Assente giustificata

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 28 settembre 2007,16:44

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.....Vorrei poter scrivere che è tanto tempo che non aggiorno il blog perché ho vinto un viaggio intorno al mondo, oppure che Clooney si è innamorato di me e mi ha rapita per una settimana romantica sul lago di Como, o ancora che sono stata selezionata dalla Nasa ed ero intenta a seguire un corso di aggiornamento. Ma purtroppo non c’è niente di tutto questo. E’ un periodo pieno. Non ho un minuto libero e fatico persino a trovare il tempo per dormire. Per di più, visto che  me piace complicarmi la vita, sono stata impegnata a sistemare l’ennesimo caso umano. Certe volte mi convinco quasi che io viva per il blog. Nel senso che colleziono determinate occasioni per poterle scrivere. Perché io ho la caratteristica di mettermi a guardarmi. E non è un errore di digitazione stavolta. No no, mi siedo e mi guardo come se fossi a teatro. Certe volte sono esilarante.

Ora, il tizio in questione, ne avevamo già parlato, non mi ha mollata un attimo. Alla fine ho ceduto. Ho fatto un ultimo tentativo dicendogli “sono libera solo lunedì 24 settembre, dopo quella data la prima disponibile è il 14 dicembre” sperando che fosse un appuntamento abbastanza bislacco da farlo desistere.

Mi sbagliavo.

Evidentemente io avevo avuto l’idea ma il tizio è anche piu’ bislacco di me. Ho anche confidato nel fatto che il lunedì la maggior parte degli esercizi è chiusa per turno, peccato che abbia ribattuto dicendo che mi avrebbe invitata a cena da lui e avrebbe cucinato lui. Mumble mumble…..ho tirato fuori due o tre allergie, un virus contagioso e una celiachia. Giusto per metterlo in difficoltà. Niente da fare, si è ingegnato e ha fatto tutta roba che “potevo mangiare anche io” (dire che ero allergica a lui mi sembrava davvero scortese).

Ho fatto una telefonata alle 20.30 dicendo che avrei ritardato per questioni di lavoro. Il che è vero. Non nel senso che a quell’ora ero a lavorare, ma ero vestita ancora da ufficio, il che significava gonnellina frou foru bianca e nera, magliettina nera aderente, scarpa con il tacco, borsetta bon ton, una parvenza di trucco e i capelli legati in modo decisamente professionale. Insomma, volevo passare da casa a mettermi la tuta dell’adidas e le nike schifose. O comunque un abbigliamento piu’ comodo, e decisamente meno curato e sensuale. Insomma, mi precipito a casa, mi faccio una doccia di corsa, mi vesto con un paio di pantajazz, una  maglietta semplicissima, le scarpe da running, capelli bagnati, occhiali da vista, struccata. Cazzo, peggio di così non riesco a conciarmi. L’unica soluzione è una cicatrice sulla faccia forse ma non mi sembra il caso. Insomma, se mi vede così la smetterà di spaccare i maroni, no?

Arrivo fa lui del tipo “scusami tanto ma PROPRIO non ce l’ho fatta prima”.

Mi accoglie con un “come sei bella, così semplice!”. O è totalmente ottenebrato dalla mia bellezza (…leggasi: deve cambiare spacciatore) oppure è falso come i soldi del Monopoli.

Il tizio ha apparecchiato in giardino, tavolino da due, candele, tutto un sevizio che se va bene arriva dritto da Tiffany, Christal nel secchio e tutti i crismi possibili. Cazzarola, qui si aspettava Audrey Hepburn ed è arrivata Pippicalzelunghe (nemmeno. Sotto i pantajazz ho il calzino di cotone a coste, corto di quelli che ti lasciano il segno dell’elastico).

Mi attacco alla bottiglia dello Champagne per tentare di togliermi dall’imbarazzo. A parte che io sono piu’ il tipo da Lambrusco, Dolcetto, tutt’al piu’ da vino bianco come che so io...un Arneis, un Pigato e non certo da Champagne, poi a me lo champagne mi da subito alla testa (meglio, penso, così forse mi farà quest’effetto). Dicevo a parte questo, mi salta la mosca al naso quando tira fuori le fragole. A parte che non è stagione e le avrà comprate a carati, a me le fragole “nature” non mi piacciono. Per me le fragole significano solo una cosa: gelato alla vaniglia! Faccio buon viso a cattivo gioco e mi pappo pure le fragole mentre aspetto che sia pronta la cena. Si chiacchiera del piu’ e del meno abbastanza bene anche se io mi faccio abbastanza i cazzi miei rispondendo a svariati messaggi del Bandito sul cellulare. Parlo del mio amico Picchio e questo qui ad un tratto SI PERMETTE di dirmi se posso non nominarlo perché E’ GELOSO.

Alt.

Fermi tutti.

Pugno.

Qui urge Bugiardino.

Peccato non averlo appresso.

Devo ricordarmi di portarlo con me.

Lo guardo come piu’ o meno si guarderebbe un topo morto nel proprio piatto. Anzi no, peggio e gli dico subito che ha sbagliato candeggio con la sottoscritta.

Sembra capire (speriamo)

Inutile cincischiare, al momento del dolce, ci prova.

Il mio cellulare è muto.

Lo guardo insistentemente (il cellulare, non il caso umano) ma non fa cenni di vita.

Eppure avevo chiesto alla mia amica di chiamarmi a una determinata ora per avvisarmi che mi stava andando a fuoco la casa ma per ora non si è fatta sentire.

Nemmeno il mio amico finanziere con il quale mi ero messa d’accordo sta facendo irruzione facendo finta di arrestarmi.

Inutile, scruto il cielo e non vedo la presenza di elicotteri dei Carabinieri.

Niente di tutto quello cui avevo pensato.

Panico

Panico

Panico

Mi alzo dalla sedia per mettermi in movimento, almeno, penso, saro’ piu’ difficile da raggiungere e…oppporcapupazza! Mi ricordo solo adesso che mi sono alzata che il tipo è piu’ basso di me! Ora, io capisco che non possano essere tutti giocatori di pallacanestro. Pero’ io non ce la faccio, a me guardare un uomo (uomo?) dall’alto in basso mi fa impressione, mi sembra di baciare un bambino. All’inizio rido tra il finto imbarazzato e una paresi. Dopodichè inizio a buttare lì qualche scusa del tipo classico: sai è un periodo in cui non so cosa voglio dalla vita, non me la sento, per carità TU MI PIACI (….) ma davvero io in questo momento non posso. E poi guarda, da qualche tempo sto già frequentando un’altra persona, capisci che NON SAREBBE GIUSTO (….) nei suoi confronti. Poi, appareniamo A DUE MONDI COSI’ DIFFERENTI che proprio non mi ci vedo PERO’ SE VUOI POSSIAMO RIMANERE AMICI.

Ehi, nemmeno un uomo sarebbe stato capace di meglio, 15 anni di fregature mi hanno permesso di collezionare un libretto di scuse degno di nota (ricordarsi di mettere un post sulle scuse piu’ utilizzate e far collaborare nei commenti tutti i miei amici bloggers!)

Insomma, mezz’ora dopo sono sulla porta di casa con il classico “allora ci sentiamo” (scordatelo, sottospecie di bavosa!!!) finalmente libera di poter andare a casetta e dormire “a uomo di leonardo” spalmata dal una parte all’altra del letto.

Salgo in macchina giuliva e felice di aver finalmente cestinato il caso umano quando….DLIN DLON! Messaggio. Ok, chi cazzo sarà a quest’ora? LUI ISSO LUIMEDESIMO

Io non ci credo.

“lo so che fai la reticente perché non vuoi sprecare subito una storia, ma io non ti lascio andare così facilmente. Grazie della bellissima serata. Non vedo l’ora che ci sia un’altra occasione. P.S. sono ancora indeciso se ti preferisco in gonna, in tuta o…nuda.”

