un kebab ti salva la vita

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 28 agosto 2007,11:12

Che io e la cucina non andiamo d’accordo è cosa risaputa. Vivo sola da 5 anni e la mia cucina è stata utilizzata si e no 5 volte. All’inizio ci sballavo pure: invitavo amici a casa e cucinavo. Poi, al terzo ricovero per avvelenamento ho smesso. La cosa piu’ complicata che so fare è mettere le verdure surgelate nel microonde schiacciando il tasto “scongela”. (Ogni volta mi viene in mente la battuta di Marx “lei è un’ottima cuoca” “ah no, guardi non so fare nesun piatto complicato” disse versando i maccheroni nella teiera). Ma proprio se ho voglia di sbattermi. Anche fare la spesa mi fa schifo. I supermercati? LI ODIO. A parte il mio periodo di cazzate alimentari, che se guardo indietro mi sembra impossibile essere stata così cretina, negli altri periodi rifuggo il supermercato come la peste. E comunque anche all’epoca visitavo solo due reparti: il reparto delle verdure rigorosamente imbustate che non sia mai che io abbia bisogno di istruzioni, e il reparto joghurt nel quale sono riuscita a prendermi il raffreddore stazionandoci 1 ora e mezza alla ricerca dello joghurt perfettamente bilanciato, senza frutta in pezzi, che non fosse acido, che avesse una confezione comoda da poter trasportare, che non avesse grassi e che mi facesse la permanente la mattina. Dagli Activia alla Yomo in ordine alfabetico so decantare tutti i contenuti di calorie, carboidrati, proteine e grammi di grasso degli joghurt in commercio. Ora che la mia alimentazione deve essere controllata perché se no il Dottor C mi spacca in due come una mela mi ritrovo la sera in casa a guardare i fornelli e sperare nelle bacchetta di Harry Potter per poter tirare fuori una cena che sia degna di questo nome. Le uova sono quasi sempre la mia risorsa preferita. Peccato che abbia anche con loro qualche difficoltà. Come avevo già detto non sono io che decido se mangiare l’uovo strapazzato o all’occhio di bue, è lui che decide per me. 9 volte su 10 lo devo fare strapazzato perché il secondo mi si spatascia tutto, se va bene nella padella, se va male sul ripiano della cucina. Le uova sode spesso sono state ribattezzate uova esplosive perché mi dimentico i tempi di cottura. E il guscio si rompe e così faccio le uova con l’ernia. Non parliamo poi dell’uovo in camicia, che io fino a pochi anni fa pensavo che fosse una presa per il culo invece esiste sul serio. Un giorno un’amica mi ha spiegato come fare e alla fase “prendi un cucchiaio e giri l’acqua in modo da creare un vortice e lo spacchi dentro” mi ero vista già la casa invasa da uovo e acqua che colava dal fornello. Non ci ho nemmeno mai provato, potrei avere bisogno dei pompieri (il che guardando certi pompieri non guasterebbe nemmeno)

Ieri sera rientro a casa sfatta, sto accusando la stanchezza accumulata nel week end e apro il frigo. Il deserto dei tartari. Da una settimana intera continuo a ripetermi che dovrei fare la spesa. Ma ancora non ho trovato il coraggio. Lo joghurt che la scorsa settimana occupava il mio frigo si è impiccato per la solitudine e il mio frigo somiglia sempre piu’ alla canzone di Califano “c’è un’oliva con il ghiaccio intorno”. Scovo in fondo al ripiano una busta si parmigiano grattugiato che spero non essere diventato verde. E’ l’unica risorsa del mio frigo oltre a 3 Guinnes, una bottiglia di Moet, una di limoncello e tre Beck’s. Ah no, c’è pure mezzo limone. In realtà è piu’ la Rita Levi Montalcini dei limoni. Ma non per l’intelligenza. No, decisamente no. Chiudo sconsolata il mio Sahara-Frigo e apro gli scaffali della dispensa. Non che ci sia molto di piu’ ma riesco ad adocchiare una scatola di tonno che stavolta non sembra scaduto. Gli annali annoverano un episodio oramai divenuto celebre: la volta in cui ho trovato una scatola di tonno che scadeva nel 98 e io avevo comprato casa nel 2002. Vedo un pacco di spaghetti integrali, e del risotto di quelli in busta già pronti piu’ o meno solo da scaldare o qualcosa di simile. Opto per il risotto. Per lo meno ci dovrebbero essere le istruzioni sopra.

