hanno tenuta per mano l’hanno accompagnata ogni giorno nelle vicissitudini che la vita ti offre e che tutt’oggi, anche se è una donna matura, alla soglia dei trenta non si pente di chiedere aiuto a chi l’ama veramente.

La ragazza esce dal negozio di nuovo con le sue scarpe basse e i pantaloni sportivi, ma non è la ragazza che era entrata in quel negozio, è una ragazza che si sente e si vede piu’ alta di mezzo metro e non sono tacchi stavolta. E la serata conclusa su una panchina mentre papà gusta un gelato al cioccolato, stavolta impataccandosi sui la camicia linda, parlando e chiacchierando con le persone piu’preziose che si hanno al mondo non ha davvero prezzo. E se per quell’abito invece è bastata la Mastercard di mamma, per l’ego, non c’è vestito al mondo che tenga, non c’è trucco che tenga, ci sono solo i miei angeli custodi che chiamo mamma e papà

categoria:stex e la famiglia, stex e i vestiti, stex e le emozioni
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