Maporcaccialamiseriazozzaimpestata!

Vi prego, svegliatemi da quest'incubo!

Datemi un pizzicotto!

Ma come glielo devo far capire a questo coso?

Datemi il numero di Bin Laden, iscrivetemi alla mailing list di Al qaeda.

Fate qualcosa Vi prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrego!

Sigh...sob...

Settembre andiamo è tempo di....

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 12 settembre 2007,10:19

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.....Sagre. Qui da me a settembre si sprecano le sagre di paese. O meglio, dei paesi. Anche ad Agosto in verità qualcuna la si trova ma settembre è proprio il boom della sagra. Perché ci si aspetta che la gente rientri dalle ferie verso casa propria e allora ecco lì che le pro-loco iniziano con la sagra del tortello ripieno, la sagra del cinghiale, la sagra della salsiccia, la sagra del raviolo, la sagra della polenta. Tu le giri tutte e capisci che in ogni dove ci sono sempre le stesse cose da mangiare. Solo che una di queste diventa il fulcro della sagra. Per quel che mi riguarda bisognerebbe chiamarle tutte, dalla prima all’ultima La Sagra del Colesterolo (o come dicono alcuni del Polistirolo. Un po’ come quando si fanno le analisi del sangue e ti trovano I TRICICLI alti….). Passi un paio di ore (ma a volte anche tre o quattro) a gironzolare tra i banchetti, a schivare bambini lasciati allo stato brado che guizzano e ti passano in mezzo alle gambe e ti fanno lo sgambetto e ti tirano addosso la palla e urlano e piangono e vogliono lo zucchero filato e mamma comprami quello e io, tessera numero due del Club Erode mi aggiro tra i banchi alla ricerca di un bazooka, una fionda, una bomba a mano, un qualsiasi oggetto contundente.  Sembra che quest’anno non vadano di moda. No, non e trovo. Guardo i soliti banchetti dei bracciali improponibili fatti con qualsiasi cosa naturale, guardo i quadri (brrrrrrrrrrrrrr), le felpe con “fai scrivere sopra cio’ che vuoi” e subito penso quasi quasi ci faccio scrivere sopra all’altezza delle tette ‘alza lo sguardo’. Oppure, forse meglio "se stai leggendo questo, poi non dirmi che ho degli occhi stupendi". Mi metto alla ricerca di una frase ad effetto da farmi scrivere sulla felpa. Di quelle con il cappuccio. Io le adoro. Mumble…mumble…vago per i banchi pensando e tirando fuori millemila cose che mi vengono in mente ma nessuna è realmente cio’ che voglio. Tiro fuori per sicurezza il mio mini blocco per gli appunti che tengo in borsa e appunto (è un blocco appunti, quindi appunto. APPUNTO.) quello che mi passa per la testa. Non riesco quindi ad evitare un bambino che rincorre impazzito il suo pallone e mi carambola addosso e io resto ferma immobile tirando le labbra guardando il papà come a dire “eh, cosa ci vuole fare, sono bambini”. In realtà il mio non è un sorriso ma una paresi che sta a dire “comprare un guinzaglio a questa peste no?” E proseguo. E trovo lo stand dei libri. Questo l’ho letto, questo l’ho letto, questo l’ho già comprato, questo lo chiedo a mio fratello, questo lo deve aver già comprato papà, questo alla mamma non è piaciuto, questo mi fa schifo l’autore …questo…questo…questo. Alla fine trovo l’ultimo di Brizzi e lo infilo nel sacchetto dirigendomi alla cassa. Passo davanti al banco delle caramelle. Io adoVo la liquirizia inglese, quella ripiena. Potrei fare follie. Ne compro un sacchettino e vedo lo zucchero filato. Ogni volta che lo vedo mi domando come facevo – da piccina  a mangiarlo. E’ abominevolmente dolce, stucchevole. La mia amicane prende uno. Rosa. Ingrediente principale E122-E123. Mi sembra una cosa tipo Modello F24 e mi fa schifo al solo pensiero. Lei se lo gusta come se fosse l’ultimo pasto del condannato a morte. Andiamo oltre e ci ritroviamo al banco del legno intarsiato. E’ incredibile come la gente davanti ai banchi perda il lume della ragione ed esclami cose del tipo “ma è BELLISSIMO” per oggetti improponibili. Cose che non vorrei in casa nemmeno se me le regalassero. Mi scopro a prendere su qualche oggetto guardarlo e fare smorfie degne di Jim Carrey. Solitamente poi in queste situazioni arriva la classica donna che fa sentire ME una strafiga: alta che sta in piedi sotto un tavolino, larghezza di un trasporto eccezionale, gonna fiorata rubata ai divani che andavano negli anni 70 e parlata dialettale, che tenta di passare a gomitate e tu sei riuscita a farti incrinare una costola. Decidi che questo posto non fa per te e tenti – inutilmente – di convincere gli altri ad andarsene. Riesci finalmente ad arrivare a un banco dove leggi la parola che in questo momento piu’ di tutte è in grado di farti tornare il sorriso: BIRRA e ti scaraventi in coda assistendo nell’ordine a: coppia Lui/Lei con Lei che parla con amica di Lei e le sta dicendo che in vacanza Le hanno chiesto se Lui era suo figlio. Notare che la Lei in questione ha una marcata abbronzatura Maldiviana, un marcato trucco che andava di moda negli anni 80, un fisico invidiabile scolpito da dieta, palestra, massaggi, oli, creme, e forse – e dico solo forse – qualche ritocchino di Roy De Vita, il guardaroba di una velina comprendente tacco da 15 centimetri, pantalone leopardato e maglietta delle dimensioni di un francobollo. Il Lui in questione ha nell’ordine: mise da sfigato 20enne che vuole atteggiarsi a GRANDE, un’abbronzatura molto ma molto ma molto piu’ naturale della di Lei in questione, probabilmente muto o comunque con scarsa proprietà di linguaggio e si è limitato per tutto il tempo a fare cenni “si si” con la testa guardando adorante Lei e poi l’amica di Lei e qualche sorriso sporadico qua e là. Dietro di me invece c’è una felice famigliola alla quale probabilmente regalero’ una parabola per Natale: Lui e Lei, piu’ ragazzina tristissima di circa 15/16 anni che si vede lontano un miglio che si sta spaccando i maroni, bimbo ottenne o giu’ di lì scalmanato, bimba 4enne super giu’ che piange (ignoro il motivo) e passeggino con coppia di gemelli vestiti identici (oVVoVe!) che mi ha tartassato tutto il tempo le gambe (leggasi: dovrebbero mettere la linea gialla come in farmacia quando una mamma è armata di passeggino. Portero’ i segni di questo incontro vita natural durante sul retro dei miei polpacci). Finalmente arrivo a conquistare la cassa. Sudata, trafelata, incazzata come un’anguilla a Natale e ordino la mia birra. Conquisto il Sacro Graal e mi dirigo nuovamente verso la compagnia di amici che mi sta aspettando davanti al banco delle frittelle. Guardo il mio amico Picchio sorridendo perchè so già che ha capito tutto quello che mi è passato nel cerveletto in questi ultimi 3 minuti, non vedo quindi un bambino ottenne a ore undici con cane di notevoli dimensioni al guinzaglio per lui praticamente ingestibile. Che decide di farsi gli affari propri e non seguire quello che vorrebbe fargli fare il padroncino. Passa il cane alla mia destra e il bambino alla mia sinistra. Mi ritrovo legata come un cotechino con metà del prezioso nettare rovesciato sui pantaloni. Sulla mia testa credo che faccia capolino il fumetto di “€@£%$&”. Ho una grande voglia ritirare fuori dalla borsa un Opinel n. 12 e tagliare il guinzaglio (la cravatta messicana al bambino mi sembra leggerissimamente esagerato) ma non lo faccio. Per stavolta. Alla fine stremata mi dirigo verso la macchina in compagnia degli amici puzzando di fritto anche se non ho mangiato niente che fosse tale, assetata perché la mia birra ha fatto una fine ignobile, zoppicante grazie ai numerosi colpi che ho rimediato, irritata per la serata passata, stanca che mi sembra di aver scalato l’Everest in giornata. Spero almeno che i 18 euro spesi per il libro siano stati spesi bene. E pensare che ho amiche nel milanesotto che per dire che vanno a divertirsi mi dicono “stasera SAGRA”. Mah…