Cerco una pentola adeguata. Nel primo cassettone che dovrebbe essere destinato alle pentole in casa mia trovo ancora qualcosa di imballato. Ignoro cosa sia e apro il secondo e trovo una cosa che potrebbe fare il caso mio. So che non è proprio da Cucchiaio d’argento, ma sono sola e che mi importa se è una roba che serve a bollire il latte? Prendo quello e ci metto dentro un bicchiere di riso e due bicchieri di acqua e metto sul fuoco. Io che sono scaltra metto il fuoco al minimo perché so già che me ne dimentichero’. E infatti mentre sono lì che mi faccio gli affari miei caricando nuove canzoni sull’i-pod  sento sfrigolare qualcosa dalla cucina. Torno di corsa verso la pentola e il riso è tutto bell’attaccato al fondo. Le istruzioni dicevano di mescolare di tanto in tanto. Evidentemente io ho mescolato di mai in mai. Così il mio bellissimo risotto alla milanese ha assunto un colore a metà tra il giallo risotto e il nero pece. Sono convinta che spossa salvare ancora, provo a tirare su con il cucchiaio ma la sbobba si appiccica tutta e viene via compresa la pentola. A monte, tutto da rifare. Solo che adesso ho solo gli spaghetti. E tra le altre cose in casa non ho nemmeno l’olio. Ho la malsana idea che mi balugina per un attimo di condirli con una scatoletta di tonno ma anche per me diventa veramente troppo. Ritorno mesta verso il piccì e scollego l’i-pod.. Finisco quelle due mail che devo scrivere per forza perché sono già in ritardo e scendo dal kebabbaro sotto casa che questa settimana ha riaperto. Ora si spiega per quale motivo nonostante la dispensa vuota e il frigorifero perennemente con l’eco mia madre non abbia una bambina che pesa trenta chili con il cappotto bagnato e le borse della spesa.

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Frullata

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il lunedì, 20 agosto 2007,11:01

Rientrare dalle ferie è sempre qualcosa di strano. Da un lato si vuole anche un po’ di normalità, dall’altro ci scoccia riprendere i ritmi, la sveglia che suona, il vicino di casa che rompe all’alba, i vestiti “da ufficio” che non ci si puo’ mica presentare in costume e pareo (ah no?) e la scarpa “decente” che l’infradito sarà pure comodo ma è inguardabile, e la spesa da fare e guarda che il frigorifero è vuoto e guarda che anche se ti vedi meglio forse qualche chilo lo hai pure preso, ma non è vero che sei piu’ tonica e si che lo sono, guarda qui che muscoli nelle gambe, ma ti sembrerà a te, ma no, guarda che sono tosta come un pezzo di marmo e guarda che domani devi riprendere per forza gli allenamenti sul tapiro e si che li riprendo ma solo due volte a settimana e no stasera non posso che devo finire di scrivere quel pezzo che lo devo consegnare a fine settimana, ma guarda che tutti sono utili ma nessuno è indispensabile, ma no ti sbagli io sono indispensabile e se non ci penso o gli altri mica ci pensano ECCHEPPALLE! FERMATI UN ATTIMO RIPRENDITI LA VITA IN MANO PER UN NANOSECONDO!

Andiamo CON OR-DI-NE HO DET-TO.

