Tornare a casa, in quel primo giorno di autunno.

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il domenica, 21 settembre 2008,22:52

Il bello di partire è anche tornare a casa propria. Lo diceva mio nonno, marinaio, mai conosciuto. Quello che voleva una nipotina femmina per insegnarle a pescare, fare i nodi, andare per funghi. Ma c'era già mio fratello, obbiettava mia madre. Troppo effemminato. E aveva ragione. Sarei stata la nipote perfetta di mio nonno. Quella che a funghi ci va e chiede agli altri "ma questo si mangia?" e che gli altri guardano con odio dovendo ammettere che ho appena trovato un porcino. Quella che va a pescare, ma solo in apnea perchè, poverine le esche.....mi fanno impressione....quella che...i nodi? Ce ne sono solo due: quelli che tengono e quelli che non tengono. Semplice. Poi la FINDUS mi ha rubato lo slogan e adesso eccola là in televisione. Comunque mio nonno aveva ragione: il bello è tornare a casa. Anche se abiti al quinto piano senza ascensore e sei partita con tre valigie di cui una vuota che a ritorno è immancabilmente piena. Anche se quando arrivi c'è l'alluvione e tu abiti in una strada non carrabile. Anche se appena entrata nel portone smette di piovere. Anche se è domenica e nel frigo c'è un solo fermento lattico sopravvissuto alla settimana di stenti. Anche se pure il riso è scaduto. Anche se hai lasciato un casino immane perchè sei partita come sempre in fretta e furia. Ma è bello aprire la porta di casa e vedere la cesta della biancheria in mezzo al salotto, il calzino spaiato che non trovavi per partire che penzola dall'oblo' della lavatrice, il dentifricio finito sul bancone del bagno e per fortuna c'è quello che avevi in viaggio, la crema ancora aperta che oramai è diventata marrone. Ti fa sentire a casa. La radiosveglia che lampeggia perchè nel frattempo deve essere mancata la corrente e che segna le 07:00 da almeno 4 minuti. E' bello. Ti senti finalmente a casa. Anche se con le valigie da disfare, anche con la roba da lavare e stirare. Sistemare le gonnelline di lino leggere leggere e i costumi da bagno, e le canotte sempre un po' troppo scollate. Anche se oggi è il primo giorno di autunno e finalmente non ci sono piu' scuse e si rientra nei maglioni, piano piano. Sempre piu' spessi e caldi, i cappotti, gli stivali, il trucco che non cola, i profumi vanigliosi, le calze di nylon, lo smalto rosso sulle mani, la tazza con il caffè bollente che sembra appena prelevato dall'Etna e invece è solo frutto della Napoletana, le creme profumate che non danno fastidio sulla pelle, i guanti fin dal mattino, i cappelli, le sciarpe avvolgenti, le felpe portate col cappuccio sulla testa e i piumoni nel letto nei quali avvogersi a bozzolo per rinascere solo la mattina. Il primo giorno d'autunno a me fa lo stesso effetto della primavera. Animale notturno da sempre, amo le giornate che si accorciano, stare alla finestra sorseggiando dalla mia tazza preferita il mio caffè guardando fuori il nulla, o magari quella pioggerellina leggera leggera che inizia facendo salire la nebbia. Mi piace passare le serate in casa a leggere un libro. Organizzare le serate al cinema solo per stare un po' al calduccio, e farsi gelare il naso che diventa rosso appena usciti. Cenare con il minestrone o prendere un cappuccino con un'amica al bar in un pomeriggio di shopping. Sono strana, lo so. Normale non rientra nel mio vocabolario, e non ci tengo nemmeno.