il sorriso sul cuore

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 11 settembre 2007,08:48

Io lo chiamo il sorriso sul cuore. Quelle sere in cui vai a dormire stanca morta ma quando appoggi la testa sul cuscino ripensi alla giornata e sei soddisfatta di tutto quello che è successo, di tutto quello che hai detto, di tutto quello che hai fatto e ti rendi conti di averlo fatto solo per te. Solo per stare bene. E allora scansioni mentalmente la giornata, dalla mattina presto in cui ti sei svegliata con gli occhi stropicciati e la voglia di tornare alle tue lenzuola gialle ma anche se controvoglia ti sei trascinata in bagno a dare una parvenza semiumana a quella faccia decisamente troppo stropicciata dai bagordi della sera prima. E come ogni mattina ti riprometti che no, la prossima volta non ti farai di nuovo tre bicchieri di rhum che sono decisamente troppi. Soprattutto dopo una bottiglia e mezza di vino rosso, soprattutto dopo il rhum cooler dell’aperitivo, praticamente senza ginger-ale, per altro. Ma tanto sai che è una promessa da marinaio, presto fatta, presto dimenticata. E allora ciondoli fino al frigorifero in cucina per prendere i cucchiai che tieni dentro al porta uova per metterli sotto gli occhi e tentare di sgonfiare quelle borse che ti ritrovi, che non sono nemmeno firmate, ma il tentativo risulta nullo. Nemmeno trovando la valvola e aprendola riusciresti a sgonfiarli. Prendi distrattamente il succo di frutta ananas e cocco e ne versi un bicchiere mentre tiri giu’ una bustina di geffer sciolta direttamente sotto la lingua, e intanto accendi la macchina del caffè. E il telefono suona. “Si, sono sveglia, dieci minuti e sono pronta….no, davvero, te lo giuro, sono in piedi, sto facendo il caffè, ma sono praticamente pronta (sei ancora in mutande ma questo Picchio non lo deve sapere, lui è in macchina che sta arrivando, mica ha il videotelefono). No aspetta, come sarebbe sei qui sotto? Avevamo detto alle sei, e mancano ancora….GULP! Tre minuti…ok, Sali, rompipalle…si, ne faccio due….ah, guarda che non c’è né latte né zucchero…no, non avevo voglia di fare la spesa…senti…non sono nemmeno viva per discutere a quest’ora del mattino…ok, posteggia, io ti apro” Panico. Picchio è qui e tu sei in mutande, con una tazza in mano a forma di Will Coyote e una faccia che sembra uscita da un dipinto di Picasso. Ok, niente panico. Apri la porta  metti il gancio in modo che non si richiuda. E ti fiondi sotto la doccia. 5 piani di scale serviranno a qualcosa no? Si, servono se sei in bradipo, ma Picchio è praticamente l’allenatore di Carl Lewis. Arriva che hai appena dato lo shampoo sulla testa e sembri una meringa enorme ricoperta di panna. “SONO IN BAGNO, ARRIVO” urli. Esci alla velocità della luce con i capelli grondanti acqua, scalza e ti fiondi dentro a un paio di pantaloni bordeaux che potrebbero contenere te e un’altra persona. Cerchi una maglia nel cassetto che possa andare bene. Quella dell’Hard Rock Cafè di Barcellona puo’ andare. La infili e rimani impigliata con gli orecchini. Come sempre. Arriva in soccorso Picchio che ti libera dalla morsa della maglia non senza averti fatto il solletico mentre sei prigioniera dell’involontaria camicia di forza. Perdi tutte le forze e rischi di farti pipì addosso “dai sbrigati che siamo in ritardo” Lo guardi torvo e ti domandi “in ritardo per cosa? Siamo tu ed io oggi, mica abbiamo appuntamento con qualcuno” Ma non apri bocca perché non hai voglia di grugnire. Prendi le sigarette e dici “sono pronta”. Ti guarda e ride. Lo guardi con la faccia a punto interrogativo e non capisci. Forse non ti sei pettinata. Forse hai una riga verde sulla faccia. Forse hai un occhio nero e tu non lo sai, forse….”vieni scalza?” Ops…dettagli. Prendi un paio di All Star gialle e “guarda che con quelle sembri Pippo”. Fai una smorfia e le rimetti a posto. Allora prendi quelle Bordeaux e lo guardi con una faccia che sta già dicendo “prova a dire qualcosa su queste scarpe e te le tiro dietro, siamo in ritardo di due giorni non ho nessuna intenzione di cercare un altro paio”. Prendi lo zaino e scendete le scale di casa. Ti fermi accanto alla macchina di Picchio e lo guardi come a dire “allora? Non la apri?” Poi capisci che stai sbagliando macchina e allora fai finta di sistemarti i capelli specchiandoti nel finestrino, piu’ falsa di una banconota da sette euro. E vai avanti a testa bassa e molli lo zaino davanti al portellone e ti siedi al posto del passeggero e ti accendi la sigaretta aspettando che Picchio salti su e inizi a guidare. Verso le vostre montagne, verso la nostra giornatasolonostra verso…l’autogrill. Requisito essenziale per far iniziare bene la giornata è fermarsi all’autogrill. “Un caffè doppio, una spremuta d’arancia, un panino con caprino e crudo, una bottiglia di acqua grande e tre pacchetti di sigarette, grazie”. Picchio spalanca gli occhi come se avesse visto una scimmia dietro la cassa. Ti giri. Lo guardi e gli dici semplicemente “ho fame” e sorride. Mangi con calma, lentamente. Talmente lenta che un madonnaro è riuscito a farti il ritratto nel mentre. Lo guardi da dietro gli occhiali spessi tre metri e scuri scuri scuri scu…ok, si è capito. E sorseggi piano piano il caffè. Ti guarda. Ti guarda come fa sempre. E finita colazione balzate in piedi e andate verso la macchina. Prima una sigaretta pero’. Ci sta tutta. Fuori dall’autogrill. Ti fermi perché sei incapace di accendere la sigaretta camminando e nell’istante in cui ti fermi senti il suo abbraccio che ti imprigioni da dietro, con il naso appoggiato alla colonna vertebrale, come fa sempre. E non c’è niente di piu’ bello di quel gesto tra di voi che si ripete da anni. E sempre con sfumature diverse. Sempre pieno di significati che le parole non riuscirebbero ad esprimere. E lo sai che stavolta vuol dire che finalmente è bello vederti mangiare come una persona normale, che non si fa le paranoie davanti a un panino e non chiede piu’ il dietor nel caffè e non gira piu’ con il maglione intorno alla vita per nascondere il sedere ma sei una persona che è sicura di aver ritrovato quell’equilibrio o per lo meno una parvenza di esso. Guardi indietro e vedi gli anni passati e quasi ti vergogni di essere stata quella persona e non ti riconosci e vorresti tornare indietro, cancellare tutto con un colpo di spugna. Ma poi ti fermi e rifletti per un attimo e ti rendi conto che se così non fosse stato non avresti mai avuto la ricchezza di capire, di essere una persona diversa, con i suoi fantasmi che l’accompagnano e ti viene in mente John Nash. Anche se il paragone è un po’ azzardato. E guardi avanti e ti viene da ridere a pensare a Picchio che per anni si è battuto conto questi fantasmi e ora li vedi seduti sul sedile posteriore della macchina ma davanti ci siete tu e lui e lo prendi per mano, con quell’intreccio di dita che è solo vostro senza dire una parola perché sapete entrambe che cosa significano i vostri gesti. Quelle stesse dita che hanno scavato fino a ferirti dentro ora stringono la cosa piu’ preziosa che hai. E lo guardi di lato, spostando l’occhio senza girare la testa, perché non vuoi che se ne accorga. E ti senti serena, tranquilla, e appoggi la testa sul sedile facendoti cullare dal tepore della giornata, dalla sicurezza che lui è lì, accanto a te, da sempre e per sempre e quella leggerezza che hai sempre cercato ora la senti nel cuore.