Urge visita al supermercato che stamattina quando ho aperto il frigorifero c’era uno yoghurt che si è impiccato, ha sofferto la solitudine. E la mattina inizia con una mug di caffè sorseggiata mentre tenti di infilare un sandalo bianco con il tacco prima di renderti conto che ti fa male la caviglia destra a tua insaputa, evidentemente due settimane di piedi scalzi e scarpe comode si fanno sentire. Via il sandalo e ben vengano gli stivali estivi con il tacco basso ma pur sempre eleganti che tanto fuori ha piovuto pure e allora il sandalo diventa persino ridicolo. Il vestito bianco e nero effetto optical non si trova. Non si sa dove sia finito, forse tenuto in ostaggio dalla tintoria che aprirà a fine mese. Poco male, si cambia programma. Ma qualcosa di comodo. Pantalone di lino largo largo e una maglia nera giusto perché il bikini non è indicato. Borsa a spalla e via, nella frescura del mattino dettata da questo temporale notturno del quale proprio non ti sei resa conto. E i buongiorno signora del bambino di tre anni che abita a piano due di questo condominio ti irrita. Dio quanto di irrita. Sorridi per convenienza ma chi ti conosce lo sa che non è un sorriso ma una paresi. Inforchi gli occhiali scuri dalla forma di televisore anni 70 e esci dal portone calcando i ciottoli della via diretta alla macchina. Che dio solo sa se riuscirai di nuovo a guidare nel traffico cittadino. E la sosta per il caffè? No, perché il solito bar è chiuso per ferie. Che bella pero’ la città quasi deserta ancora. Poche macchine, poche bici , pochi pedoni, ma tanti vigili come al solito e tu che nascondi il cellulare facendo finta di cambiare marcia per non farti togliere punti due dalla patente che non è proprio il caso. E urli all’interlocutore dall’altra parte. Solo il tuo amico Picchio puo’ chiamare a quell’ora indegna del mattino per mettersi d’accordo per il week end. Dell’8 dicembre pero’. E tu gli dici che a) sono le otto del mattino e non sei nemmeno sufficientemente viva per rispondere qualcosa di diverso da sgrunt b) l’8 dicembre non sai nemmeno se sarai ancora viva figurarsi dirgli si per un week end fuori porta che non sai nemmeno cosa mangerai stasera a cena. Fino a che implacabile il tuo ok, va bene, accetto, consideralo un si ti scappa. E ridete. E lo senti il suo sorriso dall’altra parte. Con gli occhi nocciola che gli brillano perché ha la certezza che tu ci sei. E sei piu’ viva e forte che mai. Nonostante questa vacanza separata che fa strano tra voi due. Ma che bello rivedersi dopo tutti questi giorni. Con le foto e i racconti e i “vorrei che ci fossi stato anche tu” detti quasi contemporaneamente davanti a una birra lui e a un’acqua tonica tu, che sai, il dottore mi ha vietato anche la birra con le pastiglie che sto prendendo e lo dici senza vergogna perché lui sa e capisce e non giudica e sorride anche se un po’ gli spiace che tu non sia piu’ la compagna di sbronze. Ma sei compagna in tutto il resto. E ogni tanto si insinua di nuovo il tarlo che vi suggerisce la gente. Del perché e del percome non state insieme voi due. E ogni tanto anche voi due ve lo domandate. Ma sapete che va bene così. Perchè tutto sarebbe un’altra cosa. Sarebbe un ricominciare da capo e nessuno dei due ha voglia di rovinare questo perfetto equilibrio sottile che c’è tra voi due. E di nuovo giu’ di risate fino a far male al pancia. E si torna a casa nella notte fresca del pre-temporale notturno che si scatenerà. Mano nella mano come due bambini. Il cich e ciach delle scarpe di gomma che risuona sull’asfalto e i silenzi così pieni che nessuno dei due si imbarazza. E salendo le scale di casa ti domandi che coaa vi siete detti e la risposta è ASSOLUTAMENTE NIENTE. Perché alla fine le serate con lui sono così. Si parla si parla e non si dice niente. Ma quella leggerezza nel cuore che senti è qualcosa di piu’ dell’amicizia pura e semplice. E’ qualcosa che va al di là di qualsiasi legame sia mai stato descritto. E non c’è niente di piu’ bello che sdraiarsi sul letto con la finestra aperta che fa entrare il rumore della pioggerellina inconsapevole che si scatenerà in un tornado notturno e sapere che al mondo lui c’è. Ed è lì. Per te. Sempre. E ricominciare la vita normale non è poi così grigio come puo’ sembrare se in questa normale vita c’è lui e la certezza che lui ti è mancato. E adesso, è di nuovo qui. Per te e con te.

