Mi fidanzo ergo sum

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 26 settembre 2008,01:06

No, fermi tutti che qui non si parla di me! Non mi fidanzo, state tranquilli, deve ancora nascere quello che leggeràma soprattutto COMPRENDERA' il famoso o famigerato bugiardino.
Il punto è uno: le donne sono convinte che...riformulo: LA MAGGIOR PARTE delle donne è convinta che sarà COMPLETA solo quando e se troverà l'uomo.
Sono nell'età critica. 30 anni ma vado per i 25. E intorno vedo le mie amiche che si affannano alla corsa dell'orologio biologico. A me sta cosa mi mette l'angoscia. A un certo punto una mattina si svegliano e nella lista della spesa mettono: pane, latte, marito e pupo (con la minuscola, non quello con la maiuscola anche se sta nel cestino anzichè nel carrello). Così. Si svegliano con quest'idea. E poco importa se il tipo è alto, basso, bello, brutto, riccio, calvo, ricco, pov...ricco o tanto ricco. Si convincono persino che da lontano somigli a Robbie Williams, non si rendono conto che da vicino somiglia a Mughini. No, non gliene frega niente. DEVONO sposarsi. DEVONO procreare. DEVONO comprare le tende (questa cosa delle tende io proprio non la capisco ma sembra che tutte abbiano un debole per le tende. io personalmente ho un debole per le scarpe che -come mi ha detto la psicologa - è dettato dal fatto che sia che io ingrassi sia che io dimagrisca mi andranno sempre bene. Effettivamente le tende seguono lo stesso principio). Quante volte ho sentito "ora si che mi sento completa" Ma perchè? Prima posteggiavi sui disabili? No, fatemi capire perchè io se ho vissuto per...ipotesi....15 anni almeno senza uomo (facciamo una media) ora mi devo reputare INCOMPLETA perchè SINGLE.
Le amiche sposate ti guardano come se avessi la peste. Poi in realtà rosicano perchè tu puoi andare al cinema da sola a vedere un film strappalacrime al quale loro marito non le porterà mai ma loro non possono lasciarlo a casa perchè "non è bello" (il gesto o il marito? ).
"Ora mi sento realizzata". Si vede che lavare le mutande sgommate del marito, raccattare i calzini Hyroshima, sacrificare metà del tuo armadio, della scarpiera e dover cucinare ogni sera è un modo per realizzarsi.
Oppure quelle ancora single ma ancora alla disperata ricerca dell'altra metà della mela (io come minimo devo cercare l'altra metà dell'anguria) affermano "quando lo incontrero' lo riconoscero' tra mille e allora saro' felice" con gli occhi a "kiss me licia" e il naso sempre un po' all'insu'.
Mi domando perchè la gente aspetta di essere felice anzichè assaporare cio' che ha fino a "succhiare il midollo della vita". Perchè rimangono lì ad aspettare un tram che si chiama desiderio. E se quel giorno c'è sciopero? Che fai? Rimani lì fino all'indomani? Sono diventata piu' pratica. Sono single e faccio la vita da single. Sono single per scelta di un altro. Ma mi adeguo e faccio cio' che posso fare per essere felice ORA QUI E ADESSO. Non come anni fa che mi ripetevo instancabilmente: "quando saro' magra allora SI CHE SARO' FELICE" B-A-L-L-E!!! Ero magra e mezza morta. Ero di una tristezza infinita. Non posso lasciare che la mia felicità dipenda dal peso, dai soldi, o da un uomo. Io voglio essere felice grassa o magra ricca o povera single o sposata. E se poi sono lì che aspetto il mio tram chiamato desiderio e magari temendo che non ne passino piu' salto sul primo tram chiamato serial killer? Che faccio? E' facile sbagliare tram al giorno d'oggi. Insomma, puo' capitare. Io sul tram voglio vedere la scritta bella luminosa, se no piuttosto vado a piedi. Ho due gambe per camminare e non saliro' sul primo tram solo perchè saro' stanca di aspettare. Mi fanno specie le amiche che "oramai ho l'età giusta". E' come volersi infilare un vestito che non è della propria taglia. Puo' essere di sartoria, bellissimo, all'ultima moda ma se non è della mia taglia faro' sempre la parte del cotechino fuori stagione. Per cosa poi? Per la festa? Per l'abito bianco? Conosco coppie che si sono separate prima che arrivasse l'album finito. Erano quelle del "finalmente mi sento completa" che poi iniziano a sentire scricchiolare il rapporto e allora decidono di fare un figlio perchè "quando saro' mamma allora si che saro' felice" E poi? I figli crescono e se ne vanno e ti ritrovi con quello che "era passato di lì' per caso" e se a 30anni ancora ancora avevi una vita sociale a farti stare in piedi a 60 è un po' piu' difficile. Le vedi che sono attaccate ai propri compagni come malati terminali alle flebo. Che se lui non c'è loro non muovono un dito, che senza di lui non vanno da nessuna parte. E poi? Se tutto finisce? Senza quella flebo come faranno? No, io preferisco essere così. Sicuramente cinica, sicuramente autoritaria, sicuramente troppo indipendente, ma non voglio che la mia felicità sia appesa a una flebo, a chi passerà per sbaglio, a un figlio che potrei non avere mai, ai chili in meno, ai soldi in piu'. Io voglio essere felice con questa Stefania che conosco. Quella che scrive alle due di notte sul blog e se anche fa rumore non deve chiedere scusa a nessuno, quella che spegne una sigaretta dopo l'altra e chi se ne frega se nuoce gravemente alla salute, quella che beve latte di soia freddo di frigo. Tutto il resto, casomai, se sarà, se accadrà sarà solo un valore aggiunto.

categoria:stex e i voli pindarici, stex e gli uomini, stex e il cibo
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Maremmamaiala

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 11 marzo 2008,19:03

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Essere donna è un lavoro. Essere donna single è un lavoro a tempo pieno. Essere donna single e vivere da sola è un'utopia bella e buona. Esco dall'ufficio come i vampiri, solo di notte. Ho comprato gli elettrodomestici intelligenti che li programmo a inizio stagione e poi si fanno tutto da soli. Anche se il frigo non ha ancora imparato a farsi la spesa. Sono arrivata a casa e ho ritirato la lavatrice fatta stanotte, ho steso, ho messo su l'altra lavatrice, intanto ho piegato la roba ritirata stesa in precedenza. Mi sono struccata (perchè io valgo). Mi sono spogliata degli abiti dell'ufficio per mettermi su una mise che scapperebbe qualsiasi essere vivente nel raggio di due chilometri: pantaloni di otto taglie piu' grandi in un improponibile azzurro zebrato di blu (dovevo essere ubriaca quando sono entrata da Victoria Secrets), la maglia con i buchi del 1987 comprata a Disneyland che non la butto nemmeno se mi danno dei soldi. I capelli? Vogliamo parlare dei capelli? Sembro ucita dalla copertina di Let It Be. Sono almeno due settimane che non metto lo smalto perchè non ho il tempo a meno che non decida di dare l'effetto zebrato anche allo smalto addormentandomi e svegliandomi con le righe del cuscino sulle unghie e anche sulla faccia. Stasera ho pure smontato il sifone del lavandino perchè c'era caduto dentro il mio anello, che è la fede in acciaio di mio nonno. Mi faccio pure da idraulico. Ho passato la domenica uggiosa piovosa e fastidiosa a sistemare la dispensa appendendo tutto l'appendibile, ho tirato giu' l'intonaco perchè non riuscivo a mettere i chiodi come dicevo io e ho scomodato due o tre volte qualche padreterno perchè le scarpe non hanno tutte la stessa dimensione nelle scatole. In casa non c'è nulla che sia nemmeno lontanamente commestibile. Anche la zuppa scaduta è finita. E io tra un'ora dovrei essere pronta perchè mi passano a prendere per andare a vedere una proiezione interessante come guardare 8 ore filate di Zecchino d'oro ma alla quale andro' perchè c'è LUI e non sia mai che me lo perda. Visto che il protoz...ehm...la fidanzata non c'è! E ovviamente ho appena guardato l'armadio tristemente esclamando "non ho nulla da mettermi!" quando l'altro giorno Luisa Beccaria mi ha chiesto di restituirle un po' di cose perchè le mancavano. Nel frattempo dovrei: fare la doccia, dare ai capelli una forma che non sia quella del mocio vileda, darmi losmalto (so già che lo daro' per ultimo con il cappotto già indosso così lo posso far asciugare fuori dal finestrino dell'auto), truccarmi, vestirmi (annotare mentalmente che prima dovro' trovare qualcosa di decente da mettere e non rotolarmi nell'armadio con il vinavil addosso) e trovare qualcosa di commestibile che non sia grissini con maionese. Anche perchè è stata la mia cena di ieri e ho finito pure quelli. Lo dico e lo prometto a me stessa, se ritorno a quando avevo 18 anni e quel sant'uomo di Gianluca mi chiede di nuovo di sposarlo stavolta lo faccio! Almeno sarei stata a casa a non fare una pippa dal mattino alla sera.