istruzioni per l'uso

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 29 agosto 2007,15:24

Metti caso che ti ritrovi in macchina con il tuo migliore amico che sembra un po’ un Principe, se vogliamo, ma dopo aver girato Trainspotting, ecco. Un Sick Boy vestito sportivo. Mettiamola così. Metti anche che il viaggio che era stato preventivato in ore 2 sulla tabella di marcia, causa imbecille che si incastra con il camion sotto la galleria diventi di ore 4. Metti anche caso che cassa numero 1 di birra stia piano piano diventando cassa numero mezza e si sta avvicinando sempre piu’ a cassa numero zero. Mettici tutto questo (e già non mi sembra male) e aggiungi che uno appena uscito dall’ uovo di pasqua ha sollevato un polverone perché:

 

1-     TU ti sei permessa di andare via tutta la sera con il tuo migliore amico. E sei un’idiota se pensi che il suo “no, figurati vai pure non sono affatto geloso” significhi realmente “no, figurati vai pure non sono affatto geloso”. In realtà dicendoti così vorrebbe dirti “possibile che non ci arrivi da sola insipida sgualdrina che appena ti vedo salire sulla sua macchina penso che voi due trombiate come ricci sull’autostrada alla *famolo strano* e io vorrei che invece stessi a casa a ricamare al tombolo mentre mi aspetti che rientro da una serata *biliardo e birra* con gli amici che stasera ho voglia di dormire da te”

 

2-     Accettato il fatto che tu comunque andrai via con il tuo amico perché avete bisogno di una serata insieme, il tizio in questione inizia a rafficare di domande del tipo “chi c’è, ma quanti siete, ma dove andate (un fiorino, aggiungerebbe Benigni)” sperando in un tuo “ma perché non vieni anche tu” che in realtà SAI che dovresti dire ma che in realtà NON VUOI dire perché l’amicizia tra te e Picchio è una cosa ESCLUSIVA, è come un paio di mutande, mica le presti in giro.

 

3-     Fattogli digerire il fatto uno e il fatto due tutto sembrerebbe a posto. SEMBREREBBE e io che a volte rasento a malapena l’ITAGLIANO so che mai tempo e modo verbale fu piu’ azzeccato. Si perché dopo la vostra seratina passata parlando di lei e di lui e dell’altro e dei progetti e di impegni da qui al duemilacentoventitrè siete belli belli in macchina di rientro che il tizio ha URGENTE BISOGNO di dirti un po’ di cose su quel lavoro che (forse) dovreste fare assieme (e ignora che nel preciso istante in cui butterai giu’ la comunicazione SE LO SCORDA che tu gli dia una mano per quel suo progetto del cazzo). Ti chiama e tu rispondi con le “esse” un po’ troppo “esce” perché la birra effettivamente era bella pesa soprattutto considerando che 8 lattine sono state aperte PRIMA di riuscire a infilare qualcosa nello stomaco che fosse qualcosa di lontanamente solido. Se poi ci mettiamo l’aggravante che quel pirla del tuo amico non sta zitto un minuto e ti scappa da ridere è abbastanza normale che il tizio se la prenda male.

 

E il viaggio in macchina delle successive ore due non puo’ che essere infarcito di pirla, testa di cazzo, coglione a altri soprannomi tanto carini che non è proprio il caso di scrivere. Il problema non è il fatto che si sia incazzato in sé, non è nemmeno il fatto che avrebbe voluto esserci anche lui magari alla cena (Picchio fa parte della mia vita da sempre, questo qui è arrivato domani e pretende di farne parte? Aria, bello!) Il problema è che lui è stato quello del “non ti prometto niente” e poi si comporta peggio del mio ex fidanzato. Dorme stile koala costringendomi a fuggire dalla morsa dei suoi abbracci fino alla mattina che sono letteralmente rotolata giu’ dal letto pigliando una capocciata mondiale sul comodino. Viene a casa mia a farsi raccontare delle vacanze che ho concluso , a vedere le foto, e se ne va 5 ore dopo soltanto dopo aver parlato (leggasi: non ci vediamo da 15 giorni e non mi dai nemmeno due timbulate date bene? Mah….), ti chiama ogni giorno che ha fatto il Signore solo per parlare, ti manda gli sms per aggiornarti sui suoi spostamenti del week end prossimo e ti manda il resoconto di quello appena passato. E non ha ancora capito di avere a che fare con una donna un po’ fuori dagli stereotipi comuni. Che non ha intenzione di avere a che fare con un uomo che le tenga sotto controllo la vita. Ma io mi domando se veramente ho fatto un corso specializzato per trovarli tutti io. Ora faccio veramente “Stex: manuale di istruzioni” così almeno uno arriva, mi vuole conoscere, gli consegno il bugiardino, se lo legge, se lo studia a memoria e se non gli vado bene in posologia e indicazioni, gira i tacchi e se ne va’.

 

PRIMA DELL’USO LEGGERE CON ATTENZIONE TUTTE LE INFORMAZIONI CONTENUTE NEL FOGLIO ILLUSTRATIVO

Questa è una persona autosufficiente che potete usare in caso di mancanza di affetto, voglia spasmodica di una relazione che non debba necessariamente sfociare in un matrimonio, serate divertenti, discorsi seri e inopportuni. Puo’ essere usato quindi senza ricetta ma va usato correttamente per assicurare l’efficacia e soprattutto la durata della stima che essa nutrirà nei vostri confronti.

Per maggiori informazioni rivolgersi alla diretta interessata.

Consultate il medico prima dell’assunzione in caso voi foste: psicotici, masochisti, calcio-dipendenti, palystation-dipendenti, allergici a qualsiasi manifestazione di affetto, sostenitori dell’anello di fidanzamento, allergici a qualsiasi proposta temporale al di fuori di “stasera”, sfigati in linea generale, mammoni, allergici agli amici di lei, gelosi.

 

Composizione:

persona unica e inscindibile anche se ha il peso di due. Altezza 171 cm, larghezza, anche. Massa grassa 24%, massa magra 76%. Materia grigia 100% Simpatia 100% Depressione n.p. Principio attivo: essere felice.

 

Come si presenta:

Capelli neri, tinti, in realtà sarebbe un castano dorato che fa tanto scialbo, occhi verdi, 2 per la precisione. Un piccolo neo al lato sinistro del labbro che vorrebbe piu’ marcato alla Julia Roberts ma l’unica volta in cui ha tentato di accentuarlo con una matita sembrava avesse un porro grosso come l’Australia. Pelle tendente al verdognolo quasi sempre. Peso specifico del plutonio, stazza da baobab e movenze da Bulldozer.

 

Che cosa è:

viene catalogata nell’ordine delle donne solo per il fatto di avere due pere. Ma questo non deve trarre in inganno. Non si aspetta che le apriate la portiera della porta del passeggero, anche perché vuole quasi sempre guidare lei e si siederebbe dalla parte sbagliata, quella senza volante. Non si aspetta che le mandiate i fiori e in ogni caso quando lo fate non mandate - in casi di festa della donna - le mimose che le fanno venire mal di testa e MAI MAI MAI le banalissime rose rosse. E’ una donna da rose tea (che ha imparato a chiamarle così solo grazie alla parole crociate della settimana enigmistica) , da margherite e da gigli bianchi (si, lo so, sembra stano anche alla fabbrica di produzione ma è così)

 

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio:

papà e mamma

 

Produttore e controllore finale:

un tizio che è scappato a Monaco di Baviera con la sua collega, i due bambini della suddetta e i tre cani e che ha avuto il coraggio di usare la mia carta di credito per pagare il viaggio. Tutto questo solo perché quando mi ha fatto *La Proposta* mettendomi l’anello al dito ho detto “si” e 5 giorni dopo ho detto “scusa, ho scherzato. Ci devo pensare”.

