Maremmamaiala

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 11 marzo 2008,19:03

...

...

...

Essere donna è un lavoro. Essere donna single è un lavoro a tempo pieno. Essere donna single e vivere da sola è un'utopia bella e buona. Esco dall'ufficio come i vampiri, solo di notte. Ho comprato gli elettrodomestici intelligenti che li programmo a inizio stagione e poi si fanno tutto da soli. Anche se il frigo non ha ancora imparato a farsi la spesa. Sono arrivata a casa e ho ritirato la lavatrice fatta stanotte, ho steso, ho messo su l'altra lavatrice, intanto ho piegato la roba ritirata stesa in precedenza. Mi sono struccata (perchè io valgo). Mi sono spogliata degli abiti dell'ufficio per mettermi su una mise che scapperebbe qualsiasi essere vivente nel raggio di due chilometri: pantaloni di otto taglie piu' grandi in un improponibile azzurro zebrato di blu (dovevo essere ubriaca quando sono entrata da Victoria Secrets), la maglia con i buchi del 1987 comprata a Disneyland che non la butto nemmeno se mi danno dei soldi. I capelli? Vogliamo parlare dei capelli? Sembro ucita dalla copertina di Let It Be. Sono almeno due settimane che non metto lo smalto perchè non ho il tempo a meno che non decida di dare l'effetto zebrato anche allo smalto addormentandomi e svegliandomi con le righe del cuscino sulle unghie e anche sulla faccia. Stasera ho pure smontato il sifone del lavandino perchè c'era caduto dentro il mio anello, che è la fede in acciaio di mio nonno. Mi faccio pure da idraulico. Ho passato la domenica uggiosa piovosa e fastidiosa a sistemare la dispensa appendendo tutto l'appendibile, ho tirato giu' l'intonaco perchè non riuscivo a mettere i chiodi come dicevo io e ho scomodato due o tre volte qualche padreterno perchè le scarpe non hanno tutte la stessa dimensione nelle scatole. In casa non c'è nulla che sia nemmeno lontanamente commestibile. Anche la zuppa scaduta è finita. E io tra un'ora dovrei essere pronta perchè mi passano a prendere per andare a vedere una proiezione interessante come guardare 8 ore filate di Zecchino d'oro ma alla quale andro' perchè c'è LUI e non sia mai che me lo perda. Visto che il protoz...ehm...la fidanzata non c'è! E ovviamente ho appena guardato l'armadio tristemente esclamando "non ho nulla da mettermi!" quando l'altro giorno Luisa Beccaria mi ha chiesto di restituirle un po' di cose perchè le mancavano. Nel frattempo dovrei: fare la doccia, dare ai capelli una forma che non sia quella del mocio vileda, darmi losmalto (so già che lo daro' per ultimo con il cappotto già indosso così lo posso far asciugare fuori dal finestrino dell'auto), truccarmi, vestirmi (annotare mentalmente che prima dovro' trovare qualcosa di decente da mettere e non rotolarmi nell'armadio con il vinavil addosso) e trovare qualcosa di commestibile che non sia grissini con maionese. Anche perchè è stata la mia cena di ieri e ho finito pure quelli. Lo dico e lo prometto a me stessa, se ritorno a quando avevo 18 anni e quel sant'uomo di Gianluca mi chiede di nuovo di sposarlo stavolta lo faccio! Almeno sarei stata a casa a non fare una pippa dal mattino alla sera.

E' un dato di fatto

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 04 marzo 2008,19:21

La zuppa di ceci pronta della knorr è commestibile anche a distanza di 8 mesi dalla scadenza.

Se domani sono viva lo posso confermare.

Le probabilità di rovesciarmelo addosso sono altissime, stasera ho il pigiama bianco.

Le possibilità che mi cada dal bracciolo del divano sono innumereveli, visto che mi ostino a scrivere sul computer mentre ho il piatto a 5 centimetri dal mio gomito sinistro.

 

categoria:stex e la cucina, stex e il cibo
Le voci della coscienza dicono: commenti (25)(popup) | commenti (25)

Il primo risotto non discorda mai.

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 22 gennaio 2008,08:34

...

...

...