Bene e male, ottimo e pessimo, vero e falso

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 01 agosto 2007,15:16

O forse…non so…

In realtà non so nemmeno io

Per sommi capi

Perché i pensieri sono così tanti che non saprei da quale iniziare.

Il dottor C è andato in ferie, e io non so se mi sento orfana o l’amante abbandonata.

E’ contento (bene)

Ho perso 3 chili (ottimo)

Dichiarati

In realtà ne ho persi 7 (pessimo)

In 15 giorni (pessissimo)

E non gliel’ho detto (esiste qualcosa di piu’ pessimo del pessissimo?)

Io mi vedo bene (piu’ o meno)

E sto anche bene (piu’ o meno)

Mangio (vero)

Non sempre (vero anche questo)

Ma mangio

In realtà due cene le ho saltate perché ero stanca (falso)

Volevo andare a letto presto per saltare la cena (vero)

Ma ora non lo faccio piu’ (vero)

Tra due gironi parto per le ferie (bene o male?)

Devo ancora soltanto pensare a che cosa portarmi via

Me stessa, sicuramente e lo spazzolino

Il resto, fa volume.

Sono diventata maniaca della pulizia e dell’ordine

Della persona e della casa

Non esco di casa struccata (bene e male)

Non esco di casa senza il tacco (boh…)

Sto pensando a raparmi a zero i capelli

Il caldo soffoca

Non mi mangio piu’ le unghie (bene)

Sono schiava dello smalto (male)

La mamma mi aspetta a cena (bene)

Sono 5 giorni che non mi vede (male)

Mi vedrà decisamente troppo dimagrita (pessimo)

Non l’ho fatto apposta (vero e falso)

Mi riprendero’ in montagna (vero)

Mi mancano 8 chili al peso forma (bene)

Ne vorrei 15 in meno (male)

Mi accontentero’ di 10 (il medio giusto tra bene e male)

In montagna mangero’ sano (bene)

E tutti i giorni (bene)

Magari tre volte al giorno (bene)

Parto con Roberto (bene)

Dividiamo la tenda (bene)

Roberto russa (male)

La gente inizia già a sparlare (male)

Come ha sempre fatto (male)

Come era successo con il mio migliore amico Picchio (pessimo)

Verrà su anche lui (bene)

Dorme da solo (male)

Parte dopo pochi giorni (pessimo)

Ieri ci siamo visti (bene)

Gli ho parlato del tizio (bene)

L’ho rivisto la settimana scorsa (bene)

Non mi chiama da tre giorni (pessimo)

Picchio è sincero (bene)

Picchio mi vuole bene (bene)

Picchio mi dice che io sono troppo. (male)

Troppo intelligente

Troppo prosperosa

Troppo simpatica

Troppo dolce

Troppo lunatica

Troppa testa e troppe tette

(pessimo, pessimo, pessimo, pessimo)

