Tornare a casa, in quel primo giorno di autunno.
Il bello di partire è anche tornare a casa propria. Lo diceva mio nonno, marinaio, mai conosciuto. Quello che voleva una nipotina femmina per insegnarle a pescare, fare i nodi, andare per funghi. Ma c'era già mio fratello, obbiettava mia madre. Troppo effemminato. E aveva ragione. Sarei stata la nipote perfetta di mio nonno. Quella che a funghi ci va e chiede agli altri "ma questo si mangia?" e che gli altri guardano con odio dovendo ammettere che ho appena trovato un porcino. Quella che va a pescare, ma solo in apnea perchè, poverine le esche.....mi fanno impressione....quella che...i nodi? Ce ne sono solo due: quelli che tengono e quelli che non tengono. Semplice. Poi la FINDUS mi ha rubato lo slogan e adesso eccola là in televisione. Comunque mio nonno aveva ragione: il bello è tornare a casa. Anche se abiti al quinto piano senza ascensore e sei partita con tre valigie di cui una vuota che a ritorno è immancabilmente piena. Anche se quando arrivi c'è l'alluvione e tu abiti in una strada non carrabile. Anche se appena entrata nel portone smette di piovere. Anche se è domenica e nel frigo c'è un solo fermento lattico sopravvissuto alla settimana di stenti. Anche se pure il riso è scaduto. Anche se hai lasciato un casino immane perchè sei partita come sempre in fretta e furia. Ma è bello aprire la porta di casa e vedere la cesta della biancheria in mezzo al salotto, il calzino spaiato che non trovavi per partire che penzola dall'oblo' della lavatrice, il dentifricio finito sul bancone del bagno e per fortuna c'è quello che avevi in viaggio, la crema ancora aperta che oramai è diventata marrone. Ti fa sentire a casa. La radiosveglia che lampeggia perchè nel frattempo deve essere mancata la corrente e che segna le 07:00 da almeno 4 minuti. E' bello. Ti senti finalmente a casa. Anche se con le valigie da disfare, anche con la roba da lavare e stirare. Sistemare le gonnelline di lino leggere leggere e i costumi da bagno, e le canotte sempre un po' troppo scollate. Anche se oggi è il primo giorno di autunno e finalmente non ci sono piu' scuse e si rientra nei maglioni, piano piano. Sempre piu' spessi e caldi, i cappotti, gli stivali, il trucco che non cola, i profumi vanigliosi, le calze di nylon, lo smalto rosso sulle mani, la tazza con il caffè bollente che sembra appena prelevato dall'Etna e invece è solo frutto della Napoletana, le creme profumate che non danno fastidio sulla pelle, i guanti fin dal mattino, i cappelli, le sciarpe avvolgenti, le felpe portate col cappuccio sulla testa e i piumoni nel letto nei quali avvogersi a bozzolo per rinascere solo la mattina. Il primo giorno d'autunno a me fa lo stesso effetto della primavera. Animale notturno da sempre, amo le giornate che si accorciano, stare alla finestra sorseggiando dalla mia tazza preferita il mio caffè guardando fuori il nulla, o magari quella pioggerellina leggera leggera che inizia facendo salire la nebbia. Mi piace passare le serate in casa a leggere un libro. Organizzare le serate al cinema solo per stare un po' al calduccio, e farsi gelare il naso che diventa rosso appena usciti. Cenare con il minestrone o prendere un cappuccino con un'amica al bar in un pomeriggio di shopping. Sono strana, lo so. Normale non rientra nel mio vocabolario, e non ci tengo nemmeno.