E' un dato di fatto

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 04 marzo 2008,19:21

La zuppa di ceci pronta della knorr è commestibile anche a distanza di 8 mesi dalla scadenza.

Se domani sono viva lo posso confermare.

Le probabilità di rovesciarmelo addosso sono altissime, stasera ho il pigiama bianco.

Le possibilità che mi cada dal bracciolo del divano sono innumereveli, visto che mi ostino a scrivere sul computer mentre ho il piatto a 5 centimetri dal mio gomito sinistro.

 

categoria:stex e la cucina, stex e il cibo
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Natale è sempre Natale

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il giovedì, 13 dicembre 2007,17:30

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Eh già, anche una allergica alle feste come me si arrende all’evidenza. C’è poco da fare, non si riesce a fare finta di nulla con Natale. Anche perché se uno ci prova, comunque sia tutto gli ricorda che Natale si avvicina. Io, che vorrei già fosse il 7 gennaio, mi ritrovo ad uscire di casa e il buongiorno mi viene dato dalla facciona di un babbo natale di plasticaccia orrenda appeso alla porta della mia vicina di casa con tanto di ghirlanda a fargli da contorno. Forse pungitopo, ma non mi sono soffermata abbastanza per capirlo. E poi, è sempre mattina, quindi ho la giustificazione Signora Maestra.

Scendo dal Prestinaio a prendere la solita michetta integrale per fare colazione e vengo trattenuta dal pungitopo all’ingresso che mi tira i fili del maglione (e sospetto che qualcuno che non aveva idee per il regalo sia arrivato a l punto di architettare tutto questo per potermi regalare un maglione identico a quello che porto in questo preciso momento, ma io lo frego e lo rimaglio, tiè!). Il Prestinaio, che già non è un bel vedersi di prima mattina, gira con in testa un’orribile cappello da babbo natale con…no…non ci credo…non ci posso credere….le stelline che lampeggiano, manco lavorasse all’ANAS. Faccio finta di niente e mi dirigo al lavoro.

Lungo la strada luci ancora accese (è mattina  presto, è buio) ovunque, tra l’altro alcune belline, altre veramente pacchiane. Io poi queste luminarie proprio le detesto è piu’ forte di me. Adesso poi, negli ultimi anni è scoppiata questa mania dei babbi natali appesi ovunque. E piu’ sono originali piu’ la gente ci sballa. Ci sono quelli che si arrampicano dai balconi, quelli attaccati alle corde che scendono dal davanzale, quelli attaccati alla corda per il collo perché secondo me il marito non lo sopportava piu’, quelli in mutande che stanno fuori dalla porta-finestra a prendere del freddo…ora che ripenso, secondo me quello era l’amante della Sora Cesira, ma lasciamo perdere cheè Natale anche per lui.

Mia madre, come ogni anno, ha esordito con “ah, quest’anno non faccio niente da mangiare, che poi tanto avanza sempre un sacco di roba e io e tuo padre dobbiamo mangiare avanzi fino a Pasqua”. Ovviamente ha iniziato con il suo “faccio solo…” elencando le pietanze. Ha iniziato il 28 novembre e ancora deve finire, e non siamo arrivati nemmeno ai secondi .

A parte che OGNI ANNO, da tradizione, mia madre mi propina sotto il naso il brodo di carne che io annuso già quando apro il portone del palazzo (manco dalla porta, no no!) e che a me fa schifo (non si dice “mi fa schifo” si dice “non mi piace”. No, non è vero ma mi fa proprio vomitare! E nessuno mai che lo capisca) e così, riprendo il discorso, ogni anno mi propina ‘sta brodaglia con quell’odore nauseabondo sotto il naso e io ogni anno lo allontano dalla mia vista e dal mio olfatto dicendo “io non lo mangio” e ogni anno (come se mia madre avesse vissuto per 25 anni in casa con un’estranea!) mi chiede “ma come mai non lo mangi? Ma nemmeno poco poco poco? Eddai che ci ho messo tutto il pomeriggio a farlo” Scatenando in me l’ansia da non essere la figlia perfetta che rifiuta il cibo cucinato amorevolmente dalla mamma. E come se non bastasse rincara la dose “E’ Natale, pensa a quanta gente non ha tutto questo” scatenando in me dei sensi di colpa grossi come il Titanic prima della colata a picco. Insomma, ogni anno le scene si ripetono, piu’ o meno come le sequenze di Natale in Casa Cupiello, che dopo la lite per il brodo io e la mamma ogni anno ci guardiamo in videocassetta ridendo come matte, pur sapendo che papà s’incazza perché non capisce un’accidenti di quello che dicono.

Ah, le mamme se non ci fossero…non esisterebbe l’esaurimento nervoso e gli psichiatri non servirebbero a una cippalippa.

Poi ogni tanto ha i colpi di genio e mi telefona a qualsiasi ora per comunicarmi qualsiasi cazzata le venga in mente. Poco importa se io sono in riunione e sto tentando di dare una svolta alla mia carriera. Dovrà pur sapere immantinentemente quale è la circonferenza toracica della figlia che lei è così impegnata a sceglierle la giacca ma è anche così indecisa tra una L e una XL (sono problemi questi, mica il buco dell’ozono!) che non vorrai mica non avere il pacchetto sotto l’albero. Che poi guarda, è un modello così carino che nemmeno te lo immagini (notare: io e mia madre siamo il girono e la notte, il buio e la luce,il sole e la luna, Dr. Jekill e Mr. Magoo, insomma, i gusti di mia madre sono diametralmente opposti ai miei, quindi già TREMO all’idea del “modello così carino” Comunque, alla fine le butto lì una cifra a caso, tipo lunghezza dell’equatore e la sistemo per i prossimi due giorni.

E questo non è che l’inizio. Eh si, perché  alla mia età (circa 20 anni, e sottolineo il CIRCA) si ha oramai una rete sociale piuttosto fitta. E allora da qui le tanto temute cene di Natale.. La cena con i colleghi, la cena con le amiche amiche amiche (che non è una ripetizione ma sono quelle storiche), la cena con i compagni del tennis, la cena con gli amici dell’arrampicata, la cena che ti ha invitato l’amico del cugino del cognato di tuo fratello perché c’è il fratello di quello là non so se te e lo ricordi che vorrebbe vederti (no non me lo ricordo ma ho il frigo vuoto e va bene anche questa cena) . Insomma, da Santo Stefano alla Befana è un fiorire di Citrosodina e Geffer. Per forza.

E poi secondo me in questo periodo dovrebbero abolire il ritiro punti patente perché uno è fisiologico che si impaperi di Spumanti e Champagne. Iniziero’ a girare in bici così butto giu’ anche il torrone di troppo.

categoria:stex e la famiglia, stex e il cibo, stex e le feste
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Assente giustificata

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 28 settembre 2007,16:44

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.....Vorrei poter scrivere che è tanto tempo che non aggiorno il blog perché ho vinto un viaggio intorno al mondo, oppure che Clooney si è innamorato di me e mi ha rapita per una settimana romantica sul lago di Como, o ancora che sono stata selezionata dalla Nasa ed ero intenta a seguire un corso di aggiornamento. Ma purtroppo non c’è niente di tutto questo. E’ un periodo pieno. Non ho un minuto libero e fatico persino a trovare il tempo per dormire. Per di più, visto che  me piace complicarmi la vita, sono stata impegnata a sistemare l’ennesimo caso umano. Certe volte mi convinco quasi che io viva per il blog. Nel senso che colleziono determinate occasioni per poterle scrivere. Perché io ho la caratteristica di mettermi a guardarmi. E non è un errore di digitazione stavolta. No no, mi siedo e mi guardo come se fossi a teatro. Certe volte sono esilarante.

Ora, il tizio in questione, ne avevamo già parlato, non mi ha mollata un attimo. Alla fine ho ceduto. Ho fatto un ultimo tentativo dicendogli “sono libera solo lunedì 24 settembre, dopo quella data la prima disponibile è il 14 dicembre” sperando che fosse un appuntamento abbastanza bislacco da farlo desistere.

Mi sbagliavo.

Evidentemente io avevo avuto l’idea ma il tizio è anche piu’ bislacco di me. Ho anche confidato nel fatto che il lunedì la maggior parte degli esercizi è chiusa per turno, peccato che abbia ribattuto dicendo che mi avrebbe invitata a cena da lui e avrebbe cucinato lui. Mumble mumble…..ho tirato fuori due o tre allergie, un virus contagioso e una celiachia. Giusto per metterlo in difficoltà. Niente da fare, si è ingegnato e ha fatto tutta roba che “potevo mangiare anche io” (dire che ero allergica a lui mi sembrava davvero scortese).