 

Perché si usa:

perché non si puo’ fare a meno di una Donna Esagerata con tutte le maiuscole del caso quale è il prodotto.

 

Quando non deve essere usato:

in caso smodato di svuotamento di coglioni, in stati depressivi dopo essere stati mollati dalla fidanzata storica, quando non c’è niente di meglio in giro da fare, quando si è già felicemente o infelicemente sposati/conviventi/fidanzati, quando sei una donna, quando vuoi fare l’amico ma in realtà sei l’avvoltoio che sta aspettando che lei sia abbastanza ubriaca per non ricordarsi il giorno dopo che cosa è successo.

 

Quando puo’ essere usato solo dopo aver consultato la sua migliore amica e il suo migliore amico:

se sei un suo ex e hai deciso di tornare alla carica devi prima passare dalla Corte Suprema.

 

Cosa fare durante la gravidanza e l’allattamento:

Se sei tu il responsabile prenditi tutte le responsabilità del caso.

Se non sei tu, non domandare “ma chi è il padre?”

 

Quali medicinali o alimenti possono modificare l’effetto del medicinale:

rimane pressoché una persona normale tranne in presenza di: pizza, birra, porto rosso, vino rosso, vino bianco, profiteroles, gelato al pistacchio, rhum scuro (meglio se con zucchero di canna e lime e mentuccia), funghi, grappa, fettuccine paglia e fieno con il pomodoro fatte dalla sua mamma, verdure di tutti i tipi tranne le rape, meringata, genepì.

 

Come usare questo medicinale:

non essere assillanti e nemmeno troppo menefreghisti, non voler per forza partecipare alle serate di sole donne organizzate in casa sua o delle sue amiche, non voler per forza conoscere i genitori, non voler entrare nel cuore del fratello, non azzardarsi mai a esprimere un giudizio negativo nei confronti delle sue amiche, non far mai notare che “stai mettendo su qualche chilo”, non lamentarsi se russa, non pretendere che sia vestita perfetta da capo a piedi specialmente durante il week end in cui è libera di girovagare per casa con una fascia rosa nei capelli, scalza e una felpa di Sing Sing vecchia di 12 anni che le sta oramai tre volte, non azzardarsi mai a toccare le sue scarpe e spostarle dall’ordine cromatico in cui sono state posizionate, non toccare i suoi  libri divisi per genere, autore, anno di edizione, non mescolare i dvd dei suoi film preferiti accostati per regista, non parlare e tantomeno domandare qualcosa pretendendo una risposta prima che abbia assunto il terzo caffè, non lamentarsi se non risponde alle telefonate e/o ai messaggi, è sempre colpa del telefonino, non pretendere che cammini mano nella mano con voi o che vi baci in pubblico, pena la morte, non lamentarsi degli orari di lavoro a cui si sottopone, non lamentarsi del disordine lasciato per casa, lei nel suo ordine ci capisce e se sistemate lei non troverà piu’ cio’ che sta cercando, non farle pesare il fatto che nel week end è quasi sempre in giro con il suo migliore amico, NON ESSERE ASSOLUTAMENTE GELOSI DEL SUO MIGLIORE AMICO, non pretendere di arrivare primi in classifica quando prima di voi ci sono nell’ordine: la sua famiglia di origine (il che comprende papà, mamma, fratello, cognata, nipote, cane, gatto, cavallo, criceto, zii acquisiti e non e così fino ai cugini di 14° grado), le sue amiche, il suo migliore amico, il lavoro. Che vi vada bene potete conquistare un 5° posto per il rotto della cuffia.

 

Quando e per quanto tempo:

a piccole dosi, preferibilmente la sera. Evitare accuratamente la mattina, per le prime 2 ore dal risveglio.

 

Istruzioni per l’apertura del contenitore:

un po’ di fantasia, bimbo. Come minimo hai 30 anni, non hai mai visto le api e i fiori?

 

Cosa fare se avete preso una dose eccessiva:

come minimo hai già tatuate sulla faccia 5 dita. Che ti vada bene.

 

Effetti indesiderati:

puo’ causare assuefazione, ma non è detto che la stessa cosa valga anche per lei nei tuoi confronti.

 

Scadenza e conservazione:

da qualche anno dimostra e dichiara sempre 25 anni. Il che significa ETERNA.

 

Revisione del foglio illustrativo fa parte del Ministero della Salute

Agosto 2007

 

Mo’ vediamo se il prossimo funziona.

 


 

 


un bullone è per sempre

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 24 agosto 2007,10:21

Tutta colpa di quella troia di cenerentola.  Eh si. E’ tutta colpa sua! Se Bisio anni fa scriveva quella Vacca di Nonna Papera, io ho tutto il diritto di dare della troia a Cenerentola e tutta la stirpe delle FdC ovvero, Fiche di Cristallo. Biancaneve sotto i nani, quell’altra Maiala della Bella addormentata che per quanto ne so io è l’unica ad essersi punta con un fuso. Io i fusi li trovo per strada. Solitamente tra i 30 e i 40 anni. Il problema non siamo noi fanciulle che crediamo di poter trovare per strada il Principe Azzurro sul cavallo bianco, il problema sono i Principi che si convincono che da qualche parte del mondo ci siano le loro Cenerentole. Con le scarpette di cristallo. Che se io mi azzardassi mai a mettere una scarpetta di cristallo, la voglio vedere dopo cedere sotto il mio peso. Ma poi, quando piove come si fa? Mi direbbe la nonna – donna d’altri tempi – quando piove si sta a casa. Si, come no. Solitamente quando piove a me succede quasi sempre di dover cambiare la ruota di scorta della macchina, altro che stare a casa. Io il Principe non so esattamente dove stia di casa. Intendo: in quale pianeta.  In realtà sono come i Gremlins, cambiano, si trasformano, andando avanti con l’età poi la maggior parte di loro ha sempre piu’ spesso il ciuffo bianco. Credono di svegliarti con un bacio come Biancaneve. Ma come ha detto Covatta, io la voglio vedere una che si è tenuta in bocca per 100 anni un pezzo di mela che fiatella che si ritrova. Io poi la mattina sono intrattabile. Non parlo fino al 4 caffè, figuriamoci baciare qualcuno. Al solo pensiero devo prendere il Geffer. Proprio non ce la posso fare. Già il fatto di dividere il talamo con qualcuno mi fa rabbrividire. Poi non si sa perché noi donne siamo sempre convinte che gli uomini ci debbano vedere come esseri perfettissimi. Persino Sex and the city ha dedicato una puntata intera a Carrie che ha fatto la cacca nel bagno di Big. Ma insomma, cosa credono? Che noi non caghiamo e che la nostra si autodistruggerà entro tre secondi? Ma a chi la vanno a raccontare? Una mia amica è rimasta sconvolta perché un giorno parlando con Picchio *ho avuto l’ardire*  di dirgli “che non riuscivo a fare la cacca da quattro giorni” e mi ha vista come un essere ultraterreno nemmeno avessi rivelato al mondo la formula della Coca Cola o avessi annunciato che si, ero stata io ad uccidere Kennedy. A me non sembrava di aver detto chissà che cosa e invece io l’avevo messa in imbarazzo perché avevo parlato DAVANTI A UN UOMO di non riuscire a fare la cacca. Ma io mica gli ho detto se aveva un moment rosa. E’ un discorso tabu’ per alcune evidentemente. Ma insomma, non è che Dio ci ha fatti poi tanto diversi, a noi ci ha tolto due etti e ci ha messo un paio di pere. Insomma, le differenza mi sembra che finiscano piu’ o meno lì. Potrei capire se gli avessi chiesto che so io, se pensava che fosse il caso o no di fare l’epidurale per il parto, ma non mi sembrava di aver rivelato chissà quale segreto. E invece sembrava che mi fossi permessa di parlare di una cosa che deve rimanere segreta. Le donne fanno la cacca ma non ditelo a nessuno. E’ come la masturbazione. Gli uomini ne parano tranquillamente mi sembra senza tanti problemi, le donne no. Guai a parlarne. Ma se Dio non avesse voluto la masturbazione ci avrebbe fatte con le braccia piu’ corte e avrebbe fatto nascere gli uomini con un manuale per le istruzioni su come va trattata una donna. Che certe volte ne trovi di quelli che sono come il polpo con le patate: tante mani ma freddi e che non sanno dove infilarle.  E alcuni sono fastidiosi come il prezzemolo che alcuni ristoranti ci piazzano dentro.

