Natale è sempre Natale

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il giovedì, 13 dicembre 2007,17:30

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Eh già, anche una allergica alle feste come me si arrende all’evidenza. C’è poco da fare, non si riesce a fare finta di nulla con Natale. Anche perché se uno ci prova, comunque sia tutto gli ricorda che Natale si avvicina. Io, che vorrei già fosse il 7 gennaio, mi ritrovo ad uscire di casa e il buongiorno mi viene dato dalla facciona di un babbo natale di plasticaccia orrenda appeso alla porta della mia vicina di casa con tanto di ghirlanda a fargli da contorno. Forse pungitopo, ma non mi sono soffermata abbastanza per capirlo. E poi, è sempre mattina, quindi ho la giustificazione Signora Maestra.

Scendo dal Prestinaio a prendere la solita michetta integrale per fare colazione e vengo trattenuta dal pungitopo all’ingresso che mi tira i fili del maglione (e sospetto che qualcuno che non aveva idee per il regalo sia arrivato a l punto di architettare tutto questo per potermi regalare un maglione identico a quello che porto in questo preciso momento, ma io lo frego e lo rimaglio, tiè!). Il Prestinaio, che già non è un bel vedersi di prima mattina, gira con in testa un’orribile cappello da babbo natale con…no…non ci credo…non ci posso credere….le stelline che lampeggiano, manco lavorasse all’ANAS. Faccio finta di niente e mi dirigo al lavoro.

Lungo la strada luci ancora accese (è mattina  presto, è buio) ovunque, tra l’altro alcune belline, altre veramente pacchiane. Io poi queste luminarie proprio le detesto è piu’ forte di me. Adesso poi, negli ultimi anni è scoppiata questa mania dei babbi natali appesi ovunque. E piu’ sono originali piu’ la gente ci sballa. Ci sono quelli che si arrampicano dai balconi, quelli attaccati alle corde che scendono dal davanzale, quelli attaccati alla corda per il collo perché secondo me il marito non lo sopportava piu’, quelli in mutande che stanno fuori dalla porta-finestra a prendere del freddo…ora che ripenso, secondo me quello era l’amante della Sora Cesira, ma lasciamo perdere cheè Natale anche per lui.

Mia madre, come ogni anno, ha esordito con “ah, quest’anno non faccio niente da mangiare, che poi tanto avanza sempre un sacco di roba e io e tuo padre dobbiamo mangiare avanzi fino a Pasqua”. Ovviamente ha iniziato con il suo “faccio solo…” elencando le pietanze. Ha iniziato il 28 novembre e ancora deve finire, e non siamo arrivati nemmeno ai secondi .

A parte che OGNI ANNO, da tradizione, mia madre mi propina sotto il naso il brodo di carne che io annuso già quando apro il portone del palazzo (manco dalla porta, no no!) e che a me fa schifo (non si dice “mi fa schifo” si dice “non mi piace”. No, non è vero ma mi fa proprio vomitare! E nessuno mai che lo capisca) e così, riprendo il discorso, ogni anno mi propina ‘sta brodaglia con quell’odore nauseabondo sotto il naso e io ogni anno lo allontano dalla mia vista e dal mio olfatto dicendo “io non lo mangio” e ogni anno (come se mia madre avesse vissuto per 25 anni in casa con un’estranea!) mi chiede “ma come mai non lo mangi? Ma nemmeno poco poco poco? Eddai che ci ho messo tutto il pomeriggio a farlo” Scatenando in me l’ansia da non essere la figlia perfetta che rifiuta il cibo cucinato amorevolmente dalla mamma. E come se non bastasse rincara la dose “E’ Natale, pensa a quanta gente non ha tutto questo” scatenando in me dei sensi di colpa grossi come il Titanic prima della colata a picco. Insomma, ogni anno le scene si ripetono, piu’ o meno come le sequenze di Natale in Casa Cupiello, che dopo la lite per il brodo io e la mamma ogni anno ci guardiamo in videocassetta ridendo come matte, pur sapendo che papà s’incazza perché non capisce un’accidenti di quello che dicono.

Ah, le mamme se non ci fossero…non esisterebbe l’esaurimento nervoso e gli psichiatri non servirebbero a una cippalippa.

Poi ogni tanto ha i colpi di genio e mi telefona a qualsiasi ora per comunicarmi qualsiasi cazzata le venga in mente. Poco importa se io sono in riunione e sto tentando di dare una svolta alla mia carriera. Dovrà pur sapere immantinentemente quale è la circonferenza toracica della figlia che lei è così impegnata a sceglierle la giacca ma è anche così indecisa tra una L e una XL (sono problemi questi, mica il buco dell’ozono!) che non vorrai mica non avere il pacchetto sotto l’albero. Che poi guarda, è un modello così carino che nemmeno te lo immagini (notare: io e mia madre siamo il girono e la notte, il buio e la luce,il sole e la luna, Dr. Jekill e Mr. Magoo, insomma, i gusti di mia madre sono diametralmente opposti ai miei, quindi già TREMO all’idea del “modello così carino” Comunque, alla fine le butto lì una cifra a caso, tipo lunghezza dell’equatore e la sistemo per i prossimi due giorni.