Ho fatto una telefonata alle 20.30 dicendo che avrei ritardato per questioni di lavoro. Il che è vero. Non nel senso che a quell’ora ero a lavorare, ma ero vestita ancora da ufficio, il che significava gonnellina frou foru bianca e nera, magliettina nera aderente, scarpa con il tacco, borsetta bon ton, una parvenza di trucco e i capelli legati in modo decisamente professionale. Insomma, volevo passare da casa a mettermi la tuta dell’adidas e le nike schifose. O comunque un abbigliamento piu’ comodo, e decisamente meno curato e sensuale. Insomma, mi precipito a casa, mi faccio una doccia di corsa, mi vesto con un paio di pantajazz, una  maglietta semplicissima, le scarpe da running, capelli bagnati, occhiali da vista, struccata. Cazzo, peggio di così non riesco a conciarmi. L’unica soluzione è una cicatrice sulla faccia forse ma non mi sembra il caso. Insomma, se mi vede così la smetterà di spaccare i maroni, no?

Arrivo fa lui del tipo “scusami tanto ma PROPRIO non ce l’ho fatta prima”.

Mi accoglie con un “come sei bella, così semplice!”. O è totalmente ottenebrato dalla mia bellezza (…leggasi: deve cambiare spacciatore) oppure è falso come i soldi del Monopoli.

Il tizio ha apparecchiato in giardino, tavolino da due, candele, tutto un sevizio che se va bene arriva dritto da Tiffany, Christal nel secchio e tutti i crismi possibili. Cazzarola, qui si aspettava Audrey Hepburn ed è arrivata Pippicalzelunghe (nemmeno. Sotto i pantajazz ho il calzino di cotone a coste, corto di quelli che ti lasciano il segno dell’elastico).

Mi attacco alla bottiglia dello Champagne per tentare di togliermi dall’imbarazzo. A parte che io sono piu’ il tipo da Lambrusco, Dolcetto, tutt’al piu’ da vino bianco come che so io...un Arneis, un Pigato e non certo da Champagne, poi a me lo champagne mi da subito alla testa (meglio, penso, così forse mi farà quest’effetto). Dicevo a parte questo, mi salta la mosca al naso quando tira fuori le fragole. A parte che non è stagione e le avrà comprate a carati, a me le fragole “nature” non mi piacciono. Per me le fragole significano solo una cosa: gelato alla vaniglia! Faccio buon viso a cattivo gioco e mi pappo pure le fragole mentre aspetto che sia pronta la cena. Si chiacchiera del piu’ e del meno abbastanza bene anche se io mi faccio abbastanza i cazzi miei rispondendo a svariati messaggi del Bandito sul cellulare. Parlo del mio amico Picchio e questo qui ad un tratto SI PERMETTE di dirmi se posso non nominarlo perché E’ GELOSO.

Alt.

Fermi tutti.

Pugno.

Qui urge Bugiardino.

Peccato non averlo appresso.

Devo ricordarmi di portarlo con me.

Lo guardo come piu’ o meno si guarderebbe un topo morto nel proprio piatto. Anzi no, peggio e gli dico subito che ha sbagliato candeggio con la sottoscritta.

Sembra capire (speriamo)

Inutile cincischiare, al momento del dolce, ci prova.

Il mio cellulare è muto.

Lo guardo insistentemente (il cellulare, non il caso umano) ma non fa cenni di vita.

Eppure avevo chiesto alla mia amica di chiamarmi a una determinata ora per avvisarmi che mi stava andando a fuoco la casa ma per ora non si è fatta sentire.

Nemmeno il mio amico finanziere con il quale mi ero messa d’accordo sta facendo irruzione facendo finta di arrestarmi.

Inutile, scruto il cielo e non vedo la presenza di elicotteri dei Carabinieri.

Niente di tutto quello cui avevo pensato.

Panico

Panico

Panico

Mi alzo dalla sedia per mettermi in movimento, almeno, penso, saro’ piu’ difficile da raggiungere e…oppporcapupazza! Mi ricordo solo adesso che mi sono alzata che il tipo è piu’ basso di me! Ora, io capisco che non possano essere tutti giocatori di pallacanestro. Pero’ io non ce la faccio, a me guardare un uomo (uomo?) dall’alto in basso mi fa impressione, mi sembra di baciare un bambino. All’inizio rido tra il finto imbarazzato e una paresi. Dopodichè inizio a buttare lì qualche scusa del tipo classico: sai è un periodo in cui non so cosa voglio dalla vita, non me la sento, per carità TU MI PIACI (….) ma davvero io in questo momento non posso. E poi guarda, da qualche tempo sto già frequentando un’altra persona, capisci che NON SAREBBE GIUSTO (….) nei suoi confronti. Poi, appareniamo A DUE MONDI COSI’ DIFFERENTI che proprio non mi ci vedo PERO’ SE VUOI POSSIAMO RIMANERE AMICI.

Ehi, nemmeno un uomo sarebbe stato capace di meglio, 15 anni di fregature mi hanno permesso di collezionare un libretto di scuse degno di nota (ricordarsi di mettere un post sulle scuse piu’ utilizzate e far collaborare nei commenti tutti i miei amici bloggers!)

Insomma, mezz’ora dopo sono sulla porta di casa con il classico “allora ci sentiamo” (scordatelo, sottospecie di bavosa!!!) finalmente libera di poter andare a casetta e dormire “a uomo di leonardo” spalmata dal una parte all’altra del letto.

Salgo in macchina giuliva e felice di aver finalmente cestinato il caso umano quando….DLIN DLON! Messaggio. Ok, chi cazzo sarà a quest’ora? LUI ISSO LUIMEDESIMO

Io non ci credo.

“lo so che fai la reticente perché non vuoi sprecare subito una storia, ma io non ti lascio andare così facilmente. Grazie della bellissima serata. Non vedo l’ora che ci sia un’altra occasione. P.S. sono ancora indeciso se ti preferisco in gonna, in tuta o…nuda.”

Maporcaccialamiseriazozzaimpestata!

Vi prego, svegliatemi da quest'incubo!

Datemi un pizzicotto!

Ma come glielo devo far capire a questo coso?

Datemi il numero di Bin Laden, iscrivetemi alla mailing list di Al qaeda.

Fate qualcosa Vi prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrego!

Sigh...sob...

Sono stata nominata.

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 14 settembre 2007,13:11

 

............E in piena regola da Grande Fratello (anche se io dovrei essere la Grande Sorella, o meglio la Sorella Grande) mi appresto ad entrare nel confessionale. Tutta “colpa” di Amelia. Se vi annoiate prendetevela con lei. In verità non so da che parte iniziare perché non credo che le mie curiosità siano tanto segrete. Ma riprovo. Devono essere otto (ma una volta non erano cinque? Boh…)

 

 

Numero uno: ho un ordine preciso nell’accendere e spegnere le luci di casa quando vado a dormire. Siccome quando sono in casa sembra di stare all’Enel e accendo tutto quello che trovo lasciandole spesso accese anche se non sono in quella stanza, prima di andare a dormire mi ritrovo a fare il giro di casa a spegnere tutto (perché odio dormire con qualche luce accesa, io devo dormire nel buio totale). Non riesco ad addormentarmi bene se non mi sono attenuta all’ordine di spegnimento degli interruttori cucina-salotto-bagno-accensione luce sopra al letto-spegnimento lampadario camera da letto. Se sbaglio l’ordine una volta sdraiata a letto sono capace di alzarmi, riaccendere tutto e spegnerlo nell’ordine giusto.

 

Numero due: tengo in un cantuccio dell’armadio i miei jeans taglia 60 Ora vesto una 48/50 e quando mi faccio prendere dalla depressione del “sono grassa-devo dimagrire-ho le forme di un budino” me li infilo e mi guardo e mi dico che sono stata brava e che non mi devo deprimere se mi manca ancora una taglia e mezza al peso forma.

 

Numero tre: sono “ortogonale”. Se sul tavolo ci sono due pacchetti di sigarette non riesco a resistere senza metterli uno affianco all’altro o uno sopra l’altro in modo che gli angoli combacino perfettamente. Lo stesso vale in presenza di cellulare + pacchetto di sigarette, per quanto sia comunque un risultato imperfetto. Per farmi impazzire bisogna far trovare accanto al pacchetto di sigarette un posacenere tondo (in casa mia non esistono, sono solo quadrati o rettangolari). Mi ingegnerò al punto di riuscire a formare un insieme che rispecchi il mio schema mentale di perfezione (quale sia ancora lo ignoro)

 

Numero quattro: devo avere l’accendino, rigorosamente Bic Grosso, in abbinamento al colore del pacchetto di sigarette. Non potrei mai avere un pacchetto di sigarette blu con un accendino arancione e viceversa. Di contro in borsa tengo sempre 3 o 4 accendini sparsi nel caso qualcuno rimanesse senza ed è mia cura appioppargli (si, anche in prestito) quello che meglio si abbina alle sigarette che fuma.

 

Numero cinque: non esco di casa senza almeno due paia di occhiali da sole, uno con lenti scure e uno con lenti piu’ chiare. In macchina ne ho sempre uno di riserva. Anche di sera devo avere con me gli occhiali, piuttosto li uso come cerchietto. Ed è l’articolo in assoluto in cui spendo di piu’

 

Numero sei: cambio il volume dell’autoradio solo ai multipli di 5, e non so il perché.

