un kebab ti salva la vita
Che io e la cucina non andiamo d’accordo è cosa risaputa. Vivo sola da 5 anni e la mia cucina è stata utilizzata si e no 5 volte. All’inizio ci sballavo pure: invitavo amici a casa e cucinavo. Poi, al terzo ricovero per avvelenamento ho smesso. La cosa piu’ complicata che so fare è mettere le verdure surgelate nel microonde schiacciando il tasto “scongela”. (Ogni volta mi viene in mente la battuta di Marx “lei è un’ottima cuoca” “ah no, guardi non so fare nesun piatto complicato” disse versando i maccheroni nella teiera). Ma proprio se ho voglia di sbattermi. Anche fare la spesa mi fa schifo. I supermercati? LI ODIO. A parte il mio periodo di cazzate alimentari, che se guardo indietro mi sembra impossibile essere stata così cretina, negli altri periodi rifuggo il supermercato come la peste. E comunque anche all’epoca visitavo solo due reparti: il reparto delle verdure rigorosamente imbustate che non sia mai che io abbia bisogno di istruzioni, e il reparto joghurt nel quale sono riuscita a prendermi il raffreddore stazionandoci 1 ora e mezza alla ricerca dello joghurt perfettamente bilanciato, senza frutta in pezzi, che non fosse acido, che avesse una confezione comoda da poter trasportare, che non avesse grassi e che mi facesse la permanente la mattina. Dagli Activia alla Yomo in ordine alfabetico so decantare tutti i contenuti di calorie, carboidrati, proteine e grammi di grasso degli joghurt in commercio. Ora che la mia alimentazione deve essere controllata perché se no il Dottor C mi spacca in due come una mela mi ritrovo la sera in casa a guardare i fornelli e sperare nelle bacchetta di Harry Potter per poter tirare fuori una cena che sia degna di questo nome. Le uova sono quasi sempre la mia risorsa preferita. Peccato che abbia anche con loro qualche difficoltà. Come avevo già detto non sono io che decido se mangiare l’uovo strapazzato o all’occhio di bue, è lui che decide per me. 9 volte su 10 lo devo fare strapazzato perché il secondo mi si spatascia tutto, se va bene nella padella, se va male sul ripiano della cucina. Le uova sode spesso sono state ribattezzate uova esplosive perché mi dimentico i tempi di cottura. E il guscio si rompe e così faccio le uova con l’ernia. Non parliamo poi dell’uovo in camicia, che io fino a pochi anni fa pensavo che fosse una presa per il culo invece esiste sul serio. Un giorno un’amica mi ha spiegato come fare e alla fase “prendi un cucchiaio e giri l’acqua in modo da creare un vortice e lo spacchi dentro” mi ero vista già la casa invasa da uovo e acqua che colava dal fornello. Non ci ho nemmeno mai provato, potrei avere bisogno dei pompieri (il che guardando certi pompieri non guasterebbe nemmeno)
Ieri sera rientro a casa sfatta, sto accusando la stanchezza accumulata nel week end e apro il frigo. Il deserto dei tartari. Da una settimana intera continuo a ripetermi che dovrei fare la spesa. Ma ancora non ho trovato il coraggio. Lo joghurt che la scorsa settimana occupava il mio frigo si è impiccato per la solitudine e il mio frigo somiglia sempre piu’ alla canzone di Califano “c’è un’oliva con il ghiaccio intorno”. Scovo in fondo al ripiano una busta si parmigiano grattugiato che spero non essere diventato verde. E’ l’unica risorsa del mio frigo oltre a 3 Guinnes, una bottiglia di Moet, una di limoncello e tre Beck’s. Ah no, c’è pure mezzo limone. In realtà è piu’
Cerco una pentola adeguata. Nel primo cassettone che dovrebbe essere destinato alle pentole in casa mia trovo ancora qualcosa di imballato. Ignoro cosa sia e apro il secondo e trovo una cosa che potrebbe fare il caso mio. So che non è proprio da Cucchiaio d’argento, ma sono sola e che mi importa se è una roba che serve a bollire il latte? Prendo quello e ci metto dentro un bicchiere di riso e due bicchieri di acqua e metto sul fuoco. Io che sono scaltra metto il fuoco al minimo perché so già che me ne dimentichero’. E infatti mentre sono lì che mi faccio gli affari miei caricando nuove canzoni sull’i-pod sento sfrigolare qualcosa dalla cucina. Torno di corsa verso la pentola e il riso è tutto bell’attaccato al fondo. Le istruzioni dicevano di mescolare di tanto in tanto. Evidentemente io ho mescolato di mai in mai. Così il mio bellissimo risotto alla milanese ha assunto un colore a metà tra il giallo risotto e il nero pece. Sono convinta che spossa salvare ancora, provo a tirare su con il cucchiaio ma la sbobba si appiccica tutta e viene via compresa la pentola. A monte, tutto da rifare. Solo che adesso ho solo gli spaghetti. E tra le altre cose in casa non ho nemmeno l’olio. Ho la malsana idea che mi balugina per un attimo di condirli con una scatoletta di tonno ma anche per me diventa veramente troppo. Ritorno mesta verso il piccì e scollego l’i-pod.. Finisco quelle due mail che devo scrivere per forza perché sono già in ritardo e scendo dal kebabbaro sotto casa che questa settimana ha riaperto. Ora si spiega per quale motivo nonostante la dispensa vuota e il frigorifero perennemente con l’eco mia madre non abbia una bambina che pesa trenta chili con il cappotto bagnato e le borse della spesa.
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