Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 06 febbraio 2008,15:25

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Per qualunque donna arriva prima o poi quel fatidico momento, quello che immaginiamo da tutta la vita e non abbiamo la minima idea di come reagiremo. IL PRIMO CAPELLO BIANCO. Ebbene si, superata la soglia dei trenta sta iniziando il decadimento totale del mio corpo,. Ho un vantaggio, peggio di come sono stata a 20 anni non è possibile, ergo non posso fare altro che migliorare, come il vino. Speriamo solo di non trasformarci in aceto….dalla regia di suggeriscono che peggio di così non è possibile. Grazie, anche io vi voglio bene. Ma ciancio alle bande, stamattina mi sono svegliata in piena tranquillità sonnacchiosa e desiderosa di rimanere a crogiolarmi nel pigiama per tutta la durata della colazione fino a che non mi sarei dedicata completamente a uno di quei bagni meravigliosi che mi ricordano bellezze antiche come Poppea o Cleopatra. E così, nel mio pigiama verde-fastidio e a piedi scalzi assaporando il tepore del parquet sono andata in bagno a lavarmi la faccia altrimenti per arrivare in cucina rischio di prendere tutti gli stipiti di casa. E considerate che vivo in un open-space. Di colpo mi sono resa conto che contrariamente a quanto pensassi OGGI NON E’ DOMENICA (a me questa frase ricorda immancabilmente una pubblicità in voga anni e anni fa, i primi surgelati della storia dei piatti pronti, i bambini sul pullman e il bimbo – che somigliava al bambino della Kinder modello vecchio – che dice “oggi mamma, mi fa le lasagne” e la bambina “lasagne? MA OGGI NON E’ DOMENICA”  poi va beh, c’era pure il babbo e il risotto alla pescatora, ma bene bene non me la ricordo. Era Findus? Boh, cerchero’ su you tube) Ma basta divagare, stavo dicendo: Di colpo mi sono resa conto che contrariamente a quanto pensassi OGGI NON E’ DOMENICA (e a me questa frase ricorda immancabilmente…ops…ho avuto un deja-vù!)

Mi avvicino al lavandino e mi lavo la faccia con l’acqua gelida sperando di svegliarmi, prendo il mio bell’asciugamanino giallo per asciugarmi e mi avvicino allo specchio per controllare che la mia faccia non sia sia incartapecorita del tutto nella notte, che non abbia subito le angherie di quei due o tre ettolitri di rhum che ieri io e mia sorella ci siamo fatte fuori e che tutto sommato possa essere ancora presentabile in questo mondo, e…ohibo’! Che vedo? LUI! E’ lì, con il suo ghigno beffardo che spunta dalla tempia destra e si incurva giu’ in un accenno di occhiolino. Come a dirti “eccomi qui, mi vedi? Ma si che mi vedi! Dai, non sono mica l’omino verde (*), mi vedi, vero?” Come negarlo? Se dico che non lo vedo mi dice che sta iniziao la presbiopia, se gli dico che lo vedo è come ammettere di essere già vecchia. Dentro e fuori. Che fare? Che dire? Ti vedo a metà? Ti vedo ma non ti vorrei vedere? Mumble mumble. Chiudo un occhio e lo guardo come quando si fa finta di non guardare ma si guarda. Solitamente questo capita agli uomini quando io h una scollatura piuttosto evidente o una gonna particolarmente corta. Io che ho piu’ cosce di un allevamento di polli a certe cose ci devo stare attenta. Comunque continuo a guardarlo di sottecchi, lui mi sida, ci guardiamo in cagnesco, io lo scruto con gli occhi a fessura, lui ride, lo vedo che ride e…..ta dan! Mascara nero e il gioco è fatto. Esco trionfante con il mio primo capello bianco ma nessuno è in grado di vederlo. Arrivo in ufficio e compongo il numero, Lui, il mio salvatore, il mio angelo custode. 

Esco dall'ufficio di corsa e arrivo da lui, il mio salvatore con le forbici in mano e soprattutto LA SPATOLA DEL COLORE.

Gli sussurro in un orecchio di colpire QUEL BASTARDO con un colpo di sole così forte che non riuscirà piu' a rialzarsi. E cosìì come le quindicenni mi faccio tentare dai colpi di sole. Il taglio è perfetto. Ma il colore comunque non mi convince. Mi sento un po' finta, un po'con i capelli Barbie - style. Angelo mi dice che mi illumina il volto. Sarà anche vero, ma io proprio non mi ci vedo. Poco male, con la velocità con ci crescono i capelli a me tra 10 giorni tagliero' questi capelli giallo polenta che poco si intonano al mio vestitino nuovo blu. Occhieggiava dal negozio dicendomi "sono scontato del 60%" potevo io lasciarlo lì? 