 

Numero sette: non uccidere. No, scusate, ho sbagliato. Ma di questi tempi è bene precisare. Dicevamo, numero sette…numero sette…ah, si, trovato! Scrivo solo con le penne nere. Odio le penne blu.

 

Numero otto: mangio la pizza partendo dall’esterno in perfetti cerchi concentrici lasciando il bordo che quando ho finito sembra il volante dell’automobile. Questo perché il centro solitamente ha la temperatura del magma (come diceva il vulcano piccolo, ”magma magma!!!!”) mentre all’esterno rimane meno calda.

 

Che fatica, ora mi tocca pure nominare un po’ di gente…mumble….non me ne vogliate, ma passo la palla a: Ladyhawhke73 (come potevi mancare?) Scheggia77, Sciarpi (eh si, ti tocca!) Celeno, Stre, Geggina, Alessiac, Razza75 e a tutti quelli che ne hanno voglia.

Settembre andiamo è tempo di....

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 12 settembre 2007,10:19

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.....Sagre. Qui da me a settembre si sprecano le sagre di paese. O meglio, dei paesi. Anche ad Agosto in verità qualcuna la si trova ma settembre è proprio il boom della sagra. Perché ci si aspetta che la gente rientri dalle ferie verso casa propria e allora ecco lì che le pro-loco iniziano con la sagra del tortello ripieno, la sagra del cinghiale, la sagra della salsiccia, la sagra del raviolo, la sagra della polenta. Tu le giri tutte e capisci che in ogni dove ci sono sempre le stesse cose da mangiare. Solo che una di queste diventa il fulcro della sagra. Per quel che mi riguarda bisognerebbe chiamarle tutte, dalla prima all’ultima La Sagra del Colesterolo (o come dicono alcuni del Polistirolo. Un po’ come quando si fanno le analisi del sangue e ti trovano I TRICICLI alti….). Passi un paio di ore (ma a volte anche tre o quattro) a gironzolare tra i banchetti, a schivare bambini lasciati allo stato brado che guizzano e ti passano in mezzo alle gambe e ti fanno lo sgambetto e ti tirano addosso la palla e urlano e piangono e vogliono lo zucchero filato e mamma comprami quello e io, tessera numero due del Club Erode mi aggiro tra i banchi alla ricerca di un bazooka, una fionda, una bomba a mano, un qualsiasi oggetto contundente.  Sembra che quest’anno non vadano di moda. No, non e trovo. Guardo i soliti banchetti dei bracciali improponibili fatti con qualsiasi cosa naturale, guardo i quadri (brrrrrrrrrrrrrr), le felpe con “fai scrivere sopra cio’ che vuoi” e subito penso quasi quasi ci faccio scrivere sopra all’altezza delle tette ‘alza lo sguardo’. Oppure, forse meglio "se stai leggendo questo, poi non dirmi che ho degli occhi stupendi". Mi metto alla ricerca di una frase ad effetto da farmi scrivere sulla felpa. Di quelle con il cappuccio. Io le adoro. Mumble…mumble…vago per i banchi pensando e tirando fuori millemila cose che mi vengono in mente ma nessuna è realmente cio’ che voglio. Tiro fuori per sicurezza il mio mini blocco per gli appunti che tengo in borsa e appunto (è un blocco appunti, quindi appunto. APPUNTO.) quello che mi passa per la testa. Non riesco quindi ad evitare un bambino che rincorre impazzito il suo pallone e mi carambola addosso e io resto ferma immobile tirando le labbra guardando il papà come a dire “eh, cosa ci vuole fare, sono bambini”. In realtà il mio non è un sorriso ma una paresi che sta a dire “comprare un guinzaglio a questa peste no?” E proseguo. E trovo lo stand dei libri. Questo l’ho letto, questo l’ho letto, questo l’ho già comprato, questo lo chiedo a mio fratello, questo lo deve aver già comprato papà, questo alla mamma non è piaciuto, questo mi fa schifo l’autore …questo…questo…questo. Alla fine trovo l’ultimo di Brizzi e lo infilo nel sacchetto dirigendomi alla cassa. Passo davanti al banco delle caramelle. Io adoVo la liquirizia inglese, quella ripiena. Potrei fare follie. Ne compro un sacchettino e vedo lo zucchero filato. Ogni volta che lo vedo mi domando come facevo – da piccina  a mangiarlo. E’ abominevolmente dolce, stucchevole. La mia amicane prende uno. Rosa. Ingrediente principale E122-E123. Mi sembra una cosa tipo Modello F24 e mi fa schifo al solo pensiero. Lei se lo gusta come se fosse l’ultimo pasto del condannato a morte. Andiamo oltre e ci ritroviamo al banco del legno intarsiato. E’ incredibile come la gente davanti ai banchi perda il lume della ragione ed esclami cose del tipo “ma è BELLISSIMO” per oggetti improponibili. Cose che non vorrei in casa nemmeno se me le regalassero. Mi scopro a prendere su qualche oggetto guardarlo e fare smorfie degne di Jim Carrey. Solitamente poi in queste situazioni arriva la classica donna che fa sentire ME una strafiga: alta che sta in piedi sotto un tavolino, larghezza di un trasporto eccezionale, gonna fiorata rubata ai divani che andavano negli anni 70 e parlata dialettale, che tenta di passare a gomitate e tu sei riuscita a farti incrinare una costola. Decidi che questo posto non fa per te e tenti – inutilmente – di convincere gli altri ad andarsene. Riesci finalmente ad arrivare a un banco dove leggi la parola che in questo momento piu’ di tutte è in grado di farti tornare il sorriso: BIRRA e ti scaraventi in coda assistendo nell’ordine a: coppia Lui/Lei con Lei che parla con amica di Lei e le sta dicendo che in vacanza Le hanno chiesto se Lui era suo figlio. Notare che la Lei in questione ha una marcata abbronzatura Maldiviana, un marcato trucco che andava di moda negli anni 80, un fisico invidiabile scolpito da dieta, palestra, massaggi, oli, creme, e forse – e dico solo forse – qualche ritocchino di Roy De Vita, il guardaroba di una velina comprendente tacco da 15 centimetri, pantalone leopardato e maglietta delle dimensioni di un francobollo. Il Lui in questione ha nell’ordine: mise da sfigato 20enne che vuole atteggiarsi a GRANDE, un’abbronzatura molto ma molto ma molto piu’ naturale della di Lei in questione, probabilmente muto o comunque con scarsa proprietà di linguaggio e si è limitato per tutto il tempo a fare cenni “si si” con la testa guardando adorante Lei e poi l’amica di Lei e qualche sorriso sporadico qua e là. Dietro di me invece c’è una felice famigliola alla quale probabilmente regalero’ una parabola per Natale: Lui e Lei, piu’ ragazzina tristissima di circa 15/16 anni che si vede lontano un miglio che si sta spaccando i maroni, bimbo ottenne o giu’ di lì scalmanato, bimba 4enne super giu’ che piange (ignoro il motivo) e passeggino con coppia di gemelli vestiti identici (oVVoVe!) che mi ha tartassato tutto il tempo le gambe (leggasi: dovrebbero mettere la linea gialla come in farmacia quando una mamma è armata di passeggino. Portero’ i segni di questo incontro vita natural durante sul retro dei miei polpacci). Finalmente arrivo a conquistare la cassa. Sudata, trafelata, incazzata come un’anguilla a Natale e ordino la mia birra. Conquisto il Sacro Graal e mi dirigo nuovamente verso la compagnia di amici che mi sta aspettando davanti al banco delle frittelle. Guardo il mio amico Picchio sorridendo perchè so già che ha capito tutto quello che mi è passato nel cerveletto in questi ultimi 3 minuti, non vedo quindi un bambino ottenne a ore undici con cane di notevoli dimensioni al guinzaglio per lui praticamente ingestibile. Che decide di farsi gli affari propri e non seguire quello che vorrebbe fargli fare il padroncino. Passa il cane alla mia destra e il bambino alla mia sinistra. Mi ritrovo legata come un cotechino con metà del prezioso nettare rovesciato sui pantaloni. Sulla mia testa credo che faccia capolino il fumetto di “€@£%$&”. Ho una grande voglia ritirare fuori dalla borsa un Opinel n. 12 e tagliare il guinzaglio (la cravatta messicana al bambino mi sembra leggerissimamente esagerato) ma non lo faccio. Per stavolta. Alla fine stremata mi dirigo verso la macchina in compagnia degli amici puzzando di fritto anche se non ho mangiato niente che fosse tale, assetata perché la mia birra ha fatto una fine ignobile, zoppicante grazie ai numerosi colpi che ho rimediato, irritata per la serata passata, stanca che mi sembra di aver scalato l’Everest in giornata. Spero almeno che i 18 euro spesi per il libro siano stati spesi bene. E pensare che ho amiche nel milanesotto che per dire che vanno a divertirsi mi dicono “stasera SAGRA”. Mah…