Pero’ ci sono ancora in giro uomini che pensano di aver a che fare con un branco di Belle Addormentate (e nel mio caso direi nemmeno bella, ma questo è un altro discorso). Niente parolacce che non sta bene, invece loro posso bestemmiare liberamente che – anzi… fico! E i capelli sempre in ordine e puliti ma che non si veda che sei stata dal parrucchiere, mi raccomando! Io mi pettino con i petardi, quando mi pettino. Anzi no, non mi pettino, odio i pettini, io ho solo la spazzola in casa e non la uso nemmeno sempre. In testa mi è stato messo uno scolapasta da bambina, ho i capelli come spaghetti, scendono giu’ come il filo a piombo. Come li metti stanno, e non mi stanno fermi nemmeno con gli elastici. Sono un caso disperato di capelli ribelli. Poco male, Fabi ci ha pure fatto una canzone sopra. Pero' lui è un uomo e va bene così, evidentemente. Adoro i trucchi ma non ne sono schiava, mi piace essere curata questo si, ma stamattina che non avevo voglia sono liscia liscia senza niente in faccia, nemmeno la crema. Che la do solo ed esclusivamente quando me ne ricordo o se ho un’eritema. Se mi metto l’eye liner faccio dei casini stratosferici che mi fanno uscire di casa che sembro un Furby.

Tengo all’igiene personale come qualsiasi persona dotata di buon senso ma non sono maniaca dei prodotti. Se mi devo fare il bidet posso prendere tranquillamente la prima cosa che capita. Invece al supermercato ci sono *decinaia e decinaia* di scaffali con il detergente all’acido lattico, e quello contro le allergie, e quello aromatizzato allo joghurt (giuro! L’ho visto ieri: joghurt e ylang ylang che ignoro totalmente cosa sia) che io quando ho letto joghurt ho subito pensato a una maialata degna di nota e ho  pensato “ma vai che non si usa piu’ la panna!” E invece mi sbagliavo. Poi c’è quello alla camomilla. Nemmeno avessi la patata nervosa. Alla camomilla. E perché invece non al rhum per le donne frigide allora che magari si disinibiscono un attimo? No, perché sono problemi seri anche questi. E magari ne facciamo pure uno alla pasta d’acciughe che lui preferisce il salato. Al gusto Ritz da accompagnare l’aperitivo. Ma per favore! O al Big Babol per gli under 15. Non dico di non lavarsi ma a tutto c’è un limite. E’ come tirare fuori un Labello al Gusto Minchia. Secondo me potrebbe avere un’impennata nelle vendite. Mi rifiuto di pensare che abbiamo bisogno di tutto questo. Non dico nemmeno di non lavarsi ma cazzarola, a tutto c’è un limite. Si che l’ascella del vicino è sempre piu’verde, in tram, pero’ basta un minimo della comune igiene personale.

E così ci sfiniamo dietro a tutte queste minchiate che si posso trovare in commercio. E la cosa peggiore secondo me è che gli uomini pensano davvero che “siamo così” quando ci svegliamo la mattina. Non è vero! Non è vero! Diffondiamo il messaggio che anche noi ci svegliamo con le caccole negli occhi e con la fiatella che mi devi stare a sei metri di distanza. Picchio lo sa, con Picchio divido viaggi e tenda da millanta anni, non ho problemi con lui. Russo pure. Si, le donne russano. Ecco svelato il mistero del Big Bang. E non sono l’unica, ho diviso una camerata con 20 ragazze in età adolescenziale e mi ricordo che ce n’erano per così che russavano. O si sono fatte tutte operare oppure alcune di loro russano ancora, di questo ne sono certa.

Non sono la Paris Hilton della situazione sempre alla moda. Ci sono giorni in cui vengo in ufficio – come oggi – con un vestitino piuttosto carino ma con i camperos perché voglio vivere comoda e non voglio studiare da fachiro e ci sono giorni in cui proprio non ne ho voglia, mi cospargo di vinavil e mi rotolo nell’armadio. Io non mi commuovo davanti ai bambini. Ok, adoro mia nipote ma perché è sangue del mio sangue, è normale, ma non sono una da “pucci pucci” e “micci micci” e “ghiri ghiri” che proprio no, non mi ci vedo. No, grazie. Non vado in estasi per un anello. Io sono una da pinze e trapano e martello. A me uno mi conquista il cuore se mi regala una punta nuova per il trapano, un cacciavite. Se poi mi prende pure una pappagallo allora sarà sicuramente il padre dei miei figli. Mi pettino con i petardi e posso fare tranquillamente la doccia fredda senza dire una parola, girare per strada con gli shorts di jeans, una maglietta con su scritto “mangia un castoro, salverai un albero” e un paio di anfibi viola a fiori gialli al 24 di agosto non mi fa pensare di essere “poco donna”. Cazzarola. Non è un abito che fa di me una donna. Vedo in giro comodini vestiti D & G che non hanno nemmeno la metà della “donnità” che ho io. Perché con la donnità ci nasci. Ok, magari la prima volta che mi ha vista il tizio che ero dietro a smontare il carburatore del motorino non è stato proprio il massimo stringergli la mano con le mani sporche (posso usare la scusante che avevamo 16 anni all’epoca?). Pero’ non ci vedo nemmeno niente di male.

Non ho mai avuto una gonna gialla, una camicia bianca con le maniche a palloncino e quel demenziale fiocchetto rosso nei capelli. Non mi sono rimasti i piedi taglia 32 come a Candy Candy che è diventata sei metri e trentatré di altezza e aveva sempre gli stessi stivali. E con i codini. Ma brutta demente hai 45 anni, 6 nipoti e giri ancora con i codini? Togliteli. Tagliati i capelli. Fai qualcosa!

Non sto qui a pettinare la bambole, e in tutta sincerità non l’ho mai fatto nemmeno da piccola. Ricordo ancora mia madre abbastanza terrorizzata quando mi ha ritrovata con la bambola con la pancia squartata e la sottoscritta, all’epoca seienne o settenne o giu’ di lì con le forbici in mano che sorridendo le rispondeva “volevo vedere cosa abbiamo dentro”. Io impazzivo per i lego. Le uniche bambole che mi piacevano erano le Barbie. Che pero’ poi gli facevo fare le cose porno con il Ken. Il Ken perché il Big Jim non aveva il pacco. Sono sempre stata un po’ anomala. Mio padre sognava una specie di Carla Fracci vestita di rosa con le treccine. Ha avuto una figlia che è un incrocio tra Terminator e Saddam Hussein. Ma che ci posso fare se a me piace smontare i motori delle macchine e delle moto e non sto lì ad anelare alla vita da principessa? Ma poi, sai che palle e il diadema, e la gonna che fruscia, e balli , che io poi ho la mobilità di un comodino per altro. Io adoro i bulloni. Altro che diamanti. Un bullone è per sempre. Meglio inox, grazie.