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Maremmamaiala

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 11 marzo 2008,19:03

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Essere donna è un lavoro. Essere donna single è un lavoro a tempo pieno. Essere donna single e vivere da sola è un'utopia bella e buona. Esco dall'ufficio come i vampiri, solo di notte. Ho comprato gli elettrodomestici intelligenti che li programmo a inizio stagione e poi si fanno tutto da soli. Anche se il frigo non ha ancora imparato a farsi la spesa. Sono arrivata a casa e ho ritirato la lavatrice fatta stanotte, ho steso, ho messo su l'altra lavatrice, intanto ho piegato la roba ritirata stesa in precedenza. Mi sono struccata (perchè io valgo). Mi sono spogliata degli abiti dell'ufficio per mettermi su una mise che scapperebbe qualsiasi essere vivente nel raggio di due chilometri: pantaloni di otto taglie piu' grandi in un improponibile azzurro zebrato di blu (dovevo essere ubriaca quando sono entrata da Victoria Secrets), la maglia con i buchi del 1987 comprata a Disneyland che non la butto nemmeno se mi danno dei soldi. I capelli? Vogliamo parlare dei capelli? Sembro ucita dalla copertina di Let It Be. Sono almeno due settimane che non metto lo smalto perchè non ho il tempo a meno che non decida di dare l'effetto zebrato anche allo smalto addormentandomi e svegliandomi con le righe del cuscino sulle unghie e anche sulla faccia. Stasera ho pure smontato il sifone del lavandino perchè c'era caduto dentro il mio anello, che è la fede in acciaio di mio nonno. Mi faccio pure da idraulico. Ho passato la domenica uggiosa piovosa e fastidiosa a sistemare la dispensa appendendo tutto l'appendibile, ho tirato giu' l'intonaco perchè non riuscivo a mettere i chiodi come dicevo io e ho scomodato due o tre volte qualche padreterno perchè le scarpe non hanno tutte la stessa dimensione nelle scatole. In casa non c'è nulla che sia nemmeno lontanamente commestibile. Anche la zuppa scaduta è finita. E io tra un'ora dovrei essere pronta perchè mi passano a prendere per andare a vedere una proiezione interessante come guardare 8 ore filate di Zecchino d'oro ma alla quale andro' perchè c'è LUI e non sia mai che me lo perda. Visto che il protoz...ehm...la fidanzata non c'è! E ovviamente ho appena guardato l'armadio tristemente esclamando "non ho nulla da mettermi!" quando l'altro giorno Luisa Beccaria mi ha chiesto di restituirle un po' di cose perchè le mancavano. Nel frattempo dovrei: fare la doccia, dare ai capelli una forma che non sia quella del mocio vileda, darmi losmalto (so già che lo daro' per ultimo con il cappotto già indosso così lo posso far asciugare fuori dal finestrino dell'auto), truccarmi, vestirmi (annotare mentalmente che prima dovro' trovare qualcosa di decente da mettere e non rotolarmi nell'armadio con il vinavil addosso) e trovare qualcosa di commestibile che non sia grissini con maionese. Anche perchè è stata la mia cena di ieri e ho finito pure quelli. Lo dico e lo prometto a me stessa, se ritorno a quando avevo 18 anni e quel sant'uomo di Gianluca mi chiede di nuovo di sposarlo stavolta lo faccio! Almeno sarei stata a casa a non fare una pippa dal mattino alla sera.

Il primo risotto non discorda mai.

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 22 gennaio 2008,08:34

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Intendiamoci, ho la cucina disseminata di libri di cucina, mia madre penso che abbia messo in casa mia prima “il cucchiaio d’argento” e poi gli elettrodomestici. Mi piace anche cucinare, ma quando sono sola, praticamente sempre, vivendo io da sola, non ho mai voglia di cucinare. A meno che non ci sia una causa scatenante, ovvero:

 

1-ho finalmente messo il sale in zucca e ho capito che chiamare “cena” mezzo barattolo di sottaceti mangiati direttamente dentro al vetro con la forchetta non è propriamente corretto,

 

2- sono talmente incavolata che sto già pensando “stasera non mangio” ma sono anche così intelligente da capire che così non risolvo niente e quindi mi autosuggerisco di preparare una cena degna di questo nome.

 

Orbene, visto che sono una persona capiente perché capisco, opto per cucinare. La cosa si complica se in cucina non hai praticamente nulla, se il frigorifero da due settimane fa l’eco e se arrivi a casa a un’ora tale in cui i supermercati sono già chiusi.

 

Grazie a mia sorella riesco a risolvere anche questo. Lei, conoscendomi bene, mi ha regalato IL LIBRO DI CUCINA PER ECCELLENZA. No, non è un blog pubblicitario questo. E’ che questo piccolo manuale mi sta tornando davvero utile. E questo Signor Francesco Gungui non finiro’ mai piu’ di ringraziarlo. O meglio, confesso che quando ho finito di leggere il libro ho pure pensato “questo è da sposare: scrive bene, quindi non ha problemi con l’italiano, mi fa sbellicare dal ridere perché per tutta la durata del libro ho praticamente continuato a mphfeggiare (mphf= tipico verso di quando si trattiene la risata) e soprattutto cucina (perché altrimenti non avrebbe scritto questo libro)” .