 

 

 

 

(*) Quella dell’omino verde non era una barzelletta di quando ero nana? Come diavolo faceva? Mumble, mumble….

 

E.T.Telefono Casa

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il venerdì, 18 gennaio 2008,16:09

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..si, in questi giorni mi sento un po’ come lui. L’altro giorno ero in giro per saldi con un’amica. L’ennesimo raid, la mia carta di credito è uscita di sua sponte dal portafoglio e se ne è andata, mi ha fatto il gesto dell’ombrello e mi ha lasciata per sempre per un ginecologo. Ha detto che farà meno strisci. A parte questo, io dalla mia altezza da vikingo e dalla mia taglia orca assassina non è che potessi pretendere molto. Eppure ho fatto un discreto bottino. Ok, è vero, tante cose non valgono perché scarpe, borse, guanti e occhiali non fanno parte della categoria “tu non sei magra e non te li puoi mettere” ma confesso di aver comprato anche capi con i quali dovevo confrontarmi con l’odiato cartellino con tanto di numerillo che ti guarda dicendo “no, ti prego, non forzarmi! Non mi uccidere” In tutto questo gran bailamme la mia amica ha deciso di trascinarmi anche in quei negozi da supergiovane, tipo i Pinko e qualcos’altro (la memoria vacilla, i 30 sono passati e quindi ho tutte le giustificazioni del caso)

 

Girrachio, guardicchio, tucchigno tutta roba che non esiste in italiano insomma. E trovo ohibo’! Un gilet per mia nipote. Carino. Rosa. A quadrettini tipo kilt,. E’ un amore. Chiedo parere alla mia amica e mi rettifica che non è per bambini. … Mumble…come  sarebbe non è per bambini. C’è scritto 36 mesi. Mi fa notare che il 36 è la taglia.

 

La taglia?

 

Cioè, io il 36 l’ho preso sempre per o un numero di scarpe (che calzavo già in prima o seconda elementare, credo) o per i mesi di un bambino. Non immaginavo potesse esistere una gilet DA ADULTI taglia 36. Penso che qui abbiano le taglie francesi. E’ un 40, un po’ piccola come taglia ma esiste. La mia amica tenta inutilmente di farmi capire che quel 36 è una taglia per persone adulte e che esiste. Lo guardo. Me lo appoggio addosso, a me copre piu’ o meno una tetta. Forse nemmeno tutta ora che ripenso bene. Eppure è una taglia. Giuro, lo ignoravo. Ok, avevo sentito parlare di quelle donne rare come un vane verde che indossavano la 40, addirittura dei 38 (siamo sempre lì, di 40 manco la misura delle scarpe ho!) ma mai avrei pensato a una 36. Non che dica che chi porta la 36 sia un’alieno, ma sinceramente mi risultava difficile pensarlo,. Cioè, non mi era mai balenato nemmeno per l’anticamera del cervello.

 

E così ricomincio a gracchiare per negozi. Guardo un po’, qualcosa mi piace, qualcosa no, qualcosa provo mi va e compro (e striscioooooooooooooo) qualcosa mi fa schifo appena messo e non lo compro (of course)

 

Alla fine della giornata ho talmente tanti sacchetti in mano che posso evitare di fare i manubri per i prossimi due mesi. Risediamo al bar a prendere un caffè doppio (io) e una cioccolata calda con panna e granella di nocciole e crema al gianduia (lei) Queste sono le ingiustizie delal vita. Lei che mangia come uno scaricatore diporto e ha la taglia 0 e io che ingrasso a vedere la pubblicità della Lindor e ho la taglia orca assassina.

 

Prima di andare a recuperare la macchina scorgo in vetrina un cappottino che ha qualcosa di delizioso. Entro a testa alta e chiedo alla commessa “scusi, Ferrè veste solo le magre o ho qualche speranza anche io?” La commessa mi fa un sorriso a 425 denti . In realtà sorride alla mia carta di credito, non a me. Ma faccio finta di niente. Mi dice “vieni, che guardiamo” E già la amo pazzamente solo per non avermi guardata dall’alto in basso come fanno le commesse acidine degli altri negozi. Il cappotto in blu non c’è, ma c’è in marrone. Lo provo, ma capotti marroni ne ho già tre, sarebbe superfluo. Peccato, avrei lasciato volentieri la mia carta di credito in compagnia di quella signorina deliziosa. Peccato davvero.

 

Un po’ amareggiata esco dal negozio sempre stracarica di sacchetti e mi dirigo alla macchina. Ma posso io non notare da Cacharel un cappottino simile per taglio e colore a quello che volevo? Posso? No, direi di no. Varco la soglia del negozio e qui posso finalmente dichiarare a testa alta “mi dia una 46” sorridendo. E te credo! Taglie francesi, bisogna aggiungere 4 numeri …ma lo ignorano tutti quindi me la tiro….