il sorriso sul cuore

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 11 settembre 2007,08:48

Io lo chiamo il sorriso sul cuore. Quelle sere in cui vai a dormire stanca morta ma quando appoggi la testa sul cuscino ripensi alla giornata e sei soddisfatta di tutto quello che è successo, di tutto quello che hai detto, di tutto quello che hai fatto e ti rendi conti di averlo fatto solo per te. Solo per stare bene. E allora scansioni mentalmente la giornata, dalla mattina presto in cui ti sei svegliata con gli occhi stropicciati e la voglia di tornare alle tue lenzuola gialle ma anche se controvoglia ti sei trascinata in bagno a dare una parvenza semiumana a quella faccia decisamente troppo stropicciata dai bagordi della sera prima. E come ogni mattina ti riprometti che no, la prossima volta non ti farai di nuovo tre bicchieri di rhum che sono decisamente troppi. Soprattutto dopo una bottiglia e mezza di vino rosso, soprattutto dopo il rhum cooler dell’aperitivo, praticamente senza ginger-ale, per altro. Ma tanto sai che è una promessa da marinaio, presto fatta, presto dimenticata. E allora ciondoli fino al frigorifero in cucina per prendere i cucchiai che tieni dentro al porta uova per metterli sotto gli occhi e tentare di sgonfiare quelle borse che ti ritrovi, che non sono nemmeno firmate, ma il tentativo risulta nullo. Nemmeno trovando la valvola e aprendola riusciresti a sgonfiarli. Prendi distrattamente il succo di frutta ananas e cocco e ne versi un bicchiere mentre tiri giu’ una bustina di geffer sciolta direttamente sotto la lingua, e intanto accendi la macchina del caffè. E il telefono suona. “Si, sono sveglia, dieci minuti e sono pronta….no, davvero, te lo giuro, sono in piedi, sto facendo il caffè, ma sono praticamente pronta (sei ancora in mutande ma questo Picchio non lo deve sapere, lui è in macchina che sta arrivando, mica ha il videotelefono). No aspetta, come sarebbe sei qui sotto? Avevamo detto alle sei, e mancano ancora….GULP! Tre minuti…ok, Sali, rompipalle…si, ne faccio due….ah, guarda che non c’è né latte né zucchero…no, non avevo voglia di fare la spesa…senti…non sono nemmeno viva per discutere a quest’ora del mattino…ok, posteggia, io ti apro” Panico. Picchio è qui e tu sei in mutande, con una tazza in mano a forma di Will Coyote e una faccia che sembra uscita da un dipinto di Picasso. Ok, niente panico. Apri la porta  metti il gancio in modo che non si richiuda. E ti fiondi sotto la doccia. 5 piani di scale serviranno a qualcosa no? Si, servono se sei in bradipo, ma Picchio è praticamente l’allenatore di Carl Lewis. Arriva che hai appena dato lo shampoo sulla testa e sembri una meringa enorme ricoperta di panna. “SONO IN BAGNO, ARRIVO” urli. Esci alla velocità della luce con i capelli grondanti acqua, scalza e ti fiondi dentro a un paio di pantaloni bordeaux che potrebbero contenere te e un’altra persona. Cerchi una maglia nel cassetto che possa andare bene. Quella dell’Hard Rock Cafè di Barcellona puo’ andare. La infili e rimani impigliata con gli orecchini. Come sempre. Arriva in soccorso Picchio che ti libera dalla morsa della maglia non senza averti fatto il solletico mentre sei prigioniera dell’involontaria camicia di forza. Perdi tutte le forze e rischi di farti pipì addosso “dai sbrigati che siamo in ritardo” Lo guardi torvo e ti domandi “in ritardo per cosa? Siamo tu ed io oggi, mica abbiamo appuntamento con qualcuno” Ma non apri bocca perché non hai voglia di grugnire. Prendi le sigarette e dici “sono pronta”. Ti guarda e ride. Lo guardi con la faccia a punto interrogativo e non capisci. Forse non ti sei pettinata. Forse hai una riga verde sulla faccia. Forse hai un occhio nero e tu non lo sai, forse….”vieni scalza?” Ops…dettagli. Prendi un paio di All Star gialle e “guarda che con quelle sembri Pippo”. Fai una smorfia e le rimetti a posto. Allora prendi quelle Bordeaux e lo guardi con una faccia che sta già dicendo “prova a dire qualcosa su queste scarpe e te le tiro dietro, siamo in ritardo di due giorni non ho nessuna intenzione di cercare un altro paio”. Prendi lo zaino e scendete le scale di casa. Ti fermi accanto alla macchina di Picchio e lo guardi come a dire “allora? Non la apri?” Poi capisci che stai sbagliando macchina e allora fai finta di sistemarti i capelli specchiandoti nel finestrino, piu’ falsa di una banconota da sette euro. E vai avanti a testa bassa e molli lo zaino davanti al portellone e ti siedi al posto del passeggero e ti accendi la sigaretta aspettando che Picchio salti su e inizi a guidare. Verso le vostre montagne, verso la nostra giornatasolonostra verso…l’autogrill. Requisito essenziale per far iniziare bene la giornata è fermarsi all’autogrill. “Un caffè doppio, una spremuta d’arancia, un panino con caprino e crudo, una bottiglia di acqua grande e tre pacchetti di sigarette, grazie”. Picchio spalanca gli occhi come se avesse visto una scimmia dietro la cassa. Ti giri. Lo guardi e gli dici semplicemente “ho fame” e sorride. Mangi con calma, lentamente. Talmente lenta che un madonnaro è riuscito a farti il ritratto nel mentre. Lo guardi da dietro gli occhiali spessi tre metri e scuri scuri scuri scu…ok, si è capito. E sorseggi piano piano il caffè. Ti guarda. Ti guarda come fa sempre. E finita colazione balzate in piedi e andate verso la macchina. Prima una sigaretta pero’. Ci sta tutta. Fuori dall’autogrill. Ti fermi perché sei incapace di accendere la sigaretta camminando e nell’istante in cui ti fermi senti il suo abbraccio che ti imprigioni da dietro, con il naso appoggiato alla colonna vertebrale, come fa sempre. E non c’è niente di piu’ bello di quel gesto tra di voi che si ripete da anni. E sempre con sfumature diverse. Sempre pieno di significati che le parole non riuscirebbero ad esprimere. E lo sai che stavolta vuol dire che finalmente è bello vederti mangiare come una persona normale, che non si fa le paranoie davanti a un panino e non chiede piu’ il dietor nel caffè e non gira piu’ con il maglione intorno alla vita per nascondere il sedere ma sei una persona che è sicura di aver ritrovato quell’equilibrio o per lo meno una parvenza di esso. Guardi indietro e vedi gli anni passati e quasi ti vergogni di essere stata quella persona e non ti riconosci e vorresti tornare indietro, cancellare tutto con un colpo di spugna. Ma poi ti fermi e rifletti per un attimo e ti rendi conto che se così non fosse stato non avresti mai avuto la ricchezza di capire, di essere una persona diversa, con i suoi fantasmi che l’accompagnano e ti viene in mente John Nash. Anche se il paragone è un po’ azzardato. E guardi avanti e ti viene da ridere a pensare a Picchio che per anni si è battuto conto questi fantasmi e ora li vedi seduti sul sedile posteriore della macchina ma davanti ci siete tu e lui e lo prendi per mano, con quell’intreccio di dita che è solo vostro senza dire una parola perché sapete entrambe che cosa significano i vostri gesti. Quelle stesse dita che hanno scavato fino a ferirti dentro ora stringono la cosa piu’ preziosa che hai. E lo guardi di lato, spostando l’occhio senza girare la testa, perché non vuoi che se ne accorga. E ti senti serena, tranquilla, e appoggi la testa sul sedile facendoti cullare dal tepore della giornata, dalla sicurezza che lui è lì, accanto a te, da sempre e per sempre e quella leggerezza che hai sempre cercato ora la senti nel cuore.