Intendiamoci, ho la cucina disseminata di libri di cucina, mia madre penso che abbia messo in casa mia prima “il cucchiaio d’argento” e poi gli elettrodomestici. Mi piace anche cucinare, ma quando sono sola, praticamente sempre, vivendo io da sola, non ho mai voglia di cucinare. A meno che non ci sia una causa scatenante, ovvero:

 

1-ho finalmente messo il sale in zucca e ho capito che chiamare “cena” mezzo barattolo di sottaceti mangiati direttamente dentro al vetro con la forchetta non è propriamente corretto,

 

2- sono talmente incavolata che sto già pensando “stasera non mangio” ma sono anche così intelligente da capire che così non risolvo niente e quindi mi autosuggerisco di preparare una cena degna di questo nome.

 

Orbene, visto che sono una persona capiente perché capisco, opto per cucinare. La cosa si complica se in cucina non hai praticamente nulla, se il frigorifero da due settimane fa l’eco e se arrivi a casa a un’ora tale in cui i supermercati sono già chiusi.

 

Grazie a mia sorella riesco a risolvere anche questo. Lei, conoscendomi bene, mi ha regalato IL LIBRO DI CUCINA PER ECCELLENZA. No, non è un blog pubblicitario questo. E’ che questo piccolo manuale mi sta tornando davvero utile. E questo Signor Francesco Gungui non finiro’ mai piu’ di ringraziarlo. O meglio, confesso che quando ho finito di leggere il libro ho pure pensato “questo è da sposare: scrive bene, quindi non ha problemi con l’italiano, mi fa sbellicare dal ridere perché per tutta la durata del libro ho praticamente continuato a mphfeggiare (mphf= tipico verso di quando si trattiene la risata) e soprattutto cucina (perché altrimenti non avrebbe scritto questo libro)” .

Tentata dal fatto che in fondo al libro c’era la sua mail confesso di aver fatto anche un pensierino e di vedermi proiettata il giorno del nostro matrimonio davanti ad amici e parenti a raccontare come l’avevo accalappiato via mail per via del suo libro etc etc etc.

Poi fortunatamente riesco a riprendere possesso del mio corpo e di quelle poche capacità mentali e allora tutto torna normale. Comunque alla fin fine sono riuscita a cucinare qualcosa di moderatamente commestibile anche se si trattava di cucinare per me da sola avendo a disposizione praticamente NULLA e infatti la ricetta è proprio RISOTTO AL NULLA. Ovvero: una sopravvivenza di riso scampato miracolosamente alla valanga di insalate di riso estive. Ok, l’autore indica una certa qualità di riso, io sinceramente uno ne ho in casa e quello ho usato. Mezza cipolla che nel frigorifero accanto alla mascherina refrigerante per gli occhi e al finto uovo-deodorante per il frigorifero (ennesima idea diabolica di mia madre) e alla crema per le tette, stava già scrivendo il testamento. Un bicchiere di vino bianco. Quello nel mio frigo non manca mai. Anche perché non si contano le volte che ho pensato, riponendo una bottiglia in frigorifero “lo conservo per il sugo” quando io in realtà campo di sughi pronti monodose. Misteri….un dado per il brodo. Di quelli potrei farci una nuova cascata del Niagara salata praticamente.

Ho la scorta di dadi da brodo. Io non so perché ho la mania del dado da brodo. E che non mi vengano a dire con che cosa è fatto che lo so da me che è pieno di schifezze, ma a me piace la minestrina di DADO. Che non mi si propini il brodo di carne che già mi tocca litigare con mia madre a Natale, tra poco è San Valentino e siamo ancora qui sugli stessi argomenti. E poi come dice giustamente il mio mito Geppi Cucciari nel suo libro “già ci hanno tolto il bambino della kinder, almeno preserviamo la donnina della knorr che prima o poi ci tolgono pure quella” Insomma, a me il brodo di dado piace. E poi quando mi vengono a dire “ma è pieno di glutammato”….che nervi! A parte che la gente che me lo dice, nove pasti su dieci li consuma al ristorante cinese e quindi dovrebbe solo stare zitta. Comunque, a parte questo a me il glutammato cosa vuoi che mi faccia? Ritenzione idrica mi rispondono. Al massimo posso solo migliorare…