E questo non è che l’inizio. Eh si, perché  alla mia età (circa 20 anni, e sottolineo il CIRCA) si ha oramai una rete sociale piuttosto fitta. E allora da qui le tanto temute cene di Natale.. La cena con i colleghi, la cena con le amiche amiche amiche (che non è una ripetizione ma sono quelle storiche), la cena con i compagni del tennis, la cena con gli amici dell’arrampicata, la cena che ti ha invitato l’amico del cugino del cognato di tuo fratello perché c’è il fratello di quello là non so se te e lo ricordi che vorrebbe vederti (no non me lo ricordo ma ho il frigo vuoto e va bene anche questa cena) . Insomma, da Santo Stefano alla Befana è un fiorire di Citrosodina e Geffer. Per forza.

E poi secondo me in questo periodo dovrebbero abolire il ritiro punti patente perché uno è fisiologico che si impaperi di Spumanti e Champagne. Iniziero’ a girare in bici così butto giu’ anche il torrone di troppo.

categoria:stex e la famiglia, stex e il cibo, stex e le feste
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Settembre andiamo è tempo di....

Scarabocchiato in un momento di follia da Stex77 il mercoledì, 12 settembre 2007,10:19

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.....Sagre. Qui da me a settembre si sprecano le sagre di paese. O meglio, dei paesi. Anche ad Agosto in verità qualcuna la si trova ma settembre è proprio il boom della sagra. Perché ci si aspetta che la gente rientri dalle ferie verso casa propria e allora ecco lì che le pro-loco iniziano con la sagra del tortello ripieno, la sagra del cinghiale, la sagra della salsiccia, la sagra del raviolo, la sagra della polenta. Tu le giri tutte e capisci che in ogni dove ci sono sempre le stesse cose da mangiare. Solo che una di queste diventa il fulcro della sagra. Per quel che mi riguarda bisognerebbe chiamarle tutte, dalla prima all’ultima La Sagra del Colesterolo (o come dicono alcuni del Polistirolo. Un po’ come quando si fanno le analisi del sangue e ti trovano I TRICICLI alti….). Passi un paio di ore (ma a volte anche tre o quattro) a gironzolare tra i banchetti, a schivare bambini lasciati allo stato brado che guizzano e ti passano in mezzo alle gambe e ti fanno lo sgambetto e ti tirano addosso la palla e urlano e piangono e vogliono lo zucchero filato e mamma comprami quello e io, tessera numero due del Club Erode mi aggiro tra i banchi alla ricerca di un bazooka, una fionda, una bomba a mano, un qualsiasi oggetto contundente.  Sembra che quest’anno non vadano di moda. No, non e trovo. Guardo i soliti banchetti dei bracciali improponibili fatti con qualsiasi cosa naturale, guardo i quadri (brrrrrrrrrrrrrr), le felpe con “fai scrivere sopra cio’ che vuoi” e subito penso quasi quasi ci faccio scrivere sopra all’altezza delle tette ‘alza lo sguardo’. Oppure, forse meglio "se stai leggendo questo, poi non dirmi che ho degli occhi stupendi". Mi metto alla ricerca di una frase ad effetto da farmi scrivere sulla felpa. Di quelle con il cappuccio. Io le adoro. Mumble…mumble…vago per i banchi pensando e tirando fuori millemila cose che mi vengono in mente ma nessuna è realmente cio’ che voglio. Tiro fuori per sicurezza il mio mini blocco per gli appunti che tengo in borsa e appunto (è un blocco appunti, quindi appunto. APPUNTO.) quello che mi passa per la testa. Non riesco quindi ad evitare un bambino che rincorre impazzito il suo pallone e mi carambola addosso e io resto ferma immobile tirando le labbra guardando il papà come a dire “eh, cosa ci vuole fare, sono bambini”. In realtà il mio non è un sorriso ma una paresi che sta a dire “comprare un guinzaglio a questa peste no?” E proseguo. E trovo lo stand dei libri. Questo l’ho letto, questo l’ho letto, questo l’ho già comprato, questo lo chiedo a mio fratello, questo lo deve aver già comprato papà, questo alla mamma non è piaciuto, questo mi fa schifo l’autore …questo…questo…questo. Alla fine trovo l’ultimo di Brizzi e lo infilo nel sacchetto dirigendomi alla cassa. Passo davanti al banco delle caramelle. Io adoVo la liquirizia inglese, quella ripiena. Potrei fare follie. Ne compro un sacchettino e vedo lo zucchero filato. Ogni volta che lo vedo mi domando come facevo – da piccina  a mangiarlo. E’ abominevolmente dolce, stucchevole. La mia