Se lo sapevo nascevo Paris Hilton ma non mi risulta che sia stata convocata a Stoccolma….Lo dice come se fossero difetti. Mumble mumble…gli uomini sono strani. L’anno scorso mi ha dichiarato di essere innamorato di me e adesso di punto in bianco tutta sta roba dice che è TROPPO. Che spavento gli uomini (la mattina è probabile) che io li metto con le spalle al muro perché non trovano un argomento sul quale sentirsi superiori (ok, se uno magari mi parlasse ogni tanto di un fuoricampo baseball magari non avrei nulla da ribattere, ma evidentemente sono tutti piatti e prevedibili che parlano di calcio, corde, tennis o rafting o arrampicata o insomma, tutti argomenti che mastico quotidianamente assieme alle carote pre-pasto) Ergo, appena mi inquadrano scappano a gambe levate. Al matrimonio della mia migliore amica – dice lui – ero la piu’ elegante e a tono. Ho classe nel vestire (e dio solo sa che cosa intenda lui, ma non ero uscita dalla Maison Chanel, almeno credo) Ho carattere. Mi sono emozionata proprio quando non centrava nulla e quando nessuno se lo aspettava. Il trucco ha retto fino a sera (lui forse non conosce gli spray che rendono il trucco tatuato? Boh, no, forse no). Insomma, tutto quello che a me sembrava un pregio è un difetto. E’ riuscito persino a  dire “non puzzi mai”, sembri uscita da una rivista. Mo’ sta a vedere che devo stare tre o quattro giorni senza lavarmi perchè questo qui mi richiami…mah…gli uomini…gente strana…il mio amico piu’ di tutti. Ma per fortuna che c’è Riccardo che da solo gioca a biliardo..no, questo non c’entra nulla. Ma per fortuna (e stavolta sul serio) c’è la mia famiglia che mi dice “parti, vai, estraniati dal mondo e divertiti, non pensare al cibo né alla cura, goditi le ferie e non ti preoccupare, quando torni siamo qui” Ah, se non ci fossero loro! E l’ufficio incombe, e non riusciro’ a finire prima dipartire e mi toccherà di posticipare di un paio di gironi e evo ancora pensare allo zaino, a cosa portarmi, le medicine da comprare, il gatto da sistemare, la macchina fotografica da riparare e dio solo sa se riuscro’ a fare tutto. E intanto i pensieri si affollano e quando mi metto qui davanti al foglio bianco mi blocco e faccio dei casini e salto di palo in frasca senza sapere dove andare a parare. Ma sono viva. Incasinata ma viva. Serena? Forse un po’, quel peso, inutile nasconderlo, mi fa stare bene, e saliro’ lassu’ sulle mie montagne, con meno fiatone e piu’ gioia di vivere negli occhi e tornero’ giu’ sicuramente brillante, sicuramente meno mocio vileda che questi giorni ultimi. Non rileggo,. Inutile, cancellerei tutto. Chiudo per ferie e chissà se riapriro’ dopo ferragosto….

Tempo di bilanci e di bilance

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il giovedì, 19 luglio 2007,12:56

Lunedì ho avuto la prova del nove. Terrore e raccapriccio, dovevo salire sull’amata/odiata bilancia per telefonare al Dottor C e rendicontarlo del progressi. Quello che per anni è stato un appuntamento giornaliero più volte al giorno negli ultimi tempi si è diradato sempre piu’, e mi mancava “l’allenamento” per salire senza patemi d’animo. Appena alzata tutte le mattine il pensiero di salire sull’attrezzo bianco c’è sempre. Spostare la pallina di qualche grammo – no, non è vero, io spero sempre di spostarla di qualche chilo, nei tempi d’oro riuscivo a perderne anche uno al giorno se non di più – Il grafico che capeggia in bagno da mesi oramai perché non voglio pu’ essere schiava di una parabola discendente a picco, il patema di salire. Spostare prima di grammo in grammo, poi magari gli etti e, miracolo, spostare il peso della decina – il sogno che rimane appeso a un piombino – c’è sempre.

Lunedì mi sono alzata alle 5 del mattino, forse per l’ansia, forse per la fretta di arrivare scalza e nuda a quella meta. Forse... chissà....