Comunque, tornando al risotto. Alla fine ho fatto imbiondire la cipolla con un po’ di olio riuscendo a non farla bruciare perché presa dal terrore ho utilizzato il fornello del caffè a fiamma minima. Se avessi usato un fiammifero probabilmente avrei fatto prima. Ma quel che conta è il risultato. Ho misurato il riso con la formula magica di mia madre *due pugni a testa piu’ un pugno per la pentola*. Fortunatamente non mi sono messa a prendere a cazzotti la casseruola in acciaio 18/10 e l’ho capita alla prima. Ho messo a tostare il riso. Questo già è stato un passo avanti. Non aver confuso il fatto del “tostare” con il “metterlo nel tostapane” E un punto a mio favore... Ci ho schiaffato dentro due abbondanti bicchieri di fino bianco che hanno sfrigolato per tutta la cucina dandomi l’impressione di cucinare le vongole perché quando cucino le vongole uso il vino bianco. Ma si va beh, non c’entrava niente ma l’ho detto ugualmente. Dopodichè ho messo il dado direttamente nel riso e ho aggiunto acqua calda. Eh si perché se l’avessi messo nell’acqua avrei potuto sbagliare a salare, così invece mi sono autogestita il grado di sapidità. Insomma, alla fine due mestolate alla volta ho raggiunto una consistenza adeguata per arrivare alla mantecatura. Che io ho fatto solo con il parmigiano perchè in casa mia non c’è mai il burro.

Posso dire di aver cenato come si deve, e di aver imparato una cosa in piu’ e soprattutto che se tenessi in casa lo zafferano probabilmente avrei evitato di mangiare il Riso al Nulla. Comunque sia, io ora sinceramente parlando, non so se l’autore del libro è contento perché gli ho fatto pubblicità, o se mi arriverà una querela per aver spifferato una ricetta del libro o se mi sposerà davvero perché non si puo’ resistere a una donna esagerata come me, soprattutto se è pure una cuoca provetta. Che nel mio caso sta solo a significare che sono appassionata di montagna.

categoria:stex e i libri, stex e la casa, stex e la cucina
Le voci della coscienza dicono: commenti (23)(popup) | commenti (23)

un kebab ti salva la vita

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il martedì, 28 agosto 2007,11:12

Che io e la cucina non andiamo d’accordo è cosa risaputa. Vivo sola da 5 anni e la mia cucina è stata utilizzata si e no 5 volte. All’inizio ci sballavo pure: invitavo amici a casa e cucinavo. Poi, al terzo ricovero per avvelenamento ho smesso. La cosa piu’ complicata che so fare è mettere le verdure surgelate nel microonde schiacciando il tasto “scongela”. (Ogni volta mi viene in mente la battuta di Marx “lei è un’ottima cuoca” “ah no, guardi non so fare nesun piatto complicato” disse versando i maccheroni nella teiera). Ma proprio se ho voglia di sbattermi. Anche fare la spesa mi fa schifo. I supermercati? LI ODIO. A parte il mio periodo di cazzate alimentari, che se guardo indietro mi sembra impossibile essere stata così cretina, negli altri periodi rifuggo il supermercato come la peste. E comunque anche all’epoca visitavo solo due reparti: il reparto delle verdure rigorosamente imbustate che non sia mai che io abbia bisogno di istruzioni, e il reparto joghurt nel quale sono riuscita a prendermi il raffreddore stazionandoci 1 ora e mezza alla ricerca dello joghurt perfettamente bilanciato, senza frutta in pezzi, che non fosse acido, che avesse una confezione comoda da poter trasportare, che non avesse grassi e che mi facesse la permanente la mattina. Dagli Activia alla Yomo in ordine alfabetico so decantare tutti i contenuti di calorie, carboidrati, proteine e grammi di grasso degli joghurt in commercio. Ora che la mia alimentazione deve essere controllata perché se no il Dottor C mi spacca in due come una mela mi ritrovo la sera in casa a guardare i fornelli e sperare nelle bacchetta di Harry Potter per poter tirare fuori una cena che sia degna di questo nome. Le uova sono quasi sempre la mia risorsa preferita. Peccato che abbia anche con loro qualche difficoltà. Come avevo già detto non sono io che decido se mangiare l’uovo strapazzato o all’occhio di bue, è lui che decide per me. 9 volte su 10 lo devo fare strapazzato perché il secondo mi si spatascia tutto, se va bene nella padella, se va male sul ripiano della cucina. Le uova sode spesso sono state ribattezzate uova esplosive perché mi dimentico i tempi di cottura. E il guscio si rompe e così faccio le uova con l’ernia. Non parliamo poi dell’uovo in camicia, che io fino a pochi anni fa pensavo che fosse una presa per il culo invece esiste sul serio. Un giorno un’amica mi ha spiegato come fare e alla fase “prendi un cucchiaio e giri l’acqua in modo da creare un vortice e lo spacchi dentro” mi ero vista già la casa invasa da uovo e acqua che colava dal fornello. Non ci ho nemmeno mai provato, potrei avere bisogno dei pompieri (il che guardando certi pompieri non guasterebbe nemmeno)