stare bene

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 22 agosto 2007,09:40

Stanotte ho dormito dall’altra parte del letto. Quella che fino a poco tempo fa sostenevo essere la parte di Mr. T. Verso il calorifero. Io dormo dall’altra parte. Sempre. Cioè, di solito. Stamane mi sono svegliata “di là”. Che è l’unica definizione alternativa che ho trovato. Possibile che dopo quasi due anni continui ad indentificarla come “dove dormiva Mr. T”? No! Anche a Picchio le prime volte che si fermava a dormire da me dicevo “Tu dormi dalla parte di Mr. T” E si incazzava a morte. Con ragione. Ieri sera mi ha chiamata. Picchio. Non Mr. T. Alle 18.30 circa. Io avevo già cenato. Avevo fame. E se una ha fame, ha fame, eccheccazzo. A mezzogiorno avevo fatto un finto-pasto e a casa mi sarei mangiata un cinghiale in corsa, con pelo e zoccoli annessi. Picchio mi propone una pizza. Gli spiego la cosa. Guarda l’ora “ma non sono nemmeno le sette!” “Dillo al mio stomaco, pirla! Mica ho mangiato un orologio” Ok, passa a prendersi la pizza lui e se la porta da me. Si, la birra c’è rompicoglioni che non sei altro. Tranquillo. Si, è in frigo. Non è calda. Ecco. Io che mi ero già vista il film della mia serata: divano, pancia piena, tazzona di tea tiepido sulla mensola accanto al divano, la mia felpa di Sing Sing grigio topo, taglia orca assassina addosso e i calzini antiscivolo arancioni, il mio libercolo che mi fa ridere. Niente di tutto questo. Un’ora dopo Picchio sta salendo le scale verso casa mia. E io sono lì che lo aspetto sulla porta con le braccia conserte e rido già. Ha la barba incolta. Barba, che eufemismo! Ha 4 peli in croce nonostante l’età. E’ come i sedicenni, non gli cresce mica piu’ di tanto. Ha le chiazze. Mentre mangia la pizza, tutt’e due sul tappeto del salotto a gambe incrociate, lui con una Ceres tra le mani (che io odio per fortuna) e io con una Coca Cola Zero (che non so perché ma mi fa venire in mente sempre Muccino nella pubblicità della Vodafone) chiacchieriamo di cazzate. Mi offre ripetutamente la birra per farmi cadere in tentazione. Non cedo. Faccio il caffè. Non ho lo zucchero in casa. Io non lo uso. No, non ho nemmeno il latte. Senti ma se sei venuto a scroccare la cena dillo. Domani ti do le chiavi e vai al supermercato e ti compri quello che vuoi e rimpingui frigorifero e dispensa. No, non l’ho fatta nemmeno stasera la spesa. Non ne avevo voglia. Ho della roba in freezer. Ma come fai ad avere fame dopo una pizza 4 formaggi bianca + salame piccante? E pesi trenta chili con la merenda in tasca! Come sarebbe sto dimagrendo troppo? Non è vero. Si ho perso qualcosa. Qualcosa come 10 chili. In un mese e mezzo. No, non sto facendo la fame. Sto mangiando. Te lo giuro. No, niente dita in gola. Da quanto? Mumble mumble. Non lo so. Non li conto. Sicuramente piu’ di due mesi. Sicuro. Te lo giuro. Non ti direi mai una bugia. Ok, non piu’. Non ti direi piu’ una bugia. Il passato è passato. Perché se io saprebbe….se io sapressi…se io soppressi?!?!?!? Ridiamo. Cazzo! Il caffè! Allora per te niente? Ma come? Ma guarda che il caffè va preso così, nudo e crudo. O meglio nudo e cotto. Perché è caldo. L’acqua bolle, quindi è cotto, in qualche modo. No, non ho né zucchero né latte (arimo’!). Il latte mi fa acido in pancia, e lo zucchero non lo uso. Ah, ma ho dello zucchero di canna da qualche parte. No, quello non si fuma. Te lo giuro STO MAN-GIAN-DO! Come te lo devo dire? Vuoi qualcosa di scritto? Non ti fidi? Perché io mi fido, tu ti fidi e egli sifilide? Ok la pianto. Ci guardiamo un film? Italiano dai. No, non ho voglia del Signore degli anelli, che domani ci trovano qui spalmati sul tappeto in stato semicomatoso tipo Trainspotting nella scena della Madre Superiora. Bevo. Coca Cola Zero. Muccino. Silvio Muccino. Ma non prima maniera che non si capisce un cazzo e serve l’interprete. Piu’ in là. Quello con Verdone. No, non l’ultimo, quello prima. Il penultimo? Eh beh, se non è l’ultimo ma quello prima sarà il penultimo. Ok, vada per Manuale d’amore. Dovrei vedere anche il 2. Sono curiosa. Ok, metti su il dvd che io prendo il caffè. No, quella è la MIA tazza, lo sai che non la puoi nemmeno toccare. Come sarebbe non c’è “inizio film”? Pirla, hai messo il dvd “contenuti speciali". Quello non è il film. Sei un pasticcio ambulante. Ridiamo. Ci spalmiamo sul tappeto. Cosa l’ho comprato a fare il divano? Per poggiare la schiena, giusto. Che palle sta pioggia. Chiudi la finestra che non si sente il film. Si ma così fa caldo. Magari togliere quei 5 maglioni che hai addosso è il caso. Non credi? Cazzi tuoi. Muori di caldo allora. Ridiamo. Qualsiasi cazzata. Ridiamo. Io sto bene così. No, la felpa non me la tolgo. Si, con l’anacoluto! A me piacciono gli anacoluti. Mi hanno sempre ricordato il gufo della Spada nella Roccia, che si chiamava Anacleto ma è lo stesso. Anacleto. Bel nome. Quasi quasi compro un cane e lo chiamo Anacleto. No, meglio un gatto. Nero. No, quello nero se è maschio lo chiamo Cagliostro. Se è femmina Morgana. Ho già decido. A pelo lungo. Sul letto. Va beh, se non ci vuole stare ce lo piazzo io. Ce lo inchiodo. Come sarebbe non sono capace? Va beh ma il quadro venuto giu’ è un dettaglio. E poi mica faccio il quadraio di mestiere. Come nessuno fa il quadraio? Beh, all’inizio ci sarà stato qualcuno che per primo ha deciso di mettere su una parete un quadro, no? Beh, quello diventa automaticamente un quadraio. Da grande voglio fare il quadraio. Piu’ che altro ho fatto la quadrata. O la tonda. No, non è vero che sono dimagrita troppo. Ancora pochi chili e poi mi fermo. Me lo dice anche il Dottor C che sto facendo un buon lavoro. Domenica mangio pure i ravioli. Sbav. Sbav. Ravioli. Detto alla Homer Simpson. No, quello è O. J. Simpson, è un altro, ti sbagli. E’ un po’ diversa la cosa. Ma come? Ci sono già la Buy e Rubini? E il pezzo prima? Ce lo siamo perso? No, cazzarola. No dai, stai zitto che tra poco c’è la Littizzetto. Quella mi fa moritre. Quando le spacca il tergicristallo. Ma te la ricordi quella volta che abbiamo lavato i vetri con la birra? Che puzza terrificante in macchina! Si, ma era un porcaio quella macchina. Ma dai! Ma se mentre guidavi io tagliavo il salame! Che dementi che siamo. Si, è vero, ci siamo divertiti. E’ vero. Ma ora è di nuovo come prima. Si, lo so che vi siete mollati. No, non me lo hai detto tu, l’ho saputo da tua sorella. Ma no, dai non ne parliamo che non ne ho voglia. A meno che non ne abbia voglia tu. Ma si che ti abbraccio sciocco. Ma no che io e te si sarà sempre qui insieme.A quanto? 35 anni? Come Julia Roberts ne “il matrimonio del mio migliore amico”? E chi ci mettiamo a fare la parte di Ruper Everett? Quel fico paura! Si lo so che è gay ma fammi sognare almeno un minuto. Dammi solo un minuto un soffio di fiato, un attimo ancoraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. Stare insieme è finito abbiamo capito…ops…forse ho sbagliato canzone. Ahia! I pizzicotti a tua sorella! Stronzo! Va beh, ma non sei sportivo. A me mica mi facevo le coccole quando mi sono mollata con Mr. T. NON ERA UNO STRONZO! Beh, forse un po’. Ok, un po’ tanto stronzo. Ho capito. Ascolta. Facciamo così: discorsi vietati: Mr. T  e Vanessa. Non parliamone. Ok? Ok. Dai, che andiamo a nanna, sono stanca. Mi hai rotto il mio programma serale. No, non tre ballerini brasiliani. Era andare a nanna presto. Come sarebbe a dire che non ne sono capace? Il martedì è serata-nanna. Mangio presto e volo a letto prima delle nove. Va beh, che c’entra è solo perché ho problemi ad addormentarmi che poi chiudo la luce a mezzanotte passata. Come sei pignolo. Si, tu dormi dal calorifero. No, lo sai che quella è la mia parte del letto. Non Rompere. E’ sempre stata mia. Ok, te la cedo ma solo perché almeno hai la luce vicina. E non svegliarmi all’alba domattina. A che ora devi alzarti? Ehhhhhhhhhhhhhhhhhh?!?!?! Ma le sei non è un orario UMANO! Ok, basta che nn mi svegli. Bacio della buona notte. E non russare. Non sono io quella che russa. Ok, non mi sono mai sentita, ma dormo sempre da sola io che ne so? Ok, ti credo. No, non è il caso di registrare, grazie. Ok, bacio. Buonanotte. E svegliarsi la mattinaaaaaaaaaaaaaaa con la voglia di parlare…….solo con te…..e non è niente di specialeeeeeeeeeeeeeeeeeeee….ma questo mi fa stare beneeeeeeeeeeee.