Quattro passi mi separano dalla bilancia al letto. Quattro passi che sembrano infiniti. Quattro passi che mi ricorda Sean Penn in Dead man walking. Occhi bassi, come direbbero Tre Allegri Ragazzi Morti. Braccia lungo il fianco, camminata lenta ma lunga falcata, come se fossi lassù su una passerella, come se fossi Shalma Hayek sul tappeto rosso, ma senza sandali, a piedi nudi, sul parquet della mia camera da letto. E finalmente salgo. Chiudo gli occhi mentre alzo la gamba sinistra che è la prima ad atterrare sulla piattaforma nera. Poi trovo l’equilibrio, braccia rilassate e sguardo fiero avanti. Sposto i numeri e  ancora il peso non va, ne ho messo troppo, scendo ancora, un etto alla volta, piano piano, mi si imperla la fronte mentre lo faccio e le mani un poco tremano. Finalmente la bilancia va in bolla e il risultato è lì visibile davanti ai miei occhi. Sono contenta eppure quella vocina del cervello mi dice che comunque potevo fare di piu’. Se solo avessi fatto...se solo avessi evitato...se non fossi andata... No, no e no. Va bene così. Il risultato è quello che il Dottor C voleva in un mese, tu lo hai avuto in una settimana. Non puoi andare a oltranza, non puoi puntare sempre di piu’. Se punti rosso o nero puoi solo raddoppiare la posta se perdi. Non va bene, sta diventando un vizio. Se il Dottor C ha detto che va bene così E’ PERCHE’ VA BENE COSI’ e nient’altro.

Non puoi pensare che i medici si sono laureati per farsi dire che sono imbecilli. Lui ha la chiave, non tu. Tu sei solo andata da lui per trovare l’indicazione, se poi non ti fidi e cambi strada non ti lamentare se ti perdi. Non puoi chiedere indicazioni a destra e a manca per poi fare di testa tua. A meno che tu non voglia perderti nei meandri del tuo cervello, coma hai già fatto, anni addietro, ma … ne valeva la pena? Valeva la pena scendere e salire da quella bilancia in continuazione solo per avere la certezza che il peso stava andando giu’ e giu’ e giu’ e tu insieme a lui fino a che hai toccato davvero il fondo?

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il mago

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 10 luglio 2007,07:15

Non trovo altra definizione anche se in realtà potrei chiamarlo semplicemente Dottor C., quello che è in realtà, ma “il mago” ha il suo perché. Ma procediamo con ordine. Stufa della mia nutrizionista che mi aveva dato un programma che NON RIUSCIVO A SEGUIRE per il semplice motivo che lei partiva da un presupposto sbagliato, (si sa che - come mi dice mio padre - io vado dai medici per potergli dire che sono degli emeriti imbecilli)  ho deciso di cambiare. Di andare da un nutrizionista che non continuasse a ripetermi “tu sei bulimica, tu devi guarire” (io ERO casomai, non sono, ERO porca di quella puttana troia e schifa) quindi appuntamento fissato. Ho tutto chiaro in testa: quello che devo chiedergli, come gestire la dieta, i risultati che voglio ottenere, niente pesi né misure. Si si, ho tutto chiaro in testa. Passeggio sotto i portici con passo deciso e agenda sotto braccio che oggi ho pure la borsa piccola e non mi ci sta. Suono con il dubbio di aver sbagliato portone, ma citofono lo stesso e salgo. Piano? Quarto? Quinto? Sesto? Oddio, non me lo ricordo. Poco male, salgo a piedi così non mi posso sbagliare, dovrei vedere la targhetta dello studio medico. Ed eccola li’. Dottor C. E’ scritto anche in ideogrammi (se siano cinesi o giapponesi lo ignoro) ma dove cazzo sono finita? Eppure dal nome mi sembra italiano.