un kebab ti salva la vita

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 28 agosto 2007,11:12

Che io e la cucina non andiamo d’accordo è cosa risaputa. Vivo sola da 5 anni e la mia cucina è stata utilizzata si e no 5 volte. All’inizio ci sballavo pure: invitavo amici a casa e cucinavo. Poi, al terzo ricovero per avvelenamento ho smesso. La cosa piu’ complicata che so fare è mettere le verdure surgelate nel microonde schiacciando il tasto “scongela”. (Ogni volta mi viene in mente la battuta di Marx “lei è un’ottima cuoca” “ah no, guardi non so fare nesun piatto complicato” disse versando i maccheroni nella teiera). Ma proprio se ho voglia di sbattermi. Anche fare la spesa mi fa schifo. I supermercati? LI ODIO. A parte il mio periodo di cazzate alimentari, che se guardo indietro mi sembra impossibile essere stata così cretina, negli altri periodi rifuggo il supermercato come la peste. E comunque anche all’epoca visitavo solo due reparti: il reparto delle verdure rigorosamente imbustate che non sia mai che io abbia bisogno di istruzioni, e il reparto joghurt nel quale sono riuscita a prendermi il raffreddore stazionandoci 1 ora e mezza alla ricerca dello joghurt perfettamente bilanciato, senza frutta in pezzi, che non fosse acido, che avesse una confezione comoda da poter trasportare, che non avesse grassi e che mi facesse la permanente la mattina. Dagli Activia alla Yomo in ordine alfabetico so decantare tutti i contenuti di calorie, carboidrati, proteine e grammi di grasso degli joghurt in commercio. Ora che la mia alimentazione deve essere controllata perché se no il Dottor C mi spacca in due come una mela mi ritrovo la sera in casa a guardare i fornelli e sperare nelle bacchetta di Harry Potter per poter tirare fuori una cena che sia degna di questo nome. Le uova sono quasi sempre la mia risorsa preferita. Peccato che abbia anche con loro qualche difficoltà. Come avevo già detto non sono io che decido se mangiare l’uovo strapazzato o all’occhio di bue, è lui che decide per me. 9 volte su 10 lo devo fare strapazzato perché il secondo mi si spatascia tutto, se va bene nella padella, se va male sul ripiano della cucina. Le uova sode spesso sono state ribattezzate uova esplosive perché mi dimentico i tempi di cottura. E il guscio si rompe e così faccio le uova con l’ernia. Non parliamo poi dell’uovo in camicia, che io fino a pochi anni fa pensavo che fosse una presa per il culo invece esiste sul serio. Un giorno un’amica mi ha spiegato come fare e alla fase “prendi un cucchiaio e giri l’acqua in modo da creare un vortice e lo spacchi dentro” mi ero vista già la casa invasa da uovo e acqua che colava dal fornello. Non ci ho nemmeno mai provato, potrei avere bisogno dei pompieri (il che guardando certi pompieri non guasterebbe nemmeno)

Ieri sera rientro a casa sfatta, sto accusando la stanchezza accumulata nel week end e apro il frigo. Il deserto dei tartari. Da una settimana intera continuo a ripetermi che dovrei fare la spesa. Ma ancora non ho trovato il coraggio. Lo joghurt che la scorsa settimana occupava il mio frigo si è impiccato per la solitudine e il mio frigo somiglia sempre piu’ alla canzone di Califano “c’è un’oliva con il ghiaccio intorno”. Scovo in fondo al ripiano una busta si parmigiano grattugiato che spero non essere diventato verde. E’ l’unica risorsa del mio frigo oltre a 3 Guinnes, una bottiglia di Moet, una di limoncello e tre Beck’s. Ah no, c’è pure mezzo limone. In realtà è piu’ la Rita Levi Montalcini dei limoni. Ma non per l’intelligenza. No, decisamente no. Chiudo sconsolata il mio Sahara-Frigo e apro gli scaffali della dispensa. Non che ci sia molto di piu’ ma riesco ad adocchiare una scatola di tonno che stavolta non sembra scaduto. Gli annali annoverano un episodio oramai divenuto celebre: la volta in cui ho trovato una scatola di tonno che scadeva nel 98 e io avevo comprato casa nel 2002. Vedo un pacco di spaghetti integrali, e del risotto di quelli in busta già pronti piu’ o meno solo da scaldare o qualcosa di simile. Opto per il risotto. Per lo meno ci dovrebbero essere le istruzioni sopra.

Cerco una pentola adeguata. Nel primo cassettone che dovrebbe essere destinato alle pentole in casa mia trovo ancora qualcosa di imballato. Ignoro cosa sia e apro il secondo e trovo una cosa che potrebbe fare il caso mio. So che non è proprio da Cucchiaio d’argento, ma sono sola e che mi importa se è una roba che serve a bollire il latte? Prendo quello e ci metto dentro un bicchiere di riso e due bicchieri di acqua e metto sul fuoco. Io che sono scaltra metto il fuoco al minimo perché so già che me ne dimentichero’. E infatti mentre sono lì che mi faccio gli affari miei caricando nuove canzoni sull’i-pod  sento sfrigolare qualcosa dalla cucina. Torno di corsa verso la pentola e il riso è tutto bell’attaccato al fondo. Le istruzioni dicevano di mescolare di tanto in tanto. Evidentemente io ho mescolato di mai in mai. Così il mio bellissimo risotto alla milanese ha assunto un colore a metà tra il giallo risotto e il nero pece. Sono convinta che spossa salvare ancora, provo a tirare su con il cucchiaio ma la sbobba si appiccica tutta e viene via compresa la pentola. A monte, tutto da rifare. Solo che adesso ho solo gli spaghetti. E tra le altre cose in casa non ho nemmeno l’olio. Ho la malsana idea che mi balugina per un attimo di condirli con una scatoletta di tonno ma anche per me diventa veramente troppo. Ritorno mesta verso il piccì e scollego l’i-pod.. Finisco quelle due mail che devo scrivere per forza perché sono già in ritardo e scendo dal kebabbaro sotto casa che questa settimana ha riaperto. Ora si spiega per quale motivo nonostante la dispensa vuota e il frigorifero perennemente con l’eco mia madre non abbia una bambina che pesa trenta chili con il cappotto bagnato e le borse della spesa.

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Frullata

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il lunedì, 20 agosto 2007,11:01

Rientrare dalle ferie è sempre qualcosa di strano. Da un lato si vuole anche un po’ di normalità, dall’altro ci scoccia riprendere i ritmi, la sveglia che suona, il vicino di casa che rompe all’alba, i vestiti “da ufficio” che non ci si puo’ mica presentare in costume e pareo (ah no?) e la scarpa “decente” che l’infradito sarà pure comodo ma è inguardabile, e la spesa da fare e guarda che il frigorifero è vuoto e guarda che anche se ti vedi meglio forse qualche chilo lo hai pure preso, ma non è vero che sei piu’ tonica e si che lo sono, guarda qui che muscoli nelle gambe, ma ti sembrerà a te, ma no, guarda che sono tosta come un pezzo di marmo e guarda che domani devi riprendere per forza gli allenamenti sul tapiro e si che li riprendo ma solo due volte a settimana e no stasera non posso che devo finire di scrivere quel pezzo che lo devo consegnare a fine settimana, ma guarda che tutti sono utili ma nessuno è indispensabile, ma no ti sbagli io sono indispensabile e se non ci penso o gli altri mica ci pensano ECCHEPPALLE! FERMATI UN ATTIMO RIPRENDITI LA VITA IN MANO PER UN NANOSECONDO!

Andiamo CON OR-DI-NE HO DET-TO.

Urge visita al supermercato che stamattina quando ho aperto il frigorifero c’era uno yoghurt che si è impiccato, ha sofferto la solitudine. E la mattina inizia con una mug di caffè sorseggiata mentre tenti di infilare un sandalo bianco con il tacco prima di renderti conto che ti fa male la caviglia destra a tua insaputa, evidentemente due settimane di piedi scalzi e scarpe comode si fanno sentire. Via il sandalo e ben vengano gli stivali estivi con il tacco basso ma pur sempre eleganti che tanto fuori ha piovuto pure e allora il sandalo diventa persino ridicolo. Il vestito bianco e nero effetto optical non si trova. Non si sa dove sia finito, forse tenuto in ostaggio dalla tintoria che aprirà a fine mese. Poco male, si cambia programma. Ma qualcosa di comodo. Pantalone di lino largo largo e una maglia nera giusto perché il bikini non è indicato. Borsa a spalla e via, nella frescura del mattino dettata da questo temporale notturno del quale proprio non ti sei resa conto. E i buongiorno signora del bambino di tre anni che abita a piano due di questo condominio ti irrita. Dio quanto di irrita. Sorridi per convenienza ma chi ti conosce lo sa che non è un sorriso ma una paresi. Inforchi gli occhiali scuri dalla forma di televisore anni 70 e esci dal portone calcando i ciottoli della via diretta alla macchina. Che dio solo sa se riuscirai di nuovo a guidare nel traffico cittadino. E la sosta per il caffè? No, perché il solito bar è chiuso per ferie. Che bella pero’ la città quasi deserta ancora. Poche macchine, poche bici , pochi pedoni, ma tanti vigili come al solito e tu che nascondi il cellulare facendo finta di cambiare marcia per non farti togliere punti due dalla patente che non è proprio il caso. E urli all’interlocutore dall’altra parte. Solo il tuo amico Picchio puo’ chiamare a quell’ora indegna del mattino per mettersi d’accordo per il week end. Dell’8 dicembre pero’. E tu gli dici che a) sono le otto del mattino e non sei nemmeno sufficientemente viva per rispondere qualcosa di diverso da sgrunt b) l’8 dicembre non sai nemmeno se sarai ancora viva figurarsi dirgli si per un week end fuori porta che non sai nemmeno cosa mangerai stasera a cena. Fino a che implacabile il tuo ok, va bene, accetto, consideralo un si ti scappa. E ridete. E lo senti il suo sorriso dall’altra parte. Con gli occhi nocciola che gli brillano perché ha la certezza che tu ci sei. E sei piu’ viva e forte che mai. Nonostante questa vacanza separata che fa strano tra voi due. Ma che bello rivedersi dopo tutti questi giorni. Con le foto e i racconti e i “vorrei che ci fossi stato anche tu” detti quasi contemporaneamente davanti a una birra lui e a un’acqua tonica tu, che sai, il dottore mi ha vietato anche la birra con le pastiglie che sto prendendo e lo dici senza vergogna perché lui sa e capisce e non giudica e sorride anche se un po’ gli spiace che tu non sia piu’ la compagna di sbronze. Ma sei compagna in tutto il resto. E ogni tanto si insinua di nuovo il tarlo che vi suggerisce la gente. Del perché e del percome non state insieme voi due. E ogni tanto anche voi due ve lo domandate. Ma sapete che va bene così. Perchè tutto sarebbe un’altra cosa. Sarebbe un ricominciare da capo e nessuno dei due ha voglia di rovinare questo perfetto equilibrio sottile che c’è tra voi due. E di nuovo giu’ di risate fino a far male al pancia. E si torna a casa nella notte fresca del pre-temporale notturno che si scatenerà. Mano nella mano come due bambini. Il cich e ciach delle scarpe di gomma che risuona sull’asfalto e i silenzi così pieni che nessuno dei due si imbarazza. E salendo le scale di casa ti domandi che coaa vi siete detti e la risposta è ASSOLUTAMENTE NIENTE. Perché alla fine le serate con lui sono così. Si parla si parla e non si dice niente. Ma quella leggerezza nel cuore che senti è qualcosa di piu’ dell’amicizia pura e semplice. E’ qualcosa che va al di là di qualsiasi legame sia mai stato descritto. E non c’è niente di piu’ bello che sdraiarsi sul letto con la finestra aperta che fa entrare il rumore della pioggerellina inconsapevole che si scatenerà in un tornado notturno e sapere che al mondo lui c’è. Ed è lì. Per te. Sempre. E ricominciare la vita normale non è poi così grigio come puo’ sembrare se in questa normale vita c’è lui e la certezza che lui ti è mancato. E adesso, è di nuovo qui. Per te e con te.