Ieri sera rientro a casa sfatta, sto accusando la stanchezza accumulata nel week end e apro il frigo. Il deserto dei tartari. Da una settimana intera continuo a ripetermi che dovrei fare la spesa. Ma ancora non ho trovato il coraggio. Lo joghurt che la scorsa settimana occupava il mio frigo si è impiccato per la solitudine e il mio frigo somiglia sempre piu’ alla canzone di Califano “c’è un’oliva con il ghiaccio intorno”. Scovo in fondo al ripiano una busta si parmigiano grattugiato che spero non essere diventato verde. E’ l’unica risorsa del mio frigo oltre a 3 Guinnes, una bottiglia di Moet, una di limoncello e tre Beck’s. Ah no, c’è pure mezzo limone. In realtà è piu’ la Rita Levi Montalcini dei limoni. Ma non per l’intelligenza. No, decisamente no. Chiudo sconsolata il mio Sahara-Frigo e apro gli scaffali della dispensa. Non che ci sia molto di piu’ ma riesco ad adocchiare una scatola di tonno che stavolta non sembra scaduto. Gli annali annoverano un episodio oramai divenuto celebre: la volta in cui ho trovato una scatola di tonno che scadeva nel 98 e io avevo comprato casa nel 2002. Vedo un pacco di spaghetti integrali, e del risotto di quelli in busta già pronti piu’ o meno solo da scaldare o qualcosa di simile. Opto per il risotto. Per lo meno ci dovrebbero essere le istruzioni sopra.

Cerco una pentola adeguata. Nel primo cassettone che dovrebbe essere destinato alle pentole in casa mia trovo ancora qualcosa di imballato. Ignoro cosa sia e apro il secondo e trovo una cosa che potrebbe fare il caso mio. So che non è proprio da Cucchiaio d’argento, ma sono sola e che mi importa se è una roba che serve a bollire il latte? Prendo quello e ci metto dentro un bicchiere di riso e due bicchieri di acqua e metto sul fuoco. Io che sono scaltra metto il fuoco al minimo perché so già che me ne dimentichero’. E infatti mentre sono lì che mi faccio gli affari miei caricando nuove canzoni sull’i-pod  sento sfrigolare qualcosa dalla cucina. Torno di corsa verso la pentola e il riso è tutto bell’attaccato al fondo. Le istruzioni dicevano di mescolare di tanto in tanto. Evidentemente io ho mescolato di mai in mai. Così il mio bellissimo risotto alla milanese ha assunto un colore a metà tra il giallo risotto e il nero pece. Sono convinta che spossa salvare ancora, provo a tirare su con il cucchiaio ma la sbobba si appiccica tutta e viene via compresa la pentola. A monte, tutto da rifare. Solo che adesso ho solo gli spaghetti. E tra le altre cose in casa non ho nemmeno l’olio. Ho la malsana idea che mi balugina per un attimo di condirli con una scatoletta di tonno ma anche per me diventa veramente troppo. Ritorno mesta verso il piccì e scollego l’i-pod.. Finisco quelle due mail che devo scrivere per forza perché sono già in ritardo e scendo dal kebabbaro sotto casa che questa settimana ha riaperto. Ora si spiega per quale motivo nonostante la dispensa vuota e il frigorifero perennemente con l’eco mia madre non abbia una bambina che pesa trenta chili con il cappotto bagnato e le borse della spesa.

categoria:stex e la cucina, stex e il cibo, stex e il dottorc
Le voci della coscienza dicono: commenti (4)(popup) | commenti (4)