Sala d’attesa deserta. Ci siamo io e 5 sedie. Una finestra bella grande e basta. Non c’è un tavolino, una rivista, UNA PERSONA. Niente di tutto questo. Inizio a pensare di essere finita nel mondo di altroquando. Sento il Dottore che parla dentro lo studio. Deve avere un paziente. Non mi siedo, gironzolo per la stanza sbatacchiando i piedi di qua e di là. Si apre la porta e ne esce un uomo alto e spesso, di viso somiglia al mio ex, Mr. T.  (con l’aggravante che lui ha anche il fascino dell’uomo maturo). Mi allunga la mano per accogliermi e io inizio a sudare freddo. Questo è l’alter ego adulto del mio ex, stesso modo di stringere la mano, stesso sguardo....cazzo! Ok, entro timorosa e mi accomodo. Iniziamo a chiacchierare, i pesi raggiunti, le diete seguite, il mio tipo di vita etc etc etc. Delle abbuffate non faccio parola, tantomeno delle cazzate fatte in precedenza. Cedo solo con un timido “qualche volta” quando mi chiede se faccio uso di lassativi (falsa! Va beh, ma il passato è passato..... Ma E' passato? Si si, è passato) Parliamo per  piu’ di un’ora e io non faccio altro che domandarmi quando mi peserà, quando mi dirà che tipo di dieta, pastiglie, beveroni, infusi o ex voto mi vorrà dare da qui all’eternità. Passiamo finalmente alla visita e mi liquida in qualche minuto. Si risiede sulla sua poltroncina con le mani giunte che mi ricorda un po’ i fumetti di Dylan Dog. Lo guardo e sorrido timida domandandogli se sono un caso disperato. Sorride e inizia con la sua diagnosi. Dice che avremo buoni risultati, che ce la potermo fare, (ha deciso di venire a vivere con me? boh....perchè parla al plurale?) che non ho nessun problema congenito che sono sana come un pesce A PATTO CHE la smetta di farmi i sensi di colpa per quello che mangio e ripropormi tutto davanti per autopunirmi perché in questo modo è normale che il mio fisico richieda altro cibo e io continui a mangiare e…salvata dal telefono che squilla rimango seduta sulla sedia guardando lui che da indicazioni di farmaci a non so chi e io non so se scappare dalla stanza  o rimanere a prendermi l’altra parte del cazziatone. AUTOPUNIRMi, questa parola mi rimbalza nella testa come una pallina da ping-pong. E fa pure l'eco! Chiude la comunicazione e torna a guardarmi con quei due occhi che sembrano scavare dentro. E prendo fiato per chiedergli subito come diavolo ha fatto a capire. Sorride e non risponde (si, proprio come Mr. T. MALEDIZIONE! Con l’aggravante che dopo che mi ha fatto spogliare questo mi ha piazzato uno stetoscopio sulla schiena. SOLO!!!). Pero’ mi tranquillizza. Non è uno che sbatte il mostro in prima pagina, non mi sento svuotata. Mi sento quasi bene. Lo saluto e gli stringo la mano. Ci rivediamo tra 20 giorni. Esco dallo studio che mi sento già piu’ leggera di quando sono entrata. Nell’euforia dimentico di riaccendere il cellulare e mi dirigo alla macchina che sfioro il metro e ottantacinque. No, non ho comprato l’ennesimo paio di scarpe dal tacco 13, contrariamente a quanto potrebbero pensare i piu’. Semplicemente stavolta ho trovato uno che mi ha MO-TI-VA-TA, mi ha scaravoltata come un calzino senza che io aprissi bocca, quasi. Ed è la prima volta che mi succede che mi ritrovo a confrontarmi con la reltà dei fatti. Io ho sempre ingannato chiunque, l’ho sempre fatta franca con parenti, amici e anche Mr. T. No, beh, in realtà Mr. T.  mi aveva sgamata, pero’ solo perché mi ha colta sul fatto. Ma questo qui da dove spunta? E’ un mago, non ci sono altre spiegazioni. E così salgo in macchina diretta verso casa con una nuova consapevolezza. Ammetto che pero’, quando mi sono accorta che il cellulare era rimasto spento tutto questo tempo e che accendendolo tre messaggi brillavano sul display e scoprire che due erano suoi sicuramente è stata la ciliegina sulla torta della giornata. È incredibile come una semplice bustina possa cambiare la giornat…un momento, detto così potrebbe sembrare una cosa diversa... Riformulo. E’ incredibile come un semplice messaggio sul telefonino (decisamente meglio) possa cambiare l’aspetto di una giornata meravigliosa già di per se a INCREDIBILMENTE MERAVIGLIOSA. L’avro’ già detto un’infinità di volte ma oggi, un’araba fenice è risorta dalle sue ceneri.

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