Frullata

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il lunedì, 20 agosto 2007,11:01

Rientrare dalle ferie è sempre qualcosa di strano. Da un lato si vuole anche un po’ di normalità, dall’altro ci scoccia riprendere i ritmi, la sveglia che suona, il vicino di casa che rompe all’alba, i vestiti “da ufficio” che non ci si puo’ mica presentare in costume e pareo (ah no?) e la scarpa “decente” che l’infradito sarà pure comodo ma è inguardabile, e la spesa da fare e guarda che il frigorifero è vuoto e guarda che anche se ti vedi meglio forse qualche chilo lo hai pure preso, ma non è vero che sei piu’ tonica e si che lo sono, guarda qui che muscoli nelle gambe, ma ti sembrerà a te, ma no, guarda che sono tosta come un pezzo di marmo e guarda che domani devi riprendere per forza gli allenamenti sul tapiro e si che li riprendo ma solo due volte a settimana e no stasera non posso che devo finire di scrivere quel pezzo che lo devo consegnare a fine settimana, ma guarda che tutti sono utili ma nessuno è indispensabile, ma no ti sbagli io sono indispensabile e se non ci penso o gli altri mica ci pensano ECCHEPPALLE! FERMATI UN ATTIMO RIPRENDITI LA VITA IN MANO PER UN NANOSECONDO!

Andiamo CON OR-DI-NE HO DET-TO.

Urge visita al supermercato che stamattina quando ho aperto il frigorifero c’era uno yoghurt che si è impiccato, ha sofferto la solitudine. E la mattina inizia con una mug di caffè sorseggiata mentre tenti di infilare un sandalo bianco con il tacco prima di renderti conto che ti fa male la caviglia destra a tua insaputa, evidentemente due settimane di piedi scalzi e scarpe comode si fanno sentire. Via il sandalo e ben vengano gli stivali estivi con il tacco basso ma pur sempre eleganti che tanto fuori ha piovuto pure e allora il sandalo diventa persino ridicolo. Il vestito bianco e nero effetto optical non si trova. Non si sa dove sia finito, forse tenuto in ostaggio dalla tintoria che aprirà a fine mese. Poco male, si cambia programma. Ma qualcosa di comodo. Pantalone di lino largo largo e una maglia nera giusto perché il bikini non è indicato. Borsa a spalla e via, nella frescura del mattino dettata da questo temporale notturno del quale proprio non ti sei resa conto. E i buongiorno signora del bambino di tre anni che abita a piano due di questo condominio ti irrita. Dio quanto di irrita. Sorridi per convenienza ma chi ti conosce lo sa che non è un sorriso ma una paresi. Inforchi gli occhiali scuri dalla forma di televisore anni 70 e esci dal portone calcando i ciottoli della via diretta alla macchina. Che dio solo sa se riuscirai di nuovo a guidare nel traffico cittadino. E la sosta per il caffè? No, perché il solito bar è chiuso per ferie. Che bella pero’ la città quasi deserta ancora. Poche macchine, poche bici , pochi pedoni, ma tanti vigili come al solito e tu che nascondi il cellulare facendo finta di cambiare marcia per non farti togliere punti due dalla patente che non è proprio il caso. E urli all’interlocutore dall’altra parte. Solo il tuo amico Picchio puo’ chiamare a quell’ora indegna del mattino per mettersi d’accordo per il week end. Dell’8 dicembre pero’. E tu gli dici che a) sono le otto del mattino e non sei nemmeno sufficientemente viva per rispondere qualcosa di diverso da sgrunt b) l’8 dicembre non sai nemmeno se sarai ancora viva figurarsi dirgli si per un week end fuori porta che non sai nemmeno cosa mangerai stasera a cena. Fino a che implacabile il tuo ok, va bene, accetto, consideralo un si ti scappa. E ridete. E lo senti il suo sorriso dall’altra parte. Con gli occhi nocciola che gli brillano perché ha la certezza che tu ci sei. E sei piu’ viva e forte che mai. Nonostante questa vacanza separata che fa strano tra voi due. Ma che bello rivedersi dopo tutti questi giorni. Con le foto e i racconti e i “vorrei che ci fossi stato anche tu” detti quasi contemporaneamente davanti a una birra lui e a un’acqua tonica tu, che sai, il dottore mi ha vietato anche la birra con le pastiglie che sto prendendo e lo dici senza vergogna perché lui sa e capisce e non giudica e sorride anche se un po’ gli spiace che tu non sia piu’ la compagna di sbronze. Ma sei compagna in tutto il resto. E ogni tanto si insinua di nuovo il tarlo che vi suggerisce la gente. Del perché e del percome non state insieme voi due. E ogni tanto anche voi due ve lo domandate. Ma sapete che va bene così. Perchè tutto sarebbe un’altra cosa. Sarebbe un ricominciare da capo e nessuno dei due ha voglia di rovinare questo perfetto equilibrio sottile che c’è tra voi due. E di nuovo giu’ di risate fino a far male al pancia. E si torna a casa nella notte fresca del pre-temporale notturno che si scatenerà. Mano nella mano come due bambini. Il cich e ciach delle scarpe di gomma che risuona sull’asfalto e i silenzi così pieni che nessuno dei due si imbarazza. E salendo le scale di casa ti domandi che coaa vi siete detti e la risposta è ASSOLUTAMENTE NIENTE. Perché alla fine le serate con lui sono così. Si parla si parla e non si dice niente. Ma quella leggerezza nel cuore che senti è qualcosa di piu’ dell’amicizia pura e semplice. E’ qualcosa che va al di là di qualsiasi legame sia mai stato descritto. E non c’è niente di piu’ bello che sdraiarsi sul letto con la finestra aperta che fa entrare il rumore della pioggerellina inconsapevole che si scatenerà in un tornado notturno e sapere che al mondo lui c’è. Ed è lì. Per te. Sempre. E ricominciare la vita normale non è poi così grigio come puo’ sembrare se in questa normale vita c’è lui e la certezza che lui ti è mancato. E adesso, è di nuovo qui. Per te e con te.