Tentata dal fatto che in fondo al libro c’era la sua mail confesso di aver fatto anche un pensierino e di vedermi proiettata il giorno del nostro matrimonio davanti ad amici e parenti a raccontare come l’avevo accalappiato via mail per via del suo libro etc etc etc.

Poi fortunatamente riesco a riprendere possesso del mio corpo e di quelle poche capacità mentali e allora tutto torna normale. Comunque alla fin fine sono riuscita a cucinare qualcosa di moderatamente commestibile anche se si trattava di cucinare per me da sola avendo a disposizione praticamente NULLA e infatti la ricetta è proprio RISOTTO AL NULLA. Ovvero: una sopravvivenza di riso scampato miracolosamente alla valanga di insalate di riso estive. Ok, l’autore indica una certa qualità di riso, io sinceramente uno ne ho in casa e quello ho usato. Mezza cipolla che nel frigorifero accanto alla mascherina refrigerante per gli occhi e al finto uovo-deodorante per il frigorifero (ennesima idea diabolica di mia madre) e alla crema per le tette, stava già scrivendo il testamento. Un bicchiere di vino bianco. Quello nel mio frigo non manca mai. Anche perché non si contano le volte che ho pensato, riponendo una bottiglia in frigorifero “lo conservo per il sugo” quando io in realtà campo di sughi pronti monodose. Misteri….un dado per il brodo. Di quelli potrei farci una nuova cascata del Niagara salata praticamente.

Ho la scorta di dadi da brodo. Io non so perché ho la mania del dado da brodo. E che non mi vengano a dire con che cosa è fatto che lo so da me che è pieno di schifezze, ma a me piace la minestrina di DADO. Che non mi si propini il brodo di carne che già mi tocca litigare con mia madre a Natale, tra poco è San Valentino e siamo ancora qui sugli stessi argomenti. E poi come dice giustamente il mio mito Geppi Cucciari nel suo libro “già ci hanno tolto il bambino della kinder, almeno preserviamo la donnina della knorr che prima o poi ci tolgono pure quella” Insomma, a me il brodo di dado piace. E poi quando mi vengono a dire “ma è pieno di glutammato”….che nervi! A parte che la gente che me lo dice, nove pasti su dieci li consuma al ristorante cinese e quindi dovrebbe solo stare zitta. Comunque, a parte questo a me il glutammato cosa vuoi che mi faccia? Ritenzione idrica mi rispondono. Al massimo posso solo migliorare…

Comunque, tornando al risotto. Alla fine ho fatto imbiondire la cipolla con un po’ di olio riuscendo a non farla bruciare perché presa dal terrore ho utilizzato il fornello del caffè a fiamma minima. Se avessi usato un fiammifero probabilmente avrei fatto prima. Ma quel che conta è il risultato. Ho misurato il riso con la formula magica di mia madre *due pugni a testa piu’ un pugno per la pentola*. Fortunatamente non mi sono messa a prendere a cazzotti la casseruola in acciaio 18/10 e l’ho capita alla prima. Ho messo a tostare il riso. Questo già è stato un passo avanti. Non aver confuso il fatto del “tostare” con il “metterlo nel tostapane” E un punto a mio favore... Ci ho schiaffato dentro due abbondanti bicchieri di fino bianco che hanno sfrigolato per tutta la cucina dandomi l’impressione di cucinare le vongole perché quando cucino le vongole uso il vino bianco. Ma si va beh, non c’entrava niente ma l’ho detto ugualmente. Dopodichè ho messo il dado direttamente nel riso e ho aggiunto acqua calda. Eh si perché se l’avessi messo nell’acqua avrei potuto sbagliare a salare, così invece mi sono autogestita il grado di sapidità. Insomma, alla fine due mestolate alla volta ho raggiunto una consistenza adeguata per arrivare alla mantecatura. Che io ho fatto solo con il parmigiano perchè in casa mia non c’è mai il burro.

Posso dire di aver cenato come si deve, e di aver imparato una cosa in piu’ e soprattutto che se tenessi in casa lo zafferano probabilmente avrei evitato di mangiare il Riso al Nulla. Comunque sia, io ora sinceramente parlando, non so se l’autore del libro è contento perché gli ho fatto pubblicità, o se mi arriverà una querela per aver spifferato una ricetta del libro o se mi sposerà davvero perché non si puo’ resistere a una donna esagerata come me, soprattutto se è pure una cuoca provetta. Che nel mio caso sta solo a significare che sono appassionata di montagna.

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