Bene e male, ottimo e pessimo, vero e falso

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 01 agosto 2007,15:16

O forse…non so…

In realtà non so nemmeno io

Per sommi capi

Perché i pensieri sono così tanti che non saprei da quale iniziare.

Il dottor C è andato in ferie, e io non so se mi sento orfana o l’amante abbandonata.

E’ contento (bene)

Ho perso 3 chili (ottimo)

Dichiarati

In realtà ne ho persi 7 (pessimo)

In 15 giorni (pessissimo)

E non gliel’ho detto (esiste qualcosa di piu’ pessimo del pessissimo?)

Io mi vedo bene (piu’ o meno)

E sto anche bene (piu’ o meno)

Mangio (vero)

Non sempre (vero anche questo)

Ma mangio

In realtà due cene le ho saltate perché ero stanca (falso)

Volevo andare a letto presto per saltare la cena (vero)

Ma ora non lo faccio piu’ (vero)

Tra due gironi parto per le ferie (bene o male?)

Devo ancora soltanto pensare a che cosa portarmi via

Me stessa, sicuramente e lo spazzolino

Il resto, fa volume.

Sono diventata maniaca della pulizia e dell’ordine

Della persona e della casa

Non esco di casa struccata (bene e male)

Non esco di casa senza il tacco (boh…)

Sto pensando a raparmi a zero i capelli

Il caldo soffoca

Non mi mangio piu’ le unghie (bene)

Sono schiava dello smalto (male)

La mamma mi aspetta a cena (bene)

Sono 5 giorni che non mi vede (male)

Mi vedrà decisamente troppo dimagrita (pessimo)

Non l’ho fatto apposta (vero e falso)

Mi riprendero’ in montagna (vero)

Mi mancano 8 chili al peso forma (bene)

Ne vorrei 15 in meno (male)

Mi accontentero’ di 10 (il medio giusto tra bene e male)

In montagna mangero’ sano (bene)

E tutti i giorni (bene)

Magari tre volte al giorno (bene)

Parto con Roberto (bene)

Dividiamo la tenda (bene)

Roberto russa (male)

La gente inizia già a sparlare (male)

Come ha sempre fatto (male)

Come era successo con il mio migliore amico Picchio (pessimo)

Verrà su anche lui (bene)

Dorme da solo (male)

Parte dopo pochi giorni (pessimo)

Ieri ci siamo visti (bene)

Gli ho parlato del tizio (bene)

L’ho rivisto la settimana scorsa (bene)

Non mi chiama da tre giorni (pessimo)

Picchio è sincero (bene)

Picchio mi vuole bene (bene)

Picchio mi dice che io sono troppo. (male)

Troppo intelligente

Troppo prosperosa

Troppo simpatica

Troppo dolce

Troppo lunatica

Troppa testa e troppe tette

(pessimo, pessimo, pessimo, pessimo)

Se lo sapevo nascevo Paris Hilton ma non mi risulta che sia stata convocata a Stoccolma….Lo dice come se fossero difetti. Mumble mumble…gli uomini sono strani. L’anno scorso mi ha dichiarato di essere innamorato di me e adesso di punto in bianco tutta sta roba dice che è TROPPO. Che spavento gli uomini (la mattina è probabile) che io li metto con le spalle al muro perché non trovano un argomento sul quale sentirsi superiori (ok, se uno magari mi parlasse ogni tanto di un fuoricampo baseball magari non avrei nulla da ribattere, ma evidentemente sono tutti piatti e prevedibili che parlano di calcio, corde, tennis o rafting o arrampicata o insomma, tutti argomenti che mastico quotidianamente assieme alle carote pre-pasto) Ergo, appena mi inquadrano scappano a gambe levate. Al matrimonio della mia migliore amica – dice lui – ero la piu’ elegante e a tono. Ho classe nel vestire (e dio solo sa che cosa intenda lui, ma non ero uscita dalla Maison Chanel, almeno credo) Ho carattere. Mi sono emozionata proprio quando non centrava nulla e quando nessuno se lo aspettava. Il trucco ha retto fino a sera (lui forse non conosce gli spray che rendono il trucco tatuato? Boh, no, forse no). Insomma, tutto quello che a me sembrava un pregio è un difetto. E’ riuscito persino a  dire “non puzzi mai”, sembri uscita da una rivista. Mo’ sta a vedere che devo stare tre o quattro giorni senza lavarmi perchè questo qui mi richiami…mah…gli uomini…gente strana…il mio amico piu’ di tutti. Ma per fortuna che c’è Riccardo che da solo gioca a biliardo..no, questo non c’entra nulla. Ma per fortuna (e stavolta sul serio) c’è la mia famiglia che mi dice “parti, vai, estraniati dal mondo e divertiti, non pensare al cibo né alla cura, goditi le ferie e non ti preoccupare, quando torni siamo qui” Ah, se non ci fossero loro! E l’ufficio incombe, e non riusciro’ a finire prima dipartire e mi toccherà di posticipare di un paio di gironi e evo ancora pensare allo zaino, a cosa portarmi, le medicine da comprare, il gatto da sistemare, la macchina fotografica da riparare e dio solo sa se riuscro’ a fare tutto. E intanto i pensieri si affollano e quando mi metto qui davanti al foglio bianco mi blocco e faccio dei casini e salto di palo in frasca senza sapere dove andare a parare. Ma sono viva. Incasinata ma viva. Serena? Forse un po’, quel peso, inutile nasconderlo, mi fa stare bene, e saliro’ lassu’ sulle mie montagne, con meno fiatone e piu’ gioia di vivere negli occhi e tornero’ giu’ sicuramente brillante, sicuramente meno mocio vileda che questi giorni ultimi. Non rileggo,. Inutile, cancellerei tutto. Chiudo per ferie e chissà se riapriro’ dopo ferragosto….

Tempo di bilanci e di bilance

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il giovedì, 19 luglio 2007,12:56

Lunedì ho avuto la prova del nove. Terrore e raccapriccio, dovevo salire sull’amata/odiata bilancia per telefonare al Dottor C e rendicontarlo del progressi. Quello che per anni è stato un appuntamento giornaliero più volte al giorno negli ultimi tempi si è diradato sempre piu’, e mi mancava “l’allenamento” per salire senza patemi d’animo. Appena alzata tutte le mattine il pensiero di salire sull’attrezzo bianco c’è sempre. Spostare la pallina di qualche grammo – no, non è vero, io spero sempre di spostarla di qualche chilo, nei tempi d’oro riuscivo a perderne anche uno al giorno se non di più – Il grafico che capeggia in bagno da mesi oramai perché non voglio pu’ essere schiava di una parabola discendente a picco, il patema di salire. Spostare prima di grammo in grammo, poi magari gli etti e, miracolo, spostare il peso della decina – il sogno che rimane appeso a un piombino – c’è sempre.

Lunedì mi sono alzata alle 5 del mattino, forse per l’ansia, forse per la fretta di arrivare scalza e nuda a quella meta. Forse... chissà....