amicane prende uno. Rosa. Ingrediente principale E122-E123. Mi sembra una cosa tipo Modello F24 e mi fa schifo al solo pensiero. Lei se lo gusta come se fosse l’ultimo pasto del condannato a morte. Andiamo oltre e ci ritroviamo al banco del legno intarsiato. E’ incredibile come la gente davanti ai banchi perda il lume della ragione ed esclami cose del tipo “ma è BELLISSIMO” per oggetti improponibili. Cose che non vorrei in casa nemmeno se me le regalassero. Mi scopro a prendere su qualche oggetto guardarlo e fare smorfie degne di Jim Carrey. Solitamente poi in queste situazioni arriva la classica donna che fa sentire ME una strafiga: alta che sta in piedi sotto un tavolino, larghezza di un trasporto eccezionale, gonna fiorata rubata ai divani che andavano negli anni 70 e parlata dialettale, che tenta di passare a gomitate e tu sei riuscita a farti incrinare una costola. Decidi che questo posto non fa per te e tenti – inutilmente – di convincere gli altri ad andarsene. Riesci finalmente ad arrivare a un banco dove leggi la parola che in questo momento piu’ di tutte è in grado di farti tornare il sorriso: BIRRA e ti scaraventi in coda assistendo nell’ordine a: coppia Lui/Lei con Lei che parla con amica di Lei e le sta dicendo che in vacanza Le hanno chiesto se Lui era suo figlio. Notare che la Lei in questione ha una marcata abbronzatura Maldiviana, un marcato trucco che andava di moda negli anni 80, un fisico invidiabile scolpito da dieta, palestra, massaggi, oli, creme, e forse – e dico solo forse – qualche ritocchino di Roy De Vita, il guardaroba di una velina comprendente tacco da 15 centimetri, pantalone leopardato e maglietta delle dimensioni di un francobollo. Il Lui in questione ha nell’ordine: mise da sfigato 20enne che vuole atteggiarsi a GRANDE, un’abbronzatura molto ma molto ma molto piu’ naturale della di Lei in questione, probabilmente muto o comunque con scarsa proprietà di linguaggio e si è limitato per tutto il tempo a fare cenni “si si” con la testa guardando adorante Lei e poi l’amica di Lei e qualche sorriso sporadico qua e là. Dietro di me invece c’è una felice famigliola alla quale probabilmente regalero’ una parabola per Natale: Lui e Lei, piu’ ragazzina tristissima di circa 15/16 anni che si vede lontano un miglio che si sta spaccando i maroni, bimbo ottenne o giu’ di lì scalmanato, bimba 4enne super giu’ che piange (ignoro il motivo) e passeggino con coppia di gemelli vestiti identici (oVVoVe!) che mi ha tartassato tutto il tempo le gambe (leggasi: dovrebbero mettere la linea gialla come in farmacia quando una mamma è armata di passeggino. Portero’ i segni di questo incontro vita natural durante sul retro dei miei polpacci). Finalmente arrivo a conquistare la cassa. Sudata, trafelata, incazzata come un’anguilla a Natale e ordino la mia birra. Conquisto il Sacro Graal e mi dirigo nuovamente verso la compagnia di amici che mi sta aspettando davanti al banco delle frittelle. Guardo il mio amico Picchio sorridendo perchè so già che ha capito tutto quello che mi è passato nel cerveletto in questi ultimi 3 minuti, non vedo quindi un bambino ottenne a ore undici con cane di notevoli dimensioni al guinzaglio per lui praticamente ingestibile. Che decide di farsi gli affari propri e non seguire quello che vorrebbe fargli fare il padroncino. Passa il cane alla mia destra e il bambino alla mia sinistra. Mi ritrovo legata come un cotechino con metà del prezioso nettare rovesciato sui pantaloni. Sulla mia testa credo che faccia capolino il fumetto di “€@£%$&”. Ho una grande voglia ritirare fuori dalla borsa un Opinel n. 12 e tagliare il guinzaglio (la cravatta messicana al bambino mi sembra leggerissimamente esagerato) ma non lo faccio. Per stavolta. Alla fine stremata mi dirigo verso la macchina in compagnia degli amici puzzando di fritto anche se non ho mangiato niente che fosse tale, assetata perché la mia birra ha fatto una fine ignobile, zoppicante grazie ai numerosi colpi che ho rimediato, irritata per la serata passata, stanca che mi sembra di aver scalato l’Everest in giornata. Spero almeno che i 18 euro spesi per il libro siano stati spesi bene. E pensare che ho amiche nel milanesotto che per dire che vanno a divertirsi mi dicono “stasera SAGRA”. Mah…