Quattro passi mi separano dalla bilancia al letto. Quattro passi che sembrano infiniti. Quattro passi che mi ricorda Sean Penn in Dead man walking. Occhi bassi, come direbbero Tre Allegri Ragazzi Morti. Braccia lungo il fianco, camminata lenta ma lunga falcata, come se fossi lassù su una passerella, come se fossi Shalma Hayek sul tappeto rosso, ma senza sandali, a piedi nudi, sul parquet della mia camera da letto. E finalmente salgo. Chiudo gli occhi mentre alzo la gamba sinistra che è la prima ad atterrare sulla piattaforma nera. Poi trovo l’equilibrio, braccia rilassate e sguardo fiero avanti. Sposto i numeri e  ancora il peso non va, ne ho messo troppo, scendo ancora, un etto alla volta, piano piano, mi si imperla la fronte mentre lo faccio e le mani un poco tremano. Finalmente la bilancia va in bolla e il risultato è lì visibile davanti ai miei occhi. Sono contenta eppure quella vocina del cervello mi dice che comunque potevo fare di piu’. Se solo avessi fatto...se solo avessi evitato...se non fossi andata... No, no e no. Va bene così. Il risultato è quello che il Dottor C voleva in un mese, tu lo hai avuto in una settimana. Non puoi andare a oltranza, non puoi puntare sempre di piu’. Se punti rosso o nero puoi solo raddoppiare la posta se perdi. Non va bene, sta diventando un vizio. Se il Dottor C ha detto che va bene così E’ PERCHE’ VA BENE COSI’ e nient’altro.

Non puoi pensare che i medici si sono laureati per farsi dire che sono imbecilli. Lui ha la chiave, non tu. Tu sei solo andata da lui per trovare l’indicazione, se poi non ti fidi e cambi strada non ti lamentare se ti perdi. Non puoi chiedere indicazioni a destra e a manca per poi fare di testa tua. A meno che tu non voglia perderti nei meandri del tuo cervello, coma hai già fatto, anni addietro, ma … ne valeva la pena? Valeva la pena scendere e salire da quella bilancia in continuazione solo per avere la certezza che il peso stava andando giu’ e giu’ e giu’ e tu insieme a lui fino a che hai toccato davvero il fondo?

categoria:stex e il cibo, stex e il dottorc
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up & down (down, down, down)

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 11 luglio 2007,12:11

-mode depression on-

Mal di testa

Bruciori di stomaco

Nausea

Ansia

Mangio le unghie

Bevo caffè

Amaro

Bevo acqua

Amara anch’essa

Sapore di sangue e lacrime

Sull’orlo da due giorni

Fumo sigarette senza pensare

Rido poco

Penso meno

Mi incazzo di piu’

Scrocchio il collo verso sinistra

Giramenti di testa e giramenti di palle

Inviti a cena ai quali ho solo voglia di dire no

Pensare alla spesa da fare

Pensare al vestito da comprare

Pensare a prendere appuntamenti

No, no ho voglia di niente oggi

Capita

Ogni tanto capita di aver voglia del nulla

E oggi sono quelle giornate così

-mode depression off-

categoria:stex e i voli pindarici, stex e il cibo
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il mago

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 10 luglio 2007,07:15

Non trovo altra definizione anche se in realtà potrei chiamarlo semplicemente Dottor C., quello che è in realtà, ma “il mago” ha il suo perché. Ma procediamo con ordine. Stufa della mia nutrizionista che mi aveva dato un programma che NON RIUSCIVO A SEGUIRE per il semplice motivo che lei partiva da un presupposto sbagliato, (si sa che - come mi dice mio padre - io vado dai medici per potergli dire che sono degli emeriti imbecilli)  ho deciso di cambiare. Di andare da un nutrizionista che non continuasse a ripetermi “tu sei bulimica, tu devi guarire” (io ERO casomai, non sono, ERO porca di quella puttana troia e schifa) quindi appuntamento fissato. Ho tutto chiaro in testa: quello che devo chiedergli, come gestire la dieta, i risultati che voglio ottenere, niente pesi né misure. Si si, ho tutto chiaro in testa. Passeggio sotto i portici con passo deciso e agenda sotto braccio che oggi ho pure la borsa piccola e non mi ci sta. Suono con il dubbio di aver sbagliato portone, ma citofono lo stesso e salgo. Piano? Quarto? Quinto? Sesto? Oddio, non me lo ricordo. Poco male, salgo a piedi così non mi posso sbagliare, dovrei vedere la targhetta dello studio medico. Ed eccola li’. Dottor C. E’ scritto anche in ideogrammi (se siano cinesi o giapponesi lo ignoro) ma dove cazzo sono finita? Eppure dal nome mi sembra italiano.

Sala d’attesa deserta. Ci siamo io e 5 sedie. Una finestra bella grande e basta. Non c’è un tavolino, una rivista, UNA PERSONA. Niente di tutto questo. Inizio a pensare di essere finita nel mondo di altroquando. Sento il Dottore che parla dentro lo studio. Deve avere un paziente. Non mi siedo, gironzolo per la stanza sbatacchiando i piedi di qua e di là. Si apre la porta e ne esce un uomo alto e spesso, di viso somiglia al mio ex, Mr. T.  (con l’aggravante che lui ha anche il fascino dell’uomo maturo). Mi allunga la mano per accogliermi e io inizio a sudare freddo. Questo è l’alter ego adulto del mio ex, stesso modo di stringere la mano, stesso sguardo....cazzo! Ok, entro timorosa e mi accomodo. Iniziamo a chiacchierare, i pesi raggiunti, le diete seguite, il mio tipo di vita etc etc etc. Delle abbuffate non faccio parola, tantomeno delle cazzate fatte in precedenza. Cedo solo con un timido “qualche volta” quando mi chiede se faccio uso di lassativi (falsa! Va beh, ma il passato è passato..... Ma E' passato? Si si, è passato) Parliamo per  piu’ di un’ora e io non faccio altro che domandarmi quando mi peserà, quando mi dirà che tipo di dieta, pastiglie, beveroni, infusi o ex voto mi vorrà dare da qui all’eternità. Passiamo finalmente alla visita e mi liquida in qualche minuto. Si risiede sulla sua poltroncina con le mani giunte che mi ricorda un po’ i fumetti di Dylan Dog. Lo guardo e sorrido timida domandandogli se sono un caso disperato. Sorride e inizia con la sua diagnosi. Dice che avremo buoni risultati, che ce la potermo fare, (ha deciso di venire a vivere con me? boh....perchè parla al plurale?) che non ho nessun problema congenito che sono sana come un pesce A PATTO CHE la smetta di farmi i sensi di colpa per quello che mangio e ripropormi tutto davanti per autopunirmi perché in questo modo è normale che il mio fisico richieda altro cibo e io continui a mangiare e…salvata dal telefono che squilla rimango seduta sulla sedia guardando lui che da indicazioni di farmaci a non so chi e io non so se scappare dalla stanza  o rimanere a prendermi l’altra parte del cazziatone. AUTOPUNIRMi, questa parola mi rimbalza nella testa come una pallina da ping-pong. E fa pure l'eco! Chiude la comunicazione e torna a guardarmi con quei due occhi che sembrano scavare dentro. E prendo fiato per chiedergli subito come diavolo ha fatto a capire. Sorride e non risponde (si, proprio come Mr. T. MALEDIZIONE! Con l’aggravante che dopo che mi ha fatto spogliare questo mi ha piazzato uno stetoscopio sulla schiena. SOLO!!!). Pero’ mi tranquillizza. Non è uno che sbatte il mostro in prima pagina, non mi sento svuotata. Mi sento quasi bene. Lo saluto e gli stringo la mano. Ci rivediamo tra 20 giorni. Esco dallo studio che mi sento già piu’ leggera di quando sono entrata. Nell’euforia dimentico di riaccendere il cellulare e mi dirigo alla macchina che sfioro il metro e ottantacinque. No, non ho comprato l’ennesimo paio di scarpe dal tacco 13, contrariamente a quanto potrebbero pensare i piu’. Semplicemente stavolta ho trovato uno che mi ha MO-TI-VA-TA, mi ha scaravoltata come un calzino senza che io aprissi bocca, quasi. Ed è la prima volta che mi succede che mi ritrovo a confrontarmi con la reltà dei fatti. Io ho sempre ingannato chiunque, l’ho sempre fatta franca con parenti, amici e anche Mr. T. No, beh, in realtà Mr. T.  mi aveva sgamata, pero’ solo perché mi ha colta sul fatto. Ma questo qui da dove spunta? E’ un mago, non ci sono altre spiegazioni. E così salgo in macchina diretta verso casa con una nuova consapevolezza. Ammetto che pero’, quando mi sono accorta che il cellulare era rimasto spento tutto questo tempo e che accendendolo tre messaggi brillavano sul display e scoprire che due erano suoi sicuramente è stata la ciliegina sulla torta della giornata. È incredibile come una semplice bustina possa cambiare la giornat…un momento, detto così potrebbe sembrare una cosa diversa... Riformulo. E’ incredibile come un semplice messaggio sul telefonino (decisamente meglio) possa cambiare l’aspetto di una giornata meravigliosa già di per se a INCREDIBILMENTE MERAVIGLIOSA. L’avro’ già detto un’infinità di volte ma oggi, un’araba fenice è risorta dalle sue ceneri.

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